Diritti tv Champions, l’attesa infinita. Cattivi presagi per la Serie A

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I diritti delle coppe europee del prossimo triennio non hanno ancora un proprietario. La crisi economica sta danneggiando anche le tv, che vanno al ribasso. Un problema che colpirà presto anche la Serie A.

Le buste sono state aperte venerdì e non hanno suscitato grande effetto. I diritti televisivi delle competizioni europee per il triennio 2021/24 non sono stati ancora assegnati. La Uefa si è presa qualche giorno di riflessione invitando gli attori in campo a proporre offerte per via privata. Evidentemente le basi d’asta non sono state raggiunte dai broadcaster.

L’oggetto del contendere sono i tre tornei che si terranno a partire dal 2021: la Champions League, l’Europa League e la nuova Europa Conference League, a cui parteciperà la settima o l’ottava squadra del campionato italiano. I maggiori pretendenti si sono assembrati nella lotta per trasmettere il percorso che porta alla vittoria della coppa dalle grandi orecchie. La Uefa sa che è la competizione che suscita maggior appetito e quindi ha deciso di massimizzare i profitti dividendola in quattro pacchetti.

Acquistando il primo (A1) si può trasmettere la miglior partita del martedì, con il secondo (A2) la più interessante del mercoledì, mentre il terzo (B) permette di mostrare tutte le altre partite rimaste, oltre alla Supercoppa europea. La finale fa parte di un pack (C) tutto suo e quindi chi lo vorrà, dovrà sobbarcarsi la spesa per una sola partita, sebbene sia la più importante.

I diversi ben informati in questo campo sostengono che soltanto un’offerta sia stata accettata dalla Uefa, quella fatta da Amazon. Il colosso di Bezos ha l’intenzione di entrare nel mercato italiano, come succederà pure in Germania dal prossimo triennio e come accade in Inghilterra per alcune partite di Premier. Prime Video quindi dovrebbe trasmettere la miglior partita del martedì o del mercoledì, non si sa ancora con precisione quale. Tutti gli altri match sono ancora in bilico tra Sky, Dazn e Mediaset, senza scartare la possibilità di una nuova incursione di Amazon.

Si è tirata fuori invece la Rai. La tv di stato ha ritenuto troppo elevate le richieste creando sconcerto nella propria redazione sportiva, che non ha ancora mandato giù lo smacco di non aver trasmesso neanche una partita del Mondiale 2018. I vertici della Rai però si sono resi conto che non sarebbero rientrati dell’investimento.

Un ragionamento che hanno fatto anche le altre emittenti, come dimostrano le offerte al ribasso. Nessuno vuole svenarsi per diritti che, tolte le partite delle squadre italiane, non producono grande interesse tra il pubblico. La situazione è aggravata dalla crisi economica causata dalla pandemia, che sta portando molte aziende (tra cui le tv) a tagliare anziché investire.

Un cattivo auspicio per i club di Serie A, che sono alle prese con lo stesso problema. Anzi, forse il quadro è ancora più complicato, visto che il bando per i diritti del campionato deve essere ancora scritto e pubblicato. Addirittura il contesto tocca punte di criticità, dato che Sky non ha ancora pagato l’ultima rata della scorsa stagione. Il motivo è semplice: la lega non ha accettato di offrirle uno sconto (come accaduto in Inghilterra e Germania) che invece Sky pretende perché le partite non sono state trasmesse nei giusti orari, si sono sovrapposte e in generale non hanno avuto lo stesso appeal. Nel prossimo bando quindi le pay-tv molto probabilmente opteranno per offerte al ribasso, come sta accadendo per le competizioni europee. Una pessima notizia per le squadre di Serie A che, tra introiti molto più bassi del previsto e nuove spese per affrontare il covid, stanno subendo gravi contraccolpi economici.