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Juve pronta per il Bayern Monaco

Juve calciomercato

Juve_Torino

L’operazione Bayern Monaco continua a Vinovo, la squadra ha lavorato nella seduta di ieri su tecnica e tattica. Cosa fondamentale sarà il non replicare i sessanta minuti iniziali della partita di andata, dove i tedeschi hanno avuto vita facile riuscendo a segnare due reti; meglio invece l’ultima mezz’ora dove la squadra di Guardiola è sembrata in difficoltà contro il pressing bianconero.

BAYERN MONACO DA BATTERE

Punto debole dei bavaresi sembra essere la difesa, ma con molta probabilità mercoledì sera rientrerà Benatia, ed Alaba sarà spostato a fare il terzino, suo ruolo abituale che diventa con le sue discese un attaccante aggiunto.

Non sarà facile passare il turno, anche perché il Bayern in due hanno ha perso solo tre volte in casa, ma con convinzione, tenacia ed attenzione il miracolo è possibile, in fondo basterebbe una vittoria per uno a zero cosa comune ai bianconeri ultimamente .

Cosa fondamentale sarà, inoltre, sbloccare un attacco che segna poco rispetto alle molte occasioni che crea, troppi uno a zero, ma pensiamo che mercoledì il risultato finale non sarà così striminzito, bisognerà cercare quindi di segnare un gol in più dell’avversario.

Oggi prevista doppia seduta di allenamento, e domani trasferimento in baviera, dove la squadra effettuera’ un allenamento alla Bayarena.

Inter, settimana decisiva: le condizioni di Icardi e Jovetic

IcardiL’Inter ha fatto il suo dovere in un match che nascondeva tante insidie come quello di Bologna.

Top & Flop, domenica nel segno dei bomber

Qarabag-Roma

Dzeko

Top & FLop, diamo i voti ai protagonisti della giornata di Serie A. Un weekend caratterizzato dai bomber.

TOP

MIROSLAV KLOSE, finalmente a segno anche in campionato. Sceglie l’occasione migliore per tornare al gol, in un match difficile che forse i suoi non meritavano di vincere. Il panzer tedesco segna due gol da altruista, facendosi trovare al posto giusto nel momento giusto. Entrambi di facile realizzazione,ma seguendo l’azione dimostra di esser ancora pronto sul piano fisico. La Lazio 2 fatica tremendamente contro una buona Atalanta, ma i campioni da sempre fanno la differenza e Klose ci teneva a dimostrarlo.

CIRO IMMOBILE, anche l’ex Siviglia mette a segno una doppietta. Che però non basta ai suoi per portare a casa i 3 punti. Ma Ciro sta ritrovando forma e soprattutto gol. Nella prima mezz’ora è inarrestabile, il primo gol è fantastico per l’azione corale con il partner Belotti. Il secondo è semplicemente divino, con un destro di prima intenzione preciso,potente e imparabile. Poi da lì il Toro si rilassa e subisce la rimonta che sa tanto di beffa. Ma per il 10 granata resta una prestazione da incorniciare, che lo ri-proietta nella lista Europeo in mano a mister Conte.

EDIN DZEKO, le critiche in settimana e la fiducia pubblica dimostrata da Spalletti, riconsegnano il vero Dzeko alla Roma. Contro l’Udinese segna di potenza e astuzia, su ottimo suggerimento di Salah. Nel proseguo del match tutti i palloni alti sono i suoi, li mette a terra e li mista per i compagni. Un lavoro fondamentale che permette alla Roma di rifiatare, quando le fatiche di Champions cominciano a farsi sentire. Il sacrificio non gli era mai mancato, ma stavolta ci aggiunge un pizzico di lucidità che non gli fa sprecare un pallone.

FLOP

DACIA ARENA, inconsueto citare uno stadio ma , ad esso è legata l’immagine più brutta del week-end. Il moderno impianto di Udine, appena ristrutturato e senza barriere aveva fatto pensare a un calcio in procinto di cambiare. Ma anche in un ambiente, da sempre ideale per lavorare in tranquillità, viene scritta una brutta pagina. Dopo la sconfitta con la Roma, i tifosi cominciano a insultare i giocatori, colpevoli di scarso impegno. A questo punto gli stessi si recano verso il cuore della tifoseria, rispondendo e aggravando ancora più la situazione. Uno dei più agitati è Danilo, che per poco arriva alla mani con dei tifosi, solo l’intervento dello staff glielo impedisce. Le nuove regole peraltro vietano di andare a “rapporto” sotto la curva, evidentemente ancora poco conosciuta.

