Home Blog Pagina 11193

“L’Inter del Trap”, nelle migliori librerie

trapattoni

L’Inter del Trap, un libro che racconta i 5 anni di Giovanni Trapattoni sulla panchina nerazzurra culminati con lo straordinario scudetto dei record vinto nella stagione 1988-89 per concludersi con la conquista della Coppa UEFA nel 1991, prima dell’addio ed il ritorno alla Juventus. 185 pagine corredate da splendide foto d’epoca che permettono al lettore di rivivere le forti emozioni regalate da giocatori straordinari guidati dall’allenatore vincente per antonomasia. Nell’appassionato racconto dell’autore trovano spazio numerose interviste ai protagonisti di quel quinquennio interista, a partire dallo stesso Trap e da Ernesto Pellegrini, il Presidente nerazzurro che voleva fortemente riportare l’Inter al successo e punto’ quindi sul tecnico che più di altri garantiva la vittoria. Trapattoni e Pellegrini, dopo le prime due stagioni di studio, fecero centro al terzo anno grazie ad un mercato suntuoso e studiato a tavolino come emerge dalle testimonianze raccolte nel libro. La svolta arrivo’ con l’arrivo di Lothar Mattheus e Andreas Brehme, i due panzer tedeschi, ma come non sottolineare l’importanza di giocatori come Ramon Diaz, Nicola Berti, Alessandro Bianchi che andarono a completare un organico già importante per la presenza della vecchia guardia nerazzurra composta da Zenga, Bergomi, Ferri e poi Matteoli, Serena, quest’ultimo capocannoniere nella stagione dei record. Quell’Inter vinse battendo avversari di valore come il Napoli di Maradona ed il Milan di Sacchi e degli olandesi. La festa dei tifosi che da tempo attendevano di gioire, fu bella e spontanea, il libro la testimonia.

Trap

Un libro di Maurizio Pizzoferrato, giornalista sportivo dell’agenzia area, nasce e vive a Roma, ma dal cuore nerazzurro.

Tre giornate di stop a Chiellini, ma Prandelli lo grazia…

Chiellini

In molti, soprattutto i tifosi della Roma, attendevano le decisioni del giudice sportivo Tosel. Sotto la lente la manata rifilata da Chiellini a Pjanic in Roma-Juventus. Tosel ha deciso per i tre turni di stop al bianconero con l’ausilio della prova tv. Tutti soddisfatti? Non proprio. Le polemiche si spostano in… azzurro.

Il ct Cesare Prandelli ha deciso infatti di non ‘punire’ il bianconero e non applicare il tanto discusso codice etico ritenendo il gesto del difensore juventino ‘non violento’. Al via le polemiche, in stile made in Italy. Giusta la decisione del ct della nazionale azzurra, o era giusto fermare il bianconero come successo in precedenza con De Rossi? A voi la risposta.

Mazzarri e Thohir tra critiche, rinnovo e veleni

Real Madrid Napoli, risultato, tabellino e highlights

MazzarriW

“Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare, ci son di mezzo le caratteristiche dei giocatori” – Questa è l’ultima massima di Walter Mazzarri dopo le critiche piovutegli addosso dalla tifoseria nel pre-gara di sabato con la Lazio. Il tecnico ex Napoli si difende e come ogni anno annuncia che dirà tutto a fine stagione, anche se cime da tradizione, anticipa con le sue interviste quelli che sono i sassolini che ha nella scarpa. “Per me è stato un anno difficile – dice WM – sono stanco, ho dato tutto per la squadra. Prima di prendere le critiche bisognerebbe informare la gente sui progetti che si hanno. Io avevo le idee chiare anche a gennaio; ma ho dovuto fare quello che potevo con i giocatori che avevo”. Parole al veleno che non nascondo una forte accusa nei confronti dei mancati acquisti da parte del presidente Thohir. Thohir che intanto ha fatto sapere di avere fiducia in Mazzarri ma di lasciare ancora tempo prima di prendere la decisione sul rinnovo del tecnico.

