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Mancini: “Resto all’Inter. Nazionale? Ci penserei”

Ai microfoni di Gr Parlamento il tecnico dell’Inter Roberto Mancini parla di futuro: “Percentuale di permanenza all’Inter? Direi il 100%”. Il tecnico jesino aggiunge: “Meritiamo un 6,5: siamo migliorati, ma dobbiamo fare di più”. Su Banega: “Sembra sia preso, ha qualità, ci darà una mano. Ibrahimovic? Non penso tornerà, ed è un peccato”.

Mancini aggiunge: “Il bilancio è quello di un buon Campionato. Speravamo in un piazzamento in Champions, ma sappiamo che le squadre davanti a noi son migliori, alla fine credo che essere quarti non è un risultato così brutto”. Mancini ai microfoni di ‘La politica nel pallone’ su Gr Parlamento, dà un voto alla stagione nerazzurra: “Io voglio sempre il massimo, anche se fossimo arrivati terzi non sarei stato contento. Diciamo che ci meritiamo un sei e mezzo. La squadra è migliorata, ha basi importanti, ma siamo l’Inter e dobbiamo cercare di fare molto più in futuro”. Sulla Nazionale: “Sicuramente ci penserei, ma al momento non c’è nulla”.

Top & Flop, il re è Higuain. Promossi e bocciati…

Si chiude il sipario sul campionato, bello e appassionante come sempre,anche se a vincere sono sempre gli stessi. Juve schiacciasassi, le altre inseguono ma a distanza. Deludono Milan e Lazio, sorprende il Sassuolo qualificato in Europa se nella finale di Coppa Italia non vincono i rossoneri. Applauso a Carpi e Frosinone, che a dispetto dei pronostici si sono giocate fino all’ultimo la salvezza. Ora gli ultimi Top e Flop della stagione.

TOP

HIGUAIN, come ti sbagli? Il Pepita regala gioie fino all’ultima giornata. Nel match contro il Frosinone al suo Napoli servivano i 3 punti per conquistare la Champions diretta. L’argentino decide di fare le cose in grande, dopo il vantaggio di Hamsik, si scatena. Una tripletta che chiude i conti,regala alla società un bel gruzzolo di milioni e manda in tripudio il San Paolo. Il terzo gol è una perla da vedere e rivedere, controllo con il petto e mezza rovesciata dal limite dell’area che manda in estasi anche il commentatore di Sky. Chiude il campionato con 36 gol in 35 presenze, battendo il record di Nordahl che ne realizzò 35 con il Milan. Per Higuain parlano i numeri.

DYBALA, questa stagione ha forgiato un futuro fenomeno. L’argentino, arrivato da Palermo, con la pesante eredità di non far rimpiangere Tevez , ha sorpreso tutti. 19 gol a referto ,gli stessi dell’Apache al primo anno, ma se contiamo anche le altre competizioni Dybala batte Tevez 23 a 21. Ma non solo gol, assist e giocate decisive che hanno contribuito alla clamorosa rimonta juventina. C’è tantissimo del talento argentino nel 5° scudetto consecutivo bianconero, una stagione andata di pari passo con il rendimento sottotono all’inizio e un’accelerazione impressionante a partire dal derby di andata. Per il prossimo anno ci si aspetta un’ulteriore crescita, con la Champions come palcoscenico principe.

SPALLETTI, è giusto premiare il condottiero di una Roma a tratti straripante. E’ vero in campo non ci va l’allenatore, ma mai come in questo caso si è visto quanto di buono c’è nel credo calcistico del tecnico toscano. Arrivato a Gennaio ha totalizzato 14 vittore, 4 pareggi e 1 sola sconfitta con la Juve e a solo una settimana dal suo arrivo. Un cammino che in proiezione sarebbe stato superiore anche ai campioni, miglior attacco e un gioco spettacolare così come fu la sua prima Roma. Spalletti sin da subito ha voluto dare la sua impronta alla squadra, magari sbagliando come nel caso di Castan, ma anche nelle prime due uscite si era notata un’inversione di tendenza, a dispetto dei risultati. Da lì arrivano le vittorie, la rimonta e il sogno 2° posto da scippare al Napoli che è sfumato solo di un punto. La Roma riparte da Spalletti, non male come base per il prossimo anno.

FLOP

CANDREVA, a guardare i numeri si direbbe una stagione in linea con le altre per il laterale. Ma non lascino ingannare i 10 gol, solo in un paio di occasioni si è visto il vero Candreva. Un costante atteggiamento di supponenza o deconcentrazione, sempre a incaponirsi in azioni personali e egoiste. Poco decisivo sia con Pioli che Inzaghi, gli scricchiolii della scorsa estate tra mancata cessione e querelle fascia di capitano hanno lasciato il segno sul morale del giocatore. Ieri contro la Fiorentina forse è stata la sua ultima con la Lazio, un addio da non ricordare.