PAULO SOUSA, anche qui una new-entry nella nostra classifica. Il tecnico viola persevera nell’errore di lasciare fuori uomini fondamentali. Stavolta tocca a Gonzalo,Kalinic, Bernardeschi e Ilicic. Puntualmente la Fiorentina va in vantaggio, poi si addormenta e subisce la rimonta. Il portoghese allora richiama i titolari, quando ormai è troppo tardi per vincere. Un copione già visto parecchie volte, che poco a poco sta escludendo i toscani dalla corsa Champions, ANCHE per demeriti dell’allenatore.

Football Legend: il Quadrilatero 

Pallone

La parola “quadrilatero” ha tante sfaccettature: dal geometrico poligono con quattro lati e quattro vertici al “modaiolo” incrocio delle vie milanesi, alla storica linea difensiva austriaca nell’allora Lombardo-Veneto che delimitava il perimetro tra le città di Peschiera del Garda, Mantova, Verona e Legnago.

IL QUADRILATERO

Anche il mondo del calcio ha avuto il suo “quadrilatero”, ma bisogna tornare ai tempi d’inizio Novecento: si tratta del Piemonte orientale, le città di Alessandria, Casale, Novara e Vercelli. Città che non solo rientravano nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova, ma che fecero la storia del calcio nazionale proprio quando quei tre capoluoghi di provincia erano il “triangolo” che tra il 1898 ed il 1907 (con Genoa, Milan e Juventus) si erano spartiti allora gli scudetti. Stiamo parlando di Alessandria, Casale, Novara e Pro Vercelli, il “quadrilatero” piemontese del calcio.

Nell’allora calcio pionieristico, queste quattro squadre non solo dettarono legge, ma vinsero anche scudetti e fornirono giocatori alle Selezioni nazionali. Eh sì, titoli nazionali: sette scudetti la Pro Vercelli ed uno il Casale, l’Alessandria vinse la progenitrice della Coppa Italia (la Coppa Coni) contro i “cugini” casalesi ed il Novara lottava sempre per la vittoria finale e fu uno osso duro per tutte le avversarie. Senza contare che in questo novero può entrare anche la Novese di Novi Ligure, che nel 1922 vinse il campionato federale (e la Pro Vercelli quello confederale). Insomma, Piemonte caput…calcio.

La prima a nascere fu la Pro Vercelli (nel 1903 la sezione calcistica), poi il Novara (1908), il Casale (1909) ed infine l’Alessandria (1912). La “Pro” era attiva sin dal 1887 con la sua polisportiva e ancora oggi è la la squadra più antica d’Italia (1892): nel giro di tre lustri anni vinse sette scudetti (1908 e 1909 contro l’US Milanese, 1911 contro il Vicenza, 1912 contro il Venezia, 1913 contro la Lazio, 1921 contro il Pisa e 1922 contro la Fortitudo Roma ed un secondo posto nel 1910 dietro all’Inter). Il Casale vinse il suo primo (e finora unico scudetto) nella doppia finale del 1913/1914 contro la Lazio: a oggi Casale Monferrato è la città più piccola a fregiarsi del titolo di campione d’Italia, l’unica non capoluogo di provincia (insieme a Novi Ligure).

I templi di queste squadre erano i campi di Piazza d’Armi Vecchia e degli Orti per l’Alessandria, il campo sportivo Priocco, la Furnasetta ed il “Natal Palli” per il Casale, il campo di via Lombroso (a pochi metri da quello che sarà il futuro “stadio del Littorio” che vide i primi anni in Serie A) del Novara ed il Foro Boario di Vercelli. Durante ogni partita domenicale tutti questi stadi erano un tripudio di tifosi, grida ed incitamenti.

