Amarcord: Omar Sivori; genio irriverente e sregolatezza elegante. Fu il vizio di Agnelli

Ricordo di Omar Sivori, il genio irriverente che stregò Agnelli

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Oggi per Sivori sarebbero stati 86

Nonostante avesse avuto la fortuna di vedere giocare anche Pelè e Maradona, solo per citare i due calciatori più noti ed importanti, a mio padre s’illuminavano gli occhi di meraviglia ogniqualvolta mi raccontava di lui, delle sue finte, dei suoi goal, delle sue manfrine; lui era Omar Sivori.

Enrique Omar Sivori oggi avrebbe compiuto 86 anni se un cancro non ce lo avesse strappato via una quindicina di anni fa. Soprannominato “el cabezon” per la caratteristica capigliatura che spiccava anche in lontananza, ma anche, forse, per quel suo modo indisponente di irridere gli avversari e per la sua testardaggine, nacque in provincia di Buenos Aires da una famiglia di chiare origini italiane e cominciò a sgambettare nel River Plate con il quale vinse subito tre campionati per poi trasferirsi, nel 1957, alla Juventus che superò la concorrenza dell’Inter “sganciando” 190 milioni di lire, record dell’epoca. Dopo la sua partenza il club argentino rimase 18 anni senza conquistare il titolo, ma la sua cessione consentì alla società biancorossa di completare la costruzione del proprio stadio, El Monumental.

Sivori e la Juventus

In maglia bianconera andò a costituire con il capitano Boniperti ed il gallese John Charles un magnifico trio offensivo, ancora oggi tra i più prolifici nella storia della nostra massima serie. L’argentino disputò 257 partite (215 in A) nella Juventus realizzando 170 reti(135 in A) conquistando tre scudetti, tre Coppa Italia ed un titolo di capocannoniere. Nel 1961 si aggiudicò anche il “Pallone d’oro”, all’epoca riservato ai soli calciatori europei; ed in quanto “oriundo” fu di fatto il primo italiano insignito del prestigioso titolo.

A Napoli la coppia Sivori – Altafini

Lasciata Torino per le incomprensioni col tecnico Heriberto Herrera, nel 1965 fu ingaggiato dal Napoli, formando con l’altro oriundo Altafini una coppia gol formidabile. Per portarlo sotto il Vesuvio il presidente partenopeo Achille Lauro, oltre a settanta milioni, dovette acquistare anche due motori per le sue navi! Con gli azzurri non arrivarono scudetti ma solo una Coppa delle Alpi e tre prestigiosi piazzamenti (tra i quali il secondo posto del 1968). Un brutto infortunio al ginocchio e l’ennesima intemperanza che gli costò una squalifica di 6 giornate, lo spinsero a ritirarsi, annunciandolo addirittura in televisione durante una puntata di Canzonissima.

Sivori in campo e fuori; genio e sregolatezza, eleganza e irriverenza

Calciatore di grande talento, estroso e fantasioso, sinistro naturale, aveva nel dribbling in velocità la sua arma migliore; coi calzettoni abbassati e senza parastinchi era solito chiamare a duello l’avversario di turno per poi beffarlo con uno scarto laterale o con un tunnel; scatenandone ovviamente le furiose reazioni. Fu il primo a guadagnarsi il soprannome di “Pibe de Oro” poi utilizzato per il suo vero erede, Diego Armando Maradona, con il quale ebbe un rapporto intenso d’amore e rivalità.

Sivori in Nazionale; record e riconoscimenti

In Nazionale conta 19 presenze e 9 reti con l’Argentina, con la quale vinse la Coppa America nel 1957 venendo premiato come miglior giocatore del torneo e formando con Maschio e Angelillo il famoso trio denominato “angeli dalla faccia sporca”; 9 i gettoni collezionati con la maglia azzurra e ben 8 le marcature (4 nella sola gara contro Israele).

Detiene insieme a Silvio Piola, il record del maggior numero di gol segnati in una singola partita della Serie A: il 10 giugno 1961 siglò infatti 6 reti nella gara Juventus-Inter finita 9-1.

Considerato uno dei giocatori più forti di tutti i tempi, occupa la 36ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dall’IFFHS nel 2000. Nel 2004 è stato inoltre inserito nella FIFA 100, lista che raggruppa i maggiori fuoriclasse di sempre.

Sivori allenatore

Dopo il ritiro tornò in Argentina ed intraprese la carriera di allenatore, dirigendo il Rosario Central, l’Estudiantes ed il Racing Club; in mezzo anche una breve esperienza come CT dell’albiceleste lasciata per questioni legate ad incompatibilità caratteriali con i dirigenti federali e diverse vedute politiche.

Per alcuni anni Sivori è stato un apprezzato opinionista sportivo, come sempre incline alla polemica, irriverente e senza peli sulla lingua, occupando spesso la poltrona d’onore della Domenica Sportiva.

Dal 1986 al 1988 ebbe anche una breve esperienza come presidente della Viterbese, ottenendone come massimo dirigente la promozione in Interregionale.

Di lui si ricorda persino una breve apparizione nel film di Alberto Sordi “Il presidente del Borgorosso”

Parlando di lui Gianni Agnelli disse: “Sivori è più di un fuoriclasse. Per chi ama il calcio è un vizio”.