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Football Legend: Franco Scoglio

I PENSIERI DI SCOGLIO. X SPORT DA BANCHERO

Quando un/a diciannovenne termina le scuole superiori si trova ad un bivio: continuare gli studi o gettarsi nell’agone del mondo del lavoro. Nel primo caso, la scelta dovrà essere molto ponderata perché da ciò ne potrà dipenderà la propria vita. Chi frequenterà Giurisprudenza diventerà avvocato, chi Economia il commercialista, chi Farmacia il farmacista, chi Lettere l’insegnante. E così via. Quando Franco Scoglio si iscrisse a Pedagogia, non pensava che un giorno invece di “studiare i processi dell’educazione e della formazione umana” avrebbe riscritto il concetto di allenatore e di fare l’allenatore. Il nostro consueto spazio settimanale “Football Legend” è dedicato proprio al Professor Franco Scoglio.

L’AMORE PER IL CALCIO

Nato sull’isola di Lipari, Scoglio fin da piccolo amava il calcio. Dopo le scuole superiori, come tanti suoi coetanei, al bivio del suo futuro, scelse l’università e Pedagogia.  Scoglio non diventerà mai un pedagogo di professione, ma uno degli allenatori più amati e seguiti d’Italia. Non per le vittorie, ma per come ha fatto il “pedagogo calcistico”. Un maestro, un educatore, un istruttore con cui interfacciarsi e trarre ispirazioni per capire il gioco del calcio.

INIZIO CARRIERA

Iniziò la carriera di tecnico a ventinove anni da Gioia Tauro, città calabrese dove insegnava ai tempi (1971) e la cui squadra, la Gioiese, militava allora in Promozione: Scoglio vinse subito il campionato e portò la squadra viola in Serie D. Per un po’ di tempo riuscì a collimare impegni scolastici e calcistici, quando decise di…appendere la cattedra al chiodo per dedicarsi completamente al calcio. Dopo la Gioiese (che allenò per ben quattro volte fino al 1982) passò alla Reggina (tre volte) poi al Messina, all’Acireale, allo Spezia, al Crotone e all’Akragas di Agrigento.

LA SERIE B

Siamo nel 1984 e Franco Scoglio si apprestava ad allenare, per la terza volta, il Messina. Proprio dalla città della Stretto, Scoglio iniziò la sua scalata al calcio che contava. Al secondo anno vinse il campionato di Serie C1, portando la squadra in Serie B per la prima volta dopo diciotto anni di attesa e nelle due successive stagioni ottenne un settimo ed un dodicesimo posto in classifica. Mister Scoglio iniziò a farsi apprezzare per il modo di giocare, la tattica, la maniacalità nella preparazione delle partite e per la sua preparazione culturale unito ad una squadra dotata di estro e capacità tecniche (Salvatore Schillaci in prima fila).

LA CHIAMATA DEL GENOA 

Nell’estate 1988 il prof siciliano venne ingaggiato dal Genoa del Presidente Spinelli, a capo del Grifone da quattro stagioni. Dalla stagione prima che arrivasse il presidente di origine calabrese, i rossoblu erano ancorati in Serie B e nelle due stagioni con Scoglio la squadra disputò due campionati importanti: vittoria del campionato al primo colpo (a pari merito con il Bari) e undicesimo posto in classifica in quello successivo. Il mister laureato in pedagogia era arrivato con le sue forze e la sua modalità di intendere il calcio in Serie A. Fra mister Scoglio e la Gradinata Nord del “Ferraris” fu amore vero, sincero e profondo: un tifo ed un calore che lo colpirono sin dal primo giorno del suo arrivo a Pegli.

GLI ESONERI

Eppure dopo quel biennio, da cui Osvaldo Bagnoli trasse la linfa per il suo “Genoa dei miracoli” (quarto posto nella stagione 1990/1991 e miglior piazzamento dal 1942 con raggiungimento di una incredibile semifinale di Coppa Uefa dopo aver vinto nei quarti ad Anfield Road contro il Liverpool, prima squadra a riuscirci), la fortuna calcistica di Scoglio andò in affanno e da quel momento fu una via crucis tra fallimenti ed esoneri: campionati non terminati a Bologna, Udinese, Genoa (seconda tranche), Cosenza, Ancona e Napoli. Nell’estate 1990 approdò al Bologna, ma la sua esperienza durò solo sei partite conquistando solo due punti. Un fallimento in piena regola con tanto amaro in bocca per il Professore, in quanto la stessa estate fu cercato (si disse) sia dalla Juventus sia dal Napoli campione d’Italia in carica, approdando poi sotto le due Torri.

