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Il ritorno dell’Inter

Inter

Il ritorno dell’Inter, il titolo perfetto. Può tornare finalmente a sorridere la Milano del calcio che dopo qualche anno di magra vede la luce alla fine del tunnel. Pur esprimendo un gioco abbastanza altalenante il Milan sembra aver intrapreso la strada giusta guidata anche da un ritrovato Balotelli, mentre l’Inter guarda tutte la altre squadre con la pancia piena di punti (ma non di gol).

Paradossalmente sono i rossoneri ad aver espresso, seppure per pochi spicchi di gara, un buon gioco, mentre la squadra di Mancini si è scoperta cinica più che mai ma sicuramente poco bella da vedere. La fame e la cattiveria dei giocatori nerazzurri hanno ricordato gli albori della Juventus di oggi, quella squadra che vinse il campionato 2011-12 pur avendo un organico tecnicamente di gran lunga inferiore rispetto all’avversario ma che fu spinta dalla voglia di vincere di tutti i calciatori; wuella Juve era, come l’Inter di quest’anno, orfana anche delle coppe europee, onore ma anche onere dal momento che porta via energie preziose al campionato.

Il calcio è imprevedibile, si sa, tuttavia 10 punti di vantaggio sui campioni in carica sono un bel tesoretto per il futuro, una riserva di punti in vista di un possibile calo invernale che permetterà ai nerazzurri perlomeno di lottare per il titolo.

Vettel fa sognare la Ferrari

Gp Austria

Vettel

Il GP di Singapore ha minato le fortissime certezze della Mercedes, che deve trovare il giusto feeling con il nuovo motore, e capire i motivi di questa inattesa debacle. Il quarto posto di Nico Rosberg e soprattutto il ritiro di Lewis Hamilton danno nuova linfa vitale alle Ferrari, che con la gara perfetta di un grande Sebastian Vettel lanciano l’ assalto al team campione. Nel prossimo ed imminente week-end la carovana della Formula 1 si sposta in Giappone, dove si disputerà lo storico GP di Suzuka, teatro un anno fa dello sfortunato incidente di Jules Bianchi.

Vettel giunge nel paese del sol levante carico a mille. Il tedesco, ormai integrato perfettamente a Maranello, di sicuro tenterà di aggredire un Hamilton che comunque non fa drammi. Il circuito nipponico, molto tecnico ed impegnativo, è uno dei prediletti per parecchi piloti, compreso il ferrarista: “E’ un tracciato veloce con molte curve rapide, specialmente in avvio con la doppia esse. Qui si può spingere la vettura oltre il limite. E’ una pista che mi diverte. Inoltre ci sono anche curve lente, quindi bisogna trovare il giusto mix. Le qualifiche sono sempre importanti, ma in Giappone si possono effettuare sorpassi in molti tratti del circuito. Da non sottovalutare anche l’ ipotesi pioggia”, dichiara Vettel.

Intanto in casa Ferrari i piedi restano per terra. Il team del cavallino fa sapere in un comunicato che i risultati portano una grande iniezione di fiducia, ma che per parlare addirittura di mondiale è davvero troppo presto: “Nel corso della stagione la vettura è cresciuta. Sapevamo che a Singapore, con curve strette che richiedono stabilità in frenata, ci saremmo trovati bene. Se oggi corressimo nuovamente a Melbourne avremmo 2 secondi al giro di miglioramento. I progressi però li fanno tutti. Già da Suzuka si volta pagina. E’ naturale che team e piloti puntino sempre al massimo risultato raggiungibile. Ciò non significa necessariamente vittoria. Da marzo ad oggi abbiamo ottenuto 3 successi meritati e Seb è il pilota piu’ convincente dell’ ultimo periodo. Inoltre Kimi è tornato sul podio dopo alcune buone prestazioni. Abbiamo un profondo rispetto verso gli avversari, l’ avvicinamento alla Mercedes è ancora lungo e tortuoso”, fa sapere la scuderia di Maranello.

