Home Serie A NBA, top e flop della notte: brillano i giovani…e KD

NBA, top e flop della notte: brillano i giovani…e KD

I migliori ed i peggiori tra le 16 squadre sul parquet

I migliori ed i peggiori tra le 16 squadre sul parquet

Terza domenica di NBA terminata, con 16 squadre in campo (due in orari comodi per noi italiani, dato che Raptors e Nets hanno giocato alle 21.30 con la vittoria di Brooklyn). Ecco chi ha performato meglio e chi, ancora una volta, si trova a dover migliorare e dimenticare questo inizio di stagione.

TOP- Kevin Durant, Nets

Una delle maggiori qualità di uno sportivo è quella di rendere ordinario lo straordinario, e Kevin Wayne Durant è sempre più abituato ad eseguire ciò: contro Toronto, la squadra che ha sempre tifato (nonostante sia di Washington), segna 31 punti con 11/18 dal campo. In stagione le medie sono simili: 28.6 punti di media, con il 57% dei tiri tentati andati a segno. È il 15esimo per field goal percentage, e davanti a lui ci sono 13 centri. Straordinario. 

 

Evan Mobley, Cavaliers

In un’arena difficile come il Madison Square Garden, peraltro contro una grande squadra come questa New York, era difficile pensare che un diciannovenne avrebbe potuto brillare. Invece Evan Mobley l’ha fatto, diventando il primo rookie nella storia NBA dai tempi di Blake Griffin (2011) con 26+ punti, 9+ rimbalzi, 5+ assist e almeno il 73% dal campo in una singola partita. 

 

Cole Anthony, Magic

Dopo un difficile anno da rookie, il figlio di Greg si sta redimendo e non poco: 20.2 punti di media da inizio stagione, con ben 33 questa notte nella preziosa vittoria contro gli Utah Jazz (per loro seconda L consecutiva dopo un inizio di 7-1).

 

FLOP – Jalen Green, Rockets

Questa notte l’avversario era difficile (Warriors a San Francesco), ma Green ha concluso troppo poco per scappare dai flop di giornata: solo 9 punti col 33% dal campo, assieme a 4 palle perse (peggiore in squadra). Dalla seconda scelta di quest’ultimo Draft ci si aspetta certamente di più.

Derrick White, Spurs

San Antonio è in crisi. Scelte e rotazioni particolari, talento generale discutibile e identità vincente persa dopo più di 20 anni. Se a questo si aggiungono gli 0 punti della point guard titolare (0/10 dal campo), allora ecco che la sconfitta, anche contro una squadra come gli Oklahoma City Thunder, non tarda ad arrivare. 

 

 

 

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