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Galliani stringe per Nainggolan. Balotelli al Galatasaray? Voci…

Il Milan spera di vivere un 2014 da protagonista, archiviato un 2013 non certo esaltante, i rossoneri guardano avanti con fiducia. Aria di rinnovamento sia a livello societario che sportivo, sta nascendo il nuovo Milan. Con l’addio di Braida, mercato rossonero sempre più nelle mani di Galliani, l’ad rossonero all’opera per rinforzara la formazione di Allegri.

Proprio in queste ore Galliani prova a stringere con il Cagliari per il centrocampista belga Nainggolan, si tratta per una cifra vicina ai 7 milioni più la comproprietà del baby Cristante. Si lavora anche per sfoltire la rosa, in cerca di collocazione Gabriel e il difensore Vergara.

Intanto secca smentita sull’ipotesi cessione di Mario Balotelli al Galatasaray. I presunti contatti tra l’agente del giocatore Mino Raiola e i dirigenti del club allenato da Roberto Mancini sono stati al momento smentiti, per ora solo indiscrezioni. Non ci resta che aspettare. Quando di mezzo c’è Raiola, le sorprese sono dietro l’angolo…

 

De Sanctis: “Siamo in forma, proveremo a battere la Juve”

Si avvicina la supersfida JuventusRoma, gara che ha il sapore di scudetto quella tra i bianconeri di Conte e i giallorossi di Garcia. A pochi giorni dal match parla della sfida al vertice il numero 1 dei giallorossi, l’estremo difensore Morgan De Sanctis.

Queste le parole rilasciate a Sky dal portiere romanista: “Siamo in forma per dare del filo da torcere alla Juventus. Il vantaggio più grande che possono avere i bianconeri e che ha determinato il gap è che lavorano da più tempo assieme e questo fa di loro la squadra da battere. La Juventus è la squadra da battere, per l’organico e per l’allenatore. Mi rendo conto che gli avversari, anche come approccio e come sviluppo della partita, sono un po’ timorosi: forse è questo che differenzia la Juve italiana da quella europea”.

Intanto sul fronte mercato continua il lavoro di Sabatini, il ds giallorosso vicino all’acquisto di Nemanja Radonjic, 17enne che arriverà dal partiza Belgrado a parametro zero. Sempre calda la pista che porta al gialloblu Parolo, centrocampista individuato come rinforzo ideale per la mediana giallorossa.

Moratti jr: “L’Inter la passione di mio padre”

L’Inter lavora sodo ad Appiano Gentile, in arrivo il match contro la Lazio del nuovo tecnico Edy Reja. Una sfida difficile quella dell’Olimpico, i nerazzurri di Mazzarri vogliono farsi trovare pronti ed iniziare il 2014 con il piede giusto. Qualche problemino per Taider, un affaticamento muscolare per il centrocampista ex Bologna. Mazzarri attende gli argentini, la sfida contro la Lazio è di quelle toste, da non sottovalutare, per questo l’allenatore toscano vuole avere il gruppo al completo per preparare al meglio la sfida.

Sul fronte mercato prosegue la trattativa che dovrebbe portare Guarin al Chelsea alla corte di Mourinho. La decisione sembra esser stata presa, il colombiano sarà ceduto per far cassa, soldi freschi da poter reinvestire per rinforzare la rosa a disposizione di Mazzarri.

