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Walter Mazzarri: “ Tutto va bene quando arrivano le vittorie”

L’Inter, sembra uscita dalla crisi, contro Sassuolo e Fiorentina sono arrivate due vittorie. Mauro Icardi dopo essere stato al centro dell’attenzione per gossip e infortuni, si è riscattato e ha portato l’Inter verso il successo. Ora a parlare è Walter Mazzarri. L’allenatore livornese ha rilasciato un intervista a “Sportmediaset”, ecco le sue parole:

“Chi mi conosce sa che quando la mia squadra vince sto bene, quando perdo non passo bene i giorni successivi. Ho rivisto l’Inter giocare come giocava tempo fa perché se si lavora sulla prestazione e i giocatori ti seguono, i risultati poi arrivano”.

“Avanti così, dunque. Consolidando non solo un sorriso appena ritrovato ma anche, cosa più importante, il rapporto col nuovo presidente, sempre pronto a spendere belle parole per Mazzarri: “Thohir ha sempre dimostrato di conoscermi bene, di avere fiducia” ha continuato l’allenatore nerazzurro ai microfoni di radio Montecarlo. “Quando c’è stato bisogno ha fatto degli interventi. Certo, se fosse stato sul posto sarebbero stati più diretti, ma soprattutto per la gente. L’importante per me è che sulle linee guida siamo d’accordo e fino a ora è stato così. Poi, se ci fosse la possibilità di parlarci di più, male non farebbe, ma non è così determinante in questo momento, sono altre le cose importanti”.

 

Auguri al Divin Codino, ha insegnato l’eleganza nel colpire una sfera

Baggio

Caldogno, Via Marconi 3, alle ore 18:15 di una fredda sera d’inverno di appena 47 anni fa nasceva un esteta del gioco del pallone, Roberto Baggio. Arte e popolo, due argomenti spesso lontani tra loro che si fondono in un rettangolo verde lungo 100 metri. Baggio fece della sinuosità la sua arma vincente, ancor prima che con il pallone dribblava con il corpo, e con il suo mitico codino che nelle onde ricreate dalla corsa anticipava i dribbling e le finte di Roberto. Come coloro che entrano nella leggenda Baggio ha avuto una carriera, altalenante, costellata da infortuni e da mister che poco lo hanno compreso. Fu il vagabondo tra la provincia e la metropoli italiana, ma dovunque andò insegno a giocare al calcio.

L’ultima parabola l’ha dispensata a Brescia, dove forse veramente si è elevato a ruolo di divino del pallone. Ha vinto tanto, ha riportato la Gioconda, o meglio il Pallone d’Oro, in Italia dopo tanto tempo. Ha sbagliato nei momenti decisivi ed ha saputo riprendersi dopo le critiche della stampa e le lacrime americane degli italiani. Grande uomo prima che fenomeno dell’attacco, ha mostrato il suo lato umano, diventando immortale nel ricordo di chi ama questo sport. Fantasia pura, aldilà della maglia o delle botte alle ginocchia. Numero 10 vero di quelli che non nasceranno più, almeno non nell’ideale dei malinconici calciofili.

L’Olimpico diventa terra di nessuno, chiusi anche i Distinti Sud

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La Roma ha ripreso il suo cammino al rilancio per cercare di sperare nella rincorsa scudetto, ma i problemi per i giallorossi sembrano arrivare più fuori dal campo che dentro il campo. Nella partita contro la Sampdoria infatti si sono registrati nuovi cori poco tollerati dal giudice sportivo, nonostante la Curva Sud fosse chiusa. Contro l’Inter allora la federazione calca ancora di più la mano desertificando tutta la parte più “calda” del tifo romanista e chiudendo anche i tornelli della zona Distinti Sud. Il botta è risposta tra i tifosi e il giudice sportivo sta penalizzando il sostegno verso la squadra di Garcia e l’impressione e che nonostante alcuni messaggi incivili che vanno giustamente sanzionati la giustizia sportiva stia prendendo di mira i capitolini per mandare un chiaro messaggio a tutte le frange tifose italiane. Contro il Napoli addirittura si potrebbe arrivare alla chiusura totale dello stadio, scelta forse esagerata che sicuramente non favorirà lo spettacolo ma compiacerà l’opinione pubblica e chi vuole fare del buonismo la sua scelta di informazione.

