ESCLUSIVA – Colacione: “Montella tra i più bravi in circolazione. E’ la Juve la più forte. Sul calcio dico che…”

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Oggi ai microfoni di sportpaper.it è intervenuto Andrea Colacione, giornalista, opinionista e grande esperto di calcio internazionale e non solo. Di seguito l’intervista completa:

Buongiorno, il campionato di serie A sembra destinato al dominio della Juventus, campionato ormai noioso? “Per quanto riguarda questa stagione non parlerei di campionato noioso e  neanche di dominio Juventus. Certamente la squadra di Conte é la più forte, é campione in carica ed é ancora la squadra favorita e quindi da battere però dietro di lei si stanno affacciando o riaffacciando realtà interessanti come
l’Inter, il Napoli, la Fiorentina e parzialmente la Lazio. Se il campionato sarà regolare (in parte già ritengo che non lo sia) fino alla fine credo che quantomeno ci sarà un duello fino alle ultime giornate: mi auguro che questo campionato non venga rovinato ed infangato dalla classe arbitrale, dalla Federcalcio o da altri poteri forti”.

Qual è la squadra più interessante del nostro calcio? “Ci sono diverse squadre interessanti ma la realtà più interessante é senz’altro la Fiorentina. In estate sono stato l’unico a pronosticarla come autentica realtà, dicendo che sarebbe stata una seria candidata per la qualificazione alla prossima Champions League.  Questo progetto mi ha letteralmente sedotto e condivido tutto il lavoro che é stato fatto nella costruzione della squadra. In primis hanno indovinato la scelta dell’allenatore
dal momento che reputo Vincenzo Montella uno dei più bravi in circolazione, non
soltanto in Italia ma anche in tutta Europa. E’ un uomo che ha idee, stile nel
lavoro e sul piano dell’immagine; insegna calcio ai suoi giocatori ed ha creato
un bel gruppo. L’esperienza di Catania é stata per lui molto proficua ed é
approdato a Firenze con un profilo basso ma con idee molto chiare ed il lavoro
sul campo ed i risultati sin qui ottenuti lo stanno giustamente consacrando.
Daniele Pradé ed Eduardo Macìa hanno compiuto un capolavoro sul mercato,
creando un giusto mix tra calciatori che conoscono a memoria il nostro
campionato ed altri che provengono da altre realtà, soprattutto dalla scuola
iberico/latinoamericana  ma con tanta esperienza alle spalle. Il nuovo ds viola
ha riciclato tanti ex giallorossi che erano stati dati prematuramente per finiti o per dispersi dal grande calcio; giocatori di gran classe, rivitalizzati negli stimoli e nell’entusiasmo dallo splendido e meticoloso lavoro di Montella che in un breve periodo li ha riportati ai fasti di un tempo. La conoscenza che ha Macìa ed anche lo stesso Pradé del calcio spagnolo e sudamericano ha fatto si che arrivassero altri calciatori di grande livello, sfruttando delle circostanze favorevoli. Ad esempio dal Villarreal che a causa
dell’inaspettata retrocessione ha dovuto svendere alcuni suoi top players sono arrivati calciatori del livello di Gonzalo Rodriguez (stava per tornare in patria al San Lorenzo) e di Borja Valero; dallo Sporting Lisbona é giunto Mati Fernandez e dal Boca Juniors a parametro zero un certo Facundo Roncaglia, un ottimo elemento che abbina a tanta grinta buone doti tecniche. Senza dimenticarci di Cuadrado che è uno stantuffo che ti garantisce una costante superiorità numerica e che con Montella sta migliorando molto anche nella fase difensiva. A Firenze hanno fatto un lavoro molto simile a quello che avrei fatto io e difatti le loro idee si specchiano con le mie. Però voglio sottolineare un altro aspetto prima di fornire un ulteriore consiglio di mercato. La sottolineatura sta nel fatto che hanno saputo svolgere anche un eccellente mercato in uscita, vendendo ad ottimi prezzi i vari Behrami, Gamberini e Nastasic, oltre a disfarsi di elementi ormai inutili e con la pancia troppo piena come Vargas, calciatore eccellente ma negli ultimi tempi poco professionale. Il consiglio invece é quello di prendere Fred, centravanti
del Fluminense o Leandro Damiào dell’Internacional di Porto Alegre, due miei pallini da sempre. Ritengo che con uno di questi due elementi la Fiorentina sarebbe in grado di lottare per lo scudetto, anche se mi rendo conto che c’é da fare un sacrificio importante per l’ingaggio ed il cartellino. Altre realtà interessanti sono l’Inter che si sta ricostruendo bene con un tecnico coraggioso, moderno e con calciatori di ottimo livello che cresceranno ulteriormente dietro ai leader storici Cambiasso e Zanetti per cui ho
un’autentica ammirazione umana e calcistica da sempre e la Lazio, alla quale però manca come al solito quel quid in più per fare il definitivo salto di qualità da ottima squadra a grande squadra. Nel loro piccolo trovo molto interessanti anche le realtà del Catania dove società e tecnico sono stati bravissimi a non sfasciare tutto ciò che di buono avevano compiuto Lo Monaco e Montella, dell’Atalanta dove funziona tutto come un orologio in campo ed in società e del Cagliari che sta stupendo tutti con un gran gioco e che dal centrocampo in sù é decisamente forte . Un discorso a parte meritano Napoli e Roma. I partenopei sono una conferma e saranno competitivi fino all’ultimo quantomeno per entrare in Champions, mentre i giallorossi stanno cercando di trovare a fatica un equilibrio non semplice tra errori e grandi intuizioni. La Roma mi dà l’idea di una squadra ancora non pronta per lottare per i grandi traguardi ma sono convinto che nel giro di poche stagioni si raccoglieranno i frutti. La squadra ha qualche lacuna ma ha anche diversi giocatori di grande livello, soprattutto in attacco e prima o poi si dovrà trovare per forza la quadratura del cerchio; però occorrono essenzialmente tre cose: polso della società, chiarezza all’interno dello spogliatoio e tanta pazienza da parte di una piazza che notoriamente per il troppo amore vuole vincere e con grande
fretta”.

