Dino Zoff: il mito compie 80 anni

Zoff compie 80 anni. Un mito del calcio italiano

120

Un mito di nome Dino; serietà e correttezza prima di tutto

A chi ha più di quarant’anni sarà capitato almeno una volta, nelle sgambate tra amici sotto casa, tra due “pali” formati da un mucchietto di sassi od un paio di giubbotti arrotolati per terra, di sentirsi un po’ lui, e cercare  di imitarlo in qualche gesto, in qualche parata. Ma
anche i più giovani sanno chi è stato e cosa ha rappresentato e tuttora rappresenta per il nostro calcio, e non solo, quel mito chiamato Dino Zoff!

Portiere, allenatore, commissario tecnico, dirigente; Zoff, nato il 28 febbraio 1942 a Mariano del Friuli, ha ricoperto tutti i ruoli nel mondo del calcio, vincendo moltissimo ma soprattutto interpretandone ognuno con grandissima serietà, onestà, e dignità; valori che ha sempre messo in testa alle sue scelte, anche a costo di dolorose rinunce. Nonostante sia stato riconosciuto per anni come il miglior portiere italiano di sempre, accostato e forse superato solo da Buffon, l’aspetto che maggiormente è rimasto scolpito nella memoria della collettività del personaggio Dino Zoff è proprio il suo “non essere” personaggio; il suo approcciarsi con modi calmi e pacati, ma sempre fermi e determinati ad ogni situazione. Basti ricordare la forza con la quale s’impose in un momento delicato della sua carriera, quando tutti lo davano ormai per finito, e la coerenza mostrata all’indomani della sconfitta nella finale di Euro 2000 quando decise di dimettersi, pratica sconosciuta ai più nel nostro Paese in qualsiasi settore, pur di non piegare la testa di fronte a critiche pesanti ed offensive che andavano al di là dell’aspetto puramente tecnico – tattico.

Lo scopone con Bearzot e Pertini

Di lui resta memorabile la partita a scopone con Causio, Bearzot e l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, sul volo di ritorno da Madrid dopo la favolosa vittoria al Mundial del 1982 e naturalmente la fraterna amicizia con un altro grande uomo del calcio, italiano ed internazionale: Gaetano Scirea. Campione Europeo nel 1968, Campione Mondiale nel 1982 e vice-Campione Mondiale nel 1970 con la Nazionale Italiana, allenata poi dal 1998 al 2000, Zoff legò la sua attività calcistica principalmente alla Juventus in cui militò per undici anni vincendo sei campionati di Serie A ed una Coppa UEFA, e disputando due finali di Coppa dei Campioni ma è ricordato con affetto anche a Napoli, Mantova, Udine e trasversalmente dall’unanimità dei tifosi italiani.

Con il trionfo di Spagna 82’ divenne, e lo è tuttora, il più anziano vincitore della Coppa del Mondo, conquistata a 40 anni suonati. Grazie alla sua straordinaria longevità ad altissimi livelli è anche l’unico calciatore italiano ad aver vinto sia il Mondiale che l’Europeo. Detiene
inoltre il record mondiale d’imbattibilità per squadre nazionali, avendo mantenuto inviolata la sua porta per 1142 minuti consecutivi; nel 1990 è stato il primo allenatore a conquistare la Coppa Uefa dopo averla vinta anche da calciatore, emulato qualche anno dopo da Huub Stevens e Diego Pablo Simeone.

I record di Zoff; tutti i numeri di Superdino

In campionato nelle undici stagioni juventine non salta nemmeno una gara, disputandone 330 consecutive! Alla sua ombra invecchiano e sfioriscono promesse della porta come Piloni, Alessandrelli e Bodini, mentre in Nazionale, una volta scalzato Albertosi, è Ivano Bordon a fungergli da eterno secondo.
Chiude la sua carriera al termine della stagione 1982-1983 all’indomani della sconfitta in finale di Coppa dei Campioni ad Atene contro l’Amburgo, a 41 anni.
In campionato mantenne inviolata la porta per 903 minuti nella stagione 1972-73, record rimasto imbattuto per più di dieci anni e superato dal portiere del Milan, Sebastiano Rossi nel 1994.
Zoff arriva a vestire la maglia azzurra a 26 anni, nel 1968, ed è titolare agli Europei vinti nello stesso anno. Ai Mondiali del 1970 gli viene preferito il più estroso e spettacolare
Albertosi, fresco campione d’Italia col Cagliari ma dal 1972 diviene titolare indiscusso ed inamovibile, divenendo capitano nel 1977, fino al giorno del suo ritiro dall’attività agonistica.
Le sue mani che sollevano al cielo la Coppa del Mondo 82 vengono immortalate perfino in un francobollo per l’occasione disegnato dal pittore Guttuso.

