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Il Milan batte il Genoa, ci pensa Mati Fernandez (1-0)

Milan-Bologna

I rossoneri vedono l’Europa

Il Milan batte il Genoa a San Siro con il minimo sforzo e ‘vede’ l’Europa. Contro il grifone ci pensa Mati Fernandez, lanciato da Montella il centrocampista trova il gol che decide la gara al minuto 33′. Male il Genoa dell’ex nerazzurro Mandorlini, i rossoblu si difendono e male, nessun pericolo per Donnarumma. Tre punti pesanti per i rossoneri che si portano a -2 dai cugini dell’Inter.

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IL TABELLINO

MILAN-GENOA 1-0
Milan (4-3-3): Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Paletta, Vangioni; Kucka, Bertolacci (3′ Locatelli), Mati Fernandez (29′ st Pasalic); Ocampos, Lapadula (42′ st Antonelli), Deulofeu.
A disp.: Storari, Plizzari, Gomez, Calabria, Honda, Poli, Cutrone. All.: Montella
Genoa (4-3-3): Lamanna; Izzo (24′ st Biraschi), Munoz, Gentiletti, Laxalt; Ntcham, Cataldi, Hiljemark; Lazovic (16′ st Edenilson), Simeone, Taarabt (31′ st Pinilla).
A disp.: Rubinho, Orban, Beghetto, Morosini, Cofie, Brivio, Palladino, Rigoni, Pandev. All.: Mandorlini
Arbitro: Russo
Marcatori: 33′ Mati Fernandez (M)
Ammoniti: 
Cataldi (G); De Sciglio (M)

Solo un pareggio per l’Inter a Torino (2-2)

Pari nerazzurro a Torino

E’ una sfida nel segno di due dei bomber che maggiormente nobilitano il nostro campionato, ovvero Andrea Belotti e Mauro Icardi. Da una parte Mister 100 milioni, corteggiato da mezza Europa, dall’altra il grande ripudiato da Bauza, che gli preferisce il mediocre Pratto, pur di non scontentare qualcuno che evidentemente ha un certo peso nel suo proferire opinioni (ogni riferimento a Maradona è voluto…). L’Inter di Pioli non vuole perdere il treno che porta alla Champions, e parte subito alla grande, segnando anche in apertura, ma la rete marcata proprio dal suo capitano viene annullata per offside. Il ritmo del gioco è in mano ai nerazzurri, certamente più motivati rispetto ad un Torino che non ha più niente da chiedere a questo finale di campionato, tranne il mantenere un piazzamento nella parte nobile della classifica.
L’episodio che cambia faccia all’incontro avviene al 26′, grazie a Kondogbia che evidentemente ha un certo feeling con questo stadio. L’anno passato ha deciso la partita con il suo unico gol nel campionato scorso, quest’anno si è liberato di un paio di avversari raccogliendo il pallone in post-basso per poi aggirarli con forza difendendo il pallone. La resistenza dei difensori granata non è stata encomiabile, ma peggio ha fatto Hart nel non trattenere il sinistro del franco-congolese. Baselli però riesce a pareggiare dopo appena sei giri di lancette, spezzando un digiuno personale che durava da Novembre, sfruttando di testa una spizzata di Moretti su corner di Ljajic.

Nella ripresa il Toro parte bene, andando vicino al gol con Belotti, finalmente pericoloso, ma Medel è provvidenziale nello spazzare via il pallone. Handanovic respinge un tiro deviato di Baselli, aiutato poi in seconda battuta da Miranda sulla respinta di Lukic. I granata sono in trance agonistica, mentre l’Inter fatica a giocare con la stessa spigliatezza del primo tempo. La pressione dei padroni di casa si concretizza intorno al quarto d’ora, con Acquah che con un destro a giro nel sette fa esplodere il “Grande Torino”. L’ Inter però trova il pari dopo appena tre minuti con Candreva, abile a sfruttare un uscita a vuoto di Hart, per concludere a rete a porta sguarnita. E’ una partita stupenda. Dopo la prima parte di ripresa in salsa granata, l’Inter riprende a premere con forza, attaccando di fatto con quattro giocatori dopo l’ingresso di Eder al posto di un Banega non brillantissimo. Perisic nel finale ha due clamorose occasioni per far saltare il banco, ma per il croato, devastante in questo finale di partita, non è serata. Finisce quindi con un pareggio spettacolare, ma carico di rimpianti per un’ Inter che potrebbe essersi complicata, e di parecchio, il suo percorso di avvicinamento al terzo posto.