Nel frattempo torna a parlare AngeloMario Moratti, queste le parole del dirigente interista rilasciate alla Gazzetta dello Sport: “Cosa ricordo del giorno che papà mi disse vendo l’Inter? Non c’è stato un momento specifico, come non ci fu, nel 1995, quando la ricomprò. Per farle capire: sa quando per la prima volta mio padre mi disse “Se capiamo che vendere è la soluzione migliore, dobbiamo pensarci”? Credo fosse il 1996, appena un anno dopo essere tornati proprietari. La sua filosofia non è mai cambiata: una porta sempre aperta, mai un senso di proprietà totale dell’Inter. Non possesso, semmai responsabilità. Inter modello unico? Modello unico nella misura in cui credo sia unico il legame che c’è sempre stato e c’è fra noi e la squadra: non ci si può aspettare, e anzi sarebbe ingiusto nei confronti dei nuovi soci, che possa essere ricalcato. Troppa responsabilità? Sicuramente la stessa che ha portato mio padre a ritenere che il suo mecenatismo senza alcun ritorno, sia a livello di investimenti che di immagine, fosse una formula ormai inattuale. Di più: in prospettiva, addirittura pericolosa per la società stessa. La prima a rischiare di rimetterci, quando la famiglia per qualunque ragione avesse deciso di smettere di investire. Cosa dissi a mio padre quel giorno? Ero stato troppo coinvolto in quella scelta per poter sentire un colpo al cuore: al di là dei dispiaceri personali, davanti a tutto c’è sempre stato il meglio per l’Inter. Scegliere un modello radicalmente diverso poteva essere un cambiamento realizzabile anche al nostro interno, ma si sarebbe dovuta cambiare la natura della nostra natura: il fatto di essere così interisti, tifosi in maniera così viscerale, di fatto non avrebbe invece permesso i cambiamenti necessari. Per questo trovo che mio padre abbia dato prova di grande intelligenza, oltre che di amore per l’Inter. Il mio blitz da Thohir il 25 luglio salvò la trattativa? Non fu un incontro riparatorio, ma chiarificatore: importante, non così decisivo. I momenti chiave della trattativa sono stati altri: il primo faccia a faccia con tutti i soci; l’incontro di Parigi, quando abbiamo capito davvero di aver scelto la strada giusta e le persone giuste; e poi, personalmente, un viaggio in macchina io e Thohir da soli, da Milano a Imbersago, a parlare delle nostre “vision” sull’Inter del futuro, scoprendoci più vicini di quanto forse immaginassimo. Cosa mi dicono i tifosi? I tifosi tendono sempre a dire cose che fanno piacere a chi se le sente dire, dunque: “L’Inter sarà sempre dei Moratti”. Ma è importante che non sia così, che l’Inter sia indipendente da un investitore unico, che sia solida di suo. Questo senza perdere la sua natura, ma facendo sì che non sia più legata esclusivamente all’amore di una famiglia. Preoccupati per le idee di Thohir basate solo sul business? Quella del calcio italiano non è una semplice decadenza, è una crisi profonda: il tonfo c’è già stato ed è molto difficile per chiunque aver voglia di scommettere su un mondo che non ha saputo dare garanzie. Aggrapparsi ai modelli passati sarebbe irresponsabile: vale per dirigenti, media, tifosi; viceversa, creare un diverso modello di efficienza è l’unica strada. Che comporta rischi e sacrifici: ad esempio dover fare i conti con tempi diversi rispetto a quelli a cui si era abituati fino a qualche anno fa. E’ più facile che fra due anni i Moratti escano dall’Inter o che, come da clausola contrattuale, possano riprendersi tutta l’Inter? Mi pare più facile, ma soprattutto più importante, immaginare che si possa lavorare con grande unione di intenti e che il progetto che abbiamo concordato inizi a realizzarsi. Non sarebbe inconcepibile pensare di uscire dall’Inter, ma Thohir e i suoi soci ci chiedono esattamente il contrario e quello che sentiamo al momento, al di là di quote, clausole o possibilità di veto esistenti, è una grande sintonia, oltre che un grande senso di responsabilità. E difficilmente potrebbe essere il contrario: ovunque si entri, all’Inter si respira ancora la presenza della mia famiglia. Un Moratti presidente? E’ stato chiesto ad entrambi, ma la risposta è sempre stata no, da subito. Era anche una questione di chiarezza verso l’esterno che uno di loro ricoprisse quella carica: per avere, anzi vivere, ancora di più la responsabilità di investire nell’Inter. Cosa farò come vice? ho il dovere di vivere da dentro questa partnership; una continuità della memoria storica della famiglia; soprattutto la condivisione della stessa idea di futuro, dunque la necessità di lavorare insieme: per come è impostata adesso l’Inter, saremmo in difficoltà gli uni senza gli altri”.

Tevez: “Pronto a giocare contro la Roma”

In casa Juventus si lavora per preparare la supersfida contro la Roma di Garcia, un match importante che arriva alla ripresa del campionato. Un inizio 2014 da non fallire, per questo a Torino in molti speravano nel recupero di Tevez in tempo per la supersfida. Buone notizie, l’Apache è finalmente rientrato dall’Argentina, risolti i problemi familiari che avevano costretto l’attaccante a restare in Argentina.

Tevez è pronto e si dichiare disponibile per il big match: “Voglio ringraziare tutti per l’appoggio di sempre – scrive l’Apache su Twitter -. Grazie a Lili, a mio padre e a mia madre per esserci in questo momento difficile che è toccato a Vanesa, alle mie figlie e a me. È stato difficile per me lasciare la mia famiglia a Buenos Aires e passare il capodanno sull’aereo ma ho una moglie di ferro e delle figlie talmente belle che mi danno la forza per venire a Torino ad allenarmi e prepararmi per giocare domenica. Le amo, grazie per avermi dato forza e felice anno nuovo a tutti”.

