La generazione d’oro della Francia mondiale

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La France est championne du Monde. La Francia per la seconda volta nella sua storia è campione d’Europa. Un autogol di Mandzukic ed il tris dei classe anni Novanta Griezmann-Pogba-Mbappé ha riportato sul tetto del Mondo, a distanza di venti anni dal primo successo dei “galletti” nel Mondiale casalingo nel 1998. Venti anni fa allo stadio Saint Denis come ieri al Luzniki era presente Didier Deschamps: allora alzò la coppa più importante e bella di tutte come capitano, oggi come Commissario tecnico, diventando il terzo nella storia a bissare prima come allenatore e poi come allenatore come Beckenbauer (1974 e 1990) e Zagallo (1970 e 1994).

FRANCIA CAMPIONE DEL MONDO, GENERAZIONE VINCENTE

La Francia ieri non ha giocato forse la miglior partita della sua storia, ma il suo è stato un successo di gruppo. Un gruppo di giovani assetati di vittoria e carichi di tecnica che già due anni fa nell’Europeo ospitato nell’Esagono si era arreso (e solo nei supplementari) al Portogallo: i lusitani si sono fermati questa volta agli ottavi, mentre i Bleus hanno alzato la coppa.

La Francia rispetto a due anni fa è tendenzialmente la stessa, ma con due anni in più e con un parco di giocatori più ricco. Si parla, nel calcio, di cicli e i neo campioni del Mondo possono scrivere ancora una bella pagina di storia. Il motivo? Degli undici scesi in campo ieri, solo tre sono nati prima del 1990 (capitan Hugo Lloris, Blaise Matuidi ed Olivier Giroud) e tre nati tra il 1996 ed il 1998 (Benjamin Pavard, Lucas Hernandez e Kylian Mbappé). In mezzo, una vera generazione d’oro. Una miniera di talento che potrà (e potrebbe) imporsi negli anni a venire, In pratica, una sorta di nuova Spagna. Per non parlare del fatto che Deschamps ha lasciato a casa una schiera di giocatori che avrebbero fatto sicuramente bene anche in Russia. Ma parliamo degli eroi di Mosca: dalla novità Pavard alle certezze difensive Varane e Umtiti, dalla grinta e la fisicità di Kanté e N’Zonzi in mezzo al campo.

La finale contro la Croazia, altra generazione di talenti giunta però al capolinea per motivi anagrafici, è stata chirurgica: nel 90 minuti (più recupero), Lloris e compagni hanno fatto cinque tiri in porta segnando quattro reti contro una Croazia che ha avuto oltre il doppio delle occasioni ma che ha trovato una Francia ben messa in campo davanti, in mezzo e dietro, anche se la topica del capitano francese sul gol di Mandzukic ha fatto tremare i polsi ai tifosi transalpini presenti a Mosca e nelle piazze francesi.

Tutto il cammino mondiale della Francia è stato chirurgico, sopratutto nella fase ad eliminazione diretta: 4-3 all’Argentina negli ottavi, 2-0 all’Uruguay nei quarti ed il gol di testa di Umtiti in semifinale nel derby francofono contro il Belgio. A differenza degli avversari, game set match in novanta minuti in tre partite su tre.

I tre marcatori di ieri sono il fiore all’occhiello della FFF (la Federcalcio francese): Antoine Griezmann, Paul Pogba e Kylian Mbappé.

Il numero 7 di Mâcon, che per diventare un calciatore francese è dovuto emigrare in Spagna perché in Francia non lo reputavano all’altezza (e non solo come…fisicità), ieri ha coronato il suo merveilleux 2018: doppietta nella finale di Europa League, quattro gol totali tutta la kermesse iridata, la punizione che ha “propiziato” il l’autogol croato ed il rigore segnato a Subasic. Per non parlare di una prova maiuscola che pone ora le petit diable come l’indiziato numero 1 per la vittoria del prossimo Pallone d’oro, che nell’edizione 2016 lo vide piazzarsi al terzo posto dietro la (solita) premiata ditta Ronaldo-Messi, che riporterebbe l’ambito premio “a casa” dopo venti anni, ovvero dalla vittoria di Zinedine Zidane.

Pogba invece si è preso la scena a centrocampo: prestazione da 8, gol del 3-1 che ha chiuso la partita, ogni volta su ogni pallone, ogni volta a strappare la palla all’avversario di turno ed ogni volta a mettere un compagno nella posizione giusta per creare “problemi” a ridosso dell’area. Il numero 6 bleu si è preso una bella rivincita dopo una stagione interlocutoria a Manchester (sponda United), ponendosi come uno dei più completi centrocampisti del Mondo.

E poi c’è lui, il futuro del calcio francese, europeo e mondiale: Kylian Mbappé. La scorsa estate tutti storsero il naso quando il Paris Saint Germain spese 160 milioni di euro per un ragazzino sconosciuto che aveva fatto una stagione importantissima con il Monaco segnando ben sette reti in Champions. Da allora è stato un fiume in piena come gol e prestazioni: fiuto del gol da giocatore navigato, corsa a perdifiato ed il titolo di miglior giovane del Mondiale, succedendo al compagno di squadra Pogba, “Best young player” in Brasile quattro anni fa.

Il futuro è tutto di Mbappé, senza se e senza ma. Ora starà a lui confermare tutto quello che ha fatto finora e tenuto conto che un giocatore medio ora smette a 32 anni, l’attaccante di Bondy ha davanti ancora dodici anni per migliorarsi sempre più. E perché no, ergersi come erede di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo che, a venti anni nemmeno compiuti, non hanno mai vinto un Mondiale.

Il 4-2 di Mosca ha messo la parola fine ad uno dei Mondiali più belle ed incredibili di sempre. Sarebbe stato bello se lo avesse vinto la Croazia un po’ perché 60 milioni di italiani ieri hanno tifato per lei, un po’ per la sua storia politico-sociale ed un po’ per alcuni giocatori che hanno scritto una bella pagina di calcio in questo mese di Mondiale. Ma la dea Eupalla ha voluto che fosse Lloris fosse l’erede di quel Deschamps che il 12 luglio 1998 alzò sul cielo di Parigi la prima Coppa del Mondo per i nostri odiati cugini d’Oltralpe.

Contro la generazione di fenomeni non si può far nulla. E per chi ama il calcio ieri ha ringraziato la dea Eupalla (appunto) di aver mostrato al Mondo che questa jeune France è una bella pagina di calcio, sport ed integrazione. Un qualcosa impensabile da altre parti, ma tant’è.