Premier League, giornata 33: lotta Champions infuocata. Vardy a quota 100

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Leicester-Crystal Palace 3-0 (49′ Iheanacho, 77′, 90+4′ Vardy)

Nella bolla del King Power Stadium in una Leicester al momento inaccessibile, i padroni di casa riescono a vincere una partita molto complicata. Infatti, dalla ripresa del campionato, le Foxes non erano ancora riuscite a guadagnare 3 punti. Pure oggi è mancata l’esplosività che aveva caratterizzato la squadra di Rodgers. Complice un Crystal Palace ormai salvo, ma che salva l’onore stringendo le linee, il Leicester non riesce a creare granché. L’unico modo per penetrare la ben organizzata difesa di Hodgson, che continua a togliere elettricità ai frenetici avversari, è sfruttarne le disattenzioni. Così sblocca la partita Iheanacho approfittando dell’uscita a vuoto di Guaita. Il secondo errore è di Sakho, che scivola sulla pressione di Barnes. Vardy viene servito e segna con la porta spalancata il suo 100° gol in Premier League. Un traguardo importante, raggiunto dopo appena 206 partite in campionato, ma che stava diventando un tabù dopo il lockdown. Il Leicester riesce così a respirare grazie all’ossigeno da 3 punti che mancava da 4 partite (contando anche l’eliminazione dalla FA Cup contro il Chelsea) e continua a rimanere al terzo posto in classifica.

Chelsea-Watford 3-0 (28′ Giroud, 43′ Willian [r], 90+2′ Barkley)

Ad una sola lunghezza dal Leicester si trova il Chelsea, che vince con semplicità sul Watford. La squadra di Lampard gioca un bel calcio sempre palla a terra, costantemente imprevedibile. A dire la verità, anche il Watford propone idee niente male con interpreti di buon livello. I Blues però tessono una fitta rete di passaggi che permette di entrare spesso e volentieri in area. Questa è la grande differenza rispetto agli Hornets. Così nascono i 3 gol. Giroud con uno scatto rapido si gira e trova l’angolino. Pulisic slalomeggia tra gli avversari, ma Capoue non è d’accordo e lo abbatte. In quella posizione però è calcio di rigore, che Willian (calciatore che la prossima stagione non giocherà più a Stamford Bridge) segna in modo perfetto. A fine partita, Barkley è libero di ricevere, controllare e trovare l’incrocio. Il Watford non riesce quasi mai ad accedere agli ultimi 16 metri del Chelsea, se non a fine match quando entra Welbeck, quindi deve sperare che domani il West Ham (contro il Newcastle alle 15.15) e l’Aston Villa (a Liverpool ore 17.30) non facciano punti.

Man United-Bournemouth 5-2 (29′, 54′ Greenwood, 35′ Rashford [r], 45+2′ Martial, 59′ B. Fernandes; 15′ Stanislas, 49′ King [r])

In piena lotta Champions, a -1 dal Chelsea, c’è il Manchester United. Spinge la squadra Mason Greenwood che è distante un solo gol dal record di Wayne Rooney come diciottenne più prolifico in Premier League. L’attaccante, allora dell’Everton, ha segnato 9 reti nella stagione 2003/04. Con la doppietta di oggi il talentino dello United è a -1. La seconda marcatura è all’altezza del suo predecessore: un tiro potentissimo che si alza all’improvviso e finisce all’incrocio, che mette la pietra tombale su una partita combattuta. Non si direbbe dal risultato, ma il Bournemouth ha lottato e messo in difficoltà i Red Devils. I ragazzi di Howe sono 19° in classifica e devono cercare di conquistare punti in ogni dove. In vantaggio ci vanno proprio le Cherries con un gol da futsal di Stanislas. Dentro l’area blocca il pallone e insieme rallenta il tempo, per poi riaccelerare improvvisamente: tunnel sul difensore più costoso della storia, Maguire, quindi siluro sul primo palo. A inizio secondo tempo è ancora il Bournemouth a partire meglio accorciando il risultato con il calcio di rigore trasformato da King e poi segnando il 3-3 con un leggero fuorigioco. Si sveglia di nuovo allora il Manchester United, che alla fine vince grazie a 3 eurogol di Greenwood, Martial (con un tiro che è rimasto all’altezza dell’incrocio per il tempo di alzarsi dal divano, esultare, sedersi di nuovo e rimuginare un attimo sulla meraviglia appena vista) e di Bruno Fernandes (su punizione). Il portoghese è il pezzo che ha unito il puzzle di Solskjær, a cui si è aggiunto un altro tassello niente male, cioè Pogba. Il centrocampista sta riprendendo spazio e ritmo dopo l’infortunio e la pausa forzata. Oggi ha fatto un altro passo avanti riuscendo ad offrire alla squadra tecnica e visione di alta qualità.

