
Dopo la prestazione più brutta dell’anno, ecco il lunedì più difficile per Claudio Ranieri. Il tecnico romano di sconfitte sulla panchina nerazzurra ne aveva già dovute digerire, ma questo è indubbiamente il boccone più amaro da quando è subentrato a Gasperini. Le avvisaglie non erano mancate, ma si trattava comunque di un’Inter viva seppur in difficoltà: contro il Napoli in Coppa Italia i nerazzurri si erano dati da fare soprattutto nella ripresa, a Lecce Benassi era stato il migliore in campo con almeno tre miracoli, con il Palermo in casa si sono registrati quattro gol presi ma anche quattro gol segnati. Era un’Inter, insomma, da rivedere ma qualche lampo di ottimismo non mancava dopo ben sette vittorie consecutive. Roma-Inter è stata invece una partita quasi irreale, con i nerazzurri imbambolati e incapaci di qualsiasi tipo di reazione di fronte a una Lupa che ha giocato la sua miglior partita dell’anno. La squadra di Ranieri ha disputato 90’ senza idee, senza grinta, senza mordente, senza tutto, insomma, tanto che è perfino difficile capire le cause che abbiano portato l’Inter a spegnere la luce in questo modo. Non bastano le assenze di Sneijder o Alvarez, non basta nemmeno la dipartita di Thiago Motta, di cui comunque all’Olimpico si è sentita la mancanza. La Roma ha sovrastato l’Inter in ogni aspetto della gara.
Quello che preoccupa è la confusione che in questo momento sembra regnare in casa Inter: perché togliere Pazzini per Poli quando l’Inter doveva recuperare? Una domanda molto simile a quella che tanti tifosi si sono posti quando a Lecce Ranieri ha richiamato in panchina Sneijder. Per questo la domanda più importante riguarda proprio Ranieri: il tecnico romano ha ancora in mano la squadra? E una reazione immediata è possibile? Staremo a vedere, anche perché gli impegni di campionato e Champions non mancano. Una riflessione, infine, per tutte le chiacchiere che oggi si fanno sul cosiddetto concetto di “progetto”: dopo il poker subito a Roma in tanti sperano in una rivoluzione con un progetto a medio-lungo termine, proprio come quello della squadra di Luis Enrique. Moratti, in tempi di risparmio e ristrettezze, sarebbe molto lieto di investire solo sui giovani senza l’assillo della vittoria, ma siamo sicuri che alla seconda sconfitta il pubblico di San Siro non inizierebbe a rumoreggiare?
Inserita il 6 febbraio 2012
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