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Addio sogni di Champions, Psg battuto nuovamente dal Real

Uruguay-Portogallo mondiale

I blancos vincono anche al Parco dei Principi ed eliminano i francesi dalla competizione

I ragazzi di Zinedine Zidane vincono anche a Parigi e proseguono il loro cammino in Champions League. Dopo la vittoria per 3 a 1 dell’andata al Santiago Bernabeu, il mister dei blancos si presenta in Francia con la formazione tipo, tranne Kroos e Modric, ai quali vengono preferiti Asensio e Lucas Vazquez. Nonostante l’assenza di due pedine importanti in campo, il Real Madrid dimostra in maniera importante la propria superiorità. Il primo tempo, non si sblocca a favore degli ospiti solamente grazie al portiere transalpino Areola, che per due volte ipnotizza il connazione Benzema. Nel secondo tempo arriva però il vantaggio madrileno, con il solito Cristiano Ronaldo che insacca di testa. I francesi cercano di reagire, si innervosiscono; e a farne le spese è Verratti. Il centrocampista italiano infatti, dopo aver preso un giallo nel primo tempo, al ventesimo del secondo tempo si presenta davanti a Brych a protestare in maniera eccessiva. Il fischietto tedesco estrae il secondo cartellino giallo e per l’ex pescarese non resta che la via dello spogliatoio. Dopo questo episodio, arriva il pareggio del Paris Saint Germain, che dura però solo una decina di minuti. Alla rete di Cavani infatti, risponde Casemiro, che approfitta di una situazione di mischia per ribattere una palla in rete, grazie alla deviazione di Marquinhos. Per i francesi, arriva ancora una volta un fallimento in Champions League, l’assenza di Neymar, si è fatta sentire. Le avversarie del Real sono invece avvisate, i blancos sono ancora la squadra da battere.

IL TABELLINO

PSG-REAL MADRID 1-2
Psg (4-3-3): Areola; Dani Alves, Marquinhos, Thiago Silva, Berchiche; Verratti, Thiago Motta (14′ st Pastore), Rabiot; Di Maria (31′ st Draxler), Cavani, Mbappé (40′ st Diarra). A disp.: Trapp, Kimpembe, Meunier, Lo Celso. All.: Emery
Real Madrid (4-4-2): Navas; Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo; Lucas Vazquez, Kovacic (31′ st Kroos), Casemiro, Asensio (38′ st Isco); Benzema (31′ st Bale), Ronaldo. A disp.: Casilla, Nacho, Modric, Hernandez. All.: Zidane
Arbitro: Brych (Germania)
Marcatori: 6′ st Ronaldo (R), 25′ st Cavani (P), 35′ st Casemiro (R)
Ammoniti: Verratti (P), Kovacic (R), Ramos (R), Cavani (P)
Espulsi: Al 20′ st Verratti (P) per doppia ammonizione
Note:

Calciomercato Juventus, Gaya per la fascia sinistra

Marotta

Il club di appartenenza sarebbe disposto a cedere il giovane terzino

La Juventus continua a seguire il terzino del Valencia Josè Gaya. Il giocatore ha una clausola rescissoria pari a 30 milioni di euro, ma secondo il portale iberico ElGolDigital, il club del ventiduenne sarebbe intenzionato a trattare la sua cessione, dato che le recenti prestazioni in campionato, non hanno entusiasmato l’entourage valenciano. Se la notizia fosse vera, il club potrebbe abbassare le pretese e non ci sarebbe bisogno da parte dei bianconeri di pagare la clausola rescissoria. Gaya ha totalizzato 24 presenze in Liga e 2 reti.

Calciomercato Roma, Ceballos in cima alla lista dei desideri

Calciomercato Roma

Monchi avrebbe presentato un’offerta ai blancos per il ventunenne

Secondo quanto riportato dal portale web Don Balon, la Roma sarebbe sulle tracce del giocatore del Real Madrid Dani Ceballos. Monchi avrebbe manifestato il suo interesse per il ventunenne, che avrebbe fatto sapere al presidente Florentino Perez di gradire come squadra. La volontà del giovane di partire, dipenderebbe dal fatto che l’attuale allenatore Zinedine Zidane, ha mostrato avere poca fiducia nei confronti del centrocampista. In campionato infatti, lo spagnolo, ha giocato solamente per 212 minuti di gioco, andando a rete due volte. Il patron dei “blancos” avrebbe chiesto a Ceballos di attendere a fine stagione, dato che con molta probabilità Zidane lascerà la panchina madrilena, ma il giocatore, al momento sembra più propenso a partire per affrontare una nuova avventura.

