Pistocchi: “Che errore esonerare Benitez. Il colpo dell’Inter sarà…”

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Pistocchi fa il punto sull’Inter

Ai microfoni di ‘Quellichelinter.it‘ il noto giornalista Pistocchi ha parlato ampiamente della situazione del club nerazzurro, facendo anche un’analisi sugli obiettivi di mercato e le scelte tecnico-tattiche di Luciano Spalletti, senza dimenticare il passato recente dei nerazzurri, dal triplete di Mourinho alle scelte non troppo indovinate a partire da Benitez.

Queste le parole di Pistocchi come riportate da fcinter1908.it:

ERRORI NERAZZURRI POST TRIPLETE – “L’errore più grosso a mio parere è stato l’esonero di Benitez. Lo spagnolo è un allenatore internazionale, arrivato all’Inter per ricostruire una squadra reduce da una stagione straordinaria e per dare un’idea di gioco diversa. L’Inter di Mourinho è stata una grandissima protagonista per una stagione ma è stata una meteora, non ha avuto continuità nel tempo. Se vediamo le grandi squadre del recente passato tipo il Barcellona di Guardiola il Real Madrid…, loro sono ancora protagoniste nel panorama nazionale ed internazionale. Le grandi squadre si costruiscono con l’obiettivo di durare nel tempo. Apprendevo l’altra sera che il Barcellona ha quasi raggiunto l’accordo per l’acquisto di Coutinho per ottanta milioni di euro. Bene, Benitez pian piano stava inserendo in pianta stabile l’allora giovanissimo brasiliano nella sua Inter. Ricordo una grande partita di Coutinho nerazzurro contro il Werder Brema. Allora era un ragazzo giovanissimo ma si intuivano oggettivamente le proprie eccellenti qualità.

Ecco, secondo me, c’è stata poca pazienza di Moratti e di qualche giocatore della vecchia guardia, nell’aspettare prospetti giovani come l’attuale stella del Liverpool. Quindi Benitez poteva essere la prima pietra della ricostruzione e poi probabilmente, nel recente passato, c’è stata anche poca lucidità nel interpretare quelli che potevano essere i valori importanti dal punto di vista tecnico. A rafforzare il mio pensiero, c’è lo storico dei tanti, tantissimi allenatori avvicendati, senza nessun risultato positivo. Non sempre, però, la colpa sarebbe da addossare al loro indirizzo, ma anche a problematiche di assemblaggio dei tanti giocatori arrivati per volere dei singoli tecnici. Le squadre costruite in questa maniera, difficilmente contengono una solida entità.

L’alternativa a Benitez, poteva essere un allenatore, allora emergente, che io ho sempre stimato. Ho esternato questo mio “amore” sia in televisione ma anche privatamente con personaggi importati del calcio tra cui anche qualche grosso dirigente dell’Inter. L’allenatore in questione era Sarri. Infatti, dopo il primo anno a Napoli, si è subito consacrato tra i big del nostro campionato. Quindi, concludendo, non ho visto una grande lucidità della Società nelle scelte, nella programmazione nonostante i tanti, tantissimi soldi spesi dal 2010 ad oggi tra allenatori e giocatori”.

SPALLETTI E SABATINI UOMINI GIUSTI – “A me piacciono entrambi sia come persone che come uomini di calcio. A Sabatini, grande conoscitore di calcio e con grande intuito, gli rimprovero, a dimostrazione che la perfezione non esiste, di aver buttato via il capitale giovani della Primavera. Vedi i vari Verre, Caprari, Politano, Pellegrini (la Roma poi costretta a riacquistarlo a dieci milioni di euro). Per me, una grande squadra, deve avere una rosa di 24 giocatori con almeno 4-5 giovani di provenienza settore giovanile.

Spalletti è un grande allenatore con una idea di gioco molto chiara e che a Roma ha fatto molto bene. Se pensiamo da dove aveva preso la squadra guidata da Garcia e dove l’ha portata! In 2 anni l’ha collocata al secondo posto in classifica, ha fatto una media punti di 2,33 a partita, 155 punti conquistati, ha migliorato Dzeko (4 gol con Garcia 29 con lui). Obiettivamente ha lavoro benissimo in una situazione di criticità notevolissima perché, dover gestire il fine carriera di Totti, è stata una grande difficoltà, dimostrando, per giunta, enorme personalità. Penso che passare da Roma dove ci sono 50 radio libere che ogni giorno parlano di Roma e dove aveva contro gran parte della stampa sportiva per svariati motivi non ultimo la situazione creata con Totti, sia un vantaggio per Spalletti. Milano è un ambiente molto più professionale, più sereno. Quindi credo che se l’Inter riesce a dare al Mister toscano una squadra competitiva, i risultati li porta a casa”.

