Tour de France, sedicesima tappa: Kamna stavolta non sbaglia. Highlights

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Tour de France, la tappa di oggi

Appena cinque metri dividevano Lennard Kämna e Richard Carapaz sulla vetta del Montée de Saint-Nizier-du-Moucherotte, a venti chilometri dal traguardo. In discesa ci si aspettava un treno a due per distanziare Reichenbach e Alaphilippe e poi giocarsi la vittoria di tappa sull’ultima salita. Il tedesco però sapeva di giocare col fuoco e rischiare un’altra beffa. Qualche giorno fa sul Puy Mary è stato superato da Daniel Martinez a pochi metri dall’arrivo perdendo la chance di ottenere la prima vittoria al Tour. Oggi invece ha deciso di anticipare i tempi attaccando prima della salita finale e, dai cinque metri iniziali, ha staccato Carapaz fino a 1’27’’. L’ecuadoriano non è arrivato primo, ma ha dimostrato le sue qualità che i dirigenti del team Ineos forse avevano un po’ scordato. Dopo la tappa di Lavaur segnata dai ventagli, tutti gli sforzi della squadra si sono focalizzati su Egan Bernal, visto che Carapaz aveva perso circa un minuto dalla maglia gialla. Il crollo verticale del capitano è stato sorprendente, tanto da rivelare la mancanza di una tattica alternativa. Oggi il colombiano si è staccato in salita dal gruppo come un qualsiasi velocista. Carapaz quindi, per la prima volta, ha avuto carta bianca, di cui ha approfittato buttandosi subito in fuga. Di qui alla fine saranno tante le azioni simili della Ineos che deve cercare di salvare la faccia con almeno una vittoria di tappa. Le critiche, già insistenti prima dell’inizio del Tour, ora sono assordanti e chiedono perché né Thomas (in buona forma alla Tirreno-Adriatico) né Froome siano stati convocati. Le insinuazioni di qualche giorno fa riguardo un possibile addio forzato di Bernal causato dal ritiro del team britannico per il covid, sembrano lontane anni luce. La forma del colombiano, ma soprattutto i risultati dei test dopo il secondo giorno di riposo, hanno scacciato qualsiasi nuvola minacciosa. I 785 componenti della grande bolla sono negativi al tampone, compreso Christian Prudhomme, numero uno della corsa. Sono quindi risaliti tutti in sella aprendo l’ultima settimana decisiva del Tour. La lingua dominante è sempre lo sloveno non solo per la nazionalità della maglia gialla, ma anche perché il rivale più accreditato è un connazionale. Tadej Pogacar è nelle condizioni di attaccare e dare spettacolo allo stesso tempo e non si fa pregare. Gli ultimi due chilometri di salita li ha accesi il ventunenne che, come al solito, ha fatto selezione. Roglic però è rimasto incollato a ruota lanciando un messaggio molto chiaro: ci si vede domani, alla resa dei conti con appena due salite, ma entrambe di massima categoria. Se il Tour finora è stato solo un affare tra sloveni, i francesi possono consolarsi con la maglia che tanto piace ai tifosi, quella a pois. A pari merito in vetta alla classifica scalatori ora ci sono Cosnefroy e Rolland con trentasei punti. Dovranno faticare ancora molto però, perché subito dietro ci sono i terribili sloveni.

Tour de France, la sintesi della tappa

Tour de France, la tappa di domani