Home Blog Pagina 10222

Top & Flop, il migliore è Totti

Totti

Turno infrasettimanale pieno di spunti. Da una storia che pare non aver mai fine, a chi invece la sua storia con la serie A si interrompe. Conferme e sorprese, tutto nei nostri Top e Flop della 34esima giornata.

TOP

FRANCESCO TOTTI, non poteva essere altrimenti. Il capitano giallorosso si prende la scena nel match contro il Torino. Sotto di un gol, prima pareggia con una zampata al primo pallone toccato. Il secondo è il rigore segnato che porta i suoi in vantaggio, freddezza e precisione che non lasciano scampo a Padelli. Il battibecco con Spalletti ha segnato la settimana, come sempre Totti risponde sul campo e lo fa alla grandissima. A quasi 40 anni solo uno come lui poteva essere così decisivo, 1 assist e 3 gol che permettono alla sua Roma di acciuffare la Champions.

DRIES MERTENS, una tripletta non può mai passare inosservata. Il piccolo belga fa le cose in grande contro il Bologna, 3 gol e 1 assist vincente. Sarri lo sceglie per ridare freschezza sull’ala sinistra, lasciando Insigne in panchina. Dries lo ripaga con una prestazione da urlo, sempre sul pezzo, rapido e veloce con la palla tra i piedi. Preciso e determinato, come poche volte, forse tutta la panchina degli ultimi tempi l’ha cambiato. Fatto sta che il Napoli mantiene il vantaggio a +5 sulla Roma, a pochi giorni dallo scontro diretto che ora si presenta con meno paure.

PAULO DYBALA, che fosse un ottimo giocatore lo si capiva da subito. Ma che fosse così a suo agio in un club come la Juve non tutti ci credevano. L’argentino dopo settimane di problemi fisici, torna titolare contro una Lazio che non partiva sconfitta. Tempo di ritrovare confidenza con il campo, poi è di nuovo magia con Dybala e il solito ruolo di raccordo tra i reparti. Non potevano mancare i gol, uno su rigore e l’altro su contropiede condotto da Khedira e chiuso proprio dall’ex Palermo.

FLOP

ANDREA RANOCCHIA, preoccupante involuzione dell’ex capitano interista. Arrivato a Gennaio per ritrovare continuità, ha dato subito incontrato difficoltà. Ma un po’ di ambientamento ci vuole, e gli si è perdonato quasi tutto. Ma ieri forse ha superato il limite, facendosi cacciare a metà del primo tempo per doppio giallo. Ingenuità clamorosa, che non ti aspetti da un giocatore come lui. Montella gli ha affidato da subito le chiavi della difesa, ma Andrea non dimostra di meritare tale fiducia. Peccato per lui, la Samp, l’Inter ancora proprietaria del suo cartellino, ma specie per la Nazionale.

SANTIAGO GENTILETTI, prestazione da brividi in quel di Torino. Mister Inzaghi lo riporta al centro della difesa, dopo mesi di anonimato. L’esperto argentino, dimostra ancora una volta di non essere pronto per tali palcoscenici. Dybala lo trascina sempre fuori dalla sua zona, lasciando spazio agli inserimenti alle sue spalle. Spesso in ritardo, sempre in affanno quando c’è da usare il fisico contro Mandzukic. Cerca di agganciarsi a Bonucci in area, causando rigore che sentenzia raddoppio bianconero e fine del match.

FEDERICO BERNARDESCHI, altro calciatore nel giro della nazionale che si sta perdendo. Involuzione clamorosa, quella del talentino gigliato. Corsa, sacrificio, tecnica e lucidità lo avevano fatto osannare da Settembre a Gennaio, poi buio totale. Svogliato, fuori posizione e mai pericoloso, non si nota mai tranne che per i palloni persi. Sousa lo ripropone dopo un po’ di riposo, ma senza risultati positivi. Sarà stanchezza fisica o mentale, oppure i troppi complimenti lo hanno scombussolato, noi speriamo solo di ritrovare al più presto il suo talento.

Milan, solo un pari col Carpi (0-0)

Brocchi

Prova d’appello per Brocchi, al secondo giorno di scuola e al debutto da allenatore a San Siro, contro il Carpi di Castori, sempre ostico contro le grandi e voglioso di mettere in cascina altri punti salvezza visti i passi falsi di Frosinone e Palermo. Rispetto alla partita contro la Samp, fuori Bertolacci (affaticamento) e Kucka (squalifica): dentro Poli e Boateng, in trequarti, con Bonaventura arretrato a mezzala.