Football Legend, il Nottingham Forrest di Brian Clough

Il Nottingham Forrest, orgoglio del calcio Inglese degli anni ’70/’80

La storia del calcio è ricca di miracoli: squadre partite da underdog ad inizio stagione e che si sono rivelate poi final winner. Nei top campionati europei, nelle ultime stagioni, l’emblema è stato il Leicester City di coach Claudio Ranieri: i foxes, nella stagione 2015/2016, diedero dieci punti in classifica all’Arsenal vincendo il loro primo titolo nazionale in oltre centrotrenta anni di storia.

Ogni Paese ha lmeno un miracolo calcistico da raccontare: dal Verona di Bagnoli e la Sampdoria di Boskov alle spagnole Deportivo La Coruna e Valencia, dalle francesi Lilla e Montpellier alle tedesche Stoccarda e Wolfsburg. Ma è l’Inghilterra la Nazione con più miracoli, non solo in campionato, ma anche in FA Cup visto che il tabellone può mettere di fronte una squadra di Premier ed una dilettantistica in casa di quest’ultima: l’ultimo dei casi, il 20 febbraio dello scorso anno, il match tra Sutton United e Arsenal nello stadio da 5mila spettatori della squadra londinese molto meno blasonata che da noi militerebbe, a parità di categoria, in Eccellenza.

In Inghilterra il miracolo dei miracoli si è compiuto tra il 6 gennaio 1975 ed i sedicesimi di finale della Coppa Campioni della stagione 1980/1981, quando il Nottingham Forrest decise di scrivere una grande pagina di calcio. Il Forrest, maglia rossa in onore di Giuseppe Garibaldi e stessa provenienza geografica di Robin Hood, è a oggi l’unica squadra europea ad avere in bacheca più Coppe dei Campioni che titoli nazionali, nonché l’unica ad essere diventata campione d’Europa e poi essere retrocessa negli anni fino nella terza serie nazionale. Lo spazio “Football Legend” di questa settimana è incentrato su quella squadra, il Nottingham Forrest di coach Brian Clough.

Nato nel 1865, tre anni dopo la nascita della Footbal Association, prima dell’arrivo di Clough, la storia del Nottingham Forrest fu costellata dalla vittoria di due Coppe d’Inghilterra (edizione 1898 e 1958) mentre il miglior piazzamento in campionato era stato il secondo posto nella stagione 1966/1967: fino ad allora, complessivamente aveva giocato trentacinque stagioni in First, trentuno in Second e due in Third division. I suoi rivali sono da sempre i concittadini del Notts County, the oldest professional football team in the World, il Derby County e lo Sheffield United.

Il destino del Forrest cambiò il giorno dell’Epifania del 1975 quando divenne coach, al posto dell’esonerato Allan Brown, il quarantenne Brian Clough. Classe 1935 e con un passato di buon cannoniere ed una carriera chiusa anzitempo per un grave infortunio, Clough nella stagione 1971/1972 portò il Derby County a vincere il suo primo titolo della storia nonostante quattro stagioni prima fosse in Second division. Le peculiarità del modo di giocare della squadra di Clough si basava sul vero gioco all’inglese, sulla disciplina e sulla grinta. Rimase alla guida dei Rams per sei stagioni per poi accettare l’offerta del Brighton & Hove, nella cadetteria inglese. Rimase nell’East Sussex solo metà stagione per poi passare al Leeds United, dove ebbe il compito impervio di sistemare una squadra senza disciplina e molto difficile. Poca roba e nessuna soddisfazione, fino alla chiamata del Forrest.