UNA CARRIERA PARTICOLARE

In trentadue anni di panchine, Scoglio è stato esonerato nove volte ed in due occasioni si è dimesso. Il miglior risultato, tra il 1990 ed il 2003, anno della sua ultima panchina, è stato il momentaneo terzo posto alla guida dell’Udinese nella stagione 1991/1992: dimissioni con la squadra terza a pochi punti dal primo posto e poi promossa in Serie A con Adriano Fedele. Non un percorso degno di un grande tecnico, ma ciò che contava è l’essere passato alla storia (calcistica) per essere diventato un vero personaggio. Non una macchietta, ma un uomo di un grande spessore con cui interloquire stando seduti ai suoi piedi come gli allievi di Platone.

IL LEGAME CON IL GENOA

Ancora oggi il nome di Franco Scoglio è totalmente legato a quel Genoa dotato di cazzimma, grinta e bel gioco. E sotto la Lanterna il tecnico siciliano costruì un legame così forte da essere stato un tutt’uno con la città e con ogni singolo tifoso. Un legame che gli fece dire una profezia inconsapevole: “morirò parlando del Genoa”.

LE AVVENTURE CON LE NAZIONALI

A parte in Italia, Scoglio ebbe modo di farsi apprezzare anche all’estero, anche se per un tempo molto breve. Tra il 1998 ed il 2002 (con l’intermezzo genoano del 2001/2002), allenò le Nazionali di Tunisia e Libia. Cosa spinse Scoglio ad accettare quelle due avventure esotiche? Almeno due fattori: mettersi in gioco in piazze poco avvezze al grande calcio; scrollarsi di dosso il legame con insuccessi ed esoneri. Era giunto il momento di dare un taglio netto al passato ed il Maghreb sarebbe stato il luogo ideale dove andare ad insegnare calcio. Ma se in Libia l’avventura fu molto breve poiché non voleva far giocare il figlio di Mu’ammar Gheddafi (e siccome il presidente della Federcalcio libica era lo stesso Saadi), in Tunisia Franco Scoglio scrisse un grande pagina del calcio locale.

IL MIRACOLO CON LA TUNISIA

La Nazionale delle “aquile di Cartagine”, fino al 1998, aveva preso parte a due Mondiali (con uscita al primo turno) ed in Coppa d’Africa i migliori piazzamenti erano stati due secondi posti (nel 1965 e nel 1996). Sotto la guida del Professore di Lipari, la Tunisia riuscì a classificarsi quarta nella Coppa d’Africa del 2000 e a qualificarsi (praticamente) per il Mondiale nippo-coreano del 2002. Una cosa incredibile. Il pluriesonerato e pluridiscusso Franco Scoglio avrebbe condotto una Nazionale straniera ad un Campionato del Mondo. Roba da non crederci. Il top fu il match di qualificazione contro la Repubblica democratica del Congo dove, davanti a oltre 50mila spettatori, le sue “aquile” vinsero 5 a 0.

IL RITORNO AL GENOA

Mondiale incamerato, ma Scoglio non guidò la Nazionale in Corea-Giappone: ci andò, dopo gli intermezzi di Krautzun e Michel, Ammar Souayah. Motivo della non partecipazione del Professore? Scoglio fu richiamato per risollevare le sorti del suo amato Genoa che era a rischio retrocessione in Serie C1 nel marzo 2001. E visto che al cuore non si comanda, Scoglio lasciò Tunisi per Genova compiendo un altro miracolo: salvezza anticipata. Il tecnico siciliano rimase al “Ferraris” fino a dicembre 2001, dove venne sostituito da Edy Reja. Accettò di tornare al Grifone a scatola chiusa, senza sapere neanche chi componeva la rosa.

L’ULTIMA AVVENTURA

Al termine della parentesi genoana, Scoglio chiese di tornare alla guida della Nazionale tunisina, ma la Federcalcio del Paese maghrebino declinò la proposta accusando lo stesso Scoglio di aver tradito la loro fiducia per aver preferito a loro una squadra della Serie B italiana. Per salvare il Genoa, nel 2001, Scoglio mandò alle ortiche gloria ed un lauto ingaggio fino al 2003. L’ultima panchina di Franco Scoglio fu quella del Napoli (stagione 2002/2003), da due stagioni impantanato in Serie B: il Professore sostituì Sergio Buso durante le festività natalizie e lo guidò per otto giornate (realizzando dieci punti), dopo di che fu esautorato per lasciare il posto al primo di quei tre tecnici che si alternarono in quella difficile stagione, Franco Colomba. Scoglio non ebbe colpe perché quella fu una stagione molto difficile per il club campano: sedicesimo posto in classifica e fallimento con ripartenza dalla Serie C1 due stagioni dopo.

I PROGRAMMI TELEVISIVI

Con l’esperienza napoletana si chiusero tutte le porte per Scoglio, ma si aprirono con vigore quelle dell’Università di Messina e di molti studi televisivi: gli fu affidata la cattedra di Teoria, tecnica e didattica del calcio presso la Facoltà di Scienze motorie e divenne opinionista di punta di tante trasmissioni calcistiche sulle tv locali nazionali, compresa la qatariota Al-Jazeera. Argomento prediletto? Sempre lo stesso: il Genoa.