Il quadrilatero “visse” tra il Campionato di Prima Categoria del 1908 (anno del primo titolo della Pro Vercelli) ed il campionato diDivisione Nazionale 1928/1929, l’ultimo prima della nascita del girone unico all’italiana.

Con il “quadrilatero” si parla anche di un calcio purtroppo caduto nel dimenticatoio, un calcio per nulla professionistico e per nulla impomatato come quello attuale con i giocatori che indossano scarpini dai colori fosforescenti: erano anni di trasferte in bici, di pranzi al sacco, di scarpe pesanti e palloni di cuoio duro. Se quel calcio oggi è lontano anni luce, non sono invece cambiati i colori delle maglie di quelle squadre, colori che li contraddistinguono ancora oggi ad oltre cento anni di distanza: i grigi alessandrini, i nero-stellati casalesi, le bianche casacche vercellesi, i bianco-blu novaresi. E pensare che il Casale ha una maglia ancora oggi unica nel suo genere: completamente nera con una stella bianca, per fare il verso ai “cugini” della Pro Vercelli che allora giocavano in total white ed i cui tratti cromatici avevano caratterizzato le prime partite dell’allora nascente Nazionale di calcio.

Le squadre avevano anche delle mascotte che ancora oggi sono un loro simbolo fondante: l’orso per Alessandria, il cinghiale per il Casale, il leone per la Pro Vercelli ed il falchetto per il Novara. Per il resto, si vive di ricordi. Ma che ricordi!

Le quattro cittadine, comprese in uno spazio di circa 70 km, sono state il sale del calcio in quegli anni. Allora il calcio era piemontese, un serbatoio non solo di giocatori talentuosi ma di giocatori forniti alla Nazionale: la Nazionale italiana Campione del Mondo nel 1934 e nel 1938 ebbe in rosa otto calciatori che giocarono almeno una partita con le squadre del “quadrilatero” (Giuseppe Cavanna, Pietro Ferraris, Eraldo Monzeglio, Umberto Caligaris, Virginio Rosetta, Silvio Piola, Giovanni Ferrari, Luigi Bertolini).

Ogni squadra, inoltre, regalò al calcio molti giocatori di indiscusso talento: Guglielmo Brezzi, Adolfo Baloncieri, Luigi Bertolini, Giovanni Ferrari e Carlo Carcano l’Alessandria; i fratelli Felice e Giuseppe Milano, i fratelli Carlo ed Alessandro Rampini, Guido Ara, Pietro Leone,Viri Rosetta la “Pro”; Ettore Reynaudi, Mario Meneghetti, Enrico Migliavacca, Giustiniano Marucco, Carlo Pensotti, Giovanni Canestrini, Enrico Patti il Novara; i fratelli Gallina, Giuseppe Parodi, Amedeo Varese, Angelo Mattea ed Eraldo Monzeglio il Casale.

Ma il bello allora non era solo in campo, ma anche sugli spalti: gli italiani piano piano si stavano incuriosendo a questo sport nato in Inghilterra ed esportato in Italia negli ultimi dieci anni dell’Ottocento a Genova grazie ad un medico inglese, sir James Spensley.

Parlare oggi di “quadrilatero” significa riportare alla mente un calcio Nostalgico con la N maiuscola, anche per come nacquero i quattro sodalizi: l’Alessandria dall’unione di due squadre ginniche rivali; il Casale dalla volontà del professore Jaffe di creare una squadra di calcio dopo essersi fatto dieci km in bici per vedere giocare i suoi allievi; il Novara nato dall’idea di studenti delle superiori che si ritrovarono in un bar cittadino per creare una squadra che unisse tutte le formazioni studentesche locali; la Pro Vercelli nata come “branca” della locale società di scherma che abbracciò il nuovo “diporto” esportato da OltreManica.

I leoni vercellesi erano una corazzata, i casalesi una bella pagina di sport ed amicizia, gli alessandrini una vera scuola di calcio ed il Novara la squadra di una fierezza senza eguali.

Il “quadrilatero” era un ensable di pionierismo e di spessore tecnico (per il tempo che era allora) senza eguali, anche perché le quattro squadre erano totalmente made in Italy, anzi made in Piemunt.