Pensando al campo, oggi tutti a riposo tranne Totti che lavora per ritrovare la condizione, mentre preoccupano le cartelle mediche di Maicon che indicano un problema al flessore della coscia sinistra, meno grave invece l’infortunio di Benatia, ai box per una contusione al fianco destro.

 

Dopo Catania la Lazio prepara il riscatto in Europa

Europa benevola o Europa sentenziante? Il destino della Lazio passa dalla Bulgaria e dal bisogno di rivincita che si deve palesare giovedì notte, ore 21:05, contro il Ludogorets. Sfida per gli uomini di Reja decisiva per non entrare in un periodo di crisi che potrebbe far riemergere i problemi dell’ultima era Petkovic. Edy Reja è stato bravo a spazzare via tutti i dubbi, ora deve dare fiducia ai suoi per riprendere a vincere. La sfida con i bulgari non è di quelle impossibili, anzi, ma attenzione a sottovalutare l’avversario, che ha vinto il girone prendendo a sassate squadre navigate in Europa League come il PSV e la Dinamo Zagabria.

Desaparecidos tra le palestre di Formello , intanto, Postiga. Lo staff medico laziale informa che il portoghese salterà anche il Sassuolo, oltre che la Coppa, dove comunque non era inserito nella lista dei convocati, vista la sua esperienza nei gironi con il Valencia. Lavora a parte anche Pereirinha che potrebbe tornare utile già dalla sfida contro il fanalino di coda Sassuolo. Gli allenamenti riprendo questo pomeriggio dopo la giornata di riposo concessa dal mister ieri.

 

Conte-Capello: la guerra fredda bianconera

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Noi giornalisti spesso esageriamo con i termini bellici ma il fermento che in questi ultimi giorni ha scosso l’ambiente juventino è molto più che una semplice schermaglia legata al gioco. Tra Conte e Capello lo scontro iniziò nel 2004, quando l’attuale allenatore della Russia prese il posto di Lippi sulla panchina bianconera. Conte aveva un’opzione per il rinnovo del contratto, che Capello rifiuta, allora il giocatore pugliese chiede di essere almeno inserito nello staff tecnico, ricevendo un altro secco no da Don Fabio. Dopo otto anni Conte può prendersi la rivincita sul negazionista Capello: vittoria dello scudetto al primo e al secondo anno, proprio come il rivale, e rincorsa verso un probabile terzo campionato, là dove Calciopoli fermò il ct ex Real. La controffensiva di Capello arriva già dall’anno scorso in cui sminuì i successi della Juve, data l’assenza di competitors (termine suo). Dopo un anno di silenzio Conte ha lanciato l’attacco finale, accusando Capello per il brutto gioco espresso e per la correttezza delle sue decisioni.

Intanto il fronte bianconero si divide in due fazioni: l’alleanza tra Capello e Moggi, quest’ultimo ha sancito l’abisso tra la Juve di Capello e quella di Conte, e ha invitato il tecnico pugliese a rivedere la Nazionale 2006 composta dal blocco della vecchia signora. Al duo “anni d’oro” si aggiungono anche le critiche dal rivale storico Montella, che invita Antonio Conte ad accettare le critiche. Dall’altra parte abbiamo l’intesa tra Conte e Bonucci che ha da poco difeso il suo mister definendolo come la fortuna della Juve di oggi; “Senza Antonio” – dice il difensore – “Ora la Juve sarebbe ancora quel progetto irrealizzato che è stato negli anni passati, alla ricerca inutile di un ritorno al passato”

Punti di vista in chiaro scuro, o meglio bianconeri, agli almanacchi l’ardua sentenza per i trattati di pace.