Ciclismo, Martinelli (Astana): “Sovrapporre Giro e Tour per salvare la stagione”

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Ciclismo Martinelli Astana Giro Tour

Ciclismo parla Martinelli (Astana): “Sovrapporre Giro e Tour”

Ciclismo Martinelli Astana Giro Tour | “Dietro un grande corridore spesso c’è un
grande direttore sportivo. Nei momenti di difficoltà in gara, due parole con l’ammiraglia possono fare la differenza. Esperienza, colpo d’occhio, consapevolezza. Il bresciano Giuseppe Martinelli, direttore sportivo dell’Astana, è il Signore dei Giri: da Pantani a Nibali passando per Aru, c’è il suo zampino dietro le imprese di questi grandi corridori italiani”. Lo riporta con dovizia di particolari l’edizione oggi in edicola di Tuttosport.  Ma il quotidiano sportivo di Torino fa di più, lo ha intervistato nel suo percorso di quarantena dovuto all’emergenza coronavirus e ne ha raccolto un’idea che potrebbe essere decisiva per il proseguo della stagione. Ecco cosa ha detto Martinelli.

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Le parole di Martinelli

«C’è molta preoccupazione, inutile nasconderlo. A Brescia ci sono tanti casi e tanti decessi per il coronavirus. Mi informo e cerco di guardare avanti, ma quando vedi che le nostre
vite restano in sospeso vien da chiedersi cosa ci sarà in futuro. E’ davvero difficile».

Lo sport e il ciclismo stanno alla finestra, sperando. «Sono preoccupato anche
professionalmente. Qualche settimana fa leggevi dell’annullamento di una corsa, poi
di un’altra. Poi sono state rimandate le corse in Belgio, poi la Roubaix, il Giro, il Romandia… abbiamo capito mano a mano quanto la situazione fosse grave. I nostri corridori ora hanno staccato la spina. Adesso bisogna mettere il piede a terra e poi ripartire più forti di prima».

(….)

E i Grandi Giri? Su Twitter scherzava su una possibile fusione dei tre Grandi Giri
che unisse Italia, Francia e Spagna per una settimana in ciascun Paese. «Fantaciclismo, ma in questo momento vale tutto. Come quando da piccolo
giocavi e non c’erano regole. L’annata è da salvare. Abbiamo l’obbligo di salvare il Giro d’Italia, magari pure in concomitanza con il Tourde France: a settembre o ad ottobre non è
Giro, almeno per me».

Fin quando si può correre in una stagione per provare a sperare? «Fino alla fine della prima settimana di novembre, credo. Certo, non è che puoi andare in Belgio o fare il Giro di Polonia, ma corse italiane o spagnole potresti programmarle in quella fascia. Ricordo quando la stagione finiva proprio tra ottobre e novembre con il Trofeo Baracchi: quello era un ciclismo che non guardava in faccia a nessuno».

L’intervista completa sull’edizione cartacea di Tuttosport