Sabatini, Corvino, Braida, Branca, Marotta, Tare, Pradè, Perinetti, Lo Monaco. Chi è il più bravo a scovare talenti che non costino già tanto? “Ritengo che i più bravi in assoluto siano Lo Monaco, grande intenditore di calcio e grande conoscitore soprattutto del calcio argentino e uruguaiano dove vanta amicizie e giusti agganci, Pierpaolo Marino che pur essendo direttore generale sa sempre offrire preziosi consigli di mercato dall’alto della sua competenza e chi lavora nell’Udinese in genere, potendo contare su una struttura consolidata già da diversi anni a questa parte e che ha sempre garantito risultati sul campo e notevoli introiti economici. Poi sottolineo  il grande lavoro come già detto compiuto da Pradé a Firenze, mentre per quanto riguarda Sabatini mi limito a dire che può anche aver sbagliato qualche calciatore e che ha le sue idee che possono essere condivise o meno ma di sicuro nessuno può negare che studia calcio, visiona i giocatori e che sa avere delle ottime intuizioni. Però siccome come al solito non riesco ad essere servile mi farò qualche altro nemico affermando che molti addetti ai lavori (purtroppo in taluni casi anche in serie A) hanno una scarsa conoscenza calcistica ed una scarsa visione dei talenti che sbocciano all’estero. Poi così come qualche presidente prende società per garantirsi visibilità o per riciclare danaro, salvo poi in taluni casi portare i libri contabili in
tribunale, allo stesso tempo esistono direttori che antepongono agli interessi delle rispettive società di appartenenza i propri interessi: quelle che in gergo si chiamano le cosidette ‘marchette’”.

Nei campionati esteri i giovani calciatori se sono bravi vengono inseriti fin da subito, perché nel calcio italiano si è sempre diffidenti verso i giovani talenti? “Perché in Italia i presidenti ed i tifosi pretendono di vincere e con esagerata fretta. In Italia non esiste la cultura del bel gioco o di un progetto affascinante, salvo rare eccezioni: conta solo vincere ed usando qualsiasi mezzo lecito o illecito che sia. Così molti allenatori un po’ per via di una pessima mentalità acquisita in tal senso ed un po’ per paura di essere esonerati preferiscono andare sull’usato sicuro piuttosto che offrire a giovani calciatori di talento la chance di crescere anche attraverso alcuni errori che ad una certa età é giusto compiere e che li aiutano a crescere. Così a rimetterci sono tanti ragazzi di talento e la stessa nazionale che viene
privata di ulteriori risorse. Purtroppo sta accadendo l’opposto sulle due sponde della Lanterna dove a Delneri e soprattutto a Ferrara stanno dando un’eccessiva fiducia che a mio modesto parere é in buona parte ingiustificata. Non so se é una scelta dettata dal risparmio in tempi di austerity (la Samp ad esempio ha ancora Beppe Iachini ed Atzori a libro paga, oltre a Ciro Ferrara) o se dipende dal fatto che non si vogliono ammettere errori compiuti in precedenza ma di sicuro Genoa e Samp per il prestigio e per ciò che
rappresentano storicamente per il calcio italiano meritano molto di più. Ma finché ci sarà gente come Preziosi che tratta il Genoa come un giocattolo e che lo usa per mercanteggiare, anziché rispettare la sua gloriosa storia e le legititme ambizioni di una tifoseria stupenda le cose andranno di male in peggio. Il calcio anche per chi comanda una società deve tornare ad essere  amore e passione e non soltanto industria o riciclaggio di danaro, altrimenti prima o poi oltre a perdere credibilità si correrà il serio rischio che anche la gente possa definitivamente stufarsi e mandare tutto al diavolo”.