L’ambiente dei Garibaldins era depresso, ogni stagione era psicologicamente peggiore di quella precedente e serviva una scossa. La scossa la diede proprio il tecnico di Middlesbrough, scrivendo la storia del calcio inglese ed europeo dell’epoca In pochi mesi Clough cambiò l’andamento della squadra e la gente incominciò a tornare al City Ground. L’uomo in più Clough lo ebbe al proprio fianco, quel Peter Taylor con cui divise i successi fin dai tempi di Hartlepool, la prima squadra allenata da Clough.

C’era un piccolo particolare, non da poco: Clough arrivava dal Derby e Rams e Garibaldins sono rivali storici. Come si poteva affidare una squadra che voleva risalire la china ad un tifoso ed ex allenatore del club più odiato per eccellenza?

Nelle prima stagione e mezza con Clough, la squadra delle Midlands orientali ottenne un sedicesimo ed un ottavo posto ed i supporters non erano affatto contenti, ma nella stagione 1976/1977 arrivò la tanto sospirata promozione in First division. Terzo posto finale e ritorno tra i grandi, ma il meglio doveva ancora venire.

E infatti alla prima stagione in First dopo cinque stagioni nella cadetteria inglese, invece di arrivare la tranquilla salvezza, si compì il miracolo: Nottingham Forrest campione d’Inghilterra. Secondi classificati, con sette punti di distacco, i campioni d’Inghilterra e d’Europa uscenti del Liverpool.

Il successo della squadra di Brian Clough fu la difesa che in quarantadue partite subì solo ventiquattro reti e la differenza segnò un clamoroso +45. Con queste credenziali, il Nottingham Forrest avrebbe rappresentato l’Inghilterra nella successiva Coppa dei Campioni. E intanto nella bacheca del club arrivò, poco tempo dopo, un altro trofeo: la prima Coppa di Lega, a spese del Liverpool (0-0, 1-0). Il Notthingham Forrest vinse più in quell’anno solare che nei precedenti 113 anni di storia. Quella squadra si basava su un portiere del calibro di Peter Shilton, la difesa era guidata da Kenny Burns e Viv Anderson (primo giocatore di colore a vestire la maglia della Nazionale inglese), a centrocampo giostravano Martin O’Neill, Archie Germill e John Robertson mentre i bomber erano Peter Withe e Tony Woodcock.

Brian Clough diventò un idolo non solo nel Nottinghamshire, ma anche in tutto il Paese: tutto merito della sua bravura e del suo stile tra il provocatorio e il non passare come un tipo simpatico. Ma ai tifosi del Forrest questo interessava poco: la stagione successiva avrebbero visto la loro squadra prendere parte alla Coppa Campioni. Molti addetti ai lavori avrebbero voluto lo stesso Clough al posto di Ron Greenwood come Ct della Nazionale inglese dopo la mancata qualificazione anche al Mondiale argentino, ma la FA decise di continuare con lui.

La stagione successiva, da title defender, in campionato il Nottingham Forrest si piazzò al secondo posto a -8 dal Liverpool. In compenso arrivarono un’altra Coppa di Lega, sconfiggendo 3-2 il Southampton, il primo Charity Shield (sconfiggendo l’Ipswich Town) ed in FA Cup la corsa si arrestò al quinto turno.

Una stagione nel complesso fu positiva, ma bisogna fare un passo indietro, al sorteggio del primo turno della Coppa dei Campioni 1978/1979. Non essendoci il concetto di testa di serie, il sorteggio per il Forrest fu terribile: Liverpool. I bookmakers non davano scampo alla novità del calcio d’Albione.

Le due partite si disputarono il 13 e 27 settembre 1978 e fu Storia: Nottingham Forrest che schiantò i Campioni d’Europa 2-0 in casa e che contenne gli avversari ad Anfield Road per 0-0. Iniziava nel migliore dei modi la seconda avventura europea del club.