 

Petkovic: “Sono io l’allenatore della Lazio”

La telenovela Petkovic-Lazio non è ancora finita, l’allenatore bosniaco alza la voce e dichiara guerra al presidente Lotito. La formazione biancoceleste lavora agli ordini del nuovo tecnico Reja, nel frattempo ecco Petkovic tornare alla carica, l’ex tecnico della Lazio non vuole arrendersi e dichiara di ‘sentirsi ancora orgogliosamente l’allenatore della Lazio‘. Petkovic chiederà un confronto al presidente Lotito, questo quanto preannunciato dal legale dell’allenatore. Tutto gira intorno ai tempi dell’esonero, fuori tempo secondo il tecnico ex Sion.

Queste le parole riportate da sportmediaset.it:

LA LETTERA DELL’AVVOCATO D’ONOFRIO

“Mister Petkovic – scrive in una nota il legale – ha appreso con sorpresa ed amarezza la notizia di una contestazione della Lazio nei suoi confronti, così come dei suoi più stretti collaboratori, per l’impegno dallo stesso assunto regolarmente con la Federazione Svizzera solo a partire dalla prossima stagione 2014-2015. Subito dopo aver firmato il contratto il 23 dicembre 2013, è stato un suo impegno morale, poiché non c’è alcuna norma sportiva o statale che imponga un obbligo in questo senso, avvertire subito il Pres. Lotito, prima che la notizia diventasse pubblica, ribadendo allo stesso l’ovvia ferma intenzione di portare avanti il progetto già avviato con la Lazio fino alla fine della stagione, come avviene sempre nel mondo del calcio, per allenatori e calciatori in scadenza di contratto. In tutta questa vicenda Petkovic si è comportato rispettando tutte le norme vigenti, poiché è stata sempre sua ferma intenzione non creare alcun problema sia alla Società, alla quale, così come al suo Presidente, sarà sempre grato per aver creduto in lui, sia ai suoi calciatori, che in queste settimane di risultati sportivi poco soddisfacenti, hanno sempre rappresentato attestati di stima e fiducia nei confronti del loro allenatore. Poiché, al momento, non c’è stato alcun esonero nei termini previsti dai regolamenti sportivi, il Mister si sente orgogliosamente ancora l’allenatore della Lazio e chiederà un leale confronto diretto con il Pres. Lotito, al fine di chiarire l’assurdo equivoco insorto, per il bene dei tifosi, dei calciatori e soprattutto della Società, che solo qualche mese fa festeggiava unita e compatta lo storico trionfo in Coppa Italia, nell’ambito di un vincente progetto tecnico (una sola sconfitta in Europa nelle ultime 20 partite) che può e deve andare avanti, fino alla fine della stagione, proprio come concordato. Il pensiero di Petkovic, in questo momento, è quello di augurare a tutta la Società, ai suoi calciatori ed ai calorosi ed appassionati tifosi laziali, un magnifico 2014, insieme”.

 

LA RISPOSTA DELLA LAZIO

“Aspettiamo le giustificazioni di Petkovic. Abbiamo inviato una lettera e lui ha cinque giorni di tempo per rispondere. Quando arriverà una comunicazione al riguardo la società farà quel che deve. Sicuramente le giustificazioni devono arrivare alla società e non tramite comunicato stampa. Non ci resta che aspettare. Qual è il significato di questo comunicato? Probabilmente è un’anticipazione della sua linea difensiva, in cui comunque si evince che il fatto sussiste. Se fondata o no, la analizzeremo comunque solo quando ci arriveranno comunicazioni ufficiali.Quando accadrà o se non accadrà entro il termine prestabilito allora ci muoveremo di conseguenza prendendo una decisione che sarà immediatamente esecutiva. La società, ha contestato all’allenatore di Sarajevo un addebito disciplinare per aver negato di aver firmato il contratto che da primo luglio gli consentirà di guidare la nazionale della Svizzera. Quale sarà la nostra decisione? Si può trattare di un licenziamento per giusta causa, ma anche una sanzione inferiore. Dipende dalle giustificazioni. Per quanto riguarda i tempi, per i contratti di lavoro vige il principio dell’immediatezza della contestazione e della decisione”.