I tre giovani più interessanti del calcio italiano? “Ridurre tutto a tre nomi mi sembra un po’ riduttivo, visto che nonostante la crisi in Italia ci sono diversi giovani di talento. Tra quelli più conosciuti stravedo per Insigne, Immobile, Florenzi, El-Sharawy, Destro,Perin, Giacomo Bonaventura, poi Verratti e Samuele Longo che giocano all’estero e lo stesso Gabbiadini ma dietro di loro si stanno affacciando altri talenti purissimi come Saponara dell’Empoli, Berardi del Sassuolo, Sansone del Parma, Siligardi del Livorno, Zaza dell’Ascoli ma di proprietà dell’Atalanta, Bellomo del Bari,
Giannetti del Cittadella, gli interisti Crisatig e Livaja, Masi, difensore che la Juventus ha prestato alla Pro Vercelli, Jorginho brasiliano naturalizzato del Verona, i fratelli Nicolas ed Alessio Viola, rispettivamente del Palermo e della Reggina, Romagnoli della Roma e Verre del Siena ma nato calcisticamente anche lui nella Roma, così come Caprari del Pescara. Poi ci sono altri meno giovani ma che reputo fortissimi come ad esempio Sau, Lodi e l’altro Sansone, quello del Torino. E molti altri ancora che magari rispondendoti di getto dimentico”.

In Europa quali sono le squadre che stanno portando nuove idee? “In primis il Borussia Dortmund, guidato da Jurgen Klopp per il quale stravedo sin dai tempi in cui allenava il Mainz in Zweite Liga (la B tedesca) e più in generale tutto il calcio tedesco con una citazione speciale per Lucien Favre, tecnico del Borussia Monchengladbach.  Ma anche il Saint-Etienne in Francia che pratica un bel calcio ed il Benfica di Jorge Jesus. Poi ci sono le nuove frontiere del calcio ex sovietico, in particolare quello ucraino che con lo Shakhtar di Lucescu, il Dnipro ed il Metalist Kharkiv  avrà di che divertirsi nel prossimo futuro”.

Portiere, difensore, centrocampista e attaccante, mi dice un nome per ruolo di giovani emergenti nel mondo? “Tra i portieri mi piacciono molto Adler del Bayer Leverkusen che è da tempo fermo ai box per infortunio, Denis, riserva dell’intramontabile Rogério Ceni al Sào Paulo che é il suo erede designato e Muriel dell’Internacional di Porto Alegre, a testimonianza del fatto che la scuola brasiliana sta sfornando a ripetizione diversi elementi in un ruolo dove fino agli anni novanta c’erano
comprovate carenze. Tra i difensori stravedo per Bartra del Barcellona e per il terzino polacco Piszczek del Borussia Dortmund; poi c’é il jolly Sanchez Mino del Boca che mi piace da impazzire e che può fare la fascia sinistra sia in difesa che a centrocampo. A centrocampo su tutti segnalerei l’esterno destro Patrick Hermann, mio pallino assoluto che milita nel Borussia Monchengladbach e nell’under 21 tedesca. Piace molto all’Inter ma costa già tanto. Così come Julien Draxler dello Schalke 04, sogno proibito di parecchi club. Oltre a loro mi piace Gonalons del Lione ed i vari Gotze del Dortmund, Holttby dello Schalke e Schurrle del Bayer Leverkusen, fantasisti che accendono gli stadi e che ti fanno vincere le partite così come i brasiliani Wellington Nem del Fluminense e Bernard dell’Atletico Mineiro che personalmente avrei acquistato anni fa a prezzi ben inferiori visto che si tratta di fuoriclasse assoluti. Infine tra gli attaccanti puri ti faccio i nomi dello spagnolo Rodrigo del Benfica e di Alvaro sua riserva nell’under 21 iberica ma anche quello del brasiliano Bruno Mendes, classe ’94 che il Botafogo di Rio ha pescato nel Guaranì di Campinas. Di lui ne sentiremo parlare molto presto e come al solito qualcuno ci getterà uno sguardo quando ormai sarà irraggiungibile. Per concludere ti segnalo anche la punta polacca Artur Sobiech dell’Hannover che è però inferiore agli altri nomi che ti ho fatto. Nel suo club é un po’ chiuso dal norvegese Abdellaoue, chiacchierato in estate in orbita Lazio, da Diouf e da Ya-Konan ma in area di rigore ci sa fare”.

