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Da Mourinho a DDR, la Roma non muore mai

La Roma a Firenze ha dimostrato di non conoscere il significato del termine "mollare".

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L’ESULTANZA DI DIEGO LLORENTE DOPO IL GOL ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Si può parlare di tecnica, di tattica, di strategia e di sistemi di gioco. Ma quello che nel calcio sfugge all’intenzione, come la magia di un gol al 90′, rientra nella categoria dell’imponderabile ed è scisso da ogni pensiero razionale. Il gol al 90′, che sia il gol del pareggio disperato o il gol vittoria sognato, ha a che fare con altre sfumature dell’anima e del gioco, spesso sottovalutate, ma che ne rappresentano l’essenza più pura.

Svilar tiene a galla la Roma che pareggia in zona Cesarini

Per la Roma in questa stagione gli ultimi minuti sono come il giardino di casa. E niente è cambiato dall’avvicendamento di Mourinho in favore di De Rossi. A Firenze la Roma soffre nel primo tempo, pareggia nel secondo tempo, poi sbaglia e va sotto e sembra ormai definitiva la supremazia viola. Poi Svilar para il rigore che avrebbe messo la parola fine sulla gara, a riprova del suo stato di forma incredibile e della sua attitudine sui tiri dagli 11 metri e la Roma riprende coraggio. Ma è ancora una volta nel recupero, in zona Cesarini, che la squadra giallorossa getta il cuore oltre l’ostacolo e con una conclusione di Llorente, che di razionale ha poco, trova il gol del pari nell’ultimo momento utile del match.

Tredicesimo gol nei minuti finali, il lavoro di Mou e la continuità di DDR

Sono tredici i gol della squadra giallorossa negli ultimi 15 minuti di partita, dato migliore del campionato. E se tatticamente e tecnicamente l’arrivo di De Rossi ha ridato verve ad una squadra che aveva perso sicurezza nei propri mezzi, gettare con orgoglio il cuore oltre l’ostacolo è una delle eredità lasciate dalla gestione Mourinho. Lo Special One è storicamente uno dei migliori allenatori in situazioni di questo tipo, le sue squadre interiorizzano la voglia di vincere o recuperare i match fino all’ultimo secondo utile e, nonostante la sua partenza, la Roma questa cosa non l’ha persa.

Può sorridere De Rossi, che spesso ha ripetuto una frase che spiega in pieno quello che sta succedendo a Trigoria e sulla panchina giallorossa : “Gli altri se li sognano giocatori come i nostri”. Ebbene sì, ed è anche per merito di Mourinho. Perché i calciatori della Roma hanno imparato tanto negli ultimi due anni, come uomini e come professionisti, e con la loro esperienza sopperiscono anche ad alcuni momenti di difficoltà del loro inesperto allenatore. La Roma ha mandato un segnale forte alle sue competitor per il piazzamento Champions e vuole continuare a correre e sognare in grande.

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