Johnny Unitas, il “Golden Arm” che rese popolare la NFL

La storia di Johnny Unitas, una delle prime leggende della NFL

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Il “Golden Arm” che rese popolare la NFL: Johnny Unitas

Tra i giocatori più popolari negli anni ’50 e ’60, periodo in cui è nata la NFL come la intendiamo adesso, un posto speciale è riservato al quarterback dei Baltimore Colts Johnny Unitas, soprannominato “Johnny U” o “Golden Arm” per il suo grande talento. Nella sua carriera, durata ben 18 stagioni dal 1956 al 1973, ha vinto 4 titoli, 3 prima della fusione tra NFL e AFL (1958, 1959 e 1968) e l’ultimo al termine della stagione 1970, battendo i Dallas Cowboys nel quinto Superbowl della storia. Oltre ai trofei, Unitas si è aggiudicato il titolo di MVP per ben tre volte (1959, 1964, 1967), è stato convocato al Pro Bowl 10 volte e inserito 5 volte nel First Team All-Pro, infine è entrato a far parte della Pro Football Hall of Fame nel 1979.

Nato a Pittsburgh il 7 maggio 1933 da genitori di origini lituane, John Constantine Unitas, in seguito alla perdita del padre, cresce solo con la madre e frequenta la St. Justin’s High School di Pittsburgh, dove gioca come quarterback e halfback. Il suo sogno era di giocare per i Notre Dame Fighting Irish, ma a causa di un fisico troppo esile non riesce a entrare in squadra. Decide allora di andare a Louisville e giocare per i Cardinals, il suo esordio avviene nel 1951 alla quinta partita della stagione, dove riesce a completare una momentanea rimonta da subentrato lanciando 3 touchdown, perdendo poi 22-21 senza più avere il pallone. Da quel momento John diventa titolare e vince 4 partite sulle 5 restanti in quella stagione.

L’anno dopo, a causa dei tagli delle borse di studio, la squadra diventa un two-way football team, ovvero un tipo di football dove gli stessi giocatori ricoprono ruoli sia d’attacco che di difesa, spesso anche di special team. Unitas gioca sia come safety e linebacker che come quarterback, oltre a ritornare i punt e i kickoff. Nella sua carriera collegiale si distingue per le sue prestazioni da tuttofare, su tutte viene ricordata una partita contro Tennessee persa 59-6 nel 1953, dove Unitas ha lanciato per 73 yard, corso per 52, segnando l’unico touchdown della sua squadra, fatto sette ritorni per 88 yard e ha compiuto l’86% dei placcaggi. Infortunato nell’ultimo quarto esce con una standing ovation del pubblico e una volta negli spogliatoi era talmente esausto che hanno dovuto tagliare maglia e paraspalle per toglierglieli, perché non era in grado di alzare le braccia.

Selezionato dai Pittsburgh Steelers, Unitas viene tagliato senza fare nemmeno gli allenamenti, così per un anno lavora come muratore e gioca in una squadra semi-professionistica, i Bloomfield Rams, per 6 dollari a partita. Nel 1956 approda in NFL con i Baltimore Colts, l’esordio non è dei migliori, specialmente le prime azioni dove lancia un intercetto e in sequenza perde il pallone con un fumble, finendo per perdere 58-27 con i Bears. Il riscatto arriva in fretta, lanciando 9 touchdown in stagione e battendo il record di percentuale di completi per un rookie. Con il touchdown all’ultima partita inizierà la sua striscia di partite consecutive con almeno un touchdown, che andrà avanti per 47 partite, fino al 1960, stabilendo un record che durerà oltre 50 anni, a batterlo ci penserà un certo Drew Brees nell’ottobre del 2012.

Nel dicembre 1958, Unitas guida i Colts alla loro prima vittoria di un titolo, battendo i Giants 23-17, in quella che viene ricordata come “La più grande partita di sempre“. Era la prima partita nella storia della NFL a finire all’overtime, gli viene spesso attribuito il merito di aver aumentato la popolarità della NFL per gli anni a venire, grazie alla diretta nazionale su NBC.

Dal 1968 in poi Unitas subisce un evidente calo del rendimento a causa dei parecchi infortuni al braccio, il suo Golden Arm non è più così dorato e gli intercetti (64) superano di gran lunga i touchdown (38). L’ultima stagione della sua carriera la gioca con i San Diego Chargers nel 1973, senza però ottenere buoni risultati, tanto da perdere il posto in favore di un altro futuro Hall of Famer: Dan Fouts.

Resta però una carriera iconica, piena di successi e record, come essere il primo quarterback a passare i 30 touchdown in una stagione (1959), il record di partite consecutive con un touchdown (47) e il primo a superare le 40,000 yard di lancio, nonostante i passaggi non fossero parte fondamentale del gioco quanto lo sono ora e le stagioni durassero meno. Oltre che nella Hall of Fame del Pro Football, è stato introdotto anche in quella del Semi Pro Football, nel 1987. Già sofferente per infortuni dovuti agli anni di gioco, si è spento all’età di 69 anni nel settembre del 2002, lasciando un ricordo indelebile ai fans dei Colts e del football in generale.