Ronaldo Luis Nazario da Lima, semplicemente ‘IL’ fenomeno

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Ronaldo, il fenomeno

Sarà stato un martedì o un mercoledì. Magari era un giovedì, forse un venerdì. Chissà, sono passati vent’anni. Era un giorno speciale, il 20 giugno del millenovecentonovantasette.

Un giorno di quelli che quando ci ripensi sorridi e la tua fidanzata pensa che la ami tantissimo. Era un giorno elettrico, con il cielo terso e un sole luminosissimo che, gioioso, sale fino a illuminare tutto. Un giorno come la prima pagina di un libro che sogni di leggere da mesi e finalmente ce l’hai tra le mani. Un giorno che ti rimane nel cuore come quello del primo bacio, perché quel giorno cambiavano tante cose. Sette lettere, una rotondità dolcissima nella pronuncia, un suono incisivo e deciso: Ronaldo.

Quello vero, eh. Lo diciamo perché ahinoi sono passati vent’anni e qualcuno per Ronaldo intende un Cristiano che sì, è un fenomeno, ma non “il” fenomeno. Il fenomeno veniva dal Barcellona, aveva 21 anni, toccava il pallone come Zico e correva veloce come Bolt. Musicale, mai un movimento fuori posto, elegante ma contemporaneamente sbarazzino e irriverente nella sua enorme superiorità rispetto al genere calcistico dei normali.

Era d’estate, Ronaldo. Era sempre estate con Ronaldo. Era Copacabana, un mojito, un sorriso, un paio di numeri e poi gol. Quell’estate ci si svegliava presto e si correva in bicicletta all’edicola più vicina per scoprire il più possibile su Ronaldo. Non c’erano “skills”, non c’era Youtube, non c’erano gli smartphone, internet e i cellulari erano ancora trastullamenti poco esplorati. C’era una videocassetta, ricordo, in omaggio con il Guerin Sportivo, un VHS con i gol di Ronaldo l’anno prima in Spagna. Due o tre giorni senza ghiaccioli e spuma, poi l’acquisto e la goduria: in maglia blaugrana questo qui ne faceva di tutti i colori, repertorio sconfinato, veloce come un fulmine e artisticamente meraviglioso.

In cortile ci si sbucciava le ginocchia provando dribbling improbabili e ripetendo ad alta voce la telecronaca a suon di “Ronaldo, Ronaldo, ancora Ronaldo, Ronaldooo, gol di Ronaldooo!”.

Ronaldo era il bimbo che anche tutti gli adulti diventavano quando lo guardavano giocare. Le prendeva, eccome se le prendeva. Era il sogno di certe motofalciatrici bipedi di poca fama ma tanta fame: con i cartellini che volano oggi al minimo contatto, contro di lui vent’anni fa tante squadre avrebbero chiuso in setto o otto. Non reagiva, Ronaldo: si rialzava, qualche smorfietta e via, verso la prossima veronica, verso il prossimo gol.

Di quello che è stato dopo si è detto anche troppo. Gli infortuni, i capricci, i casini, il Milan. Io mi fermerei a quell’estate di vent’anni fa, che dal 20 giugno si era trasformata in una festa indimenticabile alla quale è stato un onore essere invitati. Perché certe feste non finiscono mai.