L’INTER DI SPALLETTI –  “In questo momento l’Inter è una squadra forte ma incompleta. Nel senso che a mio modo di vedere le cose che sono state fatte fin ora, sono state fatte bene. Perché Skriniar è un giocatore che a me piace molto, perché Borja Valero è il giocatore di qualità che mancava al centrocampo, perché Matias Vecino, se arriva, è un giocatore che può dare tantissimo. L’uruguaiano è una mezzala completa che può giocare nei due o tra i tre di centrocampo. Io lo preferisco nei tre perché è un giocatore che è bravo negli inserimenti e con un tiro notevole. Spalletti penso voglia fare il 4-2-3-1, quindi per questo metodo di gioco lui giocherebbe molto probabilmente con Gagliardini e Valero dietro Icardi, a destra Candreva a sinistra Martial se riesce l’operazione con lo United. Quello che io sempre dico è che con due centrocampisti la fase difensiva viene molto affidata al lavoro degli esterni. Ad esempio la differenza del Napoli di Benitez e quello di Sarri: con Benitez il Napoli giocava molto bene al calcio, ma spesso aveva situazioni di inferiorità numerica in mezzo al campo nel non possesso, Con Sarri questa inferiorità numerica non c’è mai stata perché lui fa giocare la squadra con tre centrocampisti. Quindi, tornando all’Inter prossima, da allenatore dei Nerazzurri, la farei giocare con tre centrocampisti: il regista basso, J.Mario, così come giocava nello Sporting, o Valero, a destra Vecino o J.Mario, a sinistra Kondogbia o Gagliardini. Con tre centrocampisti di questo valore, sicuramente si avrebbe in mezzo al campo un reparto che permetterebbe la gestione della partita con i giusti tempi di gioco e delle due fasi in maniera ottimale.

Davanti l’Inter ha un grande giocatore che ha però delle criticità, più pregi che criticità, Icardi. Lui è un centravanti che negli ultimi anni ha sempre fatto più di 20 gol a stagione che non sono pochi per un ragazzo ancora giovane, ma che ha il limite di avere qualche difficoltà nel legare il gioco col centrocampo. Guardate Higuain, lui viene incontro ai centrocampisti scendendo anche fino alla linea di centrocampo, si fa dare la palla, la protegge, la gestisce, la passa ai compagni e poi va a chiudere. Vedi il gol fatto in Champions col Monaco. Icardi questo non lo fa, o perlomeno fa più fatica a farlo. Il Capitano è un giocatore fenomenale negli ultimi 25 metri. Con un giocatore con queste caratteristiche, molto bravo all’interno dell’area di rigore, devi fare un calcio con i due esterni molto bravi nell’uno contro uno e molto bravi nel cross, perché nell’area hai un giocatore che nelle palle tagliate, andando incontro, spalle alla porta e di testa è un fenomeno. Quindi diciamo che se io fossi nell’Inter, cercherei un centravanti con caratteristiche diverse dal Mauro. Icardi titolare. Vorrei un altro giocatore che mi dia delle cose diverse nel corso della partita e della stagione. Uno potrebbe essere Kalinic, giocatore che a me piace moltissimo, un giocatore completamente diverso dall’argentino, perché è un giocatore che ti fa salire la squadra, che protegge palla, che gioca la palla col centrocampista. Se l’Inter riuscirà, in questo mercato, a riempire le caselle con i nomi giusti come stanno facendo ad oggi, a mio modo di vedere l’Inter farà un buonissimo Torneo”.

QUANTO PESA L’ASSENZA DI MORATTI – “Domanda difficilissima. Ti dico subito che i dirigenti non devono essere tifosi perché, a volte, per troppo amore si commettono errori grandiosi. A tal proposito ti racconto due episodi inediti che non ho mai raccontato a nessuno. Nel Dicembre del 1993, io facevo “Pressing” con Raimondo Vianello, mi chiamò l’allora presidente Pellegrini per gli auguri di Natale. Nell’arco della chiacchierata saltò fuori che l’Inter aveva il problema del terzino sinistro con Tramezzani che si era fratturato il polso.

