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Conte: “Valuterò personalmente Balotelli, non mi fido delle voci…”

Prima convocazione targata Conte per SuperMario Balotelli, il centravanti del Liverpool ritrova l’azzurro. Conte parla dell’ex centravanti del Milan e precisa: “E’ qui perché devo conoscerlo e testarlo. Voglio capire veramente chi è, non mi fido di ciò che si sente in giro”. Nelle ultime ore qualche polemica di troppo, secondo i maligni dietro la convocazione in azzurro di Balotelli ci sarebbe la volontà della Puma di vedere superMario in azzurro.

Conte aggiunge: “Penso sia una buona cosa che non stia attraversando un buon momento: avrà più voglia di riprendersi. Io sto cercando di costruire una squadra che si lasci alle spalle la delusione mondiale e possa qualificarsi per gli Europei e far bene in Francia: in questo periodo è ovvio fare esperimenti per testare, valutare, conoscere veramente i giocatori. A livello umano e calcistico devo capire se c’è affinità con Balotelli. Non è certo qui per motivi di sponsor. Stesso discorso per Cerci: sono patrimoni del nostro calcio, giocano lontano dall’Italia, stanno incontrando qualche difficoltà, hanno l’opportunità di riprendersi la maglia azzurra”.

Vertice Moratti-Thohir, il futuro di Mazzarri dipende dal derby

Il pareggio contro il Verona rende ancor più travagliato il momento dell’Inter di Mazzarri. Oggi importante vertice tra il tycoon indonesiano Thohir e Massimo Moratti. Tanti i temi trattati dai due imprenditori, su tutti Mazzarri. Esonero o fiducia? I due sembrano aver deciso di puntare ancora sul tecnico di San Vincenzo, almeno fino al derby in programma tra 15 giorni. Il futuro di Mazzarri potrebbe quindi dipendere dalla stracittadina.

La pausa per gli impegni delle nazionali potrebbe permettere infatti a Mazzarri di recuperare alcuni infortunati e poter quindi ridisegnare l’Inter, obiettivo punti e l’Europa che conta. Mazzarri è sotto pressione, qualche scelta non proprio indovinata e quei fischi assordanti del pubblico di San Siro. Un momento più nero che azzurro, basterà il derby per invertire la rotta? La parola passa al campo.

Calcio business, tutto gira intorno al fair play finanziario

Una volta era il pallone che rotolava sul prato verde. Ora il pallone rotola lo stesso, ma spinto da un business che intorno allo sport più bello del mondo trova linfa vitale e forse fa perdere più di qualcosa sotto l’aspetto del ‘romanticismo pallonaro’, a patto che ce ne sia ancora in giro. L’ormai famigerato fair play finanziario, introdotto dal Comitato Esecutivo UEFA nel 2009, non sembrerebbe aver sortito, almeno fino a questo momento, gli effetti sperati: estinguere i debiti della società di calcio, per guidarle ad una sorta di sostentamento economico autonomo. Diverse società negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con indebitamenti importanti, conseguenti ad operazioni in fase di mercato costosissime, per soddisfare il palato della tifoseria ed assicurarsi trionfi nazionali ed internazionali.

D’altronde, viviamo nei tempi dei grandi magnati che hanno investito nel calcio, vedi Roman Abramovic più di dieci anni fa per il Chelsea fino ad arrivare all’arabo Khaldoon Al Mubarak, padrone del Manchester City di David Silva e Sergio Aguero, e Nasser Ghanim Al-Khelaifi, milionario del Qatar e numero uno del Paris Saint Germain targato Zlatan Ibrahimovic ed Edinson Cavani. E l’Italia? Noi siamo ancora lontani da queste realtà, diremmo non competitivi. Da qualche tempo, comunque, anche nel calcio nostrano hanno fatto tappa Patron stranieri, come l’indonesiano Erick Thohir, a capo dell’Inter e James Pallotta, per una Roma a stelle e strisce.