Wolverhampton-Arsenal 0-2 (43′ Saka, 86′ Lacazette)

Vincono tutte le formazioni in corsa per la qualificazione alla prossima Champions, tranne il Wolverhampton, che viene fermato in maniera sorprendente dall’Arsenal. Incredibile perché i Wolves sono riusciti a vincere tutte le partite dalla ripresa del campionato. Leggendo più in profondità i risultati si nota però una certa difficoltà nel segnare. Il grande problema è la velocità della manovra: la squadra non riesce più ad accelerare, è monoritmo. L’esperto nell’infiammare i match è Adama Traoré che nelle scorse gare è partito dalla panchina per dare la scossa. Oggi invece inizia da titolare, ma riesce a combinare davvero poco. L’Arsenal, a modo suo, ne trae vantaggio. I Gunners fanno un possesso molto lento e basso senza una vera idea di gioco: si porta la palla avanti e poi si vede quel che succede. Così la partita è piuttosto scarna di emozioni perché i ragazzi di Arteta fanno tanta fatica a superare il centrocampo avversario. Quando però l’equilibrio della squadra di Espirito Santo viene rotto, allora può farsi strada il talento dei giocatori dell’Arsenal. Ci pensa Bukayo Saka, al primo gol in Premier League, a stappare la partita con una girata al volo molto bella. Il prodotto delle giovanili dei Gunners si dimostra ancora una volta un coltellino svizzero, sempre in grado di risolvere i problemi tattici della squadra. In questa stagione ha fatto l’ala sinistra (ruolo naturale), il terzino sulla stessa fascia e oggi pure l’esterno destro. Merito anche di Arteta che, a fari spenti, è arrivato al settimo posto e ha ottime chance di andare in Europa League, un grande risultato viste le premesse da Titanic di inizio stagione.

Norwich-Brighton 0-1 (25′ Trossard)

La situazione invece è ormai segnata per il Norwich che perde l’occasione più semplice per rientrare nella lotta salvezza. Il Brighton infatti non ha ancora l’anima in pace, ma è un avversario meno ostico rispetto alle squadre incontrate dalla ripresa (Arsenal ed Everton su tutte). Farke però ha ormai alzato bandiera bianca. Lascia fuori dall’undici titolare Pukki e Cantwell, cioè i due migliori giocatori della squadra. Insieme hanno segnato 17 dei 25 gol totali del Norwich, oltre a offrire 5 sui 17 assist della squadra. In queste condizioni i Canaries non possono che soffrire il Brighton, che non crea molto. La squadra di Potter si limita ad approfittare degli errori avversari. Al 25′ infatti Mooy corre lungo una fascia destra lasciata colpevolmente scoperta, crossa basso in area, dove Trossard può appoggiare in rete con la massima calma, perché le marcature per il Norwich troppo spesso sono un optional. E’ il gol vittoria di una partita molto tattica, fisica e spezzettata. Il Brighton per lo più si difende, grazie ad una linea di centrocampo molto densa e compatta, a cui si aggiungono le tre colonne difensive, Burn, Dunk e Webster, che incatenano un inconsistente attacco giallo-verde. L’unica occasione chiara prodotta dal Norwich si presenta solo al 94′. Idah è fin troppo preciso di testa e il pallone si infrange sul palo, come le speranze della sua squadra di salvarsi.