
Prima di un appuntamento di quelli che capitano una volta e poi chissà quando nuovamente nella vita, si potrebbero spendere tante parole che spesso, in buona parte, finiscono sistematicamente con l’essere smentite dall’imprevedibile quanto impietoso verdetto del campo. Alzi ad esempio la mano chi, con le premesse della vigilia, avrebbe pronosticato una vittoria di quelle proporzioni dell’Italia contro la Germania, non tanto per il risultato, che non rende pienamente merito agli azzurri, quanto per la superiorità mostrata nell’arco dell’intero match contro le nostre vittime storiche preferite. Ed ecco il perché, per una volta – la più importante –, le chiacchiere cosiddette “da bar” potrebbero rivelarsi più fruttuose di tutte le (più o meno logiche) analisi razionali possibili. Intanto, perché il solo contemplarle lascerà sicuramente un ghigno di curiosità e speranza che, se non altro, aiuta a vivere meglio la tensione della vigilia. E visto che siamo in vena di conferme – vedi imbattibilità contro la Germania negli 8 precedenti tra Mondiali ed Europei, con 4 vittorie e altrettanti pareggi – aggrapparsi alla cabala, stavolta, potrebbe essere meno casuale del normale. Non solo in virtù del fatto che anche i precedenti tra le due finaliste di Kiev sorridono decisamente agli azzurri, imbattuti con 3 vittorie e 4 pareggi (compreso il penultimo, lo 0-0 al termine dei supplementari dei quarti di Euro 2008, che precedette il trionfo della Roja dal dischetto) su 7 sfide ufficiali, e nemmeno perché siamo stati gli unici, con Di Natale, a perforare Casillas in questa edizione. Il primo dato da analizzare riguarda quella che ormai è già stata ribattezzata come la “regola dei 6 anni”. Dal 1994, infatti, la Nazionale azzurra ha raggiunto quattro volte, ad intervalli regolari e alternati, la finalissima delle due massime rassegne calcistiche: dal Mondiale statunitense, perso ai rigori contro il Brasile, ad oggi, passando per il beffardo k.o. al golden gol contro la Francia ad Euro 2000 e il trionfo di Berlino nel 2006. A questo, per simmetria, va aggiunto il bilancio delle quattro finali: un Mondiale perso ed uno vinto, un Europeo perso… e qui ci si ferma, scaramanzia docet. La seconda statistica potrebbe fissare, nel caso, un’altra regola, quella dei 44 anni: nel 1982 conquistammo il Mondiale 44 anni dopo l’ultimo successo (nel lontano 1938), esattamente lo stesso intervallo di tempo trascorso dal nostro unico successo europeo, risalente al 1968. L’ultimo indizio, invece, è prettamente di natura cromatica, e racconta di una curiosa analogia tra le Nazionali che hanno vinto le ultime tre edizioni degli Europei e i club trionfatori in Champions League nella stagione di riferimento. Nel 2004, 2008 e 2012, infatti, ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie sono state Porto, Manchester United e Chelsea; nei rispettivi anni, vincitrici dell’Europeo furono nel primo caso la Grecia (bianco-blu come i Dragoni lusitani) e nel secondo la Spagna (“Roja” come i “Red” Devils). Il colore che manca, per completare il quadro, l’avrete già abbondantemente intuito…
Inserita il 30 giugno 2012
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