Aver impedito a capitan Zanetti di giocare l’ultimo derby e aver scoperto troppo tardi il talento di Kovacic sono i capi d’accusa dei tifosi interisti. Critiche che allontanano Mazzarri dalla Pinetina. Tra i sassolini che il tecnico scaglierà alla fine della prossima giornata, però, ci potrebbe anche essere il desiderio di non far più parte del club nerazzurro, causa incomprensioni con i vertici societari.

 

Milan: mai così in basso da 17 anni

Era la stagione 1997-1998, il Milan terminava il suo campionato in decima posizione, dopo l’undicesimo posto della stagione precedente. Era il primo anno di Capello in panchina e il primo anno di Maldini con la fascia da capitano al braccio. Un Milan fatto di tante, forse troppe a sentirle adesso, vecchie glorie: Leonardo, Boban, Donadoni, Costacurta e Albertini. Il Bomber fu Weah, con 10 reti, seguito da Kluivert con 6 e Ganz con 4. Son passati 17 anni e il Milan si ritrova ottavo con un’altissima probabilità di non prendere parte alle competizioni europee, proprio come all’epoca. In panchina c’è Seedorf che nel ’97-’98 giocava e vinceva per il Real Madrid. La rosa non ha grandi glorie su cui puntare fatta eccezione per Kakà. Sono molti i giovani incostanti, a partire da Balotelli, e alcuni su cui fondare il nuovo corso rossonero: De Sciglio, Taarabt ed El Shaarawy. Le sconfitte totali, dopo quella di domenica, sono salite a 9, mentre furono addirittura 12 per Capello.

Eppure nonostante questi numeri da incubo, il Diavolo ferito nell’orgoglio, può, matematicamente ancora sperare nell’Europa. Sarebbe un miracolo sia chiaro, ma i rossoneri non sono fuori dai giochi. Il Milan ha il 7,41% di possibilità di qualificarsi, ed in un solo caso: batte il Sassuolo già salvo, spera nella sconfitta del Torino, privo di Immobile, a Firenze, e crede in un pareggio o in una sconfitta del Parma in casa con il retrocesso Livorno. Il Verona non conta poiché essendo molto lontano nel conteggio della differenza reti anche in caso di vittoria al San Paolo resterebbe dietro i milanisti. Attenzione però a fare solo i conti fuori dal giardino di casa, perché all’andata col Sassuolo finì molto male e se lo ricorda bene Berardi. In caso di debacle infatti la Lazio potrebbe scavalcare i rossoneri e il risultato finale della stagione direbbe decimo posto, proprio come 17 anni fa.

 

Lazio, pronta la rivoluzione

La mancata qualificazione in Europa League della Lazio porterà una sostanziale diminuzione della rosa bianoceleste che nella prossima stagione sarà impegnata solo su due fronti (Campionato e Coppa Italia). Una autentica rivoluzione con le partenze di Biava (ritorno all’Atalanta), Dias (ritorno in Brasile) e Mauri a cui si aggiungeranno anche quelle quasi sicure di Marchetti, Lulic, Postiga e Kakuta. Tutta da analizzare anche la questione di altri giocatori come Onazi, Pereirinha, Novaretti, Ciani e Gonzalez, tutt’altro che certi di rimanere in biancoceleste.

L’arrivo sicuro di Djordevic dal Nantes per ora è troppo poco per una squadra che dovrà intervenire pesantemente sul mercato a partire dalla difesa dove piace sempre tantissimo Davide Astori, il difensore del Cagliari in cima alla lista dei desideri di Lotito e del suo ds Tare. Ancora tutto da decidere anche il futuro della panchina della Lazio, con Reja che potrebbe anche non rimanere alla guida dei biancocelesti. In caso di addio del tecnico, pronto un tris di nome per guidare i capitolini; Simone Inzaghi (tecnico della Primavera), Andrea Mandorlini o Sinisa Mihajlovic.