I 49 punti che separano Hamilton da Vettel sono obiettivamente un gap difficile da ricucire, ma i tifosi della Ferrari possono sentirsi liberi di sognare, anche perché mancano ancora ben 6 gare, dove può accadere di tutto.

In casa Mercedes la tranquillità della prima parte di mondiale sembra scemata. Il presidente onorario Niki Lauda vuole un’ immediata reazione: “Vettel ha testa e velocità. Basta una nostra gara storta e la Ferrari è pronta ad aggredirci. Il mio rammarico è quello di aver lasciato Singapore senza capire i reali motivi di questa disfatta. Spero che la sconfitta dia una svegliata a tutti”.

Continuate a seguire Sportpaper in questo week-end che sarà appassionante per gli amanti dei motori. Ricordiamo anche che si correrà anche nel mondo delle due ruote. E’ previsto infatti il GP di Aragon (Spagna).

ph: Scali/Komunicare

Milan, il retroscena su Balotelli

Balotelli

Il campionato non si ferma mai, e il Milan adesso, è a caccia di continuità. Secondo il Corriere dello Sport, in vista della gara di domenica alle 12.30 contro il Genoa, Sinisa Mihajlovic dovrebbe schierare in attacco la coppia Balotelli-Luiz Adriano, con Bacca che quindi si dovrebbe accomodare almeno inizialmente in panchina. Inoltre il serbo, avrà di nuovo a disposizione Andrea Bertolacci, mentre restano ancora in dubbio gli altri due ex del match, cioè Luca Antonelli e Juraj Kucka.

C’è un retroscena molto curioso da sottolineare, come riporta la Gazzetta dello Sport questa mattina. Quando mancavano pochi giorni alla chiusura del mercato estivo, Silvio Berlusconi ha chiamato Adriano Galliani per informarlo che secondo lui alla rosa di Mihajlovic serviva un nuovo attaccante: “Dobbiamo comprare un attaccante, ci serve un attaccante. Però mi raccomando Adriano: abbiamo già speso tanti soldi, deve essere un’occasione”. La stessa telefonata va in scena per alcuni giorni, fino a quando l’ad milanista propone Mario Balotelli: “Presidente, io un’idea ce l’ho: si tratta di un potenziale campione, che ci sarebbe utilissimo, potrebbe arrivare in prestito e con ingaggio parzialmente pagato dal suo attuale club”. “Davvero? Mi sembra impossibile. Chi è?”. “Presidente, è in piedi o seduto?”. “In piedi”. “Meglio che si sieda”. “Mi sono seduto”. “Balotelli”. Galliani si attende almeno un po’ di stupore e invece Berlusconi risponde al volo con grande entusiasmo: “Subito. Prendiamolo subito”. L’ad rossonero chiama così subito Mino Raiola, agente di Balotelli, e dà il via alla trattativa.

Lazio, fattore Olimpico. E quando torneranno i titolari…

Pioli

Rialza la testa la Lazio di Pioli, giustiziera del Genoa all’Olimpico appena tre giorni dopo la notte da incubo del San Paolo. Buona prova dei biancocelesti, aiutati anche da un pizzico di fortuna in apertura di gara, quando gli ospiti colpiscono il palo con Tomas Rincon. La rete di Filip Djordjevic a fine primo tempo e quella splendida di Felipe Anderson nella ripresa spengono la contestazione della Curva Nord e restituiscono una buona dose di serenità ad una squadra potenzialmente molto, molto interessante.

Sebbene quest’inizio di stagione sia stato tutt’altro che positivo, la Lazio in casa sa solo vincere. Battere sul proprio terreno di gioco Bayer Leverkusen, Bologna, Udinese e Genoa subendo appena un gol non è roba da poco, considerando che i giocatori hanno affrontato queste sfide con il morale sotto terra dopo aver subito rovinose sconfitte in trasferta. All’Olimpico i ragazzi di Pioli sono più attenti, più decisi, e per le avversarie c’è poco da fare.

