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Serie A: La dura vita delle neopromosse

Stellone

Carpi, Frosinone e Bologna sono le tre neopromosse in serie A, vediamone caratteristiche e diamo percentuali di possibilità salvezza.

Carpi. La cittadina emiliana, dove si respira ancora il calcio del tempo che fu, ha avuto la squadra rivelazione dello scorso campionato cadetto. E’ stata una cavalcata trionfale, Castori ha raccolto un gruppo di giovani, e lo ha portato al trionfo grazie al suo sapiente lavoro. Quest’anno ha mantenuto la spina dorsale dello scorso campionato tra cui Porcari, Letizia, Mbakogu, Di Gaudio aggiungendo a loro Borriello, Zaccardo, Marrone e Ryan proveniente dal PSV. Dopo le prime due sconfitte si parlava già di esonero del tecnico ma in questa sosta giocatori e tecnico si sono messi al lavoro duramente per raggiungere quell’impresa che ancora manca.
Salvezza : si 30% no 70%.
Il pubblico saprà sostenere la squadra nonostante che le partite casalinghe si giochino a Modena; ma per la salvezza si fa questo ed altro!

Bologna. Ha mantenuto diversi giocatori dello scorso anno a cui ha aggiunto Destro, Giaccherini di ritorno dall’Inghilterra, Brienza navigato fantasista, e Mounier.
Dopo le prime due partite è ancora ferma al palo, anche se qualcosa di buono si è visto soprattutti contro la Lazio. Manca ancora quella fame che ogni giocatore mette in campo quando la Domenica indossa gli scarpini. Il Presidente Tacopina ha promesso di riportare  i Felsinei nelle posizioni che contano; nel frattempo è stato fatto restyling dello stadio. Questo fa capire che ci saranno investimenti importanti anche nel futuro.
Salvezza: 70% si 30% no

Frosinone. Altra sorpresa dello scorso campionato cadetto, i Ciociari si sono piazzati alle spalle del Carpi. Il gruppo è insieme da tre anni, l’ossatura è quella del campionato vincente di LegaPro. Squadra fisica, che lotta ma che manca ancora di malizia. La rosa è stata completata con gli arrivi di Rosi, Tonev, Gomis Verde, Castello e Leali. Soprattutto quest’ultimo si è messo in risalto nelle prime due giornate compiendo parate strepitose; ne sentiremo parlare molto in futuro.
Manca ancora qualcosa in difesa, ma Stellone ed il pubblico del Matusa sapranno come spronare la squadra.
Salvezza: si 40% no 60%

Milan, il derby si gioca sulle corsie esterne…

Mihajlovic

Mihajlovic prepara il Milan anti-Inter, un derby sempre più vicino da vincere. Il momento dei rossoneri non è dei migliori, qualche malumore e voce di troppo e infortuni che costringono il tecnico serbo a scelte forzate. In vista della sfida contro i nerazzurri di Mancini il pensiero dei rossoneri è arginare al meglio le corsie laterali dove l’Inter proverà a vincere la partita.

Mihajlovic pronto ad inserire dal 1′ Abate a destra e De Sciglio a sinistra, arginare i vari Perisic, Jovetic e non solo l’obiettivo del diavolo. Puntare su Luiz Adriano e Bacca per scardinare la difesa interista. Una gara che sembra più una partita a scacchi con Mihajlovic e Mancini pronti a schierare l’11 migliore soprattutto tatticamente per mettere in difficoltà l’avversario, chi la spunterà?

Inter, Perisic: “Voglio vincere il derby”

Perisic

Il neo interista Perisic ha le idee chiare, vincere il derby e iniziare l’avventura in nerazzurra nel modo giusto. Il laterale offensivo felice di aver scelto l’Inter, queste le parole dell’attaccante come riportate da mediaset: “Sto iniziando a capire quanto è importante la sfida contro il Milan. Faremo di tutto per batterli in una partita così speciale”.

Perisic aggiunge: “La Champions conto di giocarla l’anno prossimo in nerazzurro. Scudetto? Giusto non porsi limiti, ma mi sembra sbagliato parlare di scudetto a inizio stagione. Questo non è il momento di fare proclami ma di lavorare duro”.

Il derby si avvicina, l’Inter punta alla vittoria dopo i derby estivi persi amaramente. In campionato in palio ci saranno i tre punti, vietato fallire per la nuova Inter di Mancini.

Euro2016, la sorpresa è dietro l’angolo…

Uefa2016_ticket

Ancora un po’ di attesa per sciogliere i verdetti più complicati e poi sapremo le 24 dell’Europeo 2016, che già dalle qualificazioni promette di essere frizzante. L’ampliamento da 16 a 24 partecipanti voluto da Platini aveva lasciato immaginare un torneo non più riservato alla solita ristretta élite (con qualche fugace apparizione di matricole di tanto in tanto), ma aperto alle tante realtà emergenti del calcio europeo; la verità emersa da queste qualificazioni però è che la riforma stia clamorosamente giovando più alle “big” che non a quelle nazionali inizialmente accreditate come outsider.

