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L’Inter supera il Betis Siviglia 1 a 0, in gol Icardi

Il ritorno di Icardi

Mauro Icardi torna protagonista nel modo che meglio conosce, con il gol. Il capitano dei nerazzurri trasforma il calcio di rigore che permette ai nerazzurri di Spalletti di superare 1 a 0 il Betis Siviglia e tenere alto il morale in vista dell’esordio in campionato contro la Fiorentina.

A Lecce buona prova dei nerazzurri, esordio non esaltante ma positivo per l’ultimo arrivato Dalbert, in grande spolvero Borja Valero, vero faro del centrocampo interista. Una vittoria utile soprattutto per il morale, si inizia a vedere il lavoro di Spalletti.

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IL TABELLINO

INTER-BETIS SIVIGLIA 1-0
Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Dalbert (27’st Ansaldi); Vecino, Borja Valero (17′ st Brozovic); Candreva (27’st Jovetic), Joao Mario (1′ st Gagliardini), Perisic (27′ st Gabigol) ; Icardi (1′ st Eder). A disp.: Padelli, Berni, Ranocchia, Rivas. All.: Spalletti
Betis Siviglia (4-3-3): Adán, Barragán, Mandi, Feddal, Tosca, Narváez, Guardado, Fabián, Joaquín, Sergio León, Nahuel. A disp.: Dani Gimenez, Rafa, Amat, Camarasa, Sanabria, Durmisi, Pezzella, Darko, Redru, Loren, Cesar, Julio, Francis. All.: Setien
Arbitro: Di Bello
Marcatori: 30′ Rig. Icardi (I)
Ammoniti: Adán (B), Nahuel (B), Handanovic (I), Sergio Leon (B), Gagliardini (I)

Clamoroso, niente Supercoppa per Keita!

La Lazio non convoca il giovane attaccante

Clamoroso in casa Lazio, il tecnico dei biancocelesti Simone Inzaghi lascia fuori dalla lista dei convocati Keita. Il giovane attaccante, da tempo sul piede di partenza, non farà parte della partita domani sera allo stadio Olimpico di Roma. Niente finale di Supercoppa, esclusione a sorpresa probabilmente legata alle voci di mercato che vogliono il giocatore proprio nel mirino della Juventus. Ufficialmente non convocato causa problemi muscolari, si attendono novità.

Football Legend Roberto Pruzzo

Vita da bomber per Roberto Pruzzo

C’è una legge non scritta nel calcio (italiano) che dice che il capocannoniere del campionato di Serie A venga convocato per partecipare al campionato del Mondo che si svolge in quell’anno. E’ successo a Felice Borel nel 1934, Giuseppe Meazza nel 1938, Gigi Riva nel 1970, Giorgio Chinaglia nel 1974, Paolo Rossi nel 1978, Giuseppe Signori nel 1994, Luca Toni nel 2006, Antonio di Natale nel 2010 e a Ciro Immobile nel 2014. Solo in quattro casi non è successo: nel 1962, nel 1982, nel 1986 e nel 2002. Il primo fu Aurelio Milani della Fiorentina e l’ultimo Dario Hubner del Brescia. Ma oggi ci focalizziamo sul bomber del campionato che ha portato l’Italia al Mundial spagnolo e al successivo Mondiale messicano. Se sugli attaccanti di Desio e Muggia si potrebbe dire “ce n’erano altri più forti”, non si può dire altrettanto di quello che fu clamorosamente escluso da entrambe le manifestazioni. Stiamo parlando di Roberto Pruzzo, O rei di Crocefieschi. Pruzzo può essere considerato come uno dei giocatori più sottovalutati di sempre, nonostante ebbe un fiuto del gol eccezionale.

Il giovane Roberto entrò nel 1971, a sedici anni, nelle giovanile del Genoa con la prima squadra tornata in B dopo la prima stagione della sua storia in terza serie. Pruzzo debuttò in maglia rossoblu il 2 dicembre 1973 contro il Cesena in terra romagnola.

