Giro d’Italia, tappa 12: freddo, Pantani e Narvaez. Highlights

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Giro d’Italia, la tappa di oggi

Che freddo! La pioggia e le bassissime temperature sono state le protagoniste della tappa di oggi. La maggior parte dei corridori era imbacuccata fino al collo, tra mantelline, scalda-braccia e coprigambe. Quasi tutti hanno sofferto le condizioni atmosferiche avverse, mixate ad un percorso piuttosto difficile da interpretare. La tappa è stato un saliscendi continuo per i nove colli intorno a Cesenatico, dove ogni anno si corre la granfondo. Le stesse strade dove ha iniziato a formarsi Marco Pantani, che nel corso della sua carriera ha aggiunto molti esempi concreti al concetto di imprevedibilità. La giornata odierna gli ha reso completamente onore, a partire dalla fuga. Il guinzaglio che teneva la testa della corsa è stato allungato sempre di più, finché non si è spezzato. Il gruppo ha forse sottovalutato troppo il distacco che continuava ad aumentare, o magari ha deciso di non sprecare troppe energie, visto che nel weekend (con la cronometro di sabato e la domenica di salita) si inizia a fare sul serio e ad avere un antipasto della terza settimana. L’unico ritmo sostenuto è stato impostato dalla NTT di uno scatenato Domenico Pozzovivo. Per buona parte della corsa ha obbligato il gruppo a faticare e ha osservato le reazioni degli avversari. Tra i migliori nessuno ha ceduto, se non al freddo, dato che erano tutti ben imbottiti. Fanno eccezione Pozzovivo e Joao Almeida, entrambi hanno indossato quasi sempre la maglietta a maniche corte, come in una normale giornata di sole. Era invece vestito da sci Jhonatan Narvaez, partito in fuga con il cielo azzurro e arrivato per primo al traguardo sotto il diluvio. È rimasto da solo con Mark Padun sull’ultimo colle. La salita non era un problema, forse temeva l’ucraino per la discesa e il lungo rettilineo finale. La fortuna però ha deciso di baciare l’ecuadoriano, che è il secondo corridore proveniente dallo stato sudamericano a vincere in questo Giro, dopo Jonathan Caicedo sull’Etna. Padun infatti, iniziata da poco la discesa, ha forato perdendo il treno Narvaez, che è andato dritto verso il trionfo. È il terzo successo di tappa (dopo la doppietta di Filippo Ganna) per il team Ineos, a cui vanno aggiunti pure i due secondi posti di Puccio a Vieste e di Castroviejo a Roccaraso. Tutti in fuga, a dimostrazione che la squadra costruita per Geraint Thomas era di altissimo livello.

Giro d’Italia, la sintesi della tappa

Giro d’Italia, la tappa di domani

L’arrivo di domani a Monselice è del tutto inedito, visto che il Giro non ha mai fissato un traguardo lì. Non c’è mai stata neppure una partenza di tappa, ma soltanto un passaggio nel 2016. La città però ha qualcosa a che fare con il ciclismo: è la terra natale di Mirko Rossato. L’attuale direttore sportivo della Bardiani CSF, da corridore, ha partecipato a tre Giri d’Italia e a due edizioni della Vuelta. Non ce ne voglia Rossato, ma a Monselice è nata anche una persona che non ha a che vedere con il ciclismo, ma con la vita. Ida Brunelli Lenti era una bambinaia, che si è trovata di fronte un evento più grande di chiunque. Era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e in Italia vigevano le leggi razziali. Lei lavorava per una famiglia ebraica ungherese e si occupava dei tre figli. La morte di entrambi i genitori però la portò ben presto a ricoprire un nuovo ruolo, quello di tutrice e forse anche madre. Quando si vive un periodo ben più grande delle proprie possibilità, si risponde con iniziative semplici e gesti comuni. Si è spinti da buon senso e umanità. Per questo Ilda nascose i bambini in diversi luoghi, per ultimo l’orfanotrofio Sant’Antonio dei Frati di Noventa Padovana. Proprio per queste azioni è stata e sarà per sempre una Giusta tra le Nazioni.