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La Juventus vuole regalarsi Renato Sanches

Marotta

La Juventus cerca Renato Sanches

E’ stato una della rivelazioni degli Europei di Francia 2016, dove con la maglia del Portogallo ha conquistato il titolo continentale, ma l’anno vissuto al Bayern Monaco, nonostante la conquiste del titolo, non è stato esaltante, parliamo di Renato Júnior Luz Sanches per le cronache solo Renato Sanches. Secondo quanto riporta il sito esperto in vicende Bianconere JuveNews, citando BeInSports, il centrocampista classe 1997 “potrebbe lasciare il Bayern e trasferirsi in prestito per cercare maggiore continuità nell’anno del mondiale”.  Il club di Rummenigge avrebbe aperto all’ipotesi del prestito per il centrocampista, arrivato dal Benfica per una cifra complessiva da quasi 80 milioni di euro, bonus compresi.

Prestito nell’affare Coman

La Juventus sarebbe molto interessata all’operazione e considerati i fruttuosi rapporti di scambio con il Bayern Monaco l’affare potrebbe andare in porto. L’ipotesi è quella di scalare l’ingaggio annuale del portoghese dai 21 milioni pattuiti per il riscatto di Coman. Ci sarebbe da battere le concorrenza di Inter, Marsiglia e Lione ma Marotta su questo versante non teme confronti.

Chi è Renato Sanches

Renato Júnior Luz Sanches è nato a Lisbona il 18 agosto 1997, originario per parte di padre di São Tomé e da parte di madre di Capo Verde. Nonostante la giovanissima età ha già un discreto palmares essendo campione d’Europa (il giocatore più giovane di sempre a vincere il massimo trofeo europeo per Nazionali) ed ha al suo attivo anche due titoli nazionali, con il Benfica nel 2016 e con il Bayern Monaco quest’anno dove ha contribuito con 15 presenze. Proprio lo scarso utilizzo da parte di Carlo Ancelotti sta spingendo il suo procuratore a chiedere la cessione in prestito (Sanches è sotto contratto con i tedeschi fino al 2021). Ricardo Sanches è in grado di ricoprire più ruoli a centrocampo, è forte fisicamente, abile palla al piede e nella gestione del possesso e possiede un buon tiro dalla distanza.E’ stato paragonato a Clarence Seedorf per la sua visione di gioco, giocatore al quale lo stesso Sanches ha dichiarato in più occasioni di ispirarsi.

Moto Gp: le pagelle di Jerez

Dominio Honda. Flop Yamaha. Lorenzo riporta la Ducati sul podio.

 

 

PEDROSA – 10

Weekend perfetto per Camomillo. Lo spagnolo della Honda si è guadagnato prima tutti i turni delle libere, poi la pole e infine il gradino più alto del podio. Questa volta neppure Marquez è riuscito a battere il suo compagno di squadra. Pedrosa, autore di una strepitosa partenza, ha guidato la gara dall’inizio alla fine. Vincere la gara di casa è sempre bello e Dani, una volta salito sul podio, non è riuscito a trattenere l’emozione. IL PICCOLETTO È DIVENTATO UN GIGANTE

 

 

LORENZO – 9

Primo podio stagionale in sella alla Ducati. Jorge Lorenzo è stata la vera rivelazione della gara di Jerez. Dopo tre apparizioni da dimenticare, Por Fuera è finalmente tornato nelle zone alte. Un buon risultato per la rossa di Borgo Panigale, che dal 2011 non era più andata a podio sul circuito andaluso. Lorenzo, che finalmente sembra aver trovato il giusto feeling con la rossa, l’ha guidata come faceva con la M1. A suon di sorpassi è risalito fino alla terza posizione, chiudendo anche davanti all’altra Ducati del Dovi.  RITROVATO

 

 

MARQUEZ – 8.5

Gara ordinaria per il pilota Honda. Dopo un primo momento di bagarre con Zarco, Cabroncito ha cercato di recuperare terreno a Pedrosa, ma senza riuscirci. Un’ottima seconda posizione, che ha permesso allo spagnolo di recuperare punti fondamentali per il mondiale. ARREMBANTE

 

ZARCO – 8

Il rookie del Team Tech 3 ha dimostrato ancora una volta di avere gli attributi per combattere con i grandi. Partito come un fulmine, si è guadagnato la terza posizione battagliando con i suoi avversari. A metà gara, a causa del deterioramento delle gomme, ha dovuto cedere a Lorenzo. CI HA PROVATO

