Amarcord, Juventus-Torino: il derby ai tempi della guerra

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Amarcord, Juventus-Torino: Era la domenica di Pasqua, l’ultima in tempo di guerra. Allo stadio Mussolini, tra spari e rivolte, si gioca Juventus-Torino

Stasera Juventus e Torino, se il campionato non fosse stato sospeso per via del coronavirus, si sarebbero dovute affrontare per l’ennesima volta. SportPaper ha deciso di ricordare un derby che fra i tanti disputati è più meritevole di menzione.

Juventus-Torino: 1 aprile 1945

Lo scrittore torinese Nico Ivaldi nel suo bel libro “Derby di guerra. Juve-Toro 1° aprile 1945”, racconta per la prima volta in maniera minuziosa quell’amichevole che di amichevole non ebbe nulla. Il teatro di quel derby, ricorda Ivaldi, è lo stadio Mussolini circondato da camicie nere e soldati tedeschi in una Torino devastata dalle bombe e dalla fame. Il Torino è campione d’Italia in carica mentre la Juventus è ormai diventata la squadra di riferimento nel panorama italiano. La Juventus è quella di transizione del patron Dusio, mentre il Torino è già quello di Ferruccio Novo che sempre in quegli stessi mesi assume come denominazione Torino FIAT.

(…Le pallottole sibilavano sopra le teste imbrillantinate dei giocatori…)

In quella soleggiata e mite domenica di Pasqua il primo tempo scorre tranquillo. Le reti di Mazzola e Sentimenti III portano negli spogliatoi il risultato sul 1 a 1, ma è il secondo tempo che prenderà una brutta piega. Dopo tre minuti l’arbitro a seguito di un fallo di Ferrini su Raccis indica, deciso, il dischetto del rigore a favore della Juventus, se non che, corso verso l’area, “fa una strana danza col corpo e con le mani” e annulla la propria decisione, tra le vibranti proteste dei bianconeri che, peraltro, pochi minuti dopo riescono a passare in vantaggio. A quel punto inizia la caciara. Prima c’è un fallo di Capaccioli su Loik, quindi la “rappresaglia” di Ellena che falcia Raccis ed infine Mazzola che sferra un calcio nel deretano a Borel “reo” di averlo irriso facendogli passare il pallone sopra la testa. Scoppia la rissa che coinvolge tutti, giocatori, panchine, e il pubblico sugli spalti, da dove alcuni esagitati lanciano pietre all’indirizzo dei giocatori, tanto che i soldati tedeschi entrano in campo per cercare di ristabilire l’ordine imbracciando mitragliatrici MG42. Sparano alcuni colpi in aria, ma dagli spalti parte un colpo, poi un altro e un altro ancora.

Leggiamo, ancora, dal bel libro di Ivaldi: “(…) Le pallottole sibilavano sopra le teste imbrillantinate dei giocatori, che si bloccarono terrorizzati. Lo stadio ammutolì. I giocatori smisero di darsele. E qualcuno di loro, nel dubbio, si gettò a terra, non si sa mai. Intanto gruppi di tifosi cominciarono a guadagnare l’uscita, terrorizzati”.

Passano lenti alcuni minuti. Appena gli spari cessano l’arbitro espelle Loik, Mazzola e Capaccioli e il resto dei giocatori pensa bene di ricominciare da dove era stato interrotto, cioè a darsele di santa ragione, tanto che l’arbitro sospende la partita. I calciatori non fanno in tempo a guadagnare la via degli spogliatoi che le mitragliatrici dei soldati tedeschi riprendono a sparare in aria, mentre dagli spalti in risposta si odono altri colpi di pistola. Ancora minuti che trascorrono lentissimi, quindi tornata, si fa per dire, la calma in uno stadio ormai semi vuoto l’arbitro ordina di riprendere il gioco tra lo sbigottimento dei calciatori. Si odono ancora un paio di colpi, i calciatori tutto vorrebbero che trovarsi ancora lì a giocare una partita ormai davvero inutile, chiedono più volte all’arbitro di farla finita, poi quando mancano dodici minuti alla fine e la Juventus segna la terza rete l’arbitro, finalmente, fischia anticipatamente la fine.