Le società, dal canto loro, pensano a come poter rientrare di operazioni che a volte superano l’incredibile: lo stadio di proprietà può essere uno degli strumenti più efficaci. In Europa sono diverse le realtà che hanno fatto del proprio impianto sportivo una fonte di ricavi, sia per il nome della grande squadra che vi gioca, per i grandi trofei vinti ed esposti nei musei dedicati e per la possibilità di vivere lo stadio ogni giorno, basti citare, tra i tanti, il Bernabeu di Madrid, il Camp Nou di Barcellona e l’Old Trafford di Manchester. In casa nostra lo Juventus Stadium ha segnato una nuova epoca, anche se il tema dello stadio di proprietà risulta essere a queste latitudini uno degli argomenti più spinosi ed ingarbugliati che si ricordino, non solo a livello di istituzioni sportive. Anche gli sponsor recitano un ruolo di primissima importanza.

Se rimaniano nella Premier Inglese e parliamo di stadi, vediamo come su tutti spunta la sponsorizzazione raggiunta nel 2011 tra il Manchester City e la Etihad Airways: i Citizens, cedendo alla compagnia aerea i diritti per l’Etihad Stadium, riceveranno 150 milioni di sterline per i 10 anni successivi. Questo rappresenta l’accordo commerciale più ricco della storia del campionato inglese, superando i 200 milioni in 15 anni tra l’Arsenal e la Emirates, siglato nel 2006. Fortunatamente, però, emergono ancora due elementi che fanno ben sperare; uno è il fatto che non vince sempre la squadra che spende di più e un altro è la presenza costante del tifo, che rappresenta la parte più vera, più sincera del carrozzone calcistico. Finché ci sarà gente sugli spalti e nelle case che segue con amore e passione il pallone, ciò sarà garanzia di sopravvivenza di questo sport, al di là di freddi calcoli economici, di vendita di maglie ufficiali, di accordi e di sponsor che mai potranno sostituirsi alla gioia più grande, gonfiare la rete.

Inter, Icardi non basta. Solo un pari contro il Verona (2-2)

Niente da fare per l’Inter che nemmeno in casa contro il Verona riesce a trovare una vittoria dopo la brutta sconfitta di Parma. Contro l’Hellas la squadra di Mazzarri riesce solo a pareggiare, subendo il gol del 2-2 allo scadere dopo aver rimontato il vantaggio ospite.

Luca Toni nonostante i 36 anni fa sempre il suo e va vicino al gol dopo 5 minuti, ma al 10′ sfrutta un assist volante di Lazaros e fulmina Handanovic con un sinistro secco, approfittando di una difesa nerazzurra poco reattiva. Fantasmi su San Siro e fischi del pubblico interista, ma al 18′ Icardi pareggia con un’azione simile a quella del vantaggio veronese, mettendo in rete dopo un passaggio di testa di Palacio sugli sviluppi di un traversone di Ranocchia. L’Inter si sveglia e dopo 2 minuti Kuzmanovic centra il palo con una poderosa botta da fuori di sinistro, quindi Palacio colpisce il palo esterno con un velenoso tiro-cross.

Nel secondo tempo i nerazzurri continuano a giocare meglio del Verona e al 48′ trovano il vantaggio: Palacio va via bene a destra dopo una bella azione corale tra Kuzmanovic e Medel, il Trenza mette al centro un rasoterra sul quale interviene Icardi sul secondo palo e mette in rete. La gara sembra in discesa per la squadra di Mazzarri ma al 51′ ecco l’episodio che fa nuovamente cambiare l’inerzia del match: protagonista in negativo è Medel che in area si oppone con le mani in modo scomposto ad una conclusione ravvicinata, per l’arbitro è rigore e il cileno, già ammonito, viene espulso per doppio giallo. Sul dischetto va Toni ma Handanovic si conferma specialista e lo ipnotizza respingendo il suo rasoterra non irresistibile.