MILAN, SOLO UN PAREGGIO

Il primo tempo scorre liscio con un possesso palla quasi totale del Milan, che ci prova ma evidenzia una volta di più le ataviche mancanze nel palleggio e nella qualità degli interpreti. Succede così che un netto predominio territoriale non produce grosse palle gol se non per un tiro respinto dalla difesa a Poli, assistito da un tacco di Bacca, e un esterno di Bacca dal limite dell’area, finito alto. Le azioni più fluide risultano essere quelle che portano al cross il diligente Abate sulla destra, senza mai trovare concretizzazione.

Se il primo tempo è abbastanza noioso, il secondo tempo è peggio. Il Milan mantiene percentuali bulgare nel possesso palla (oltre l’80%) ma non crea mezza palla gol. Il pubblico si irrita e una squadra con pochissima personalità si fa schiacciare dalla situazione; il pallone è sempre del Milan, eppure è il Carpi che potrebbe fare male ma spreca diversi contropiedi. I rossoneri tentano le carte dei ragazzini Mauri (buono il suo impatto) e Locatelli e del redivivo Menez, ma nel finale Montolivo perde un pallone in disimpegno e Donnarumma è costretto al miracolo sul sinistro a giro di Crimi. Finisce a reti inviolate tra i fischi scroscianti di San Siro, Brocchi è rimandato e il cappello sull’Europa League non c’è, anzi.

Milan (4-3-1-2): Donnarumma; Abate, Alex, A. Romagnoli, Antonelli; Bonaventura, Montolivo, Poli (42′ st Locatelli); Boateng (17′ st Mauri); Bacca (25′ st Menez), Balotelli.
A disp.: Abbiati, Diego Lopez, Calabria, De Sciglio, Ely, Mexes, Zapata, Honda, Vido. All.: Brocchi
Carpi (3-5-1-1): Belec; Zaccardo, S. Romagnoli, Suagher; Sabelli (34′ st Pasciuti), Crimi, Cofie, Martinho (44′ st Lollo), Letizia; De Guzman (9′ st Lasagna); Mbakogu.
A disp.: Colombi, Poli, Daprelà, Porcari, Di Gaudio, Fedele, Bianco, Verdi, Mancosu. All.: Castori
Arbitro: Guida

Totti, pupone eterno

Totti

Francesco Totti non smette mai di stupire: tre gol in due partite all’alba dei quarant’anni sono cose da fuoriclasse. Ed il capitano giallorosso è un vero Fuoriclasse, con la F maiuscola. Le statistiche sono dalla sua parte: ventiquattro campionati (con la Roma), 247 reti, il record di Silvio che piano piano si avvicina (ora a -27) ed una voglia di giocare a calcio che non vuole scemare. Anzi.

PUPONE ETERNO

Totti è un patrimonio del calcio italiano, europeo e mondiale: lo si dice da anni e sono anni che lui fa in modo che tutti la pensino così. Qualche allenatore del passato lo voleva dare alla Sampdoria in prestito, il Real Madrid (ma anche la Juventus e tante altre squadre), pur di tesserarlo, avrebbe firmato tonnellate di carte false. Ma lui ha voluto dare anema e core alla Roma, alla “sua” Roma. Magari avrebbe potuto vincere di più, ma a lui alla fine va bene così: uno scudetto con la Roma vale (forse) l’intero palmares del Real Madrid.

TOTTI 10 E LODE

La vita inizia a quarant’anni”, recita un adagio ed il Pupone non sembra patire il passare degli anni. Anzi, più invecchia e più diventa decisivo: l’assist al bacio per Salah contro il Bologna, il gol contro l’Atalanta domenica a pranzo e la doppietta che ha steso il Torino ieri sera sono il lascito (per ora) di un giocatore al top della forma fisica, psicologica e caratteriale. Visto che tre indizi fanno una prova, nessuno vorrebbe che Totti smettesse di giocare a calcio. La Roma giallorossa crede ora nella qualificazione alla Champions League diretta grazie ad un Totti in formato mundial.

