Home Editoriale Il punto GG – Qatar 2022: Scaloni li ha Messi tutti in...

Il punto GG – Qatar 2022: Scaloni li ha Messi tutti in fila!

L'Argentina supera la Francia con un grande Messi.

Messi

L’Argentina di Messi supera la Francia di Mbappé in una finale da favola

E’ stata una grande finale, forse una delle migliori di sempre, quantomeno a livello emozionale. I protagonisti annunciati hanno risposto presente; uno si è portato a casa il pallone ed il titolo di capocannoniere, l’altro la Coppa del Mondo, a dimostrare che se ormai è acclarato che Mbappé sarà il futuro di questo calcio, Messi è ancora ben presente e non ha intenzione di abdicare tanto facilmente.

E’ stato un mondiale discusso e discutibile, per moltissimi motivi, dall’inizio alla fine, ma calcisticamente parlando non si può non apprezzarne gli spunti tecnici e tattici forniti. Il primo mondiale d’inverno (per noi europei), il primo con una nazionale africana arrampicata fino alla semifinale, il primo disputato nel mondo arabo, con i suoi divieti e le tante particolari tradizioni. Nuove e vecchie tendenze arbitrali (ad esempio i recuperi monstre…), errori e sospetti, ma poi, a livello tecnico i più forti hanno vinto. E questo, in fondo, è quello che conta veramente in una competizione lunga e massacrante come il Mondiale.

Scaloni tecnico vincente

L’Argentina, campione sudamericana in carica, era tra le favorite, così come la Francia campione del mondo, del resto, ed è riuscita a portare a termine la missione nonostante una partenza non proprio irreprensibile. La sconfitta iniziale con l’Arabia Saudita però, ha dato a Scaloni, primo tecnico argentino a fare doppietta (Coppa America e Mondiale), l’input decisivo per prendere il coraggio a due mani ed operare quei pochi ma fondamentali ritocchi che hanno conferito alla sua formazione la definitiva e vincente conformazione. Già scolpita a sua immagine e somiglianza, la squadra è stata ancor di più modellata sulle preziose e inarrivabili doti del suo condottiero, Messi naturalmente, attorniato in zone chiave da elementi giovani ma già in grado di reggere l’impatto con un palcoscenico così importante. Difesa imperniata centralmente su due rocce difficilmente superabili come Romero e Otamendi, due laterali, Molina e Tagliafico in grado alla bisogna anche di offendere. A centrocampo il giovane Enzo Fernandez, vera rivelazione del campionato (col croato Gvardiol), il metronomo con licenza d’attacco, Mac Allister, e soprattutto Rodrigo De Paul, l’unico imprescindibile (10 a parte) per l’allenatore argentino. Poi davanti, a fare da spalla per Messi, il giovane Alvarez, altra rivelazione innestata in corso d’opera. Di Maria, jolly da finale, è stata l’ultima chicca di una conduzione tecnico-tattica quasi perfetta.

Mbappé è il nuovo che avanza, ma Messi resta ancora il numero uno

Messi, una carriera con l’ingombrante ombra di Maradona sulla testa, ha disputato il suo miglior mondiale, e non solo perché l’ha vinto. Nei momenti di difficoltà ha saputo caricarsi la squadra sulle spalle, issandola fuori dalle sabbie mobili con le sue giocate, gli assist e i gol. Con il passare del tempo, di partita in partita, quell’ombra si è progressivamente spostata, prima affiancandolo e poi passandogli davanti per mostrargli la strada più giusta da percorrere. E lui, stavolta, non ha sbagliato un colpo, non ha perso l’occasione. Un mondiale da 10, con lode e bacio accademico. Noi non facciamo paragoni scomodi; troppo complesso mettere a confronto Campioni di epoche diverse, con regole che non sono più le stesse, modalità di gioco troppo lontane tra loro, ma certo Messi, con la vittoria di ieri si è consegnato definitivamente alla Storia, entrando in quel ristretto novero di pochi eletti nel quale qualcuno, per i più svariati motivi, faticava a vederlo.

Complimenti alla Francia e al Marocco. Flop Brasile

Chiudiamo con i doverosi complimenti per la Francia, indomita nonostante una gran parte di gara alla completa mercé dell’avversario, e chiaramente per il suo alfiere principe, Mbappé, già pronto per lo scettro di nuovo re; al Marocco, che passerà alla storia, alla Croazia e Modric, che si sono confermati su livelli altissimi e forse non pronosticabili alla vigilia. Bene anche l’Inghilterra, più sfortunata che non meritevole nella sfida persa con i francesi, dietro la lavagna il Brasile, all’ennesimo spreco di talento e fantasia, e naturalmente Infantino e la Fifa, colpevoli di chiudere gli occhi su tanti aspetti, o forse di tenerli troppo aperti in unica direzione: quella dei soldi!

Exit mobile version