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IL TABELLINO

TORINO-INTER 2-2
Torino (4-3-3):
Hart; Zappacosta, Rossettini, Moretti, Molinaro; Baselli (40′ st Maxi Lopez), Lukic, Acquah; Iturbe (25′ st Iago Falque), Belotti, Ljajic (20′ st Boyé). A disp.: Padelli, Cucchetti, Castan, De Silvestri, Barreca, Carlao, Gustafson, Benassi, Valdifiori. All.: Mihajlovic.
Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel (12′ st Murillo), Miranda, Ansaldi; Gagliardini, Kondogbia (31′ st Brozovic); Candreva, Banega (15′ st Eder), Perisic; Icardi. A disp.: Carrizo, Berni, Andreolli, Santon, Nagatomo, Biabiany, Barbosa, Joao Mario, Palacio, Eder. All.: Pioli.
Arbitro: Banti
Marcatori: 27′ Kondogbia (I), 33′ Baselli (T), 14′ st Acquah (T), 17′ st Candreva (I)
Ammoniti: Maxi Lopez (T)
Espulsi: nessuno

Juventus, parla Agnelli: “Deferimento inaccettabile, mi difenderò”

Agnelli

IL PRESIDENTE BIANCONERO HA REPLICATO ALLE ACCUSE SUI PRESUNTI CONTATTI CON GLI AMBIENTI MAFIOSI

Oggi pomeriggio a Vinovo, la Juventus ha indetto una conferenza stampa inedita, in cui il presidente Andrea Agnelli ha replicato alle accuse avanzategli nei giorni scorsi sulla presunta collaborazione con ambienti legati alla mafia. Agnelli ha ribadito di non aver mai avuto contatti con queste persone e che è pronto a difendersi e a difendere il nome della società che rappresenta.

Queste le dichiarazioni riportate dal sito ufficiale della Juventus:

Nella giornata odierna, pochi minuti fa, mi è stato notificato un deferimento da parte della Procura Federale.

Tale deferimento riguarda il sottoscritto, il dottor Francesco Calvo, all’epoca nostro dirigente, il signor Alessandro D’Angelo e il signor Stefano Merulla.

Questa società, i suoi dipendenti e il sottoscritto non hanno nulla da nascondere o da temere ed è questo il motivo per cui sono qui oggi davanti a voi, seppur per pochi minuti.

Nei mesi scorsi i dipendenti della Juventus, che godono della mia massima fiducia, hanno collaborato con la Procura della Repubblica di Torino in veste di testimoni, nel quadro di un’indagine riguardante alcuni personaggi legati al mondo della criminalità organizzata.

Questa veste di testimoni è stata sottoposta ad un controllo invasivo e meticoloso, anche con l’uso di intercettazioni ambientali e telefoniche, e non è mai mutata. Erano TESTIMONI e sono rimasti TESTIMONI fino alla chiusura delle indagini penali.

Oggi la Procura Federale, anziché limitarsi a contestare eventuali irregolarità nella vendita dei biglietti, emette un deferimento nel quale il mio nome e quello dei nostri dipendenti rivestirebbe un ruolo di “collaborazione” con la criminalità organizzata.

Tutto ciò è inaccettabile e frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus e non rispondente a logiche di giustizia.

Vi ricordo che le attività di ordine pubblico e di prevenzione per le partite di calcio vengono svolte in stretta collaborazione con tutte le forze dell’ordine dal personale Juventus.

Mi difenderò, difenderò i nostri collaboratori e soprattutto difenderò il buon nome della Juventus che per troppe volte è già stato infangato o sottoposto a curiosi procedimenti sperimentali da parte della giustizia sportiva.

