Errori, polemiche e sospetti; come il VAR non ha cambiato il calcio italiano

Nonostante il VAR le polemiche infiammano ancora il calcio italiano

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Dal “moviolone” di Biscardi al Var; errori e polemiche sempre attuali

Un tempo il compianto Aldo Biscardi fece una vera e propria battaglia, quasi una crociata, sul suo utilizzo.
La moviola in campo, di questo stiamo parlando, veniva ritenuta l’unica soluzione, il solo rimedio agli errori arbitrali, il deterrente di tutte le polemiche legate alle sviste domenicali dei direttori di gara; il solo modo per dirimere una volta su tutte l’annosa questione dei
presunti favoritismi, delle supposte preferenze cromatiche nei confronti di certe maglie rispetto ad altre.
Sviste e preferenze attribuite il più delle volte ad impreparazione fisica o tecnica di quelle che una volta venivano chiamate “giacchette nere”, ma che non troppo raramente
lasciavano spazio a dietrologie e teorie complottistiche, senza tralasciare accenni più o meno velati addirittura alla malafede.
Teorie ed insinuazioni che trovarono la loro sublimazione al deflagrare dello scandalo definito “calciopoli” che vide coinvolti direttamente alcuni “fischietti” ed i vertici della classe arbitrale, anche se poi le circostanze realmente appurate e le condanne definitive nei loro confronti non furono che un soffio di vento…
Ora, dopo quindici anni, ed a cinque dall’introduzione nel nostro campionato del VAR, nulla sembra cambiato; gli errori continuano a ripetersi e le decisioni prese tramite l’intervento dell’assistente tecnologico infiammano polemiche e sospetti come e più di prima!

Cosa non ha funzionato? Il VAR è utile o dannoso?

Difficile avere risposte esaustive a queste domande, e soprattutto risulta particolarmente complicato trovarne qualcuna in grado di riscontrare consensi trasversali tra gli addetti ai lavori, i tifosi od i semplici appassionati e simpatizzanti del fenomeno calcio.

L’innata e connaturata vena polemica, innervata ed alimentata dalla ferma convinzione da parte di ogni supporter che la propria squadra ed i propri beniamini domenicali siano sempre nel giusto e perciò vittime di continui soprusi ed ingiustizie da parte del “palazzo”, del quale la classe arbitrale sarebbe una specie di “braccio armato” di fischietto, di certo non aiuta, ma sono gli stessi arbitri, in fondo, a schizzare benzina sul fuoco, in nome soprattutto della loro presunta indipendenza, della loro rivendicazione di autorità, del loro volersi ergere, troppo spesso, a protagonisti di un evento nel quale invece, secondo noi, dimostrerebbero appieno tutta la loro bravura, preparazione, personalità ed autorevolezza semplicemente passando inosservati, quasi celando la loro presenza che invece troppe volte diviene ingombrante e scomoda.

Il vero problema non è il VAR, non può esserlo. Il mezzo è utile e resta tale; il dilemma è chiaramente l’uso che se ne fa, l’interpretazione che l’uomo da alle immagini che mostra, e soprattutto la discrezionalità che resta in forza all’arbitro stesso. Per questo, al momento, soltanto la regola del fuorigioco per la quale esiste una situazione oggettiva da dover verificare in maniera empirica tramite le linee tracciate sullo schermo, ha trovato nell’utilizzo del VAR la sua logica soluzione. Pe il resto invece rimane tutto esattamente come prima, con l’aggravante se vogliamo, di non poter “non vedere” determinate azioni di gioco, interventi più o meno fallosi e così via.

Fin quando la classe arbitrale manterrà alta la bandiera della discrezionalità del direttore di gara, fin quando gli darà la possibilità di decidere se andare o meno a rivedere una situazione dubbia segnalatagli dal varista di turno, finché la figura di quest’ultimo non sarà equiparata all’arbitro di campo e questi non si sentirà sminuito nel condividerne scelte e decisioni, finché l’AIA non diventerà davvero autonoma sganciandosi dai legacci con Lega Calcio e Federazione, continueremo ad avere polemiche, dubbi e sospetti.

Regole più chiare e nette, che guidino in maniera logica i direttori di gara in campo e fuori limitandone la possibilità decisionale; questa l’unica strada per aumentare l’uniformità di giudizio e sgonfiare il teatrino dei torti e dei favori, fermo restando che la perfezione non sarà mai possibile e gli arbitri, come tutti noi, continueranno a sbagliare, avendo tutti i diritti di farlo, alla stregua di qualsiasi portiere, attaccante o fantasista; in fondo anche questo è il bello del calcio.

 

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