 

Disastro Yamaha

 

VIÑALES – 5

Weekend da dimenticare per le Yamaha. Un vero e proprio flop. Sia Viñales che Rossi hanno trovato grandissime difficoltà nella guida. Lo spagnolo è riuscito però ad agguantare una sesta posizione. HA SALVATO IL SALVABILE

 

ROSSI – 4

Prima insufficienza dell’anno per il Dottore. Già dalle libere era venuto fuori qualche problema di troppo, ma il pesarese era rimasto fiducioso per la gara. E invece la gara si è rivelata un vero e proprio disastro. Partito dalla settima casella, Rossi è finito addirittura decimo. Gli avversari hanno recuperato punti importanti in classifica, ma il Dottore è ancora leader. AMAREGGIATO

Senza se e senza ma con Sulley Muntari

Sulley Muntari

La brutta esperienza di Sulley Muntari

Cagliari-Pescara dello scorso 30 aprile non rimarrà negli annali del calcio per il bel gioco esposto: sardi salvi da tempo, abruzzesi retrocessi matematicamente la settimana prima. 1-0 il risultato finale con gol su rigore di Joao Pedro.
Il match del “sant’Elia” rimarrà però negli annali per la sfuriata di Sulley Muntari. Il centrocampista ghanese del Pescara ha ricevuto per tutto il corso della partita insulti razzisti e parecchi “buuu” da parte di alcuni pseudo-tifosi. Molte volte in carriera il giocatore ex Inter e Milan ha soprasseduto, ma domenica ha mostrato tutta la sua rabbia: è corso verso l’arbitro Minelli invitandolo a fermare il gioco spiegandone il motivo ma il fischietto di Varese ha ammonito il giocatore per proteste. Poi il ghanese è corso da un collaboratore di Minelli a spiegagli la situazione ma anche per lui si doveva tornare a giocare. Stufo di non aver avuto il supporto degli arbitri, Muntari è tornato negli spogliatoi e prima di entrare nel tunnel si è rivolto ai tifosi invitandoli di smetterla di prendersela con lui, invitandoli a stare zitti, facendo vedere il suo braccio sinistro ad enfatizzare che non dovevano essere fatti dei cori per il suo diverso colore della pelle.
Fino a venerdì mattina si pensava che Muntari avrebbe visto la partita dalla tribuna perché martedì il giudice sportivo gli aveva comminato una giornata di squalifica, ma venerdì pomeriggio quella squalifica è stata annullata dalla Corte sportiva d’appello della Figc. Nonostante tutto, Muntari ieri è stato tutta la partita in panchina.

