Calciomercato, Handanovic attacca l’Inter: “Basta vendere. E Skriniar deve restare”

Il capitano dell'Inter mette subito in chiaro le cose

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Calciomercato, Handanovic e quel rapporto con l’Inter

La Gazzetta dello Sport ha intervistato il portiere dell’Inter, Samir Handanovic. Il calciatore sloveno ha parlato del suo rapporto con il club nerazzurro dopo 11 anni ma non solo visto che il capitano dell’Inter ha parlato anche del mercato andando contro a diverse scelte della società.

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Handa, 11 anni di matrimonio di questi tempi non è facile…

«Per me stare all’Inter dal 2012-12 è onore e responsabilità, ma pure appartenenza, identità. Se sono rimasto così tanto è perché qui sto bene e c’è stata una continua crescita, mia e del club».

Non c’è mai stata una crisi matrimoniale tra lei e l’Inter?

«Non mi sono mai stufato: contano passione e fame. Qui c’è storia, sapevo che dopo i momenti duri sarebbero arrivate le vittorie».

Ma cosa è questa identità di cui parla? Cosa è “interismo”?

«Emozionarsi per la maglia, sentire qualcosa di speciale. Vedere questo non solo come un posto di lavoro o guadagno, ma come qualcosa che dà sentimenti, a prescindere dalle vittorie o dalle sconfitte. Puoi pure andare via da qui, ma in tanti poi vorrebbero tornare…»

Uno ce l’ha pure fatta: sorpreso che Lukaku sia tornato?

«No, perché ho visto come stava al Chelsea, ho ascoltato la sua famosa intervista, si sentiva malinconia e nostalgia. Devi sempre sapere in che spogliatoio vai e Rom sapeva che il nostro è sano, allegro, positivo. Nella vita spesso all’inizio si sceglie per motivazioni economiche, ma poi subentra sempre il benessere: se stai bene da una parte, è normale tu voglia tornarci».

Cosa gli ha detto da capitano?

«Nulla, non serviva. Piuttosto lo prendo in giro, si arrabbia ancora se perde una partitella! È come se non fosse mai andato via, è la stessa persona di prima, poi sul giocatore parlerà il campo».

Ma è vero che la sola presenza di uno così incute un po’ di paura nei suoi colleghi portieri?

«Per noi è normale, capisco che ad altri possa mettere soggezione. Allenarsi con lui aiuta da questo punto di vista, ma ho più paura dei piccoletti. I grossi li vedi…».

Le era mai capitato di rinnovare così in extremis?

«Mai, ma non era un problema, era automatico da parte mia e anche il club non aveva problemi: si è trovata una intesa veloce e facile. E ora preparo la nuova stagione con determinazione. Dimentichiamo i successi e il mancato scudetto e pensiamo ai trofei da alzare».

Prima conferenza dell’anno e Inzaghi dice: “Il mio titolare è Handa perché se l’è meritato…”.

«Le scelte è giusto che le faccia lui, il nostro rapporto è come deve essere quello tra un capitano e un mister: facciamo tutto per il bene dell’Inter. So quale è il mio posto, rispetto regole e gerarchie, poi se serve esprimo la mia opinione».

Altra frase, di Onana:

«Rispetto che Samir sia il titolare e tiferò per lui dalla panchina». E poi ancora: «Sono frasi importanti perché danno serenità all’ambiente, ma sappiamo tutti che ognuno vuole giocare: è giusto e sano così. Non mi avrebbe stupito se avesse detto il contrario. È normale competizione, fa bene a tutti».

In cosa siete diversi voi due?

«Siamo molto diversi, lui viene dalla scuola Barça e io da quella italiana: senza entrare nei tecnicismi, ci sono differenti approcci nella posizione, nel modo di stare in porta e parare. Ma pure questa diversità è un bene».

Onana giocherà più rispetto ai suoi secondi del passato?

«Non lo so, ma ci sono tante partite ravvicinate, può succedere di tutto, e decide sempre l’allenatore. Ma da questa nostra competizione ne beneficia la squadra perché ha due portieri forti».

Capitolo Radu, torni con la mente a quella sera di Bologna.

«È stato un dispiacere e un’amarezza enorme, ma è la vita. E una stagione non dipende mai da una partita. Io quella sera non gli ho detto niente, gli ho parlato il giorno dopo. Gli ho detto che quell’episodio lo farà crescere come portiere, ma soprattutto come uomo. Ionut deve sapere che risbaglierà, come tutti, ma che ha l’occasione di dimostrare le qualità».

Ma non è che si abusa nel coinvolgere i portieri coi piedi?

«Non è una moda, ma una necessità. Se ti vengono a pressare, così guadagni un uomo nel campo: non dipende solo dal portiere, ma dal contorno che va allenato. Noi abbiamo iniziato con Spalletti e ora ci conosciamo a memoria. Ma dirò di più: il futuro va in quella direzione, chi vuole fare la partita avrà un portiere che imposta e il centrale a centrocampo. Ogni tanto lo abbiamo visto nel Sassuolo di De Zerbi con Consigli, e in maniera più spinta nel Marsiglia di Sampaoli con Pau Lopez».

Farà giocare così il portiere della squadra che allenerà?

«Intanto, sì, tra due tre anni mi vedo allenatore. Ma dipende sempre dai giocatori che hai… Noi all’Inter siamo forniti di tutto, oltre al portiere e a Brozo, si sono due centrali come Bastoni e Skriniar che si allargano velocemente: questo è fondamentale».

Quanto è importante che Skriniar si allarghi davanti a lei anche il prossimo anno…?

«Molto importante, per me è fondamentale che lui rimanga con noi. Non possiamo perdere altri pezzi. Io lo vedo ogni giorno tranquillo e sereno ad Appiano».

Cosa porta in campo dei suoi amati scacchi?

«Io gioco a “blitz chess”, 3 minuti totali a disposizione. Ti aiuta a pensare e ad agire velocemente, e qui torniamo al gioco coi piedi. Poi gli scacchi aiutano la concentrazione, forse più quelli tradizionali: ci giocavo con Hernanes. Nel calcio difendo, ma sulla scacchiera attacco, sono aggressivo: il modello è Michail Tal’, un grande».

Si è ecceduto un po’ sul pullman scoperto del Milan?

«Ognuno ha il suo stile e fa ciò che ritiene giusto. Io neanche l’ho vista la festa, ero già tornato a casa».

Una persona, una sola, per lei importante in questi anni dentro al mondo Inter ad Appiano?

«Luca. Un magazziniere. Ci aspetta sempre con un caffè e nei giorni tristi con un sorriso o una pacca sulla spalla. Mi fido di lui, mi piace stia con noi».

Quale critica le ha dato più fastidio in questi anni? E quale, invece, ha apprezzato?

«Mi danno fastidio le valutazioni prevenute, che non analizzano le situazioni di gioco per intero. Non voglio entrare nei singoli casi, ma a volte ho visto prevenzione. Se costruisci un pensiero con argomentazioni dietro, allora sì che la critica mi piace. E aiuta».

Chi si intende più di vino, lei o Barella?

«Barella ne sa più dei sommelier, ma anche a me piace la materia».

E a che vino si paragonerebbe?

«Merlot in purezza e sa perché? Perché ha carattere, ha eleganza e può invecchiare diventando ancora più buono».

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