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Garcia alza la voce: “Battiamo la Juve”

Garcia

La pesante sconfitta in casa del Catania lascia pesanti strascichi in casa Roma, con Rudi Garcia che annulla i due giorni di riposo e fa subito scendere in campo i giallorossi per l’allenamento. Un “extra” voluto fortemente dal tecnico francese, furibondo con i suoi per la scampagnata in terra etnea che ha regalato alla Juventus il suo terzo scudetto consecutivo. Dunque Roma già al lavoro per preparare la sfida dell’Olimpico contro la Juventus, una sfida che diventa più una passerella che una gara vera e propria, ma che servirà a Totti e compagni per dimostrare di essere alla pari della Juve campione d’Italia. Senza più obiettivi, la Roma potrà ora cominciare ad organizzare la prossima sessione di mercato con tre acquisti big fortemente voluti dal tecnico Garcia.

Con Jackson Martinez candidato numero 1, in casa giallorossa bisognerà blindare i vari Gervinho, Pjanic e Benatia con il bosniaco sempre al centro di presunte voci di mercato. Il tecnico ha detto la sua sul giocatore affermando: “Lui al Psg? Miralem è un giocatore fantastico e io preferisco vederlo nella Roma”.

Il Milan presenta le nuove maglie

Nella prossima giornata di campionato, quella che il Milan disputerà contro l’Atalanta fuori casa, i giocatori rossoneri avranno l’onore di indossare le nuove divise, che utilizzeranno per la futura stagione inerente all’anno 2014/2015. Kakà e company vestiranno la terza maglia con i colori verdi e gialli, che richiamano la bandiera del Brasile, questo è un omaggio, che la società di Berlusconi ha voluto fare nei confronti di quella nazione, che quest’estate ospiterà i mondiali.

Invece contro il Sassuolo, nell’ultima giornata di campionato, i rossoneri indosseranno la nuova maglia con un design particolarmente innovativo, che riesce ad esaltare le strisce rosse e nere. Non saranno come quelle di quest’anno ma diverse perché i numeri e i nomi dei giocatori verranno applicati sulla maglietta con il nuovo Milan Type, collaboratore di fiducia della società milanista. La terza maglia è in vendita da oggi in tutti i Milan Store sia nelle città che online mentre l’altra maglia sarà pronta sul mercato a partire da domenica 18 maggio 2014.

Mazzarri nel mirino dei tifosi nerazzurri

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Il tanto atteso derby, che si è svolto ieri sera al Meazza, ha visto la vittoria dei rossoneri. Allo stadio erano presenti non solo i sostenitori milanisti ma anche quelli interisti, uno spettacolo nel vederli mischiati e nel vedere tifare con vera sportività i propri colori. Se da una parte Seedorf ha conquistato il successo sconfiggendo i cugini e aggiudicandosi la fiducia dei tifosi, che lo vorrebbero per la prossima stagione, dall’altra parte i nerazzurri, se la sono presi con Walter Mazzarri.

A scatenare l’ira dei sostenitori sarebbe stato lo scarso impegno, che la squadra ci avrebbe messo nel disputare una partita cosi affascinante e importante, per accedere all’Europa League. Tutti avrebbero poi scaricato le colpe sull’allenatore livornese, questo lo si può notare ed evidenziare soprattutto su social network dove gli “insulti” al tecnico sono stati pesanti accusandolo di non aver fatto giocare il capitano Javier Zanetti in quello che sarebbe stato il suo ultimo derby.

Juve, è il giorno della grande festa

Conte

Questa sera Juve in campo a Torino contro l’Atalanta, in programma una grande festa per lo scudetto numero 30. I bianconeri di Conte avranno modo di festeggiare il titolo davanti ai propri tifosi, lo scudetto della tanto attesa terza stella. Una partita speciale per i supporters bianconeri, un ‘titulo’ all’attivo e un futuro da protagonisti. La Juve ha dimostrato di essere ancora la squadra più forte in patria, ora l’obiettivo della dirigenza bianconera è quello di rinforzare la squadra e renderla competitiva e pronta ad esser protagonista anche in Europa. Ancora con Conte in panchina? Difficile ma non impossibile immaginare l’addio del tecnico salentino, nel calcio oramai tutto è possibile. La parola a Marotta ed Agnelli, sapranno accontentare il tecnico dei tre titoli consecutivi con un mercato da top club?

