Sei Nazioni- Il punto dopo il 2° Turno

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Sei Nazioni Rugby Franco Smith

L’INGHILTERRA FA DAVVERO PAURA. VINCE AL “MILLENNIUM” FACENDO LEVA SU AVANZAMENTO E PELO SULLO STOMACO. LA FRANCIA CONFERMA I PROGRESSI VISTI ALL’ESORDIO MENTRE PER L’ITALIA E’ CRISI NERA.

 

 

Cosa ci lascia in eredità la seconda tornata di partite del Sei Nazioni 2017? Innanzitutto, l’Inghilterra di Jones sbanca Cardiff al termine di una partita semplicemente stupenda, sia per intensità che per livello tecnico mostrato. Il Galles, fino a 4 giri di lancette dal termine, conduceva la partita facendo leva su una gran difesa ma soprattutto sull’ottima regia del mediano di mischia Rhys Webb, vero cervello dei Dragoni. Dan Biggar, ottimo in avanzamento, spesso ha creato superiorità, favorendo lo sviluppo del gioco corto di una squadra che non ha mai perso la maniglia del match. Dove l’hanno vinta allora gli inglesi la partita del “Millennium”? Semplice, non rinunciando a fare pressione, mantenendo una certa abrasività e soprattutto facendo valere le ottime capacità di calcio di Farrell, che ha lavorato ai fianchi un Galles troppo falloso nella ripresa. La meta di Daly, ben servito proprio da Farrell, ha sancito il clamoroso ma meritato sorpasso. Magari non porterà a casa il Grand Slam come la stagione scorsa, dato il livello medio degli avversari di quest’anno , ma se si vuole vincere il Sei Nazioni bisogna per forza fare i conti con la selezione della rosa, forse l’unica che, in relazione agli avversari affrontati, ha mantenuto la medesima intensità di gioco, in entrambe le partite, fino all’ottantesimo. Dovesse poi ritrovare il Joseph dell’anno passato, semplicemente illegale, allora tanti saluti alla concorrenza.

Fra due settimane, a far visita ai bianchi, ci sarà la bistrattata Italia di Conor O’Shea. Se contro il Galles abbiamo almeno offerto un buon gioco per un tempo intero, contro l’Irlanda di Schmidt siamo crollati, incappando per giunta nel nostro peggior score casalingo della nostra breve storia in questo torneo. Non sono state tanto le 9 mete subite, che già basterebbero a spiegare il tracollo, ma è l’atteggiamento mentale espresso a lasciare sconcertati. Nella ripresa, oltre che fisicamente, abbiamo dato l’idea di non avere la giusta “garra” per lottare, facendoci infilare a difesa schierata come una mediocre squadra di terza serie. Si parla di una Nazionale figlia di un movimento ancora monco, con un campionato immediocrito e due franchigie, nel Pro 12, poco competitive. Non si hanno tutti i torti nel trovare dei collegamenti in tal senso, e un esempio lo abbiamo nel Sei Nazioni del 2013, il migliore di sempre per i nostri colori, con un Benetton capace di vincere il 90% delle partite in casa e di conseguenza un Italia in grado di schiantare proprio l’Irlanda. Occorre lavorare alla base, questo è indubbio, per rendere le nostre due compagini nella lega celtica ben più presentabili, e soprattutto per formare giocatori in grado di essere pronti anche all’estero. Per questo ci vuole un torneo di Eccellenza di maggior spessore, e un ruolo importante lo possono avere le nostre Accademie e i nostri vivai.

Se c’è un Irlanda che ride, piange invece la Scozia che, pur giocando un’ottima gara, si fa battere dall’emergente Francia di Guy Novès. L’immagine simbolo della partita di Saint Dénis è l’errore sesquipedale di Finn Russell nel convertire la meta di Swinson. Nel capovolgimento di fronte, Lopez piazza la punizione che tiene a galla i “Bleus” quando l’inerzia sembrava favorevole a Hogg e compagni. Nella ripresa, i piazzati dell’apertura francese e il lavoro degli avanti (Picamoles mostruoso in avanzamento), hanno impedito alla Scozia di muovere la palla con la stessa disinvoltura della prima frazione. Da segnalare l’ottima prova di Pryce, mediano di mischia del Glasgow, entrato al posto dell’infortunato Laidlaw in avvio di gara. Gran velocità nel distribuire il pallone, sempre presente a sostegno dei compagni ma soprattutto gran personalità. La Francia, vincendo, conferma quanto di buono ha mostrato contro l’Inghilterra nella prima giornata. Gioco alla mano semplicemente sontuoso, con un ottimo Serin in regia, e soprattutto capacità di allargare il gioco sfruttando le accelerazioni di Nakaitaci, a tratti devastante. Se bisogna fare un appunto, talvolta la squadra si specchia troppo in sè stessa e pecca di sufficienza al momento di gestire la partita dal punto di vista emozionale.