BALOTELLI, ennesima dimostrazione di quanto il talento non basti da solo. Il Mario nazionale ne avrebbe da vendere, dotato di forza fisico, tiro e tecnica, il tutto cestinato da una professionalità non in linea. Sciupa la chance che il Milan gli regala, dopo l’anno fallimentare al Liverpool. Segna solo a Udine, poi più nulla, infortuni misteriosi e prestazioni incolore. Niente riscatto, niente Italia, tornerà in Inghilterra dopo anche lì sperano di liberarsene prima possibile.

MONTELLA, accolto con grandissimo entusiasmo alla Samp, non riesce a ripagare la fiducia. Prende in mano una Samp a metà classifica, la trascina nella zona rossa e si ritrova a lottare per la salvezza. Pecca nel cercare di portare un gioco con palla a terra, con giocatori inadatti, abituati più a distruggere che costruire. Paga anche un Cassano in forma pessima, e una società che prova ad accontentarlo sul mercato ma le risorse non sono il linea con gli obiettivi. Nel futuro di Montella si parla di nazionale, forse il rilancio alla Samp però sarebbe più orgoglioso e dovuto.

Milan, Brocchi attacca la squadra: “Senza dignità”

Cristian Brocchi alza la voce, il tecnico del Milan attacca senza mezzi termini la squadra e tuona: “La Roma contro di voi ha fatto un’amichevole, non hanno dovuto nemmeno sudare per battervi. E voi non avete mai reagito, vi siete fatti prendere in giro”. Come riporta la Gazzetta dello Sport il tecnico rossonero non ha digerito la sconfitta contro i giallorossi e aggiunge: “In 20 anni di calcio non ho mai visto uno spogliatoio come questo”.

Un clima non certo sereno in vista della finale di Coppa Italia, ultimo appuntamento stagionale che potrebbe regalare ai rossoneri un trofeo.

Juventus vs Milan, in palio la Coppa Italia

Juve

Sabato sera allo Stadio Olimpico di Roma c’è Juventus-Milan, finale di Coppa Italia, ma le due squadre giungono all’appuntamento in diverse condizioni , ma il pronostico non e’ scontato trattandosi di una partita secca che nasconde molte insidie. Al momento bianconeri favoriti e Milan che ha molto da lavorare per sperare di ribaltare un pronostico che pende nettamente per la squadra di Allegri.
Qui Juve

Oggi la squadra di Allegri riprende la preparazione a Vinovo con assenti Marchisio e Caceres infortunati, mentre Khedira provera’ il recupero per poter essere titolare sabato sera.
Prove di finale sono state fatte sabato sera contro la Samp, infatti abbiamo visto un inconsueto trio difensivo con Bonucci destra, Barzagli centrale e Chiellini a sinistra che ci fa prevedere una difesa con Rugani, Barzagli e Chiellini in quanto Bonucci sara’ squalificato.
In caso di assenza di Khedira possibile il dirottamento di Pogba come mezz’ala destra al posto del tedesco, ed impiego di Asamoah sulla sinistra, mentre centrale giocherebbe Hernanes che in queste ultime partite si sta ritrovando dopo un’annata opaca. La coppia d’attacco sara’ composta da Dybala e Mandzukic.

Qui Milan

I rossoneri arrivano alla finale nelle peggiori condizioni possibili sia mentali che fisiche, nel match di sabato contro la Roma si e’ vista una squadra stanca, senza idee. Mister Brocchi negli spogliatoi e’ andato su tutte le furie definendo i giocatori senza dignita’. Difficile ipotizzare lo schieramento per sabato sera, al momento i sicuri titolari sono Donnarumma, Romagnoli e Bacca che sabato ha segnato la rete della bandiera. Da decidere gli altri otto undicesimi anche se e’ ipotizzabile l’impiego dal primo minuto di Bonaventura uno dei pochi che si salva dopo una stagione disgraziata. Le due squadre Venerdi’ mattina saranno ricevute in vaticano da Papa Francesco in udienza; nel pomeriggio rifinitura allo stadio Olimpico con conferenza stampa dei due allenatori.

La G di Gunnar, Gonzalo e di record

Hanno vissuto due ere calcistiche diverse (gli anni Quaranta/Cinquanta uno, i primi anni Duemila l’altro), hanno fatto innamorare i tifosi delle squadre di cui hanno indossato i colori ed entrambi hanno avuto lo stesso numero di maglia, il 9, il numero dei bomber. Stiamo parlando di Gunnar Nordahl e di Gonzalo Higuain.