Ovviamente se la Roma ora è (quasi) certa di qualificarsi almeno ai preliminari di Champions, il merito non è solo del numero 10 di Porta Metronia ma anche di una squadra che, da quando è stata affidata a Luciano Spalletti, sembra un’altra cosa rispetto a quando era affidata a Rudi Garcia. Del resto il palmares del tecnico toscano lo sanno tutti, soprattutto sulla sponda giallorossa del Tevere.

Eppure Spalletti ha compiuto (secondo l’ottica dei tifosi romanisti) un atto di lesa maestà: non credere più in Francesco Totti e trattarlo come l’ultimo degli arrivati. Tutti ricorderanno la cacciata del capitano dal ritiro prima della partita contro il Palermo dello scorso 21 febbraio (Spalletti fischiatissimo nel pre-partita), i pochi minuti contro il Real Madrid (dove lo stesso Totti disse ad un giornalista di non intervistarlo in quanto non contava più nulla), le tante panchine ed i tanti subentri fin qui in stagione. E tutti contro l’allenatore di Certaldo.

Ma anche Totti contro l’ex tecnico dello Zenith: insulti, spintoni, minacce, improperi (almeno così si è detto) nel post Atalanta-Roma. Insomma, una rottura definitiva che ha visto i due protagonisti della vicenda ricevere un premio da un noto programma satirico.

Gli amanti del calcio, come in tutte le diatribe, si dividono in pro-Totti ed anti-Spalletti. Solo che l’ago della bilancia è in favore dei sostenitori dell’eterno capitano giallorosso. Al cuor non si comanda, figurarsi se a comandarlo è colui che sta riscrivendo la storia del calcio italiano degli ultimi venti anni.

La verità, come sempre, sta nel mezzo: il Pupone deve capire che non ha più venti anni e che la sua carriera, anche se il suo fisico sarà integro, non durerà ancora per tanto tempo, mentre Spalletti deve altrettanto capire (e dopo ieri sera si crede lo abbia capito una volta per tutte) che ha tra le mani un giocatore di un’importanza primaria e che deve farlo giocare di più e non solo scampoli di partita (avercene però di “scampoli” come quelli di ieri sera). Il tecnico toscano sembra pentirsi della gestione di Totti, tanto da dire che con lui in campo è un’altra Roma e che forse era meglio se lo avesse messo in campo almeno dieci minuti prima.

Mancano quattro giornate alla fine del campionato, anche se la Roma si troverà davanti ad un bivio lunedì pomeriggio nel posticipo contro il Napoli: le due squadre sono in lotta per la conquista del secondo posto e, a prescindere da cosa farà la Juve domenica sera contro la Fiorentina, il campionato delle due squadre prenderà una piega diversa a seconda di come finirà la partita dell”Olimpico”.

Nel Napoli tornerà disponibile Higuain, alla caccia del record di Nordhal e con una voglia di far lottare i partenopei fino alla fine del torneo, sperando in un passa di una Juventus che non fa passi falsi. Nella Roma chissà cosa farà Totti: titolare dal 1′ o ingresso a partita in corso?

Tutto è nelle mani di Spalletti. Mister, lasci da parte l’orgoglio che la contraddistingue e metta in campo Francesco Totti. La Roma ne ha bisogno, lei (come allenatore) ne ha bisogno, un’intera piazza ne ha bisogno. E crediamo che a lei piaccia sentire i fischi dei tifosi nei suoi riguardi.

Napoli ad un bivio: la Champions deciderà il mercato

Napoli

DeLaurentiisQuella di lunedì prossimo tra Roma e Napoli sarà una partita a dir poco determinante. Determinante per entrambe, poiché l’eventuale vincitrice si avvicinerebbe al secondo posto e, di conseguenza, ai gironi della prossima edizione della Champions League. E determinante, soprattutto, per il mercato, visti i copiosi introiti assicurati dalla partecipazione alla massima competizione europea per club. I campioni, poi, la Champions vogliono giocarla e tra questi non fa eccezione Gonzalo Higuain, autentico trascinatore dei partenopei che rientrerà dalla squalifica proprio per sfidare la squadra di un altro fuoriclasse, Francesco Totti.

