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La parabola discendente di Cesare Prandelli

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Secondo fallimento consecutivo nel giro di qualche mese per Cesare Prandelli. Dopo il flop mondiale alla guida della Nazionale, è arrivata infatti anche la beffa dell’esonero dal Galatasaray dopo una convivenza difficile e travagliata con la dirigenza turca. Un’autentica parabola discendente per il tecnico, che dopo l’ottima esperienza alla guida della Fiorentina e il buon inizio con la Nazionale italiana (un Europeo perso in finale contro la Spagna nel 2012) ha vissuto stagioni ai limiti del drammatico. Il Mondiale in Brasile doveva essere quello della consacrazione definitiva, ma il viaggio è stato breve e la Nazionale azzurra è tornata in Italia tra polemiche e clima rovente.

La gestione di Balotelli, la convocazione di Cassano ed altre scelte che hanno storcere più di una bocca alla stampa italiana che non ha mancato critiche verso Prandelli. Lui si è assunto le colpe ed ha rassegnato le dimissioni, ma non ha perso tempo e si è fatto subito “abbindolare” dai sonanti quattrini provenienti dalla Turchia. Investimenti importanti ed una squadra competitiva. Queste erano state le promesse fatte a Prandelli con nomi come Campbell, Pato, Doria e Balanta che dovevano essere acquistati per far fronte alle promesse al momento della firma. Peccato solo che la situazione è poi peggiorata con il Galatasaray che non ha fatto acquisti e il presidente Ebru che ha rassegnato le dimissioni. Da lì in poi la convivenza di Prandelli è diventata un calvario culminato nell’esonero dopo l’eliminazione dalla Champions League.

Un’autentica beffa per Prandelli, che aveva visto nell’esperienza turca la possibilità di riscatto dopo il brutto mondiale brasiliano. Una beffa doppia se si pensa all’addio di Conte alla Juventus e a quella possibilità di gettata al vento di aver potuto guidare la Juventus al posto di Massimiliano Allegri.

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