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Calciomercato Milan: possibile scambio con il Genoa

Simeone

Il Milan per l’attacco pensa a Simeone, possibile lo scambio con Lapadula

Il Milan dopo avere concluso la prima operazione di mercato con l’arrivo del difensore Musacchio, pensa a rinforzare l’attacco, Bacca e Lapadula sono in partenza, inizia il casting per il reparto avanzato con Simeone che è più che un’idea.

Già nei mesi scorsi si era parlato di un interessamento del club rossonero per il Cholito, ma le vicende societarie avevano distolto l’interesse per l’attaccante genoano, adesso qualcosa si muove. Considerando gli ottimi rapporti tra i due club, lo scambio Simeone Lapadula non è un’utopia, anzi, bisogna trovare l’intesa economica, il Milan valuta Simeone intorno ai 18 milioni di euro, mentre Preziosi ne chiede 25.

Lapadula andrebbe a Genova, Simeone al Milan più un eventuale conguaglo da versare nelle casse rossoblu, la trattativa potrebbe decollare dopo la conclusione del campioanto.

Il Cholito in questa stagione in 36 presenze ha messo a segno 13 reti, mentre Lapadula con il milan id reti ne ha segnate 7 in 28 partite.

Per quanto riguarda invece il destino di Bacca, possibile un suo ritorno a Siviglia, ma anche la pista cinese sembra essere molto calda, ieri quando ha lsciato il campo nella ripresa è stato fischiato dal pubblico milanese, un feeling che ormai non c’è più.

 

L’importanza di Dani Alves

Matteo Darmian

Quanto conta Dani Alves nell’economia della Juventus?

A oggi la Juventus è a 2/3 dell’opera: dopo la vittoria di mercoledì in Coppa Italia e del titolo dei record (il sesto consecutivo) conquistato ieri allo “Stadium” dopo la vittoria contro il Crotone, ai ragazzi di Allegri manca solo la vittoria in Champions League. Nel caso in cui sabato 3 giugno Gianluigi Buffon dovesse alzare al cielo di Cardiff la coppa più importante di tutte, si parlerebbe per la prima volta in casa Juventus di triplete. Una parola che nessuno a Vinovo vuole assolutamente dire o sentire, ma che i tifosi bianconeri non vedono l’ora di centrare vincendo la terza “coppa dalle grandi orecchie” della storia del club torinese.

Allegri ha una rosa molto forte, la più forte degli ultimi sei anni: vuoi per la presenza di Gonzalo Higuain, vuoi per le geometrie di Miralem Pjanić, vuoi per il sacrificio di Mario Mandžukić (che da quando gioca esterno largo sembra un altro giocatore), vuoi per la “BBC”, vuoi per Paulo Dybala che sta diventando sempre più joya, la Juventus è una squadra stellare pronta a far tornare la coppa più importante d’Europa nel Belpaese dal 22 maggio 2010, quando l’Inter l’alzò per l’ultima volta. E in quel caso fu triplete per i nerazzurri.

Tornando alla Juventus, sicuramente il giocatore più positivo della stagione è senza dubbio Dani Alves. Il terzino brasiliano, arrivato in estate dal Barcellona a parametro zero, dopo un avvio molto difficoltoso, è entrato nel cuore dei tifosi juventini non solo perché è un social addicted ma perché, nonostante le 34 “primavere”, sta diventando il giocatore più determinante di tutti.

I mesi di aprile e maggio sono stati importanti per il difensore brasiliano e grazie al suo apporto la Juventus prima è riuscita a guadagnarsi la finale dopo due partite sontuose contro il Monaco (vedere i due assist per Higuain al Montecarlo nel match di andata e il gol del 2-0 nella partita di ritorno) e poi aver indirizzato il match di Coppa Italia con un altro grande gol. Per non parlare di quello che ha fatto in campionato: per chi lo ha preso al fantacalcio in estate, una vera manna dal cielo.

E pensare che fu accolto a Torino tra lo scetticismo di tutti: l’età avanzata (è un ’83), la mancanza (forse) di stimoli, la condizione fisica forse precaria. L’avvio fu stentato, ma via via il giocatore di Juazeiro ha fatto vedere che la carta d’identità è solo un documento con una foto e che l’età riportata non ha importanza per chi gioca a calcio se sta bene di testa, di fisico e…di piede destro.

I tifosi juventini conoscevano bene Dani Alves, visto che con i catalani era stato uno dei migliori giocatori della macchina perfetta di Guardiola prima e di Luis Enrique dopo e il suo palmares parla da solo: può bastare dire che ha all’attivo ben due triplete per far impazzire i tifosi bianconeri nella speranza che con la maglia della loro squadra del cuore possa centrarne un terzo. E se si parla di finali, Dani Alves può tenere lectio magistralis ovunque avendo vinto 27 finali sulle trentaquattro disputate (comprese quelle con la Seleçao) in carriera.

