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Totti: “Bellissimo vincere a Roma”

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È stato il giorno di Francesco Totti in casa Roma. Il capitano giallorosso ha ricevuto il premio Giacinto Facchetti e ha detto la sua sul momento della Roma e della sua carriera: “È un onore per me ricevere questo premio, non ho avuto la fortuna di conoscere bene Facchetti, ma sono onorato di essere accostato a grandi campioni come lui – ha dichiarato Totti – la mia carriera è stata caratterizzata da enormi soddisfazioni, sia personali che sportive. Certo, avremmo potuto vincere di più con la Roma, ma lo scudetto, le coppe italia e il mondiale sono traguardi stupendi. Impareggiabili. Poi, quest’anno abbiamo tutte le carte in regola per fare bene e vincere qualcosa di importante”.

A parlare di Totti sono stati anche gli uomini del calcio italiano, Galliani, Lotito, Marotta, Lippi e tutti all’unisono hanno lodato il numero dieci romanista, a cominciare dall’ad rossonero che non ha nascosto l’intenzione in passato in portarlo al Milan, intenzione però rimasta incompiuta visto il grande amore di Totti verso Roma e la Roma. Totti continua a far parlare di se, campione dentro e fuori dal campo che negli anni ha saputo diventare vero protagonista della nostra serie A.


Dal campo giocato la Roma rimane con il fiato sospeso per le condizioni di De Rossi e Pjanic, tornati dalle rispettive nazionali con qualche affaticamento di troppo. Mancano ancora dei giorni per la delicata trasferta di Bergano e Garcia spera di ritrovarsi tutti a disposizione.

Lotito: “Lazio avanti con Pioli”

“Non creiamo problemi. Pioli ha iniziato adesso, non siamo neanche a metà campionato. Ha un rapporto sereno e tranquillo con noi e un contratto che gli consente di rimanere alla Lazio. Scadenza a giugno? No, non è in scadenza il prossimo giugno. E’ una persona altamente professionale e trasparente nei rapporti. Si è estraniato da quelli che sono gli aspetti ambientali e fin quando riuscirà a mantenere questo profilo continuerà ad esprimere le proprie potenzialità e consentirà alla squadra di proseguire il proprio percorso di valorizzazione”.

Così Claudio Lotito parla del suo allenatore, tenendolo ben saldo alla sua panchina e in vista di sabato Sto arrivando! Bene della forza della Juve ma non sottovaluta la sua Lazio: “Incontriamo in questo momento la squadra che sta fornendo le migliori prestazioni. Mi auguro che la Lazio possa avere il profilo visto prima di Empoli, con sacrificio e spirito di gruppo. Le partite si giocano con fattori imponderabili, come ad Empoli dove abbiamo preso due tiri e due gol. Mi auguro che sia uno spettacolo di sport, nel rispetto delle regole e con un grande apporto del pubblico. Spero di vedere una Lazio determinata, convinta dei propri mezzi e dotata di spirito di sacrificio. Se ci saranno questi valori potranno arrivare grandi soddisfazioni per i tifosi”.

La Lazio deve ripartire dopo il ko di Empoli, sabato forse arriva l’avversario peggiore ma sarà anche un banco di prova importante per capire il vero ruolo dei biancocelesti in questo campionato.

Marotta: “Totti parla troppo”

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L’ad della Juve Beppe Marotta torna a parlare di Totti, il dirigente bianconero conferma di ammirare il 10 giallorosso ma allo stesso tempo punge il capitano romanista. Queste le parole riportate da mediaset: “Un campione, un talento del nostro calcio, dal punto di vista calcistico crea sempre difficoltà. Le sue esternazioni sono parole che noi non abbiamo accettato, ma questo rientra nella libertà di parola”. Prosegue quindi la polemica dopo il famoso Juventus-Roma e la vittoria bianconera ricca di polemiche e botta e risposta tra bianconeri e giallorossi.

Marotta parla anche del mercato di riparazione di gennaio e chiude le porte in entrata: “Siamo già al completo, non abbiamo bisogno di rinforzi”. Nessun nuovo acquisto in casa Juve? Staremo a vedere.

Mancini, è l’ora della verità: “predestinato” o “raccomandato”?