Alessandria-Vercelli-Novara-Casale erano le “università” del bel calcio e foriere di esperimenti: grazie all’allora allenatore inglese George Artur Smith, l’Alessandria è stata la prima squadra italiana a sperimentare il concetto di “allenamento” ed a provare i primi schemi di gioco.

Le loro prodezze erano conosciute anche all’estero: i nero-stellati del Casale sono stati la prima (ed unica) squadra italiana a battere un sodalizio inglese in tourné in Italia (il Reading, il 14 Maggio del 1913) e nel 1922 la Pro Vercelli fu invitata in Brasile a disputare una serie di amichevoli e giocando anche contro il Liverpool.

Il sogno del “quadrilatero” tramontò con la nascita del professionismo: le gite in bici iniziavano ad essere sopraffatte dai primi rimborsi spese e dai primi “stipendi”. Il “quadrilatero” era dilettantismo assoluto e non voleva per nulla intendere il gioco del calcio come una professione.

Tutte e quattro giocarono i primi dieci campionati a girone unico (Alessandria otto stagioni, Pro Vercelli sei, Casale quattro, Novara due) e con i primi campionati post Seconda guerra mondiale solo Novara e Alessandria conobbero ancora la Serie A. Casale e Pro Vercelli sparirono dai radar del grande calcio: nero-stellati e “Pro” sono le squadre che mancano da più anni in massima serie (82 ed 81 anni), i grigi disputarono il loro ultimo anno in A nel 1959/1960, mentre il Novara è l’unica delle quattro ad avere assaporato recentemente la Serie A, giocandovi una stagione nel campionato 2011/2012 dopo cinquantacinque anni di assenza.

Solo in tre campionati le quattro squadre si sono ritrovare a giocare contemporaneamente nella stessa categoria: Serie B-C Alta Italia 1945-1946, Serie C 1977/1978 e Serie C2 1986/1987. Tranne il Novara, le altre tre hanno avuto almeno un fallimento societario alle spalle e hanno giocato almeno una stagione nelle serie dilettantistiche.

Cosa rimane oggi, nel 2016, di quel “quadrilatero” e della sua magia? Purtroppo a livello nazionale molti non sanno cosa sia stato e cosa hanno rappresentato quelle squadre. In un calcio 2.0, velocissimo fatto di social network e condivisioni, le nuove generazioni non sanno nulla della storia del quadrilatero (anche solo tra gli Under 20 delle singole cittadine) ed è un peccato.

Il “quadrilatero” è stato fango, terreni impervi e spelacchiati, tifosi vocianti e portò alla nascita di rudimentali “bar sport” che ora ha poco da spartire con quello degli anni Dieci-Venti. Ma il calcio odierno, se è quello che è, lo deve anche ai successi ed alla tecnica di quelle piccole squadre di provincia che “giügàvan al futbal” e che allora avevano in mano il Paese “pallonaro”.

Napoli di rigore, Palermo steso da Higuain (0-1)

higuain

Il Napoli torna a tre lunghezze dalla Juve e continua a sognare lo scudetto. Al Barbera decisivo Higuain, il pipita trasforma un calcio di rigore al 23′ regalando vittoria e tre punti pesanti al Napoli che permettono ai partenopei di riportarsi a tre lunghezze dalla Juve. Parte male l’avventura di Novellino sulla panchina del Palermo.

TABELLINO:
Palermo (4-3-2-1): Sorrentino; Struna, Gonzalez, Andelkovic, Pezzella; Hiljemark (36′ st Balogh), Jajalo, Chochev; Vazquez, Quaison (46′ st Trajkovski); Gilardino (8′ st Djurdjevic). A disp.: Posavec, Vitiello, Rispoli, Bentivegna, Cionek, Brugman, Cristante, Maresca, Morganella. All.: Novellino
Napoli (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik (27′ st David Lopez); Callejon (20′ st Mertens), Higuain, Insigne (43′ st El Kaddouri). A disp.: Gabriel, Rafael, Strinic, Regini, Chiriches, Maggio, Valdifiori, Chalobah, Gabbiadini. All.: Sarri
Arbitro: Rocchi
Marcatore: 23′ rig. Higuain