Il Sudamerica è sempre terra di conquista, perchè i campioni di quei paesi non arrivano più in Italia? “Le ragioni sono diverse e tutte molto valide. In primis perché i paesi sudamericani, specialmente il Brasile sono in una notevole ascesa economica, mentre in gran parte dell’Europa si sta vivendo una forte recessione. Però a
tal proposito c’è da fare un distinguo: attualmente il campionato brasiliano é di ottimo livello, piuttosto equilibrato e molto difficile perché diverse società non pensano più solo a vendere ma anche ad investire e a trattenere i propri gioielli, mentre in Argentina é un po’ tutto da rifare visto che i presidenti appena sboccia un gioiello lo vendono all’estero per arricchire le proprie tasche personali. Così si spiega anche la retrocessione del mio River Plate, dove Aguilar ha saccheggiato le casse del club e poi Passarella ha completato l’opera. Quest’anno é un po’ accaduta la stessa cosa nel Vasco da Gama in Brasile dove il presidente Roberto Dinamite, da giocatore il più grande
idolo del club, ha venduto quasi tutti i talenti, perdendo quantomeno l’accesso alla prossima Coppa Libertadores. I tifosi lo hanno e lo stanno ancora contestando ferocemente con cartelli, veementi proteste ed esponendo banconote allo stadio Sào Januario per dargli del mercenario. Una protesta giustificata dal fatto che oltretutto il club nonostante tutte queste cessioni da più di tre mesi non paga gli stipendi dei calciatori. Per tornare alla domanda iniziale un altro motivo per cui molte star sudamericane non arrivano più in Italia é il sistema di tassazione feroce che penalizza fortemente i presidenti e gli stessi calciatori che non sono disposti a pagare tutte queste tasse con i loro lauti ingaggi. E poi c’è l’incompetenza,  l’insicurezza e la paura che molti direttori sportivi hanno di sbagliare il colpo. In Italia ancora molti fanno
mercato fissandosi con il peso e l’altezza dei calciatori, anziché pensare all’universalità di un fuoriclasse che per chi capisce di football é tale anche prima che questi diventi famoso o si cimenti con i principali campionati europei”.

Neymar è un fenomeno vero o un fenomeno mediatico? “Neymar é un fenomeno vero a tutti gli effetti e di conseguenza é un fenomeno mediatico. I suoi colpi sono puri e sublimi ed il suo é un talento cristallino che nessuno si deve permettere di bruciare nel nome di qualsiasi tattica. Lui é nato per giocare al calcio e per regalare orgasmi multipli alle platee ed ha già dimostrato molto, perciò contesto aspramente qualsiasi luogo comune sul suo conto. E’ un giocatore universale che come Messi e Cristiano Ronaldo é in grado di farti vincere le partite da solo o quasi e quindi di fare la differenza in qualsiasi campionato. E’ un ragazzo che é un personaggio anche fuori dal campo ma al contrario di altri meno famosi e meno talentuosi di lui non fa uso di droghe e non si rende protagonista di risse. Però se potessi gli darei due consigli. Il primo é quello di non tirare più i calci di rigore perché ne ha sbagliati troppi in modo ingenuo; non so se per un fattore emotivo, se per la troppa sicurezza o se perché ha voluto strafare. Il secondo é quello di non andare, almeno per il momento al Barcellona: non perché non sarebbe all’altezza della situazione ma semplicemente perché il club catalano al momento é troppo ingolfato di stelle e già in passato ha bruciato per tale ragione talenti meno cristallini del suo ma pur sempre dei talenti. Gli consiglierei un’altra esperienza europea, ovviamente sempre in un top club per poi magari andare al Barcellona e dimostrare anche lì di che pasta é fatto”.

Il calcio italiano riuscirà a uscire dalla crisi che lo affligge? “Si prima o poi riuscirà ad uscire dalla crisi. La storia del calcio un po’ come la storia é fatta di corsi e ricorsi e quindi si vive da sempre tra le polveri e gli altari. Ci vorrà molto tempo perché finché non ci sarà un ricambio generazionale e quindi anche di idee tutto ciò non sarà possibile. La rinascita del calcio per larghi tratti credo che avverrà di pari passo con
un’eventuale rinascita del paese, anche se al momento ci sono moltissime ombre e luci quasi inesistenti. Per riuscirci però servirà anche molta fantasia e bisognerà finalmente affidarsi a criteri meritocratici e non di raccomandazioni che spesso creano un terremoto di danni. Ed infine sarà necessario investire molte risorse nei settori giovanili, non solo da parte dei club ma anche della Federazione, magari seguendo il modello tedesco che sta regalando grandi risultati e notevolissime soddisfazioni”.