LA MORTE IN DIRETTA

E proprio parlando del club del Grifone, durante una trasmissione sul genovese Primo Canale, il 3 ottobre 2005 ebbe un arresto cardiocircolatorio e morì in diretta. La sua profezia si era avverata: era morto parlando del Genoa. La notizia fece il giro del Paese e tutti gli amanti del calcio rimasero allibiti nell’apprendere che quel uomo che parlava usando alcuni latinismi e con una competenza sconfinata non c’era più. Dal febbraio 2016, il nome dello stadio San Filippo di Messina, teatro degli incontri casalinghi del sodalizio giallorosso, è affiancato da quello di Franco Scoglio: il giusto tributo verso un uomo che è partito dalla città della Madonna della Lettera ed è diventato un mito. Con Scoglio morì una buona parte del calcio nostalgico degli anni Ottanta-Novanta, forse il migliore di sempre alle nostre latitudini.

COSA E’ STATO FRANCO SCOGLIO

Cosa è stato Franco Scoglio? Un allenatore sui generis non solo nell’interpretare il proprio ruolo (dagli allenamenti alla tattica, dalla dieta alla teoria), ma anche un personaggio nel vero senso della parola. Epici i suoi aforismi e le sue uscite in latino: dall’”io non faccio poesia, verticalizzo” all’espressione più celebre, “ad minchiam”, usata durante un’intervista a Cremona riferendosi ad un giornalista poco attento alle sue parole. Ancora oggi quell’espressione, inventata di sana pianta nella mix zone dello “Zini”, è molto usata. E’ stato un personaggio a tutto tondo, Franco Scoglio. Uno che non le mandava a dire e che ebbe tanti detrattori come tanti ammiratori. Un guerriero, uno schietto e sincero che guardava sempre avanti e mai indietro, nonché mai banale. Uno che per il calcio ha dato l’anima e la vita. Una carriera con pochissime soddisfazioni personali, ma la consapevolezza (post mortem) di essere davvero diventato un “Football Legend”.

IL RIFIUTO AL MONDIALE PER IL GENOA 

Uno che ha vissuto tanti derby in carriera (cittadini quanto regionali), ma mai nessuno lo ha appassionato come il “derby della Lanterna”, tra i più caldi ed attesi di tutta la stagione calcistica nazionale. Scoglio e Genoa, una piazza calda e passionale per cui ha rifiutato la partecipazione ad un Mondiale (ripetiamo: Campionato del Mondo) e alla gloria eterna nel Paese africano (e tanti soldi) per correre al capezzale del Grifone, prenderlo in corsa e portarlo ad una salvezza quasi insperata. Un legame forte, intenso e viscerale: non esiste Franco Scoglio senza il Genoa e non esiste il “popolo” genoano senza il ricordo di Franco Scoglio, un tifo che negli anni su quella panchina lui non aveva mai visto da nessuna parte.

IL RAPPORTO CON LE CITTA’ DI MARE 

Non c’è nulla da fare: il mare era il luogo più caro a Scoglio, perché allenando squadre (e Nazionali) in riva al mare, il tecnico messinese ha fatto dei veri miracoli sportivi. Il mare è dove lui è nato, il mare è dove lui si è affermato, il mare è dove lui è morto. Con il senno di poi: chissà se invece di allenare Bologna, Udinese, Lucchese, Pescara, Torino, Cosenza avesse allenato sempre in città di mare. A dire il vero ha allenato anche ad Ancona per tre partite nell’aprile 1998, ma quella fu una esperienza brevissima. Se non fosse morto, si diceva che avrebbe firmato un accordo per allenare la Nazionale di Guinea Bissau, piccolo Paese africano affacciato, guarda caso, sull’Oceano Atlantico. Guada caso affacciato sul mare. Franco Scoglio è stato uno dallo sguardo magnetico, uno che ti faceva capire con gli occhi cosa voleva dirti ed il più delle volte chi si interfacciava con lui sapeva di essere già dalla parte del torto. Anche se con i giocatori era un po’ orso, tanti hanno sempre ammesso che dopo i suoi allenamenti tornavano sotto la doccia con il sorriso per essersi divertiti ed aver appreso un qualcosa di nuovo.

LA PROFEZIA 

Questo è stato il mister, anzi il Professor Franco Scoglio da Lipari, Messina, Sicilia: emblema di un calcio nostalgico, ruspante, colorito che non tornerà più. Un tattico ed un tecnico, un uomo per bene, un “dispensatore di ricette calcistiche” come è stato definito, un esempio di rettitudine e dedizione al suo lavoro. Un teorico, non uno pratico. Uno non addomesticabile in quanto vero uomo di carattere e di temperamento, ma anche un proletario (del pallone) ed un populista.
E poi quella profezia che si rivelò veritiera: morire parlando della propria squadra del cuore, il Genoa, amato quasi fosse un figlio.
Una morte quasi scritta per un soggetto non banale e per nulla ad minchiam proprio com’era Francesco Scoglio.

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