Mi chiede: “Ma lei che conosce molto bene il calcio mondiale, non può suggerirmi qualche giocatore bravo? Risposi: “Guardi, casualmente sto seguendo il campionato Brasiliano e ho visto un giocatore che mi sembra molto interessante”. Il Presidente incuriosito mi invitò nel suo ufficio dopo le festività per approfondire l’argomento. Andai da lui, presente anche il ds Mariottini, gli portai una cassetta e vedemmo insieme un video di una partita dove il giocatore in questione era protagonista. ”Veda Presidente, è quello con la maglia numero 6…” Il giocatore era Roberto Carlos in scadenza di contratto dal Palmeiras. Dopo soli 15’ di visione del video, Mariottini disse: “ Presidente, questo è un fenomeno, prendiamolo subito”. Infatti qualche giorno dopo il giocatore venne contrattualizzato dalla dirigenza nerazzurra. A febbraio, però, Pellegrini vendette la Società a Moratti e con la nuova Società che fece decadere tutto. A giugno ci fu la Coppa America che vide come protagonista assoluto proprio quel numero 6 “Giallo Oro”. Solo allora, i nuovi dirigenti si convinsero ad acquistarlo, ma a prezzo molto maggiorato.

Nel dicembre del 1997, invece, mi chiama un amico dal Messico che mi dice: “Maurizio, c’è una squadra che potrebbe essere interessata a Ronaldinho perché libero da vincoli fino al prossimo anno”. “Come migliore giocatore del Mondiale Under 20, una squadra la si può trovare facilmente”, gli risposi. Lo proposi a due società, tra cui l’Inter. Moratti, entusiasta del giocatore, mandò i suoi uomini in Messico per accordarsi con Ronaldinho. Contratto pronto per 4 anni a 4 miliardi di lire annui. L’accordo però saltò clamorosamente perché qualcuno della famiglia Moratti fece notare al Presidente che se fosse arrivato Ronaldinho avrebbe portato via il posto in squadra al “Cino” Recoba. Questo per ribadire che i dirigenti troppo tifosi commettono, a volte, errori madornali. Ma al tempo stesso, come si fa a criticare uno come Moratti che ha speso un miliardo e duecento milioni per l’Inter? Che è riuscito ha portare la sua Squadra sul tetto del mondo? Però mi chiedo, si poteva ottenere tutto questo spendendo meno? Certo, molto fu condizionato in quel periodo dalle note vigente di “Calciopoli”, dove c’era un sistema, certificato dalla Cassazione, per alterare il regolare svolgimento del Campionato. E l’Inter, in quel periodo, ha subito tutto questo. Ricordiamo l’episodio Ceccarini. Però, lavorando in maniera meno “tifosa” ma programmando di più, operando in maniera meno “naif”, forse si sarebbero ottenuti risultati ancora migliori magari spendendo meno. Moratti è stato uno straordinario Presidente naif, ha avuto intuizioni geniali ma anche defaiance clamorose.  Quindi Presidente tifoso va bene, ma a patto che non gestisca lui”.

IL COLPO DI MERCATO DELL’INTER –  “Se ci riescono credo possa essere Vidal. E’ un giocatore che può fare la differenza nelle due fasi, il Nainggolan che l’Inter ha fortemente cercato e voluto. Se il colpo non sarà possibile concretizzarlo e ne tanto meno acquistare un suo clone, Spalletti deve essere bravo, come fu Arrigo Sacchi al Fusignano, di reinventare questo ruolo ad un giocatore dell’attuale rosa, cosa che per giunta sa fare molto bene. A tal proposito vi racconto un aneddoto: io ho avuto la fortuna di lavorare come dirigete accompagnatore nel settore giovanile del Cesena con colui che ha rivoluzionato il calcio italiano, Sacchi appunto. Un giorno Mister Sacchi si lamentava con i suoi dirigenti perché non aveva in rosa un libero. “Che numero ha il libero, il 6?” Chiese un dirigente al Mister. “Ecco, questa è la maglia, adesso il giocatore crealo tu”.

Un centrocampista offensivo che sia capace di fare le due fasi, che abbia tiro, forza fisica ed inserimento un po come Nainggolan e Vidal, all’interno dell’attuale rosa ritengo possa essere Candreva. L’Azzurro ha giocato da mezzala, ha tiro, forza fisica, corsa è giocatore dinamico. Forse è più facile trovare un esterno che possa sostituirlo che non uno che abbia quelle caratteristiche. A me piace sempre ragionare aldilà di quelli che possono essere gli schemi fissi. A mio modo di vedere, Candreva, potrebbe essere una soluzione interessante da provare in quel ruolo. Poi in rosa c’è Joao Mario che ha fatto quel ruolo il campionato scorso abbastanza bene anche se gli manca un po la finalizzazione. Quindi il colpo dell’Inter può essere Vidal ma il colpo dell’Inter può essere anche trovare al suo interno le soluzioni per coprire un ruolo che in questo momento sembra scoperto”.

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