Critiche, orgoglio e rivalsa: Zoff e la Nazionale

Proprio in azzurro, nel 1978, Zoff vive il momento più difficile della sua fulgida carriera quando la critica lo mette pesantemente sotto processo, dandogli senza mezze misure del “vecchio” e di non avere più il colpo d’occhio per stare a certi livelli dopo le reti dalla distanza subite ad opera di Haan e Dirceu.
Zoff incassa in silenzio; la meritata rivincita arriverà quattro anni dopo.
In quel Mondiale, vinto contro tutto e tutti, il capitano, di solito poco avvezzo ai rapporti con la stampa, assume anche il ruolo di portavoce ufficiale della spedizione azzurra, chiusa in un silenzio totale nei confronti dei media, colpevoli di aver criticato pesantemente
il gruppo e non solo dal punto di vista tecnico, toccando aspetti strettamente personali con insinuazioni ai confini del pettegolezzo.
Memorabile la parata nel finale della sfida con il Brasile quando “Superdino” inchiodò letteralmente sulla linea un colpo di testa ravvicinato di Oscar.
Zoff ha rappresentato il prototipo dell’atleta; sempre concentrato e presente a se stesso in campo, dove non si registrano intemperanze o colpi di testa; una vita sana e senza eccessi fuori; mai una parola di troppo od una presa di posizione non condivisibile; non è stato un
portiere spericolato o spettacolare negli interventi, preferendo sempre la sostanza alla forma. Il suo innato senso della posizione lo portava a trovarsi molto vicino al punto di arrivo del pallone, facendo apparire spesso fin troppo semplici le sue parate.
Non particolarmente dotato con i piedi (ma all’epoca le regole ed il tipo di gioco praticato non richiedevano questa peculiarità), era molto preciso nelle uscite alte, mentre denotò, specie sul finire della carriera, qualche difficoltà nell’intercettare le conclusioni dalla
lunga distanza. Qualcosa di molto, molto prossimo alla perfezione.

Zoff allenatore e dirigente

Appesi al chiodo guanti e scarpini, Zoff divenne da subito oggetto di offerte per una carriera dirigenziale, per il suo aplomb e per il rispetto esercitato nei confronti di tutte le componenti del mondo del calcio, ma si dichiarò “uomo di campo”, intraprendendo la carriera di allenatore, prima come preparatore dei portieri della Juventus e poi
accettando le proposte della Federazione che gli offrì la panchina della Nazionale Olimpica con la quale centrò a pieni voti la qualificazione ai giochi di Seul del 1988.
Richiamato dalla Juventus per sostituire Marchesi, rinunciò all’incarico azzurro quasi alla vigilia della manifestazione olimpica.
In bianconero dovendo fare i conti con una società in fase di transizione e stretta nello strapotere economico delle milanesi, Zoff dovette barcamenarsi con una rosa di non primissimo piano, ma con la solita abnegazione e tanta sagacia tattica conquistò due volte il quarto posto e nella seconda stagione l’accoppiata Coppa Italia – Coppa Uefa.
Ciononostante Montezemolo puntò forte su Maifredi. Zoff si accasa alla Lazio che nel 1993, complice anche l’avvento di Cragnotti nella stanza dei bottoni, riporta in UEFA dopo 15 anni di assenza!
Super Dino entra quasi in simbiosi col finanziere romano e quando questi decide di affidare a Zeman il timone della squadra ne accetta le proposte ed assume la carica di presidente del club.
Torna in panchina nel 1997 quando  raccoglie la Lazio al 12° posto e la conduce fino al 4° con una rimonta quasi inarrestabile.
Da presidente vince la Coppa Italia del 1998 che da il via ad una lunga serie di successi laziali in Italia ed in Europa.
Nell’estate dello stesso anno viene chiamato a sostituire Cesare Maldini sulla panchina azzurra; Zoff centra la qualificazione agli Europei di Belgio e Olanda e porta la squadra in finale. Poi le polemiche già accennate lo portano all’addio.
Tornato alla Lazio, fresca Campione d’Italia, come uomo di fiducia di Cragnotti e vicepresidente, ne assume nuovamente la gestione tecnica nel gennaio del 2001, subentrando a Sven Goran Eriksson e sfiorando la conquista del secondo titolo consecutivo; la Lazio arriva comunque terza centrando la qualificazione alla Champions; il rapporto con i colori biancocelesti termina definitivamente il 20 settembre 2001 quando Cragnotti lo esonera all’indomani di una sconfitta contro il Nantes ed un avvio di campionato non certo brillante.
Dopo un periodo di inattività torna in panchina nel 2005 per salvare la Fiorentina, ad un passo dalla retrocessione; riesce nell’impresa e poi lascia il club viola.
Nel settembre 2014 pubblica la sua autobiografia dal titolo “Dura solo un attimo, la gloria”. Il suo mito invece si mantiene solidissimo e durerà per sempre; buon
compleanno a Dino Zoff, 80 anni oggi.
Articolo precedenteL’Atalanta affonda la Sampdoria, il poker è servito
Prossimo articoloMilan-Inter, le statistiche del derby della Madonnina