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Psg, in estate pronto l’assalto a Pogba: parola dello sceicco

I tifosi della Juventus possono ufficialmente cominciare a preoccuparsi. Negli scorsi mesi il presidente bianconero, Andrea Agnelli, aveva dichiarato candidamente che sarebbe difficile per il club di corso Galileo Ferraris trattenere i big della rosa di fronte ad assegni da capogiro dei top club europei. Messaggio recepito in pieno al momento giusto dal club che oggi più di tutti può contare su disponibilità economiche illimitate: il Paris Saint-Germain. Lo sceicco del club parigino, Nasser Al Khelaifi, è uscito allo scoperto nel corso nella sua intervista al quotidiano francese Le Parisien, esprimendo di essere pronto a partire alla carica per Paul Pogba (pur non rivelandone espressamente il nome).

“E’ parigino come il vostro giornale – ha ribattuto alle domande del cronista -, è un grande giocatore, rappresenta l’avvenire della Francia. Lo seguiamo non per quest’inverno, ma in estate può essere”. Identikit che non può che corrispondere al numero 6 di Antonio Conte. Come detto dallo sceicco in persona, Pogba non lascerà ovviamente Torino a giugno, ma è possibile che s’intavoli sin da subito la trattativa per giugno. La base d’asta, secondo la valutazione di Marotta e Paratici, non scenderà sotto i 40 milioni di euro. Per la Juventus si tratterebbe di una grande perdita dal punto di vista tecnico, considerando la giovanissima età (classe 1993) e gli ampi margini di miglioramento del centrocampista, ma al tempo stesso genererebbe una plusvalenza senza precedenti, avendo ingaggiato Pogba a parametro zero nell’estate 2012.

Allegri, en plein dopo la sosta: la cabala fa sorridere il Milan

La classifica assolutamente deludente del Milan e la sconfitta nel derby non hanno fatto trascorrere un Natale granché sereno ai tifosi del Milan, che però possono guardare con ottimismo alla ripresa del campionato. Se tradizionalmente l’ultima partita che precede le festività invernali è sempre coincisa con una disfatta per i rossoneri, la prima dell’anno porta con sé l’ultimo regale di Babbo Natale e Befana, almeno per quanto concerne i precedenti del triennio Allegri.

Il panettone, infatti, non è mai risultato indigesto al tecnico livornese nelle tre occasioni precedenti sulla panchina rossonera. Nel 2011, il Milan ha infatti vinto 1-0 sul campo del Cagliari nel finale grazie ad un gol di Strasser, mettendo un altro mattone che avrebbe condotto a maggio alla conquista dello scudetto. L’anno successivo, Ibrahimovic e compagni hanno espugnato l’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, grazie alle reti dello stesso Ibra e di Boateng. Con le firme di Bojan e Pazzini, invece, il club di Berlusconi ha superato al “Meazza” il Siena di Iachini. Il giorno dell’Epifania, i rossoneri se la vedranno nuovamente contro l’Atalanta a San Siro, un match da non steccare per nessuna ragione. Anche la cabala sorride ai padroni di casa, Colantuono e i suoi ragazzi sono autorizzati agli scongiuri.

Stankovic ammette: “Per Thohir sarà difficile sostituire Moratti”

Dejan Stankovic parla a 360° del suo rapporto con Massimo Moratti, nell’intervista rilasciata a Sky Sport. Il serbo ricorda i momenti più belli trascorsi insieme ad Appiano Gentile: “Sono felice di essere stato 10 anni qui con lui e non so come avrei reagito al suo addio nel caso fossi stato ancora un giocatore – ha rivelato l’ex centrocampista nerazzurro -. Moratti è unico e servirebbero giorni per raccontare la sua bravura e la sua umiltà. Non ha mai dimostrato di essere il padrone, ma è stato sempre un amico in ogni momento, anche fuori dal calcio. Era amichevole nei rapporti, come un padre per tutti noi. Non c’era il tipico rapporto rapporto padrone-giocatore. Lo ringrazierò sempre per la possibilità che mi ha concesso. Il primo incontro con Moratti come presidente avvenne quando erano passate 2 settimane dal mio arrivo, in un ritiro punitivo dopo aver perso in casa col Brescia. Pensavo a un Moratti arrabbiato, io ero con la testa bassa. Invece lui ci tirò su in maniera incredibile: pelle d’oca, pensai davvero che fosse unico. Ora mi auguro che il nuovo presidente si avvicini almeno al livello di Moratti, ma sarà difficile sostituire uno come lui“.