La strada fu poi in discesa: 1-2 e 5-1 ai greci dell’AEK Atene negli ottavi; 4-1 e 1-1 agli svizzeri del Grasshopper nel turno successivo e vittoria in grande stile contro i tedeschi occidentali del Colonia (3-3 e 1-0) in semifinale. Ma la storia si sarebbe scritta all’Olympiastadion di Monaco di Baviera il 30 maggio 1979, quando a contendere la coppa europea più importante alla matricola terribile inglese ci furono gli svedesi del Malmoe. Una delle due avrebbe vinto la coppa per la prima volta e l’onore toccò proprio ai ragazzi di Brian Clough: 1-0 con gol-vittoria di Trevor Francis. I Garibaldins divennero la terza squadra inglese a vincere il torneo dopo Manchester United e Liverpool. A Nottingham fu il delirio: la squadra operaia era salita sul tetto d’Europa.

La fame di vittoria non finì certo quella stagione, perché arrivò anche la Supercoppa europea battendo il Barcellona vincitore della Coppa delle Coppe. La squadra per motivi “organizzativi” non prese parte alla finale di Coppa Intercontinentale contro i campioni sudamericani dell’Olimpia Asuncion, che sconfissero il Malmoe. Avrebbero vinto anche quella coppa? La paura di giocare in Sudamerica fece propendere la società a disertare la finale.

Il miracolo calcistico divenne esponenziale la stagione successiva, sempre in Coppa dei Campioni.

Essendo campione uscente, il club “rosso” partì dai sedicesimi e arrivò di slancio fino alla semifinale: furono eliminate in successione Oster, Argeș Pitești e Dinamo Berlino. Tra il Nottingham Forrest e la finale di Madrid, al Bernabeu, c’era un solo ostacolo, ma molto impegnativo, l’Ajax di Ruud Krol: era il lontano parente del “calcio totale”, ma era un avversario da affrontare con le pinze. All’andata si imposero in casa gli inglesi, ma al ritorno, in terra d’Olanda, il club di Brian Clough soffrì gli attacchi dei “lancieri”, ma uno strepitoso Shilton riuscì in più occasioni a impedire la disputa dei supplementari o l’eliminazione del club. Seconda partecipazione alla “madre” della Champions League, seconda finale consecutiva raggiunta.

A Madrid, il 28 maggio 1980, il Nottingham Forrest affrontò i tedeschi occidentali dell’Amburgo, guidati dal Pallone d’oro in carica, l’inglese Kevin Keegam, e giustiziere del Real Madrid in semifinale.

La finale non fu bellissima, ma Robertson spedì nella storia il Nottingham Forrest con il gol che valse la vittoria. Prima del Forrest, avevano fatto “doppietta” Real Madrid, Benfica, Inter, Ajax, Bayern Monaco e Liverpool. Il calcio inglese si imponeva in quegli anni come il migliore d’Europa: tre volte campione d’Europa il Liverpool, due volte il Forrest, una volta l’Aston Villa; Ipswich Town e Tottenham vittoriosi in Coppa Uefa; Arsenal finalista in Coppa delle Coppe; Keevin Keegan vincitore per due anni consecutivi del Pallone d’oro (1978 e 1979). Eppure a livello di Nazionale, come detto, la Selezione inglese fu deludente. E pensare che la “spina dorsale” della Nazionale era composta da giocatori del Nottingham Forrest, così come quelle di Scozia e Nord Irlanda davano spazi ai ragazzi di Clough.

La stagione del secondo allora continentale si chiuse però con un deludente quinto posto e la sconfitta nella finale di Coppa di Lega inglese contro il Wolverhampton, oltre alla sconfitta contro gli uruguaiani del Nacional Motevideo nella prima edizione, a finale unica, a Tokyo, della Coppa Intercontinentale.

Tra gli anni Ottanta e oggi, i Garibaldins persero lo smalto di quel fantastico triennio: vittoria di due Coppe di Lega consecutive (1988/1989;1989/1990) ed una finale di FA Cup e di Coppa di Lega, mentre a livello europeo il top fu solo il raggiungimento della semifinale di Coppa Uefa nella stagione 1983/1984 persa contro i belgi dell’Anderlecht. La squadra retrocesse in Third division (la nostra odierna Serie C) nella stagione 2004/2005 e visse la tragedia di Hillsborouh del 15 aprile 1989.