VIETATO PERDERE

Trovandosi cinque punti sopra i rivali in classifica, al Napoli basterà non perdere. Una vittoria all’Olimpico consegnerebbe virtualmente il secondo posto agli azzurri, ma neanche il pareggio sarebbe disdegnato considerando che dopo tale gara mancheranno soltanto tre giornate alla fine del campionato. Sarri questo lo sa bene, dunque non è da escludere la possibilità di vedere i suoi ragazzi scendere in campo con un atteggiamento leggermente più “accorto” rispetto a quello al quale ci hanno abituato.

PIPITA SÌ PIPITA NO

La situazione del “Pipita” è chiara: con il secondo posto resterà, con il terzo probabilmente andrà via. Tante le faraoniche offerte pronte ad essere ufficializzate da parte dei top-club del nostro continente, in particolare da Premier League e Bundesliga. Chi è destinato a lasciare Napoli in ogni caso è Manolo Gabbiadini, logorato dalla stagione trascorsa in panchina all’ombra di Higuain. Quando è stato chiamato in causa, l’ex attaccante della Sampdoria non ha quasi mai deluso, come nell’ultimo match contro il Bologna nel quale ha firmato un’ottima doppietta. A 24 anni, però, Gabbiadini ha tanta voglia di affermarsi a grandi livelli e per farlo ha bisogno di giocare con continuità. Sulle sue tracce, al momento, c’è il Wolfsburg, ma anche per lui in estate pioveranno offerte un po’ da tutta Europa.

Inter, allarme Icardi?

Icardi

DA TRIONFO A DISFATTA
Tante occasioni pochi gol, ecco il tabellino di marcia dell’Inter, come ribadisce anche lo stesso Mancini, deluso dei suoi soprattutto li davanti, errori che possono costare carissimo per la corsa al terzo posto.

DE MAIO PORTA VIA LA CHAMPIONS

Proprio così, mischia in area e confusione, improvvisamente la palla plana su Sébastien De Maio che, come un rapace d’area, insacca. Handanovic incredulo, vista la solidità di tutta la difesa durata fino al gol. Ma come insegna il calcio, basta una distrazione ed ecco che la fortezza difensiva si apre ai colpi degli “assedianti”. Mancini sembra aver trovato la causa: poca freddezza. Le parole sono chiare, il reparto è quello e gli attaccanti anche. Da Icardi fino ad Eder passando per Perisic e Jovetic, tutti sono colpevoli. Non un semplice calo di concentrazione o il sottovalutare l’avversario, il problema del gol è stato sempre presente in casa Inter fin dall’inizio, anche nella corsa scudetto, quando i risultati riportati vedevano la vittoria per 1 a 0 molto frequentemente. Sulla partita di Genova, sicuramente per Gasperini sarà stato il riscatto perfetto, visto il suo passato in nerazzurro. Non solo per lui, vi ricordate di Laxalt? Arrivò all’Inter nel 2013 ma non ebbe molta fortuna, così approdò prima a Bologna e infine a Genova. Sicuramente con la partita di ieri si è preso la sua rivincita.

ALLARME ICARDI?

Sicuramente le parole di Mancini non sono piaciute a Mauro Icardi che, come riporta Goal, dopo le reti messe a segno contro Frosinone e soprattutto contro il Napoli, si sarebbe lasciato scappare dichiarazioni sul futuro:”..sono qui per vincere,se arrivano offerte bisogna parlarne con la società”. In effetti dando uno sguardo agli atri attaccanti, l’argentino è quello che sembra essere il più determinante nel corso della stagione. Per quanto riguarda il resto della Ciurma, Perisic e Jovetic al di là di qualche sprazzo di buon gioco, poche volte si sono dimostrati decisivi nella stagione: il primo, ci ha messo troppo a carburare; il secondo, solo ora è stato rispolverato da Mancini, rivelandosi utile alla squadra, ma non all’altezza delle aspettative. Eder, cosa succede? Il gol in nerazzurro non è ancora arrivato, l’ex Doriano sembra ormai in forte calo e non riesce ad esprimere il suo talento. A rischio sicuramente la convocazione in nazionale per lui, e forse nella stessa Inter. Dove sei Ljajic? Un fantasma, comparso in campo al minuto 89, che da gennaio ha visto molta panchina, sembra quasi che il talento serbo non riesca ad esprimersi bene come nel girone di andata. Tanti dubbi sul futuro del ventiquattrenne, chissà se rimarrà all’ombra della madonnina o dovrà tornare alla corte di Pallotta?