I precedenti

Sulla vicenda dell’interruzione di gioco per cori razzisti c’è stato un precedente molto importante: 4 febbraio 2016, Lazio-Napoli, arbitro Irrati di Firenze, cori razzisti contro Koulibaly del Napoli, partita sospesa per 4 minuti con la minaccia dell’arbitro toscano di interromperla definitivamente in caso di altre intemperanze.
Domenica scorsa Muntari ha cercato di emulare ciò che fecero Marco André Zoro il 27 novembre 2005 a Messina e Kevin Prince Boateng a Busto Arsizio il 3 gennaio 2013: l’allora difensore del Messina, stufo dei continui insulti razzisti ricevuti da quelli pseudo-tifosi interisti aveva preso la palla e si era diretto verso l’arbitro Trefoloni intimandogli di sospendere il match. Invece il giocatore allora del Milan, durante l’amichevole del 3 gennaio 2013 contro la Pro Patria, stufo anch’esso dei continui insulti da parte dei tifosi di casa nei suoi confronti e di altri compagni (tra cui anche Muntari), aveva preso il pallone e lo aveva scagliato contro quella porzione dello “Speroni” occupata dagli pseudo-tifosi. Il centrocampista chiese la sospensione della partita che avvenne subito dopo quando si era al 26′ del primo tempo. Kevin Prince Boateng due mesi dopo fu invitato alla Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali organizzata dall’Onu per raccontare la vicenda ed il suo pensiero contro il razzismo non solo nel calcio ma nella vita di tutti i giorni.
Purtroppo in molte (troppe) occasioni gli stadi italiani sono stati teatri di gesti, insulti e cori che hanno coinvolto giocatori e tifoserie avversarie, facendo fare al nostro calcio figure che non meriterebbe. La cosa che ha lasciato tutti di stucco nella vicenda Muntari è che il giocatore ha avuto l’approvazione dell’ONU nella persona di Zeid Ra’ad al-Hussein, l’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani indicando il giocatore di Konongo come “un motivo di ispirazione per tutti [quelli] che [si occupano] di diritti umani”, dell’agenzia che si occupa della tutela dei calciatori, la FifPro, che chiedeva che la squalifica di Muntari venisse tolta e la solidarietà del Presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, il quale ha espresso solidarietà nei confronti di Muntari (si, proprio quello di “Opti Pobà”, degli insulti alle donne calciatrici, ai gay e agli ebrei). Eppure fino a martedì Muntari era squalificato per un turno.
Attenzione però: il giudice sportivo ha seguito pedissequamente il regolamento, perché la doppia ammonizione in campo, comporta all’espulsione ed il turno di squalifica. Anche Minelli ha fatto il suo “dovere”: i cori/fischi lui non li aveva sentiti (come i suoi collaboratori) e quindi aveva fatto bene a non sospendere la partita. Ergo, i due “gialli” per Muntari sono sacrosanti: la regola 12 del gioco del calcio “Falli e scorrettezze”, in uno dei suoi tanti passaggi, afferma chiaramente che se un giocatore senza il permesso dell’arbitro lascia il rettangolo di gioco è da considerarsi espulso.
In tutta la vicenda Muntari sin dall’inizio è mancata una cosa importantissima: il buon senso. Il turno di squalifica per il giocatore del Pescara sarebbe stata una grandissima beffa: prima si è preso gli insulti e poi si è visto squalificare per colpe non proprie.
Di chi è la colpa? Molte colpe le ha Minelli, reo di non aver fermato il gioco per i cori, anche molti filmati hanno appurato che i “buuuu” si erano sentiti. Muntari durante il suo sfogo in campo ha accusato l’arbitro di non aver “avuto il coraggio” di fermare l’incontro e lui lo ha punito con la prima ammonizione.
Ovviamente non tutto lo stadio di Cagliari si è macchiato di un gesto così deprecabile, ma qualche pseudo-tifoso invece si è macchiato di una cosa molto grave che spesso (troppo spesso) accade sugli spalti di tutte le categorie calcistiche italiane. Come se non bastasse, Muntari avrebbe voluto regalare la sua maglia in segno di amicizia ad un bambino (ripeto: bambino) che a sua volta lo avrebbe insultato per il colore della pelle diverso dal suo.
Molti dicono che Muntari abbia sbagliato a reagire in quel modo, facendo il gioco di quelli che lo hanno insultato, mentre avrebbe dovuto essere superiore (come non ricordare Dani Alves, allora militante nel Barcellona, che prima di calciare un corner si è mangiato con nonchalance una banana gettatagli da alcuni tifosi del Villarreal?). Ma a tutto c’è un limite.
Anche nel resto del Mondo il problema razzismo esiste anche se molte Nazioni sembrano un passo avanti rispetto a noi, in particolare Inghilterra e Spagna. Chi invece è molti passi indietro è la Russia: ha destato tantissime polemiche il gesto dei tifosi della Dinamo Kiev che si sono presentati sugli spalti vestiti a mo’ di membri del Ku Klux Klan per intimare la società a non tesserare più giocatori colored.

Che fare

Sono decenni che si parla di lotta al razzismo nello sport. Molto è stato fatto a tutti i livelli, ma si vede che non è ancora a sufficienza visto che troppe volte accadono cose come quelle del “Sant’Elia”. Tra i calciatori più bersagliati nel nostro campionato ci sono il già citato Koulibaly e Antonio Rüdiger della Roma, con quest’ultimo che è stato oggetto di espressioni di stampo razzista da parte di Senad Lulic in un’intervista post derby di andata dello scorso dicembre. Ma furono oggetto di “attenzioni” in passato anche Mario Balotelli, Stefano Okaka, Olivier Dacourt, Samuel Eto’o e Akeem Omolade. Quest’ultimo, sedici anni fa, quando militava nel Treviso, era stato insultato pesantemente dai propri tifosi tanto da far giocare i suoi compagni la domenica successiva con il viso pitturato di nero come gesto di solidarietà nei suoi confronti.
Lo sport più bello del Mondo ne ha abbastanza di cose di questo tipo perché il calcio è un qualcosa di così universale che dovrebbe avvicinare le persone anziché portare all’odio.
Il razzismo è come una malattia: bisogna trovare l’antidoto giusto dopodiché questo problema può essere debellato, ma la strada è ancora molto in salita e sdrucciolevole. E se non esiste una “cura”, sarebbe meglio che tutti noi ci unissimo per sconfiggerlo una volta per tutte.