Nell’impianto dello Sheffield Wednesday, durante la semifinale di FA Cup contro il Liverpool giocata (come da prassi) in campo neutro, a causa di un sistema di sicurezza allucinante, persero la vita novantasei tifosi e ci furono più di duecento feriti, risultando ancora oggi la peggior tragedia accaduta in uno stadio europeo. Clough nei giorni successivi spaccò l’opinione pubblica: sfruttando il volano del “Sun”, accusò i tifosi Reds della tragedia. Peccato che i tifosi del Liverpool non ebbero colpe in merito a questa tragedia, come riportato nei processi successivi. La figura del tecnico fu scalfita.

Clough rimase sulla panchina del Nottingham Forrest fino al termine della stagione 1992/1993, chiusasi con la retrocessione del club “rosso” in First division, la nuova serie cadetta inglese.

Clough morì nel settembre 2004 ed il suo nome tornò alla ribalta nel triennio 2006-2009, quando fu il protagonista del romanzo “Il maledetto United” di David Peace e della sua trasposizione cinematografica dove venivano raccontati i terribili quarantaquattro giorni di Clough sulla panchina del Leeds United. Giorni di fuoco che trasformarono il tecnico nel cuore e nella mente.

Il miracolo calcistico del Nottingham Forrest fu costellato da record ed i record, si sa, sono fatti per essere eguagliati e/o superati, ma mai nessun altro club inglese è più riuscito ad emulare le gesta dei Clough boys, nonostante le favole in Inghilterra non siano mancate. Al City Road però hanno visto cose che le squadre più forti di sempre della storia del calcio hanno potuto solo immaginare. Perché è facile vincere quando si hanno i campioni in squadra: è quando si hanno gli “operai” che viene fuori la differenza. Che roba “il benedetto Forrest”.

Rivoluzione Malagò, dal Boxing Day alla chiusura anticipata del mercato: ecco come cambia il calcio italiano

Rivoluzione Malagò: tutte le novità per la prossima stagione

A partire dalla stagione 2018/2019 il calcio italiano subirà una vera e propria rivoluzione: cambiano la Serie A – con l’introduzione del Boxing Day e della sosta lunga nel mese di gennaio – la Coppa Italia – addio al turno casalingo per le big – e il calciomercato – grazie alla chiusura anticipata, prendendo come riferimento il modello inglese.

Come cambia il mercato

La prossima Serie A aprirà i battenti il prossimo 19 agosto e si concluderà il 26 maggio.
Come auspicato più volte da molti direttori sportivi, il mercato estivo chiuderà il 18 agosto, e non più il 31, in modo tale da consentire alle squadre di A di attrezzarsi in maniera definitiva prima dell’inizio della stagione. Anche il mercato invernale terminerà in anticipo: chiusura fissata il 19 gennaio, il giorno prima della ripresa del campionato dopo la lunga sosta invernale che avrà fine proprio il 20.

Serie A in campo 22, 26 e 29 dicembre

Nel periodo natalizio verranno giocati ben tre turni di Serie A, così come avviene in Premier League, grazie all’introduzione del Boxing Day: il tour de force avrà inizio il 22 dicembre e terminarà il 29. Di mezzo, ovviamente, il giorno di Santo Stefano che vedrà per la prima volta la Serie A in campo appena dopo Natale.

La Coppa Italia da il benvenuto al sorteggio integrale

Cambia pure la Coppa Italia. Non sarà più previsto il turno casalingo per le big del campionato che verrà sostituito dal sorteggio integrale, andando incontro alle esigenze dei club meno blasonati. La lunga sosta invernale citata precedentemente garantirà poi di giocare un turno del trofeo il 13 gennaio.

Supercoppa italiana: fissata la data

L’ultima novità riguarda la Supercoppa. Si giocherà domenica 12 agosto, probabilmente a Roma – anche se il commissario straordinario della Lega Malagò apre le porte a una possibile innovazione: ”E’ un’ipotesi perché sarà indispensabile sentire la disponibilità delle due società coinvolte. Potrebbe essere una buona idea coinvolgere una città d’arte, una città di mare, per coinvolgere il pubblico pochi giorni prima di Ferragosto”.