Oggi Dani Alves è la freccia in più all’arco di mister Allegri: dato per finito, partita dopo partita è arrivato addirittura a togliere il posto sulla fascia ad un mostro sacro come Stephan Lichtsteiner, anche se tecnicamente lo svizzero è qualche spanna sotto il numero 23 brasiliano.

E proprio quando la Juve ha faticato di più tra campionato e coppe (sconfitte contro Milan e Genoa, pareggio beffa contro il Lione, gioco che latitava, l’infortunio di Dybala), Dani Alves si era infortunato e i tifosi bianconeri si erano rassegnati all’idea che in corso Galileo avessero tesserato un “bollito”. Ma non appena il “bollito” era tornato a giocare come sapeva, gli era tornata quella tecnica che sembrava scomparsa, ha fatto solo gol pesanti e prestazioni maiuscole in quel 4-2-3-1 che sembra cucito apposta per lui e per i suoi compagni. E qui va il merito ad Allegri di aver tirato fuori il miglior Dani Alves (e la miglior Juventus) possibile.

Poi ovviamente è il calciatore che è sceso in campo: gol della sicurezza a Oporto, gol contro l’Atalanta (vanificato dal pareggio di Freuler all’89’), partita da 8 in pagella contro gli ex compagni del Barcellona nei quarti, due assist ed un gol nella semifinale contro il Monaco, gol in finale di Coppa Italia.

L’importanza di avere Dani Alves in squadra consiste nel giocare con uno che sa il fatto suo, con dei piedi (ed un intelligenza calcistica) che solo i brasiliani possono avere. Per non parlare del fatto che “spacca” le partite e che non si tira mai indietro nei contrasti.

L’importanza di essere Dani Alves consiste nel giocare con testa, personalità, grinta, visione di gioco superiore agli avversari, fare dribbling e tunnel all’avversario di turno per poi entrare in area e mettere la palla dove vuole, anche alle spalle del portiere. Insomma, come disse di lui Luis Enrique in tempi non sospetti: “Dani Alves non è al top per tutte le partite. Lo è soltanto in quelle decisive”.

Del resto, se Dani Alves è uno dei giocatori più vincenti degli anni Duemila (diciotto titoli nazionali e dodici internazionali in dodici anni), ci sarà un motivo. E non perché ha giocato in grandi squadre, ma perché è un grande giocatore. Che è una cosa diversa.

Moto Gp, Le Pagelle di Le Mans

Moto GP

Le Mans, Rossi show con un finale da dimenticare. Viñales leader. Zarco che sorpresa.

VIÑALES- 9

Lo spagnolo ha collezionato un altro strepitoso weekend, portando a casa la vittoria del gp e la testa della classifica piloti. Grande prestazione quella di Viñales, che dopo aver superato Zarco si è messo in testa alla gara. Quello che forse non si è aspettava è di dover duellare con Rossi per la prima posizione. Però oggi tutti ci chiediamo, Maverick avrebbe vinto ugualmente senza la caduta del Dottore?  LOTTATORE

 

ZARCO -8

Finora la vera sorpresa di questa stagione porta il suo nome. Johann Zarco, al primo anno in Moto Gp sta dimostrando la sua forza. Il rookie del team Tech3 sta regalando prestazioni eccellenti a suon di podi. Ieri è stato in testa per metà gara, poi ha pagato la scelta delle gomme. Complice la caduta di Rossi, ha conquistato un ottimo secondo posto nella pista di casa. CHE SORPRESA

 

 

PEDROSA – 7

Di lui si parla sempre poco, eppure Pedrosa continua a dare filo da torcere ai compagni. Il terzo gradino del podio è stato un regalo inaspettato, ma Dani ha comunque fatto una buona gara. Partito dalle retrovie, è riuscito subito a rientrare nel gruppo. Ha innescato una battaglia con Dovizioso e Crutchlow e si è portato fino alla quinta posizione, dietro al compagno di squadra. Le cadute di Marquez e Rossi gli hanno regalato la terza posizione e il secondo posto nella classifica mondiale. FORTUNATO

 

ROSSI – 6

Nonostante l’errore, non da lui, il nove volte campione del mondo si merita la sufficienza. Fino all’ultimo giro Rossi ha fatto una gara magistrale. È andato forte per tutto il weekend riuscendo a partire dalla prima fila. In gara ha mantenuto il passo, siglando anche qualche giro veloce. Grazie a uno strepitoso sorpasso su Zarco, si è messo all’inseguimento di Viñales. Una bellissima battaglia tra i due compagni di squadra. Rossi voleva vincere e ha pagato caro la troppa foga. Un errore all’ultima curva gli è stato fatale. Zero punti per il Dottore, che è scivolato dalla prima alla terza posizione nel mondiale.  SVENTURATO

