Cagliari, 50 anni fa lo storico scudetto

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12 aprile 1970 – 12 aprile 2020: 50 anni fa lo storico scudetto del Cagliari

Cos’è una favola? Il sito della Treccani dice essere una “narrazione fantastica; leggenda, mito”. La storia del calcio è piena di favole. Una di queste è senza dubbio quella del Cagliari che, cinquant’anni fa domani, si aggiudicò, con due giornate di anticipo, lo scudetto della stagione 1969/1970, il suo primo e finora unico storico titolo nazionale.

Quel 12 aprile di cinquant’anni fa, allo stadio Amsicora, sconfiggendo il Bari per 2-0 con reti di Riva e Gori, la squadra rossoblù divenne la prima squadra del Sud a vincere lo scudetto. Dopo di allora, ci saranno da attendere sedici anni affinché un’altra squadra dell’Italia meridionale vinca il tricolore, ovvero il Napoli di Diego Armando Maradona.

Questo 2020, marchiato a fuoco dal Covid-19, per la squadra del presidente Giulini è un anno storico perché oltre a festeggiare il mezzo secolo dal tricolore, il prossimo 30 maggio la squadra festeggerà i suoi 100 anni di vita.

Lo scudetto del Cagliari, oggi (purtroppo per la squadra isolana) irripetibile, è stato un qualcosa di incredibile, ma se si guarda alla rosa della squadra sarda di allora si poteva pensare che la squadra si sarebbe imposta prima o poi, visto che la stagione precedente aveva chiuso il campionato al secondo posto dietro di soli quattro punti rispetto alla Fiorentina.

Ancora oggi il “Cagliari 69/70”, nell’immaginario collettivo, rimane una delle più forti di sempre ed i tifosi cagliaritani, di ieri e di oggi, si ricordano ancora di quell’undici che regalò loro un sogno: Albertosi; Martiradonna, Zignoli, capitan Cera, Niccolai; Tomasini, Domenghini, Nené; Gori, Greatti, Riva. E quest’ultimo ancora oggi è considerato non solo il giocatore di calcio italiano più forte degli ultimi cinquant’anni, ma era, è e sempre sarà l’idolo di tutta Cagliari: Luigi Riva detto Gigi, altresì detto “Rombo di tuono” o cagliaritanamente “Gigggirriva”.

Alla guida della squadra allora presieduta da Efisio Corrias, c’era uno dei allenatori che hanno scritto la storia del nostro calcio e che nelle sue cinque stagioni complessive a Cagliari si è tolto tante soddisfazioni: Manlio Scopigno, friulano di nascita ma reatino di origine.

Lo scudetto di quel Cagliari è stata la rivincita di un territorio (la Sardegna) allora considerata esotica quanto distante anni luce dal “Continente” con i suoi territori ed i suoi paesaggi mozzafiato, il mare cristallino, una terra che stava vivendo un piccolo boom economico, ma considerata pericolosa al suo interno e luogo di minacciate punizione lavorative. Eppure ci fu la rivalsa di una squadra non del Centro-Nord che fino a quel momento si era spartito tutti i titoli nazionali precedenti l’exploit cagliaritano. Squadre che avrebbero fatto carte false pur di accaparrarsi l’idolo dell”Amsicora”, Gigi Riva. E pensare che il bomber di Leggiuno non ne voleva sapere di andare a giocare in Sardegna nell’estate 1963: alla fine accettò e fu per lui la scelta migliore, sia sportivamente che sentimentalmente parlando. In quattordici stagioni, giocò 377 partite in maglia cagliaritana segnando 208 reti e nel febbraio 2005 è stata ritirata la sua maglia numero 11. Ancora oggi Riva è il capocannoniere di sempre della Nazionale italiana con 35 reti in quarantadue partite giocate e tutte le reti le ha segnate quando vestiva la maglia del Cagliari.

A trascinare il Cagliari al tricolore sempre lui, “Rombo di tuono”, vincitore della classifica marcatori con 21 reti, la terza nelle ultime quattro stagioni: nessun altro giocatore del Cagliari ha più vinto la classifica dei bomber dopo di lui. Per non parlare del secondo e del terzo posto del Pallone d’oro nel 1968 e nel 1970.

La storia del Cagliari campione nacque molte stagioni prima, nella 1964/1965, con la prima stagione del club in Serie A: mai una squadra sarda si era spinta fino in massima serie e ancora oggi il club rossoblù è l’unico ad esserci riuscito. Di stagione in stagione, il Cagliari iniziò a chiudere la stagione sempre più in alto in classifica, fino al secondo posto nella stagione 1968/1969.