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Mancini? Lo dicono le statistiche europee: quando c’è un nuovo allenatore c’è sempre una scossa che dura 2-3 settimane e poi le cose tornano nella normalità”. L’analisi è di Adriano Galliani, che dall’altra sponda nel Naviglio commenta la svolta manciniana in casa nerazzurra alla vigilia del derby della Madonnina. Parole di un dirigente che raramente ci vede male, parole da cui partire per capire quanto davvero Roberto Mancini potrà invertire la rotta dell’Inter. Già, la domanda è proprio questa: davvero Mancini porterà entusiasmo per qualche settimana e poi i tifosi nerazzurri torneranno a vedere la solita Inter degli ultimi mesi? Che Roberto Mancini abbia un curriculum ben più corposo rispetto a Mazzarri è fuor di dubbio, così come è evidente quanto il Mancio piaccia al popolo interista a fronte di un Mazzarri da sempre sopportato a malapena.

Le nozze coi fichi secchi, però, sono impresa tutt’altro che semplice. E se il Napoli, dopo un inizio stentato, dovesse continuare nella risalita iniziata qualche settimana fa, ecco che il terzo posto – obiettivo dichiarato apertamente da Thohir – diventerebbe assai arduo da raggiungere nonostante Mancini e nonostante eventuali innesti di mercato a gennaio. Per questo il ritorno di Mancini all’Inter va letto con due chiavi di lettura ben distinte: da una parte il campo, oggi, dall’altra il futuro, domani. In questo senso la decisione di Thohir è significativa: Mancini, infatti, ha sempre sposato progetti ambiziosi con ampie garanzie di investimenti. Fu così con Massimo Moratti, che dieci anni fa spendeva e spandeva molto allegramente, fu così al Manchester City, dove al tecnico jesino è stata affidata una rosa stellare, sembrava essere così anche al Galatasaray, che con gli acquisti di Drogba e Sneijder pareva intenzionato a entrare davvero nella cerchia dell’Europa che conta.

Se tanto ci dà tanto, quindi, la scelta di Mancini prefigura un Thohir con tanta voglia di metterci del suo, economicamente parlando, per riportare l’Inter dove merita. Poi c’è il campo e i dubbi non mancano perché Jonathan, Ranocchia, Nagatomo, Medel, Kuzmanovic e compagnia bella non sono Maicon, Samuel, Cambiasso, Vieira, Stankovic e Ibrahimovic. Quella che Mancini trovava nell’estate del 2004 era un’Inter in rampa di lancio, una squadra in cui i problemi erano di sovrabbondanza, un club che acquistava senza esitazioni campioni quali Veron, Chivu, Crespo, Figo, ovvero giocatori affermati e pronti a vincere. Oggi al massimo si può parlare di prospetti interessanti: a parte Handanovic e – se torneranno ai livelli abituali – Palacio ed Hernanes, più che top player nell’Inter ci sono alcuni giovani promettenti quali Juan Jesus, Kovacic e Icardi.

Il pilota può essere un fenomeno, insomma, ma la macchina deve essere competitiva. I maligni, addirittura, citano José Mourinho in quello sfogo dopo una brutta sconfitta sul campo dell’Atalanta: “Uno scudetto l’avete vinto in segreteria, un altro contro nessuno e il terzo stavate per perderlo”. Parole che lo Special One avrebbe pronunciato per scuotere lo spogliatoio, ma se al carico si aggiungono le brutte eliminazioni premature in Champions – Milan, Villareal, Valencia e Liverpool –, è evidente che per Roberto Mancini quella di oggi sia una sfida fondamentale per dimostrare di essere davvero un predestinato e non un raccomandato come piace tanto dire ai suoi detrattori.

Italia – Croazia finisce in parità (1-1)

Conte

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A San Siro l’Italia ospita la Croazia, l’obiettivo degli azzurri è vincere. Gli azzurri di Conte partono forte e dopo soli 11′ trovano il vantaggio, è il laziale Antonio Candreva da fuori area a trovare la conclusione vincente. Passano pochi minuti e al 15′ la Croazia trova il pari con Perisic, complice una papera di Buffon.

Nella seconda frazione Conte prova le carte El Shaarawy e Pellè ma il risultato non cambia, gli azzurri si accontentano del pari, risultato comunque utile per la classifica. Gara sospesa durante la seconda frazione causa lancio di fumogeni da parte dei tifosi croati.