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Il decollo dell’aeroplanino

IL MILAN DI VINCENZO MONTELLA INIZIA AD ASSUMERE I CRISMI DI UNA VERA SQUADRA. E SABATO C’E’ LA JUVE…

Innanzitutto, alzi la mano chi avrebbe pronosticato il Milan del nuovo corso targato Montella, aggrappato al secondo posto in classifica, seppur in coabitazione, dietro alla Juve padrona assoluta del campionato. Erano sei anni che i rossoneri, dopo 8 giornate, non respiravano aria di alta classifica; e in quella stagione i ragazzi allora allenati da Allegri, con Ibra, Pato e Robinho in prima linea, festeggiarono lo scudetto, l’ultimo della Milano calcistica, prima che la Juve cannibalizzasse il nostro campionato con 5 successi di fila.

Ora, guardando con realismo la classifica, pensare al Milan – Juventus di sabato come ad uno scontro diretto oggettivamente appare troppo prematuro, e forse anche controproducente per l’ambiente rossonero.
Il lavoro di Vincenzo Montella è di quelli certosini, e tut’altro che semplici, dato che ha ereditato una squadra fuori dall’Europa per il terzo anno di fila (nell’era Berlusconi non era mai successo), trovandosi peraltro catapultato in un ambiente in febbrile stato di agitazione per l’ormai imminente passaggio di proprietà, e con una dirigenza di fatto immobile in sede di mercato.

Premesse quindi non proprio tranquillizanti, se poi ci mettiamo anche l’ultima disastrosa stagione alla guida della Sampdoria, durante la quale il tecnico di Pomigliano non ha reso secondo le aspettative, facendo storcere poi il naso a più di un sostenitore al momento del suo ingaggio.

Il lavoro svolto da Mihajilovic la stagione scorsa è stato sicuramente sottovalutato dallo staff dirigenziale, lavoro peraltro caratterizzato dall’inserimento graduale di giovani italiani di sicuro avvenire, il cui rendimento in questo avvio di stagione rappresenta la nota più lieta in casa rossonera. Ma la pazienza, nel mondo del calcio, è merce piuttosto rara; se poi stiamo parlando di un club a secco di vittorie da cinque anni, logico che la frustrazione sia maggiore.
La rosa dello scorso anno, buona ma non all’altezza dei piani altissimi della classifica, è stata decisamente sopravvalutata da Galliani &co., con giocatori pagati ben oltre il loro valore – pensiamo a Bertolacci e Romagnoli, quest’ultimo fortissimo in prospettiva ma che ancora deve completare il suo percorso di maturazione – e un tecnico in totale controtendenza filosofica rispetto ai dettami di una società che, negli ultimi trent’anni, ha fatto del calcio spettacolo il suo marchio di fabbrica.

Mettendo da parte le mere questioni societarie, il closing e via discorrendo, in questa stagione si sta assistendo ad una brusca inversione di marcia, con Montella che, prima di vedere concretizzati i suoi propositi di bel gioco, sta lavorando per costruire una forte identità di squadra.
In pratica l’esatto contrario di quanto ha provato a fare a Genova, insistendo su un lavoro poco congeniale per una squadra rilevata in corsa e in stato confusionale.
Il Milan delle ultime giornate ha mostrato una grande compattezza, un’ umiltà figlia anche della giovane età media di un gruppo che vuole costituire nel breve periodo la futura spina dorsale del collettivo rossonero. Non più figurine quindi, ma giocatori giovani, prodotti dal vivaio, e quindi già inseriti pienamente nell’ambiente di Milanello.

Donnarumma, portiere fenomeno lanciato da Mihajilovic l’anno scorso, è quindi il simbolo del nuovo corso del Milan, accompagnato da un Locatelli che, dopo il grave infortunio del capitano Montolivo, si sta ritagliando un posto importante, dimostrando di essere un talento vero, ben scortato oltretutto da compagni di reparto dotati di grande personalità, come Kucka e Bonaventura.
Proprio su Locatelli andrebbe fatto un discorso a parte, perchè ai microfoni ha dimostrato che il calcio sa produrre anche facce pulite ed emozioni genuine come le lacrime seguenti alla vittoria col Sassuolo. Niente di prefabbricato quindi per omaggiare telecamere e arruffianarsi sponsor.

Negli ultimi giorni, poi, si è fatto il nome di Fabregas, ormai osteggiato da Conte a Stanford Bridge; il giocatore non si discute, ma da quando ha tagliato il cordone ombelicale che lo teneva legato a Wenger, non ha più espresso con continuità l’enorme talento di cui dispone, sia col Barcellona che nel Chelsea. Come mezz’ala, nel 4-3-3 proposto da Montella, sarebbe un giocatore estremamente funzionale che eleverebbe di molto il tasso tecnico del Milan. Ma il rischio di portarsi a casa un’altra figurina (come Ronaldo, in parte Beckham e Ronaldinho, Emerson e il secondo Sheva) è da non trascurare. Ricordiamoci poi che, se recupera la miglior condizione, il Milan dispone anche di un certo Poli, giocatore eclettico, che a centrocampo può ricoprire qualunque ruolo, indipendentemente dai moduli.

Desta impressione, infine, anche la maturazione di Niang, che da giovanissima testa calda che nel primo periodo rossonero collezionava una mattana dietro l’altra, dopo la buona parentesi nella Genova rossoblu (vale lo stesso discorso per Suso) sta iniziando a mostrare finalmente le ottime doti tecniche e fisiche che gli erano accreditate a inizio carriera. Un giocatore a tutto campo, duttile e che si sta privando di quegli orpelli più da giocatore di cortile che da calciatore vero. Il percorso di crescita del Milan passa anche per i suoi piedi.

La partita di sabato contro la Juve, quindi, fungerà da prima prova di maturità per Montella e i suoi ragazzi. Il divario tecnico è evidente, ma un eventuale risultato positivo dei rossoneri fungerebbe da ulteriore propellente per una squadra in piena evoluzione. E potrebbe anche essere funzionale al nuovo corso societario, che con un risultato di prestigio come punto di partenza, lavorerebbe già nel breve periodo per rinforzare l’organico e colmare il gap con i club più forti d’Europa.

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