E’ facile notare la debacle dell’Olanda, già campione europea nel 1988 e terza agli ultimi mondiali, che se ancora nutre qualche speranza, nonostante le 4 sconfitte in 8 incontri, è solo grazie al nuovo regolamento. Ma anche la corazzata Spagna non riesce ad avere ragione della meno quotata Slovacchia, entrambe appaiate a 18 punti stanno lasciando le briciole agli altri. Il Belgio, una delle formazioni tecnicamente più dotate in circolazione, è secondo in un girone non irresistibile, in cui il Galles si sta dimostrando più di una semplice outsider. I campioni del mondo della Germania dopo un inizio in salita stanno rispettando le attese, ma senza la riforma UEFA sarebbero tutt’altro che tranquilli di fronte ad un’ottima Polonia e alle arrembanti Irlanda e Scozia. Un’altra nazionale di qualità che soffre è la Croazia, in improvvisa flessione dopo un buon girone, ora si ritrova terza e ringrazia Platini per non essere fuori. Come l’ambiziosa Russia che, terza dietro a Ibra, ringrazia Platini. E le dimissioni di Capello. La realtà è che quelle nazionali che promettevano di ritagliarsi uno spazio, sono in realtà protagoniste e sembrano prontissime per giocare un Europeo importante. Islanda, Austria e Galles hanno già dimostrato ampiamente la propria identità e non disputeranno affatto un torneo anonimo come molti si aspetterebbero.

Il nome conta fino ad un certo punto e il campo è un giudice spietato per, per esempio, l’Olanda, che evidenzia segnali di mancato ricambio affidandosi alla generazione d’oro dei classe ’83 e ’84 come Van Persie, Robben, Huntelaar e Sneijder, senza alcun supporto rilevante dai giovani. Il cambio allenatore, dalla vecchia volpe Hiddink all’inesperto Blind (con Van Nistelrooy e Van Basten come assistenti, come a ricordare beffardamente il crollo della nazionale), non sembra geniale. Vada come vada questa qualificazione, il futuro è inquietante per gli oranje e la stella più brillante di Memphis Depay potrebbe non bastare a rinverdire i fasti di una nazionale storicamente al top.

La prima esperienza in una fase finale servirà invece a Islanda e Galles per prendere confidenza con un certo tipo di competizioni, ma senza lasciarsi sfuggire la possibilità di ritagliarsi un ruolo di spicco. Il Galles è trascinato da un Bale sensazionale: probabilmente nessun campione è così decisivo nella propria nazionale come lo è lui, a palesare la sua infinità qualità quando gli si lascia lo scettro e il comando tecnico della squadra senza imprigionarlo in dualismi e continue pressioni. Il fenomeno del Real però è circondato da una struttura solida, imbattuta e con soli due gol subiti, sintetizzata dal granitico capitano dello Swansea Ashley Williams in difesa e dal sapiente dinamismo di Ramsey a centrocampo: il tutto assemblato saggiamente dal ct Chris Coleman, che ha ereditato nel 2012 una squadra in netta crescita ma scioccata dal suicidio del commissario tecnico Speed.

Sull’Islanda si è detto di tutto e non ci starà a essere la squadra simpatia dell’Europeo, nel caso il girone di qualificazione non lo avesse fatto capire abbastanza bene. La nazione più piccola ad essere mai rappresentata in un campionato europeo ha trovato una generazione di calciatori forti e funzionali, equilibrata in ogni reparto e in cui a livello tecnico spiccano in pochi. Il ct svedese Lagerback ha dalla sua tanta esperienza e non ha paura di lasciare in panchina giocatori importanti nel rispetto degli equilibri nel suo 4-4-2. L’entusiasmo è alle stelle e siamo sicuri ci farà divertire anche in Francia.

Altra sorpresa è l’Austria: mai qualificatasi per un Europeo (ha giocato solo quelli del 2008 in quanto paese ospitante, uscendo al primo turno), può adesso contare su una squadra solida e affidabile, che pone le fondamenta su una difesa rocciosa guidata da Prodl e Dragovic e sfocia nella qualità e nell’applicazione dei centrocampisti offensivi Junuzovic, Arnautovic e Harnik. Perno della squadra quel campione in grado di spostare gli equilibri che è David Alaba: difensore centrale o terzino sinistro nel Bayern, tuttocampista e giocatore totale nella propria nazionale, di cui si è erto a leader a soli 23 anni. Attenzione anche all’arma dei calci piazzati: il mancino Fuchs e il destro Junuzovic sono tra i migliori in circolazione da questo punto di vista e possono sbloccare ogni partita complicata. Forse non basteranno a rivivere i successi del Wunderteam degli anni ’30, ma per ora può andare.

In attesa di nuovi e definitivi verdetti, ci piace assistere a queste storie di calcio, di piccoli Davide che emergono nel calcio dei giganti, e siamo certi non saranno le uniche sorprese da raccontare da qui a Francia 2016. Grazie Platini, ma forse non era necessario.

Milan, Bertolacci salta il derby

Bertolacci

Brutte notizie per il Milan, Bertolacci salta il derby. Problemi fisici per il centrocampista, questo il comunicato del club rossonero: “AC Milan comunica che gli esami medici cui si è sottoposto oggi Andrea Bertolacci hanno evidenziato una piccola lesione alla regione adduttoria della coscia destra. Tra una settimana il calciatore effettuerà ulteriori controlli”.

Sempre più probabile l’esordio dal 1′ di Kucka, la stracittadina per mettersi in mostra, grande occasione per l’ex Genoa. Per quanto riguarda Bertolacci momento da dimenticare, qualche critica di troppo e una prestazione non certo da ricordare in azzurro, ora l’infortunio che lo costringe a fermarsi e a dire addio al derby.