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Reja: “Napoli troppo forte, serve un’impresa”

Reja arriva a Napoli con il cuore carico di ricordi. Ricordi di una città che ha traghettato per anni portandola dall’inferno della Serie C sino alla rinascita tra le big della Serie A. Napoli non ha dimenticato Reja e Reja non dimenticherà mai Napoli. È un Edy preoccupato e rispettoso dei partenopei, infatti, quello che si è presentato oggi in conferenza stampa. Per il tecnico goriziano il divario tra le due squadre è troppo grande: “Tra noi e le prime tre della classifica c’è un divario enorme.” – contro il Napoli servirà un partitone dunque – “Al di là delle assenze che ci stanno martoriando, dobbiamo essere consci che per vincere al San Paolo ci serve un’impresa.”

Non è tutta da buttare però la sua Lazio e in fondo alla sue dichiarazioni Reja lascia spazio alla speranza: “Noi dobbiamo pensare all’Europa League ad ogni costo. Spesso si dice non guardare mai l’avversario ma si fa presto a dirlo e un po’ più difficile pensarlo davvero. Rimane comunque scontato che daremo il 200% contro il Napoli, come ogni domenica.”

Parole meste, e probabilmente furbe, dette da una vecchia volpe del calcio italiano. Quello che Reja non dice infatti e che da quando lui è subentrato sulla panchina biancoceleste, la Lazio ha preso un ritmo che oggi la porterebbe a lottare per un posto nella prossima Champions League. La pressione è per il Napoli, che deve fare risultato, alla Lazio resta l’impresa.

 

Euforia Juve: Scatta la Pirlo-mania

“Benfica? Peggio per loro” sintetica è chiara la risposta di Andrea Pirlo, uno di poche parole ma sicuramente forti e decise. Il cecchino bianconero sta attraversando un momento d’oro e diffonde serenità alla Juve e alla Nazionale. Il dodicesimo gol su punizione con i torinesi ha rilanciato la fame di vittorie mai placatasi di Pirlo. Nel momento in cui tutti si preoccupavano dell’avversario in Coppa, Andrea è stato chiaro: “Saranno i portoghesi a doversi preoccupare di noi, noi siamo la Juve”. Pirlo è carico anche in vista dei Mondiali: “Non penso che l’Italia sia in difficoltà, le amichevoli non sono andate al meglio ma ci stiamo ambientando. Il Girone è tosto ma noi ci esaltiamo in queste situazioni. Io metto l’Italia insieme alle grandi: Spagna, Brasile, Germania e Argentina.”

A 35 anni il campione ex Milan capisce che questa sarà la sua estate decisiva, forse l’ultima a grandissimi livelli; la voglia di onorarla con dei trofei è tanta. Se Pirlo facesse l’impresa con la Juve e con la Nazionale l’ipotesi di un Pallone d’Oro alla carriera non sarebbe neanche poi così utopica. In casa bianconera è già scoppiata la Pirlo-mania, i milanisti già lo amavano, ad Andrea il compito di convincere in Brasile anche i pochi scettici rimasti.

 

Seedorf ci ripensa: “Balotelli ora è esemplare, fuori e dentro il campo”

Strani giochi psicologici del calcio: quando tutto va male bisogna trovare ad ogni costo un capro espiatorio, quando le cose iniziano ad andare meglio si fa presto a riempire di lodi anche i ladroni. Ora, indubbiamente Mario Balotelli, di professione attaccante di appena 23 anni, certamente non è un ladrone pallonaro, ma nella sua vita è stato sicuramente più sotto che sopra la panca, per restare in tema di capre. Responsabile numero uno nelle sconfitte così come nelle vittorie. Nel Milan che usciva dalla Champions e che faticava in campionato Super Mario era il bersaglio numero uno della critica e del suo mister Clarence Seedorf. Immaturo, sopravalutato e poco decisivo, per citare alcuni dei commenti di appena un mese fa. Nel Milan, di oggi, che sogna l’Europa, Mario è tornato l’uomo copertina. 3 gol in altrettante partite e via di complimenti. Seedorf, in conferenza, in vista del match col Catania di domani parla così del suo bomber: “Mario sta crescendo molto, sia in privato che sul terreno di gioco. Potrebbe diventare un calciatore esemplare per questa squadra e per il calcio italiano in generale”. Parole importanti per un ragazzo che alla fiducia è stato poco abituato.

