NBA, la scommessa di Mike D’Antoni: “Vincere a Houston con i piccoli”

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Mike D'Antoni

Mike D’Antoni parla al Corriere della Sera

”La Nba valuta varie opzioni, non possiamo che attendere. Ma sarà il virus a spiegarci quando si potrà riprendere”. Mike D’Antoni, coach degli Houston Rockets, scalpita come tutta la Nba che aspetta la ripresa della stagione interrotta a marzo per il coronavirus. ”A causa della mia età avrò limitazioni non appena si ripartirà? Macché, e non ne avrà nemmeno Popovich, che è più vecchio di me – scherza l’allenatore 69enne in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ -. Format? L’essenziale è che si segua un criterio equo”. Il segreto secondo D’Antoni sarà la ”reattività: sarà uno sforzo più mentale che tecnico”. A febbraio ha ribaltato i Rockets, rinunciando a un uomo d’area, Clint Capela, per accentuare lo ‘small ball’ con quintetti piccoli.

Mike D’Antoni e la rivoluzione a Houston

”Rivoluzione necessaria? È lo schema che ci dà le maggiori chance: la proprietà concorda. Mi spiace per Capela, ma la squadra va meglio così: delusioni del passato mi hanno insegnato ad abbandonare certe convenzioni. Come hanno vinto i Golden State in questi anni? Usando alla grande i piccoli. Non vedo tanti Jabbarin giro e in compenso ci sono lunghi come Giannis Antetokounmpo che giocano da esterni”. ”Non m’importa se ho i piccoli o i grandi: nel basket conta prima di tutto l’abilità. Questa soluzione, che ai Phoenix Suns ha funzionato, mi riporta poi al periodo di Milano. Era il terzo anno da coach. Misi Pittis in quintetto come ‘numero 4’, Antonio Davis era l’unico lungo. Fu la mossa che mi salvò dal licenziamento: avevamo perso 6 volte di fila, da quel giorno vincemmo 21 partite e ci ritrovammo terzi: purtroppo, però, Davis si ruppe una mano nei playoff. La lezione fu comunque chiara: i piccoli sanno fare più cose. Avevo Djordjevic, ma non rendeva per colpa mia: con quella svolta ho aiutato lui e… me stesso”, spiega D’Antoni.

The Last Dance ?

”Da giocatore era un duro difensore, mentre a Houston punta su uomini di statistica come Harden e Westbrook. Non è strano? No. Ho i due migliori attaccanti nell’uno contro uno, devo sfruttarli. Ma siamo anche una squadra che lavora per crescere. Non difendiamo? Fesserie”, spiega. I patiti di basket, orfani degli incontri, si consolano con ‘The last dance’, la serie tv su Jordan. Provocazione: il 2020 segnerà ‘the last dance’ di D’Antoni nella Nba? ”In questo lavoro non si sa mai, ma conto di andare avanti. Però ora bado solo al finale di stagione e a creare le condizioni per la riconferma” conclude.