Genny ‘a Carogna: “Non è di me che dovete preoccuparvi”

ACarogna

Genny ‘a carogna all’attacco, non bastasse lo spettacolo offerto prima di Fiorentina-Napoli, il capo ultras del Napoli va al contrattacco rispedendo al mittente le accuse. Questo il servizio realizzato dai colleghi di www.like24.it:

«State sbagliando: non è di me che dovete preoccuparvi, ma del ragazzo che è stato ferito»: Genny la Carogna, o meglio Gennaro De Tommaso, parla pacato. Non si difende . Attacca. Trovarlo non è difficile: tra Forcella e piazza San Gaetano, dove è nato, lo conoscono tutti. E i messaggi corrono veloci: basta chiedere di lui, qualcuno accetta di chiamarlo e l’appuntamento è fatto.

Jeans e giubbino, mani in tasca e viso affranto, la Carogna offre un immagine che non ti aspetti. A cominciare dal nome: non è suo, raccontano nei vicoli, lo ha ereditato dal padre, e non indica cattiveria, ma sfortuna. E di quel nome lui non fa mistero e non si vergogna, anzi sorride dell’imbarazzo di chi lo pronuncia. E non è vero nemmeno che a suo carico sabato ci fosse un Daspo, una diffida con obbligo di firma: il provvedimento, spiegano quelli della curva A, è scaduto da tempo.

Seduto tra gli amici su una panchina del centro storico non è facile riconoscere Genny, anche se la sua immagine impazza sul web e una pagina Facebook che lo sostiene in poche ore ha già raggiunto i seimila «mi piace». Il ragazzo pacato che difende le ragioni sue e dell’intera Curva A somiglia poco a quello che ha sbalordito milioni di italiani in diretta Tv. Lo abbiamo visto tutti con la maglietta che inneggia Speziale, l’ultrà del Catania, condannato per l’uccisione di un poliziotto Raciti, mentre con le braccia alzate e coperte di tatuaggi sembra dare il via alla partita tenendo in pugno i sui compagni. E quindi la squadra. E quindi le forze dell’ordine. E quindi una capitale assediata. Ma lui smentisce categoricamente che tutto questo sia successo. E racconta una storia completamente diversa. A volte confusa, lacunosa. Ma che esclude assolutamente ogni patto con la squadra e con le forze dell’ordine.

Come è andata veramente sabato a Roma?

«Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti».

Quindi nessuna trattativa?

«Ovviamente no. Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo sembra non importare niente a nessuno. Ma a noi sì, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo. Noi non possiamo decidere nulla».

Siete rimasti sugli spalti?

«No. Nessuno poteva costringerci a restare allo stadio e infatti subito dopo il primo gol molti di noi sono andati via. Più che del Napoli ci interessava di quel ragazzo in fin di vita. Perciò siamo rimasti tutta la notte in ospedale con la famiglia e con le forze dell’ordine».

Come è stato ferito il tifoso napoletano. Cosa è successo prima dell’ingresso allo stadio?

«Ci stavamo dirigendo verso la curva Nord dell’Olimpico scortati dalle forze dell’ordine. Poi è successo l’inferno, abbiano sentito i colpi e ci siamo accorti che tre di noi erano rimasti a terra. Una cosa del genere non si era mai vista, pure quando uccisero quel tifoso all’Olimpico, Paparelli: allora non spararono un colpo di pistola, ma un razzo che purtroppo gli finì in un occhio. Perciò i fatti di Roma sono gravissimi».

E quella maglietta che inneggia all’assassino di Raciti, non è un gesto di sfida?

«No, anzi. L’unica cosa importante di questa storia ormai è diventata la maglietta che io e gli altri tifosi indossiamo. ”Speziale libero” c’è scritto. Ma attenti: la maglietta è in onore di una città dove abbiamo tanti amici e nei confronti di un ragazzo che sta chiedendo attraverso i suoi legali la revisione del processo. È una richiesta di giustizia, non un’offesa contro una persona deceduta o contro i suoi familiari».

Ma le tifoserie non ricattano, non minacciano, non tengono in pugno le società?

«Tutte favole».

L’intervista è conclusa. Intorno alla panchina di Genny restano quattro o cinque giovanotti, poi ogni tanto c’è chi va, c’è chi viene. Insieme hanno visto le partite in un pub e ora restano riuniti in piazza tra le scritte che inneggiano «Mastifest».

ph Sarpa/Komunicare