Uno lo chiamavano il “pompiere” perché nel suo Paese (la Svezia) era un vigile del fuoco ed è ancora oggi lo straniero che ha realizzato più gol in Serie A (225) e faceva parte di un tridente passato alla storia come Gre-No-LI, l’altro lo chiamano “pipita”, è argentino e, grazie al miglior Napoli degli ultimi ventisei anni, è riuscito a superare un record che si pensava non sarebbe mai stato battuto: 35 reti segnate in una singola stagione, con il campionato a venti squadre. E quel record è stato detenuto da Nordahl dalla stagione 1949/1950 (quando militava nel Milan) fino a sabato 14 maggio. Prima di allora, non solo in pochi hanno superato il tetto delle trenta reti in campionato (ancora una volta lo stessoNordahl la stagione successiva, John Hansen, Antonio Valentin Angelillo, Luca Toni e prima dello svedese altri cinque giocatori), ma nessuno lo aveva mai eguagliato.

Poi è arrivato questo argentino nato in Francia che di reti ne ha siglate ben trentasei in trentacinque partite giocate, ad una media di 1,028 gol a partita. L’ultimo giocatore a segnare così tanto in Italia nella massima serie è stato Gino Rossetti del Torino, quando realizzò anche lui trentasei reti ma in Prima divisione, il campionato precedente il girone unico. Un’era calcistica ancora prima dei tempi di Nordahl.

Fino al calcio d’inizio di Napoli-Frosinone, Higuain distava due reti da Nordahl. Un’impresa non impossibile almeno da eguagliare per uno che in stagione aveva già segnato sette doppiette, ma nessuno pensava che potesse fare una tripletta in novanta minuti. Ed invece tra il 52′ ed il 71′ Higuain non solo ha eguagliato Nordahl, ma lo ha superato con una semi-rovesciata di destro che ha battuto per la terza volta il povero Zappino. 4 a 0 il finale, Higuain a fare il giro del campo con il pallone in mano e “san Paolo” che intona la ormai celebre “Difendo la città” sotto una pioggia battente.

Nordahl in Italia ha giocato nove stagioni e mezzo (sette stagioni e mezzo con il Milan, due con la Roma) ed in carriera ha vestito i colori solo di squadre svedesi (Hörnefors, Degerfors, IFK Norrköping e Karlstad), mentre Higuain ha giocato con River Plate, Real Madrid e, da tre stagioni, veste i colori del Napoli. Da otto anni consecutivi il “pipita” va in doppia cifra e dopo anni di attesa finalmente può fregiarsi del titolo di capocannoniere assoluto. Ed il suo nome rimarrà nella storia del calcio italiano per molti decenni. Solo due giocatori in stagione, nei top campionati europei, hanno fatto meglio del “pipita”: Zlatan Ibrahimovic con 38 reti e Luis Suarez con quaranta, con il “pistolero” che vincerà la sua terza Scarpa d’oro della carriera.

Gunnar e Gonzalo, gli uomini dei record: cinque volte vincitore della classifica marcatori uno, un top player da 94 milioni non trattabili e con la “curva B” che lo ama l’altro. Con l’amaro in bocca, quest’ultimo, di aver sbagliato da pochi metri la palla che avrebbe potuto dare alla sua Nazionale il terzo Mondiale della sua storia.

Sebbene i due attaccanti abbiamo giocato in due periodi diversi (pallone di cuoio duro contro palloni fatti in materiali super elaborati; scarponi pesanti di cuoio contro scarpini tecnici fluo; maglie pesanti di lana contro maglie colorate iper-sintetiche; radioline contro pay tv), il loro gesto naturale è rimasto immutato nel tempo: il gol.

Molti penseranno “e se Higuain non fosse stato squalificato per quattro turni (poi ridotti a tre), sarebbe arrivato a quaranta reti?” Magari si, magari no.

Fatto sta che il Napoli, anche grazie al suo bomber (91 reti in tre anni per lui, coppe comprese), è arrivato secondo in campionato e giocherà la prossima Champions League passando dalla porta principale, poiché sarà in seconda fascia nei sorteggi di agosto.

Ma questo 2015/2016 rimane, nonostante il -9 dalla Juve campione d’Italia, per il Napoli la migliore stagione (a livello di numeri) della storia: mai così tanti punti in campionato (82), mai così tante vittorie (25), mai così tanti gol realizzati (80, tre in meno della Roma). In passato, la squadra napoletana aveva dato al calcio nazionale già due capo-cannonieri (Maradona nel 1987/1988 con 15 marcature con il campionato a sedici squadre, Cavani nel 2012/2013 con ventinove gol e Serie A a venti squadre), ma mai nessuno aveva realizzato oltre trenta reti in stagione.

Alla fine contano i trofei alzati e non i numeri e le statistiche (che hanno comunque la loro buona importanza), ma l’anno dopo che Nordahl fece il record di reti, il Milan vinse lo scudetto.

Che sia, magari, la volta buona per il Napoli di vincere quel tricolore che manca dal 1990? Dalle parti di Fuorigrotta ci sperano e con un Higuain così, sognare non è più un tabù. E perché non cercare di superare le 225 reti di Nordahl? Del resto i record, si sa, sono fatti per essere superati. Non credete?