Tale difesa avverrà nelle sedi opportune, ma vi invito fin da oggi ad approfondire con grande attenzione le tematiche di un’inchiesta che ha visto curiosamente scomparire dalla scena mediatica gli accusati di reati mafiosi, per essere sostituiti da TESTIMONI che hanno l’unica colpa di lavorare in una società molto famosa e sulla bocca di tutti.

Per evidenti motivi non rispondo nel merito del provvedimento oggi davanti a voi, perché penso che sia doveroso farlo davanti alla giustizia sportiva.

Vi invito tuttavia ad essere a vostra volta testimoni e non strumenti per conclusioni pregiudiziali che sarebbero a mio avviso sbagliate e in pieno contrasto con quelle tratte dalla giustizia penale.

Come ho scritto alcuni giorni fa, non ho mai incontrato boss mafiosi. A cadenze regolari come è noto ho incontrato tutte le categorie di tifosi, siano essi Club Doc, Member o gruppi ultras.
È sempre stata un’attività fatta alla luce del sole e che penso rientri a pieno titolo nei doveri di un presidente di una società calcistica.

Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, questo è un aspetto che all’epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus.

E all’argomento che qualcuno di voi potrebbe opporre, che gli ultras o i loro capi non sono stinchi di santo, io vi dico che condivido ma rispetto le leggi dello stato e queste persone erano libere e non avevano alcuna restrizione a frequentare lo stadio e le partite di calcio.

La Juventus, così come ogni altra società calcistica, collabora con lo Stato ed è stata negli anni scorsi indicata come esempio virtuoso, ma non può certamente sostituirsi alle forze dell’ordine.

Penso che fosse doveroso da parte mia presentarmi davanti a voi oggi, così come ho dato la mia disponibilità a presentarmi davanti alla Commissione Antimafia, perché poteste quantomeno sapere direttamente da me quale sia il mio pensiero senza alcuna mediazione.

Da ultimo: so che alcuni di voi si sono esercitati nei giorni scorsi in ipotesi riguardanti il cambio del management della Juventus. Mi dispiace deludervi, ma questo gruppo dirigente, formato dal sottoscritto, dal vicepresidente Pavel Nedved, dall’amministratore delegato Giuseppe Marotta e dal direttore sportivo Fabio Paratici, ha intenzione di continuare a far crescere la Juventus ancora per parecchio tempo.

F1: tra una settimana è gara vera

Ferrari

La stagione 2017 avrà inizio il prossimo weekend in Australia

La F1 scalda i motori. Tra una settimana parte la stagione 2017 con il consueto appuntamento del Gran Premio di apertura in Australia.  Mai come quest’anno è difficile prevedere come andrà il campionato delle monoposto più veloci al mondo. Soltanto pochi giorni fa, infatti, si sono conclusi i test di Barcellona, che hanno visto le vetture in versione 2017 scendere in pista e mettersi alla prova sul giro secco e sul passo gara. Non sono mancate le sorprese.

Innanzitutto, la Mercedes sembra essersi un po’ nascosta. I due piloti, Hamilton e Bottas, arrivato in inverno dopo l’addio di Rosberg, hanno segnato rispettivamente il quarto e il terzo tempo totali. Non hanno dominato, dunque. Ma sono stati comunque i piloti che hanno effettuato più giri sul circuito di Montmelò e senza incontrare grandi problemi. Probabilmente hanno alzato il piede per conservare qualche decimo di vantaggio quando conterà davvero. La loro Mercedes W08, nel complesso, si è dimostrata una macchina affidabile e stabile.

Ha stupito, e non poco, la Ferrari. I due piloti della rossa sono risultati i migliori nei test, con Vettel che ha dimostrato qualcosa in più sul passo gara, mentre Kimi Raikkonen si è rivelato migliore sul giro secco, ottenendo il miglior giro assoluto di tutti gli otto giorni di test. L’SF70H si è mostrata nettamente migliore della vettura del 2016, sicuramente più affidabile e ha segnato buone prestazioni sia con gomme SuperSoft e Soft, che con gomme dure. I presupposti per fare una stagione finalmente da protagonisti nella lotta al titolo ci sono tutti. Sono passati dieci anni, infatti, dall’ultimo mondiale piloti per la Scuderia di Maranello, quello vinto da Kimi Raikkonen nel 2007.