Il club ligure giocò due stagioni consecutive in cadetteria ed il giovane Pruzzo fu uno dei protagonisti, segnando trenta reti, vincendo la classifica marcatori cadetta del 1975/1976, contribuendo al ritorno in massima serie del club. La sua prima rete in massima serie arrivò alla prima giornata, il 3 ottobre, contro la Roma, ma quell’anno, condito da diciotto reti totali con il gol più importante dell’intera stagione per i tifosi, segnò il gol decisivo nel derby di ritorno giocato il 13 marzo 1977: 1-2. E il 22enne Roberto di Crocefieschi, trenta km dal centro di Genova, salì sull’olimpo dei giocatori idoli del Grifone. Fosse stato sampdoriano e avesse segnato il gol nel derby contro il Genoa, sarebbe salito sull’Olimpo dei giocatori idoli della squadra raffigurante Baciccia. E fare gol pesanti contro le sue ex squadre sarà un marchio di fabbrica per Pruzzo.

Ma a Pruzzo la piazza genoana stava stretta, nell’estate 1978 fece il grande salto, passando ala Roma del presidente Anzalone. Lasciò Genoa e Genova fra i rimpianti, ma del resto un giocatore come lui era giusto che andasse a giocare da un’altra parte e cercare di vincere lo scudetto.

Beh la Roma tra il 1971 e l’arrivo di Pruzzo disputò una sola stagione in Coppa UEFA bazzicando il centroclassifica senza squilli. Il giocatore faticò ad ambientarsi nella piazza romana, ma, tra il 1980 ed il 1988, la squadra giallorossa della capitale scrisse pagine indelebili non solo della sua storia ma anche del calcio nazionale: uno scudetto, quattro Coppe Italia, una finale di Coppa dei Campioni persa solo ai rigori, due secondi posti e un terzo posto. Con l’aggiunta del gol annullato a Turone contro la Juventus che poteva cambiare le sorti del campionato 1980-1981.

Roberto Pruzzo vinse anche tre classifiche marcatori: prima di lui, vinsero i titoli di cannoniere con la maglia della Lupa capitolina solo Volk, Guaita, Dino da Costa e Manfredini. Dopo di lui vinsero la classifica solo Totti e Dzeko (2006/2007, 2016/2017).

L’attaccante genovese giocò in un collettivo molto forte che poteva contare su Conti, di Bartolomei, Falcao, Ancelotti e Nela. Il feeling maggiore (in campo) con Bruno Conti: il numero 7 di Nettuno crossava, il numero 9 di Crocefieschi insaccava di testa.

Eppure al momento della stesura delle convocazioni per Spagna ’82, il Commissario tecnico Bearzot inserì il fiorentino Francesco Graziani, il cagliaritano Franco Selvaggi ma non Pruzzo. L’attaccante lucano aveva fatto molto bene nella squadra sarda, ma Pruzzo aveva fatto di più (in termini di gol e prestazioni). Eppure Pruzzo vide il trionfo azzurro al Bernabeu dal divano di casa mentre Selvaggi dalla panchina.

Ma l’anno post Mundial fu il vero riscatto per Pruzzo: scudetto, dodici gol in campionato e Roma impegnata per la prima volta nella sua storia nella coppa più importante d’Europa.

La Uefa aveva stabilito che proprio l’Olimpico avrebbe ospitato l’ultimo atto della manifestazione quindi per la Roma era d’obbligo arrivare almeno in finale e, perché no, vincere il trofeo. I giallorossi arrivarono in finale ma a vincere fu, dopo la lotteria dei rigori, il Liverpool. Pruzzo segnò cinque reti nella manifestazione, con le ultime tre davvero importanti: doppietta contro il Dundee United nella semifinale di ritorno e gol del momentaneo pareggio contro i Reds di testa. L’attaccante ex Genoa non calciò il suo rigore, non perché si rifiutò (come fece Falcao), ma perché era uscito per infortunio al minuto 53.

Dopo una stagione interlocutoria (settimo posto e otto reti per il bomber baffuto), la stagione 1985/1986 vide la Roma riprovarci a vincere il titolo. Tutto fu in gioco fino alla penultima giornata con giallorossi e Juventus a braccetto per contendersi il titolo. Ma a Lecce, il 20 aprile 1986, successe l’imprevedibile: 3-2 dei salentini già retrocessi e vittoria torinese in casa contro il Milan. Pruzzo rimase molto scosso dall’esito di quel campionato anche se vinse per la terza volta la classifica marcatori: 19 reti (di cui cinque contro l’Avellino) e sesto giocatore fino ad allora a fare il tris. Ma i tempi d’oro dell’attaccante genovese stavano finendo, visto che aveva da poco compiuto 31 anni.