 

MARQUEZ – 4

Dopo l’Argentina, arriva un altro zero per Marquez. Un giorno da dimenticare per il pilota della Honda.  Autore di una qualifica non proprio brillante, Marq in gara non è riuscito a ricucire il distacco con quelli davanti. A undici giri dalla fine, quando Pedrosa stava per prenderlo, si è steso. Il campione in carica incassa così un duro colpo. Mancano tante gare, ma lo spagnolo è già a – 27 dalla vetta. OPACO

Inter: Sabatini incontra la squadra

Andreas Christensen

Oggi a Roma Sabatini dovrebbe incontrare la squadra, domani sarà operativo a Milano

Il New Deal di Sabatini ha avuto inizio ieri, il nuovo responsabile dell’area sportiva di Suning è sbarcato in Italia, ed oggi a Roma potrebbe esserci il primo approccio con la squadra nerazzurra, mentre da domani l’ex Ds giallorosso sarà operativo a Milano nella sede di Corso Vittorio Emanuele.

Il primo capitolo riguarderà l’allenatore, il traghettatore Vecchi lascerà la panchina nerazzurra per tornare alla guida della Primavera, il nuovo Mister x a questo punto sta prendendo sempre più le sembianze di Luciano Spalletti.

E’ di questa mattina la riconferma di Allegri da parte di Marotta, anche se ad oggi non ci sono stati incontri ufficiali tra le parti, l’ex allenatore del Milan era stato accostato nelle ultime ore alla panchina nerazzurra, ma questa notizia è una conferma che Allegri a Milano non ritornerà, almeno per il momento.

Per quanto riguarda la pista Conte, fino a che non ci sarà il chiarimento tra l’ex allenatore della nazionale ed Abramovich, la speranza c’è ancora, dopo la finale di sabato prossimo di Fa Cup ne sapremo di più, ma la sensazione è che il Chelsea nella prossima stagione avrà ancora sulla panchina un italiano.

L’ultimo petalo della margherita risponde al nome di Spalletti, il tecnico giallorosso ha già manifestato la volontà a Monchi di lasciare la panchina al termine della stagione, ed a questo punto la più che probabile destinazione è Milano, dove si riformerebbe la coppia Spalletti-Sabatini.

Il Real Madrid non sbaglia: blancos campioni di Spagna

Uruguay-Portogallo mondiale

Real Madrid campione in Liga

Il Real Madrid non fallisce il primo obiettivo stagionale; con un perentorio 2-0 gli uomini di Zinedine Zidane si sono laureati campioni di Spagna per le treantatreesima volta. Per i blancos sono state decisive le reti del solito Cristiano Ronaldo e di Karim Benzema. Il Malaga ci ha provato ma alla fine la maggior qualità dei madrileni è venuta fuori e non c’è stato nulla da fare. vittoria. Dopotutto al Real sarebbe bastato un solo punto per portarsi a casa l’ambito trofeo; vana la vittoria 4-2, in rimonta, del Barcellona contro l’Eibar. Le merengues tornano a riassaporare la gioia della vittoria in Liga dopo ben 5 anni dall’ultima volta; l’ultimo a portare il trofeo nazionale nella capitale fu Jose Mourinho. Una bella soddisfazione per Zidane che ora ha un solo obiettivo: la finale di Cardiff.

Cronaca della partita e tabellino

Il Real Madrid scende in campo subito concentrato e determinato. Al secondo minuto le merengues passano in vantaggio con il solito Cristiano Ronaldo. Il portoghese batte Kameni dopo un assist di Isco. Benzema e Kross tentano di chiudere subito la pratica ma il Malaga non ci sta e tenta la reazione; su una spettacolare punizione di Sandro Ramirez è bravissimo Keylor Navas a salvare tutto. Il primo tempo finisce con lo stesso copione dei primi minuti: Real che attacca e Malaga che si difende e prova a colpire. Nel secondo tempo i blancos chiudono il discorso liga: Sergio Ramos ci prova ma Kameni respinge, Benzema si fa trovare pronto per un comodo tap-in. Il Malaga ci crede di meno ma è comunque pericoloso con Recio Villanueva e Chori Castro. Benzema segnerebbe anche il 3-0 ma è tutto vano per il fuorigioco.

Il finale scorre lisci: Real Madrid campione di Liga.

Road to Cardiff

Ora i blancos possono pensare all’ultimo impegno stagionale: la finale di Cardiff contro la Juventus. Le merengues vogliono vincere la loro dodicesima Champions della propria storia, la seconda consecutiva. Zidane e Ronaldo hanno detto di volerla a tutti i costi nelle interviste post-partita: la Juventus è avvisata, i campioni non vogliono mollare nulla.