Il Grande Torino, la squadra che solo il cielo dominò

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Grande Torino

Quel pomeriggio del 1949, il 4 maggio per l’esattezza, nessuno volle crederci subito, nessuno poteva crederci …… quando il tam tam iniziato da qualche fortunato possessore di una radio cominciò a diffondersi, sembrava tutto impossibile, ed invece ancora una volta la realtà mostrò a tutti, con l’uscita dei quotidiani, quanto era accaduto: l’aereo del Torino, già allora come oggi e per sempre denominato”Grande”, si era schiantato sulla collina di Superga, ad un passo da casa.

Trentuno vittime tra giocatori, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio, di ritorno da una partita amichevole, l’ultima, disputata a Lisbona.
Nessuno riusciva a crederci, dicevamo, perché quegli splendidi atleti, praticamente invincibili, erano già divenuti nell’immaginario collettivo addirittura immortali.

Il “Grande Torino” ora come allora, rimane un amore unico e trasversale, nessun’altra squadra può avvicinarsi al suo mito, assolutamente senza paragoni. Due le spiegazioni: l’immane tragicità della fine, ed il fatto che solo quella squadra fosse passata indenne in mezzo alla guerra; le bombe non avevano intaccato la forza e la solidità di quel gruppo, e quel messaggio di fiducia fece si che la gente si legasse al “Grande Torino” in modo indissolubile.
5 campionati vinti, dal 1942 al 1949, 471 reti segnate, 128 vittorie, 10 titolari in azzurro, questi i numeri di una squadra che, al di là delle iperboli tipiche che condiscono sempre le gesta dei campioni del passato, scandiscono in modo inconfondibile la forza di una compagine in grado di essere anche innovativa; il Toro di quei tempi fu infatti la prima formazione ad adottare il Sistema, modulo di gioco impostato su 3 difensori rocciosi e propositivi, 4 centrocampisti disposti a quadrilatero ed un attacco imperniato su un centravanti acrobatico e due velocissime ali.

Simbolo, neanche a dirlo, Valentino Mazzola, capitano e vero condottiero dei granata; si racconta che nei momenti di difficoltà attirasse su di sé l’attenzione del pubblico e dei compagni, poi rimboccandosi le maniche della maglia numero 10 desse il suo segnale di riscossa….frenare il Torino in quel momento diventava impossibile!

Mito nel mito lo stadio Filadelfia, che rimase imbattuto dal 17 gennaio 1943 al 6 novembre 1949, quando i leggendari protagonisti dell’epopea granata erano però già scomparsi.
Ora spegnete per un attimo i vostri cellulari, tablet e tv, sedetevi sulla poltrona del salotto ed accendete una vecchia radio e la vostra fantasia, chiudete gli occhi ed immaginate la voce di Nicolò Carosio e sentirete una dolce filastrocca: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. (in collaborazione con informarea.it)