Rimase nella capitale ancora due stagioni, dove giocò poco e segnò ancora meno: (37 caps, cinque reti). Il tempo di Roberto Pruzzo con la Roma era al capolinea: salutò dopo dieci stagioni e 138 reti. Fino al 19 dicembre 2004 fu il giocatore giallorosso ad aver segnato di più in campionato, raggiunto da Francesco Totti che contro la Sampdoria (squadra contro cui Pruzzo segnò in passato) segnò una doppietta con cui eguagliò e superò l’attaccante genovese. Nell’immaginario collettivo, la sua rete più importante fu quella contro l’Atalanta che diede il secondo tricolore alla Roma nel 1983.

Nell’estate 1988 passò alla Fiorentina di mister Santarini, per tre stagioni compagno di Pruzzo alla Roma. Una squadra nel complesso discreta e che aveva tra le sue fila il talentuoso 21enne Roberto Baggio. Con i viola Pruzzo giocò solo tredici partite, poche di queste da titolare. Qualche acciacco di troppo e l’età che avanzava fecero capire al suo mister che era meglio puntare su Baggio e Borgonovo.

Vi ricordate la storia che Pruzzo segnava sempre gol pesanti alle sue ex squadre? Anche con la Fiorentina non lesinò: gol-vittoria nello spareggio per l’accesso alla Coppa Uefa contro la Roma: 30 giugno 1989, stadio “Curi” di Perugia: minuto 12, assist di Baggio, gol di Pruzzo. In che modo? Di testa, ovviamente. Con esultanza. Quello fu l’ultimo di una carriera strepitosa di un giocatore che ha scaldato i cuori di molti tifosi, ma non quello di Bearzot, come si diceva precedentemente.

Gli anni romanisti videro Pruzzo giocare molto poco in Nazionale: la concorrenza era forte, eppure il baffuto bomber aveva qualcosa in più. Raccolse solamente sei presenze tra amichevoli, Mundialito e due partite di qualificazione a Spagna 1982. Pruzzo esordì in Nazionale il 23 settembre 1978 nella vittoria azzurra contro la Turchia in amichevole. Due anni dopo fu tra i 22 convocati per l’Europeo italiano del 1980, senza scendere mai in campo. Ma ciò che fece polemica fu la non convocazione a Spagna 1982 da vincitore della classifica marcatori della Serie A con quindici reti. I tifosi romanisti non credettero alle loro orecchie: lasciato a casa uno che in tre stagioni aveva segnato 45 reti in campionato e che era stato decisivo nella sua squadra, per lasciare spazio ad un giocatore squalificato per il toto-nero per due anni e che era tornato a giocare ad appena due mesi dalle convocazioni, Paolo Rossi. La storia poi è andata diversamente.

Idem per il Mondiale messicano: Pruzzo capocannoniere della Serie A, in Messico “Spillo” Altobelli, Paolo Rossi, Aldo Serena e Giuseppe Galderisi. Ventotto reti in quattro con il solo Pruzzo autore di ben 19 reti da solo. Nella kermesse gli azzurri furono eliminati già negli ottavi di finale per mano della Francia di Platini.

Rimase nel calcio come allenatore: i risultati furono scadenti allenando tra terza e quarta serie con Viareggio, Teramo, Alessandria e Foggia. Nella stagione 2002/2003 fu per brevissimo tempo allenatore del Palermo in Serie B, ma fu sostituito da Zamparini, da poco sulla poltrona più importante del club e che si portò dal Venezia il “suo” Glerean. Chiuse come tecnico di un club di Serie D marchigiana (il Centobuchi, compagine ascolana) e per pochi mesi tecnico delle giovanili del Genoa.

Dal 2011 è passato dietro una scrivania, diventando direttore sportivo del Savona nel 2012 e l’opinionista nelle trasmissioni calcistiche locali del Nord Italia.

Indelebile è stata la sua partecipazione al celeberrimo film “L’allenatore nel pallone” dove viene rimproverato da Oronzo Canà-Lino Banfi di averlo sbeffeggiato dopo il 5-1 della prima giornata dicendo che lo aveva visto crescere e che faceva ancora “pio pio”.

E pensare che non voleva neanche giocare a calcio, Pruzzo.