Ieri, poi, ha dato conferma delle sue doti Sergej Milinkovic-Savic, acquistato dal Genk per fare l’interno di centrocampo ma subito in grado di stupire sulla trequarti. Il ventenne serbo, costato a Lotito 10 milioni, dispone di una dinamicità e di una forza fisica straordinarie, tanto che a questo punto la sua candidatura al ruolo di titolare fisso appare pressoché scontata.

Assieme a lui, contro il Genoa si sono rivisti i marcatori Djordjevic e Felipe Anderson, ottimi nella passata stagione e vogliosi, adesso, di riprendersi la Lazio. Quando poi torneranno a disposizione De Vrij, Biglia (quanto pesa la sua assenza!), Candreva e Klose, giocatori che farebbero la differenza in tutte le squadre di Serie A e non solo, l’allenatore che strappava applausi da tutto il popolo biancoceleste potrà ricominciare a divertirsi, sognando il ritorno in quella Champions League che è riuscito soltanto a sfiorare.

Roma, tour de force per il riscatto

Garcia

Carpi, Borisov e Palermo. Un trittico prima della sosta. Un trittico per capire, forse, cosa ne sarà della Roma, della sua stagione e del suo futuro. I giallorossi stanno vivendo probabilmente il momento più difficile dell’era Garcia e queste tre partite rischiano di diventare, sin da ora, uno spartiacque per i capitolini. I numeri parlano chiaro: otto punti in cinque giornate già sette di distacco dall’Inter capolista e, cosa più preoccupante, un gioco che, gara con la Juventus a parte, sembra non esistere.

Sebbene contro la Sampdoria i giallorossi avrebbero meritato almeno un pareggio, ciò che appare è una mancanza di idea, un canovaccio ma anche una unione tra i reparti della squadra. Difesa, centrocampo ed attacco appaiono come tre elementi che sembrano non trovare la giusta amalgama, supportati, nei momenti di difficoltà, dalla classe dei suoi interpreti. A secondo del momento, Dzeko, Salah, Nainggolan, Manolas, Florenzi o De Rossi tolgono le castagne dal fuoco ma non è questa la strada per arrivare in paradiso. Si dirà: ma pure l’Inter non ha un gioco. Verissimo ma i nerazzurri sono lì, a punteggio pieno, a guardare tutti dall’alto e prendendo distanze dalle dirette concorrenti che, di questo passo, rischiano di diventare abissali.

Garcia deve ridare un gioco alla squadra, così come la società deve capire se il francese sia ancora il condottiero giusto per questa formazione. Tutta la squadra appare essere solidale con il transalpino ma la dirigenza ha l’obbligo di capire bene quale sia la situazione. Probabilmente sarebbe stato logico salutarsi alla fine dello scorso campionato ma le cose sono andate in maniera diversa ed ora l’unica cosa che conta è il bene della squadra per non gettare al vento la stagione. Garcia ha gli uomini e le capacità per venir fuori da questa situazione ma ora sta a lui ed ai ragazzi.
Se però questa unione di intenti fosse venuta meno spetterebbe alla dirigenza fare una mossa forte, drastica responsabilizzando ancora di più i giocatori. Come spesso accade nella capitale è già partito il toto allenatore: Montella, Spalletti ed Ancelotti sono i nomi più gettonati con Mazzarri che potrebbe inserirsi come outsider. La domanda sorge spontanea: conviene cambiare ora o questa strada, qualora dovesse essere intrapresa, andava battuta prima? Un quesito che forse non troverà mai risposta o che potrebbe averla dopo la sfida del Barbera.

Carpi, Borisov e Palermo. Tre gare per gettarsi tutto alle spalle e ripartire. Tre match che potrebbero restituire la Roma oppure portare ad un’inversione di tendenza. Il futuro dei giallorossi, e di Garcia, è tutto nelle mani, e nei piedi, dei suoi protagonisti…