In superiorità numerica, il Verona cresce e l’Inter riesce solo a difendersi: le situazioni pericolose per la squadra di Mandorlini si sprecano, su tutte una traversa di Lazaros dal cuore dell’area con il pallone che batte sulla linea fortunatamente per Handanovic torna in campo. Mandorlini getta nella mischia Nico Lopez e Saviola e proprio da loro due nasce l’azione del pareggio del Verona: Lopez suggerisce per Saviola che con un tacco delizioso gli offre il pallone di ritorno, gran botta di sinistro di Lopez e per Handanovic non c’è scampo.

Nel finale c’è spazio solo per un colpo di testa insidioso di Dodò, apparso molto lacunoso in fase difensiva, e per ulteriori fischi dei tifosi nerazzurri quando Mazzarri decide di richiamare in panchina Icardi per fare entrare Osvaldo.

Inter (3-5-2): Handanovic; Ranocchia, Vidic, Juan Jesus; Nagatomo, Kuzmanovic, Medel, Kovacic (19′ st Krhin), Dodò; Icardi, Palacio (42′ st Obi). A disp.: Carrizo, Berni, Andreolli, Donkor, Mbaye, Hernanes, Osvaldo, Bonazzoli. All.: Mazzarri
Verona (4-3-3): Rafael; Martic, Moras, Marquez, Agostini; Ionita (35′ st Nico Lopez), Obbadi, Hallfredsson (19′ st Campanharo); Christodoulopoulos, Toni, J.Gomez (35′ st Saviola). A disp.: Benussi, Gollini, Luna, Marques, A. Gonzalez, Gu. Rodriguez, Brivio, Nenè, Jankovic. All.: Mandorlini
Arbitro: Rocchi
Marcatori: 10′ Toni (V), 18′ Icardi (I), 3′ st Icardi (I), 44′ st Nico Lopez (V)

La Roma risponde alla Juve, contro il Torino fa tris (3-0)

La Roma ospita all’Olimpico il Torino, i giallorossi vogliono la vittoria per non lasciar scappare la Juventus in classifica. Gara tutta tinta di giallorosso e 3 a 0 ricco di felicità in casa romanista. Una serata speciale che ha visto anche il rientro in campo di Strootman dopo un lungo infortunio.

Dopo 8′  di gioco sblocca la gara Torosidis, il terzino greco si conferma in grande spolvero e porta in vantaggio i suoi. Al 27′ arriva il raddoppio romanista, questa volta è Keita a trovare la via del gol. Nella seconda frazione c’è gloria anche per Ljajic, bellissimo il gol del talentino della Roma, per lui i complimenti di capitan Totti. Nel finale di gara di rivede in campo l’olandese Strootman, un rientro importante per Garcia e i giallorossi che ritrovano uno dei pezzi pregiati.

Roma (4-3-3): De Sanctis 6,5; Torosidis 6,5, Manolas 6,5 (31′ st Nainggolan), Yanga-Mbiwa 6,5, Cole 6,5; Pjanic 6,5, De Rossi 6,5, Keita 7 (39′ st Strootman sv); Gervinho 6, Totti 6,5 (25′ st Destro 6), Ljajic 6,5. A disp.: Skorupski, Calabresi, Somma, Emanuelson, Paredes, Ucan, Iturbe, Florenzi. All.: Garcia 6,5
Torino (3-5-1-1): Gillet 6; Maksimovic 5,5, Glik 5,5, Moretti 5,5; Bruno Peres 5, Gazzi 5, Vives 5,5 (43′ Nocerino 5), Farnerud 5 (1′ st Sanchez Mino 5, Darmian 5,5; El Kaddouri 5 (31′ st Martinez sv); Quagliarella 6. A disp.: Castellazzi, Padelli, Molinaro, Ruben Perez, Larrondo, Martinez, Jansson, Gaston Silva, Amauri, Sanchez Mino, Masiello. All.: Ventura 5
Arbitro: Banti
Marcatori: 8′ Torosidis, 27′ Keita, 13′ st Ljajic