Stankovic ricorda anche i momenti no del suo ex presidente: “Voleva vincere subito, ma c’era la pressione dei tifosi e delle altre concorrenti. Magari qualche errore è stato fatto per questo motivo. Io arrivai nel gennaio 2004 e pian piano abbiamo costruito una grande Inter, vincendo i primi trofei. Poi sono arrivati i campionati e la Champions: siamo entrati nella storia. Ma io rivivrei anche tutte le sconfitte. La delusione maggiore credo sia stata la sconfitta col Villarreal: magari non avremmo vinto la Coppa, però stavamo bene, eravamo forti e potevamo giocarcela meglio. Poi una delusione fu anche l’eliminazione con lo United con José Mourinho: ci rendemmo conto che ci mancava un pezzettino per chiudere il mosaico. E l’anno dopo si è visto subito che il mercato era stato azzeccato. Giocavano ogni tre giorni, l’obiettivo era lì e non potevamo mancarlo. José è stato perfetto negli ultimi 2-3 mesi in cui eravamo stanchi, cotti, con infortunati: lui ha trovato un equilibrio impressionante. Moratti sapeva bene quando farci pressione e quando scaricare. In quel momento, ci fu vicino con tranquillità, senza riunioni particolari. Si chiacchierava di qualsiasi cosa e non solo di quel momento calcistico“.

 

Roma: Bradley verso il Verona, si stringe per D’Ambrosio

Il secondo posto (da imbattuta) della sorprendente Roma di Rudi Garcia non ha saziato la fame in casa giallorossa, come avvertiva l’ormai celebre slogan della campagna abbonamenti estiva. Walter Sabatini sta lavorando su operazioni di mercato che accrescano una rosa quantitativamente non così estesa come quelle delle dirette rivali, Juventus e Napoli. La pubalgia di Balzaretti, l’età di Maicon e le prestazioni ancora tutt’altro che convincenti di Dodò impongono l’acquisto di un esterno difensivo. Il prescelto è l’ormai ex capitano del Torino, Danilo D’Ambrosio, ormai separato in casa granata, avendo manifestato l’intenzione di non prolungare il suo contratto con il club, in scadenza nel prossimo giugno. Nonostante un capitale a questo punto svalutato, il presidente Cairo vorrebbe limitare per quanto possibile il danno economico, evitando di perderlo a parametro zero. L’inevitabile soluzione è dunque la cessione a gennaio: tramontata l’ipotesi Milan, la pista più accreditata porta proprio verso Trigoria. L’incontro decisivo è previsto nei prossimi giorni, anche se filtrano sensazioni molto positive sulla buona riuscita dell’operazione.

Sabatini, tuttavia, è concentrato anche sul mercato in uscita. L’Hellas Verona, nel quadro della promessa strappata dal diesse romanista per Iturbe in vista di giugno (gli scaligeri non riscatteranno il cartellino della rivelazione argentina dal Porto, complice l’alto prezzo per il riscatto, lasciando così strada alla Roma), ha chiesto il prestito di Michael Bradley per sei mesi. Per lo statunitense si tratterebbe di un ritorno nella città di Giulietta e Romeo ma sulla sponda opposta, avendo militato nel Chievo proprio nell’esperienza precedente al suo arrivo nella Capitale. La Roma potrebbe anche decidere di accordarlo gratuitamente, per liberare una casella in mediana in vista dell’arrivo di uno tra Parolo e Nainggolan. Sul piede di partenza anche Burdisso (qualora la Roma dovesse arrivare a Heitinga) e Marquinho, il quale però non appare convintissimo dell’ipotesi Genoa.

La Lazio di Reja riparte dal 4-2-3-1

Anno nuovo, vita nuova. Non è la solita frase fatta che accompagna l’inizio di un nuovo ciclo solare, ma la nuova realtà in casa Lazio. In attesa di risolvere la situazione allenatore, con Petkovic che tramite il suo legale ha assicurato di sentirsi ancora il nuovo tecnico biancoceleste, Edy Reja lavora già da tre giorni a Formello con il suo nuovo staff, che tra le sue fila ha accolto anche l’allenatore della Primavera scudettata, Alberto Bollini. Diverse le novità che il tecnico goriziano sta studiando per risollevare una classifica disastrosa. In primis, riportare normalità nello spogliatoio, sia nello stato d’animo dei calciatori ma anche e soprattutto per quanto concerne la coerenza tattica. Basta ai continui cambi di moduli e interpreti dell’ultimo Petkovic che ha mandato in confusione la squadra – per stessa ammissione dei calciatori, nel corso dei rispettivi colloqui privati con Lotito -, si punterà su un modulo di base, il 4-2-3-1, con una possibile variazione evolutiva, il 4-3-2-1 ad albero di Natale.

Fondamentale, per la rinascita della Lazio, sarà Hernanes. Il brasiliano rappresenta proprio l’ago della bilancia per i nuovi equilibri tattici. Reja vorrebbe riportarlo sulla trequarti, dove ha fatto faville nei due anni insieme tra l’agosto 2010 e il maggio 2012, lui nicchia così come aveva fatto (convincendolo) con Petkovic: vorrebbe agire una quindicina di metri indietro soprattutto in ottica Mondiale, visto che gli spazi in mediana per la sua Nazionale sono maggiori. Altro recupero fondamentale sarà quello di Alvaro Gonzalez, fedelissimo di Reja, non pervenuto fino a questo momento in stagione. Ma soprattutto si lavorerà con i giovani (da qui la ratio della scelta di Bollini) e sulla fase difensiva: nei suoi primi giorni di lavoro, il nuovo-vecchio mister sta lavorando scrupolosamente sul reparto che, fino ad oggi, ha dimostrato di essere il più in difficoltà.