Spalletti contro tutti: “Non tornerei a Roma. Totti? Dite che lo prendo per il cu…”

Roma-Genoa

Spalletti al veleno punge anche la società

Un Luciano Spalletti contro tutti quello intervenuto in mixedzone nel post Milan-Roma. Il tecnico toscano tuona, ecco le parole riportate da gazzetta.it: “Se tornassi indietro non verrei mai ad allenare la Roma”. Su Totti queste le parole dell’allenatore giallorosso: “Quando lo metto negli ultimi 5 minuti dite che lo prendo per il c… Mettiamoci d’accordo. È il discorso che ho fatto da quando sono venuto: non datemi la gestione della storia di Totti, ma del calciatore. A Palermo non l’ho fatto entrare perché aveva il mal di schiena e ha telefonato a Chivu, a Bergomi…: c’è qualcosa che non torna…”.

La società è lì che guarda

Spalletti punge anche il club: “Deve essere d’accordo anche la mia società, che è lì che guarda”

Milan-Roma 1-4, i Giallorossi sbancano San Siro – Gli Highlights e la nuova Classifica

Maria Sensi

Milan-Roma la squadra di Spalletti espugna San Siro

Finisce con un sonoro 1-4 Milan-Roma, posticipo della 35°Giornata della Serie A 2016-2017. I Giallorossi di Spalletti mettono subito in chiaro di volerla vincere e all’8 minuto passa con un eurogol di Dzeko che dopo un doppio scambio trova il sette della porta di Donnarumma. Dopo un clamoroso palo di Perotti al 28′ Dzeko raddoppia arrivando al 27° gol in stagione. Il Milan arranca prova a reagire ma è la Roma a sfiorare il terzo gol con l’ennesimo palo, il 21° in stagione di Nainggolan, e i rossoneri non sono mai pericolosi. A 20 dalla fine Montella azzecca la mossa di Ocampos e la sua velocità rimette il Milan in corsa, finchè al 75′ offre a Pasalic il gol dell’1-2. La Roma però è più squadra di questo Milan e dopo un minuto con una rasoiata dell’ex El Shaarawy richiude il discorso. A due minuti dalla fine fallo da rigore di Paletta su Salah, il difensore rossonero viene anche espulso, e il Capitano Giallorosso De Rossi infila l’1-4. Durante tutto il match ampio omaggio del pubblico di San Siro al carissimo rivale Francesco Totti, il Capitano non entra ma è lo stesso un Farewell Tour.

Milan-Roma 1-4, il tabellino

Milan (4-3-3): Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Romagnoli, Vangioni (68’Ocampos); Pasalic, Sosa (86’Gomez), Mati Fernandez (46’Bertolacci); Suso, Lapadula, Deulofeu. Allenatore: Montella. Non entrati: Storari, Plizzari, Honda, Montolivo, Gabbia, Cutrone, Lapadula, Locatelli, Calabria.

Roma (4-2-3-1): Szczesny; Emerson, Manolas,Fazio, Juan Jesus; De Rossi, Paredes, Salah, Nainggolan (70’Grenier), Perotti (60’El Shaarawy); Dzeko (83’Bruno Peres). Allenatore: Spalletti. Non entrati: Lobont, Alisson, Totti, Vermaelen, Mario Rui, Gerson,

Reti: 8′ Dzeko; 28′ Dzeko; 75′ Pasalic; 77′ El Shaarawy; 86′ De Rossi su rigore
Ammoniti: Vangioni, Lapadula, Bertolacci, Manolas, Ocampos
Espulsi: Paletta
Angoli: 9-7
Arbitro: Nicola Rizzoli di Bologna
Assistenti: Meli e Crispo
Addizionali: Tagliavento e Irrati
IV°Uomo: Manganelli

Milan-Roma 1-4 Highlights

https://www.facebook.com/sportnewsitalia/videos/1555864531093296/

La Classifica della Serie A dopo la 35° Giornata

Juventus 85;
Roma 78;
Napoli 77;
Lazio 70;
Atalanta 65;
Milan 59;
Inter 56;
Fiorentina 56;
Torino 50;
Sampdoria 46;
Udinese 44;
Chievo 42;
Cagliari 41;
Sassuolo 40;
Bologna 38;
Genoa 33;
Empoli 32;
Crotone 28;
Palermo 20;
Pescara 14