Questo intanto il probabile Milan che si vedrà contro i siciliani: Abbiatti, Rami, Mexes, Constant, Bonera, Montolivo, De Jong, Kakà, Taarabt, Poli, Balotelli.

 

Mazzarri non cambia mai ma l’Inter cambia sempre

Per 5 volte l’Inter di Mazzarri è scesa in campo confermando gli stessi uomini della gara precedente, un record. Per 7 volte, addirittura, il tecnico ex Napoli ha effettuato una sola sostituzione in tutta la gara, e per 11 volte ha usufruito di soli 2 cambi. Di certo non si può dire che i nerazzurri non abbiano composto un’ossatura. Eppure ogni gara dei milanesi pare diversa dall’altra, alle volte, spesso, la squadra di Thohir pare discontinua anche all’interno dello stesso match. Mazzarri prova a dare solidità ma i giocatori non rispondo sempre presente. I numeri verso i nerazzurri sono impietosi: 8 le rimonte subite in stagione, esclusa la Juventus parliamo per la maggior parte di squadre di bassa classifica come: Livorno, Bologna, Cagliari. Un fatto ineccepibile per una squadra che punta all’Europa. Inoltre l’ansia ha colpito diverse volte i calciatori interisti, e non solo Milito dal dischetto. 5 infatti sono stati i tris di vittorie sfumati, il “triplete” rimane un tabù stagionale. Con 2 vittorie in quelle 5 gare l’Inter avrebbe già un biglietto in tasca a sfondo blu con le stelline dorate. Alcuni imputano alla testardaggine di Mazzarri la colpa del calo fisico interista. Ha spremuto troppo gli stessi uomini che ora non hanno la forza giusta. Ma va anche detto, a difesa del tecnico cinquantaduenne, che l’Inter non ha una rosa tale da permettere un ampio turn-over. Molti acquisti, non voluti da Walter, si sono rivelati dei flop e l’abilità dell’allenatore è stata quella di rivalutare giocatori che sembravano finiti: Jonathan e Rolando su tutti.

Ieri Moratti si è unito alla squadra alla Pinetina per spingere i ragazzi. Guarin sul suo sito scriveva che l’Europa League è alla portata. La convinzione c’è, bisogna solo trasformarla in grinta sul campo.

 

Mazzarri: “L’Atletico come modello. Kovacic resta qui”

Tempo di vigilia in casa Inter in vista del match contro la Sampdoria con le parole in conferenza stampa di Walter Mazzarri. L’allenatore toscano ha parlato del momento della sua squadra e di quello che si aspetta nelle ultime partite della stagione: “Ci sono stati degli errori di concetto, dobbiamo migliorarne il più possibile ma alcuni non si possono migliorare. Riguardando le ultime sono sempre più convinto che ci abbia tradito il risultato. Dobbiamo migliorare nella concentrazione sui 90 minuti, ma da un punto di vista generale noi abbiamo sempre tenuto bene il campo. Ce le possiamo giocare con tutti”.

Mazzarri ha poi parlato dell’Atletico Madrid di Simeone da prendere come modello per poter crescere in futuro e del periodo del calcio italiano in generale: “Bisogna pensare di poter fare come loro. Prima dell’Atletico l’ha fatto il Barcellona, che è ripartito dal settore giovanile e dal lavoro dopo un periodo scuro. In questo momento bisogna prendere atto della recessione dei club importanti italiani. E’ un periodo di transizione. È necessario guardare le prestazioni e non i risultati, solo così si può tornare competitivi”.

Infine un flash su Icardi e su Kovacic: “Io ci ho parlato tanto con Icardi. Saranno degli esami di maturità, lui deve solo pensare a giocare con un comportamento consono alla situazione. Kovacic è un talento, su questo non ci piove. Lo vedo cresciuto, sta bene e sarà un capitale dell’Inter anche il prossimo anno. Sarà un giocatore importante della nuova rosa”.