Anche la Williams ha stupito in positivo. La velocità estrema sul giro secco è rimasta una qualità propria della monoposto britannica. Massa, ritiratosi a fine stagione 2016 e rientrato in inverno, ha ottenuto il quinto tempo assoluto. L’esordiente Stroll sembra non aver sentito eccessivamente il salto in F1. La Williams potrebbe ricoprire il ruolo di outsider in questa stagione. Vedremo se i segnali dei test avranno seguito gran premio dopo gran premio.

Non tutto è filato liscio, invece, per la scuderia che si è piazzata al terzo posto nella classifica mondiale nel 2016. La Red Bull, infatti, ha evidenziato problemi di affidabilità alla Power Unit, e sia Verstappen sia Ricciardo hanno girato meno degli altri piloti di top team.
Ancora lontana la McLaren. Non male Force India e Toro Rosso.

Tante le novità per questa stagione 2017. Power Unit più veloci, ritorno delle pinne sulle monoposto, aumento del carico aerodinamico e pneumatici più larghi. A Barcellona, infatti, hanno fatto il loro debutto ufficiale le nuove gomme Pirelli, testate lo scorso anno e svelate al Museo dell’Auto di Torino a febbraio. I nuovi pneumatici sono più larghi del 25% rispetto ai precedenti e sarebbero in grado di resistere meglio al surriscaldamento e al degrado.

Il campionato avrà inizio il prossimo 26 marzo, quando le monoposto scenderanno in pista per il gran premio d’esordio al Circuito Albert Park di Melbourne. Lewis Hamilton, a maggior ragione dopo il ritiro del campione in carica Rosberg, è l’inevitabile favorito, ma quest’anno forse non dovrà preoccuparsi di lottare soltanto con il compagno di squadra come in passato.

Kwiatkowski vince la Milano – Sanremo

Coronavirus Ciclismo Giro Dolomiti

SI DECIDE CON UNO SPRINT PAZZESCO LA PRIMA GRANDE CLASSICA DEL CICLISMO MONDIALE. VINCE IL POLACCO DEL TEAM SKY DAVANTI AD UN PETER SAGAN STRAORDINARIO MA BEFFATO PER POCHI CENTIMETRI

Le “Strade Bianche” erano state rivelatrici sulle grandi condizioni fisiche di Michal Kwiatkowski. Partito in questa Sanremo con l’obbiettivo di portare a casa la prima classica – monumento della sua carriera, il polacco del Team Sky è riuscito a far strozzare l’urlo liberatorio nella gola di Peter Sagan. Il fuoriclasse di Zilina, aiutato già nella Cipressa dalla sua squadra – la Bora-Hansgrohe, con un Cesare Benedetti davvero encomiabile – ha piazzato l’attacco che ha dato pepe alla corsa quando mancavano poco più di 6 km al traguardo, nella celeberrima salita del Poggio.

Alaphilippe e Kwiatkowski lo seguono a ruota, mentre il gruppo si pianta, nonostante Sonny Colbrelli inizi a trainarlo nella speranza di agganciare il terzetto di testa per un arrivo in volata nel quale avrebbe parecchie chances di successo. Cavendish sulla Cipressa e Gaviria sul Poggio hanno infatti mollato la presa, ma per il velocista della Bahrain – Merida non c’è niente da fare.

Arrivo a tre quindi, con Sagan che piazza la prima stoccata appena passata la flame rouge dell’ultimo chilometro. Ma il campione del mondo viene ripreso e proprio in prossimità della linea del traguardo subisce la beffa di un Kwiatkowski che può aggiungere questo prestigoso successo, che vale davvero una carriera, dopo i due titoli mondiali vinti – nel 2013 nella cronosquadre in Toscana e in linea l’anno dopo a Pontferrada – le due “Strade Bianche” e l’Amstel Gold Race. Ora, sotto con il Giro delle Fiandre, dove Peter Sagan mette in palio la sua corona.