E la stagione giusta è stata quella che ha portato, nel giugno 1970, al Mondiale messicano. E proprio quella stagione il Cagliari fece l’impresa: 45 punti conquistati (su 60 totali), 17 vittorie, 11 pareggi, due sconfitte, 42 gol realizzati e 11 subiti. Quel numero di reti, con una Serie A a 16 squadre come era allora, non è stato più superato. Cera e soci vinsero più partite di tutti (17), persero meno partite di tutti (2) con una differenza reti di ben +31.

Il Cagliari rimase in testa alla classifica dalla quinta giornata, vinse il titolo di campione d’inverno e non fallì l’appuntamento con la storia quel 12 aprile.

Se il Cagliari avesse battuto il Bari e la Juventus non avesse vinto contro la Lazio, il Cagliari avrebbe vinto il titolo con ben due giornate di anticipo. Il Cagliari vinse contro il Bari, la Juve perse a Roma contro la Lazio: scudetto. Dal +3 prima dell’inizio del match, al +5 alla fine del match e la matematica assegnò il titolo ai ragazzi di Scopigno.

Nella città di San Saturnino poté iniziare la festa: dallo stadio sold out colorato di bandiere e sciarpe rossoblu ai caroselli per la città ed un’isola intera in festa per un qualcosa di impensabile, ma tanto, tanto sperato.

Il Cagliari in quel biennio era già stato inoltre protagonista in Nazionale: nel 1968, Riva fu l’unico calciatore rossoblù a partecipare agli Europei vinti dagli azzurri (autore del gol nella finale “ripetuta” contro la Jugoslavia) mentre al Mondiale messicano vi presero parte sei giocatori (Riva, Albertosi, Cera, Domenghini, Gori e Niccolai), di cui quattro in campo il giorno della finale contro il Brasile, oltre ad un ex rossoblu (Boninsegna).

Quel fantastico scudetto è stato anche merito di mister Manlio Scopigno. Detto il “filosofo”, il tecnico friulano-reatino era tra i più innovativi dell’epoca, ma ancora oggi poco ricordato se non dai tifosi cagliaritani. Dopo una carriera da calciatore, iniziò ad allenare approdando alla panchina del Vicenza nella stagione 1959/1960 come vice di Lerici, portando i lanieri al 6° posto in classifica la stagione 1963/1964, fino a quel momento la terza migliore posizione della loro storia. Dopo una brevissima e turbolenta parentesi al Bologna, nell’estate 1966 il suo approdo al Cagliari.

Era un genio per quei tempi, Scopigno. Un tipo controcorrente e dotato di molta intelligenza calcistica. Vinse lo scudetto dalla tribuna, perché durante la stagione fu squalificato per cinque mesi, tornando in panca per il rush finale della stagione. Fu portato in trionfo da tutti e si prese molte rivincite: guiderà il Cagliari anche nella prima esperienza in Coppa dei Campioni chiusasi agli ottavi di finale contro l’Atlético Madrid, nonostante la vittoria nel match di andata. Dopo l’addio al Cagliari, poca gloria per lui dopo.

La Sardegna, terra bellissima ed orgogliosa, divenne quell’anno la capitale del calcio italiano grazie ad una squadra che scrisse una grande favola calcistica. Perché negli anni successivi altre “piccole” vinsero lo scudetto (Verona, Napoli, Sampdoria), ma quello scudetto fu speciale perché il Cagliari rappresentava un’intera regione, un’intera isola, un’intera cultura.

Oggi a Cagliari, nella zona dell’Amsicora, c’è una strada dedicata agli eroi del 12 aprile 1970, “viale Campioni d’Italia 1969/1970”. Quello stadio fu fino al settembre 1970 lo stadio del Cagliari che poi giocò nel nuovo stadio Sant’Elia, salvo una parentesi nella stagione 1989/1990 quando il Cagliari vi tornò a giocare a causa del restyling dello stadio cagliaritano per Italia ’90.

Di quella squadra che cinquant’anni fa fece l’impresa, sono purtroppo negli anni mancati alcuni giocatori, così come il presidente Corrias, il suo vice- Andrea Arrica e mister Scopigno. Ma il nome di quella rosa e di quei giocatori rimarrà sempre nel cuore di tutta Italia.

Sopratutto il vanto della Sardegna e di tutta Casteddu.