Roberto Pruzzo aveva un carattere difficile, burbero, lamentoso, lontano dalle luci dei riflettori, schivo quasi arrogante e anche questo contribuì a non farlo entrare mai veramente nei cuori dei tifosi italiani. Pruzzo rientra a pieno titolo fra i giocatori italiani più forti di sempre. Anche perché a oggi, solo sette calciatori hanno vinto la classifica marcatori per tre volte quando dalle nostre parti c’erano fior fior di calciatori.

Eppure la vita di Pruzzo non è stata solo gol, comparsate cinematografiche e vittorie ma ha anche nascosto un lato negativo e molto umano: la depressione, dalla quale è riuscito piano piano ad uscirne tra mille difficoltà come si conviene ad una “malattia” come il male oscuro ed in più occasioni, ha detto, ha anche pensato al suicidio.

Un vero peccato per uno dei calciatori più rappresentativi della nouvelle vague italiana degli anni Ottanta.

Mettiamola così: dopo aver segnato a centinaia di portieri, ha superato anche il portiere più difficile. Non si sa in che modo, se di testa, di destro e di tacco ma lo ha sconfitto. E quello è senza dubbio il suo gol più bello ed importante.

Roma, Francesco Totti: “Quando l’amore diventa poesia”

Francesco Totti

Quando l’amore diventa poesia

Francesco Totti a Roma non è solo “Il Capitano” o “L’Ottavo Re di Roma”; Er Pupone è molto di più. La sua figura è paragonabile a quella di un eroe mitologico o addirittura a quella di un Dio sceso sulla terra, proprio come accadeva in passato con re e imperatori. A confermare questa tesi c’è la testimonianza di una tifosa romanista che sul proprio profilo Instagram racconta il suo incontro con Francesco Totti, un’incontro non casuale:

“Ho perso mio padre da 4 mesi. Penso spesso a lui intensamente. Due giorni fa sono rimasta sveglia provando a sentire la sua voce. La mattina dopo mio marito mi ha detto di aver prenotato in uno dei ristoranti preferiti di mio padre. Ero lì, abbiamo ordinato quello che prendeva lui. Ero lì, pensando a lui, e dopo un po’ è arrivato Francesco Totti con la sua bella moglie Ilary. Mio padre era un grande romanista. Forse è sciocco, ma per me è stato il suo modo per dirmi ciao”.

https://www.instagram.com/p/BXsq22TAoQ5/

Road to Eurobasket: la nuova (vecchia) Grecia di Missas

Basket

Grecia, l’anno della consacrazione 

La Grecia è una nazionale molto emblematica. La nazionale ellenica è di sicuro tra le più talentuose della prossima rassegna europea; tuttavia, malgrado la qualità non sia mai mancata, la nazionale bianco-blu non centra un risultato importante dall’oro europeo del 2005 ( escludendo il bronzo del 2009). La squadra allora guidata da Spanoulis, Diamantidis e Zisis trionfò a Belgrado annientando la Germania di Nowitzki. Oggi le cose sono molto cambiate; il team ha nuovi leaders e quest’anno, dopo il quarto posto del 2015, potrebbe essere il momento giusto per consacrarsi.

Il ritorno di Missas e i convocati 

La Grecia alla vigilia di questo Eurobasket ha deciso di cambiare la guida tecnica; via Katsikaris, il 30 Giugno viene annunciato il ritorno di Kostas Missas. L’allenatore del Promitheas è un grande conoscitore del basket ellenico avendo praticamente speso la sua intera carriera, da giocatore ed allenatore, nella terra di Zeus. Inoltre Missas ha già allenato i greci nel quadriennio 2007-11. Il neo coach ha immediatamente diramato le convocazioni per l’europeo, questi i convocati in attesa dei tagli.

Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks); Thanasis Antetokounmpo ( Morabanc Andorra); Nick Calathes ( Panathinaikos); Nikos Pappas ( Panathinaikos); Giannis Bourousis (Panathinaikos); Vangelis Mantzaris ( Olympiakos); Dimitris Agravanis ( Olympiakos); Georgios Printezis ( Olympiakos); Ioannis Papapetrou ( Olympiakos); Kostas Papanikolaou ( Olympiakos); Giorgios Bogris (Olympiakos); Tyler Dorsey ( Atlanta Hawks); Zach Auguste (