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Calciomercato serie B: Avellino e Pisa le più attive

Inter

Ganz a Pisa, Di Tacchio verso Avellino

 

Iniziano le grandi manovre del mercato invernale, manca ancora una giornata al termine del girone d’andata ma diverse squadre stanno sondando il terreno alla ricerca di rinforzi.

L’Avellino è alla ricerca di un centrocampista, nel mirino ci sono Gucher, Di Tacchio e Pecorini mentre Mokulu potrebbe finire all’Austria Vienna.

Il Pisa è alla ricerca di un centrocampista, esterni ed almeno di un attaccante, in uscita potrebbero esserci Eusepi destinato al Parma, Di Tacchio e Montella, in entrata Ganz in prestito dalla Juve è più che una voce, Vacca centrocampista del Foggia, Aramu esterno attualmente al Torino, Giannetti del Cagliari, per Gilardino le cose si sono complicate vista la concorrenza del Genoa.

L’Entella ha in uscita Cutolo che è in scadenza di contratto, il suo posto potrebbe essere preso da Cassano che è alla ricerca di un rilancio.

Salvate il soldato Pescara

Massimo Oddo

Il Pescara deve riprendersi

Nel calcio, si sa, le partite terminano con il triplice fischio dell’arbitro. Quante partite si sono chiuse (come risultato) prima del triplice fischio e quante non si vedeva l’ora che finissero perché brutte e/o noiose. Il calcio, scienza inesatta per eccellenza, prevede anche la beffa: il gol che cambia il senso di una partita nei minuti di recupero. E Palermo-Pescara, giocata giovedì sera al “Barbera”, è stata solo l’ultima della serie: vantaggio rosanero con Queison al 33′, pareggio in extremis di Biraghi al 93′. Uno a uno, palla al centro ed un punto ciascuna in classifica. Peccato che il pareggio tra le due squadre non serva a nessuna: Palermo punti 10 e Pescara punti 9, con l’Empoli, quart’ultimo e a oggi salvo, avanti di quattro punti. A oggi Palermo, Crotone e Pescara sarebbero retrocesse in Lega B.

Dirà il tifoso più ottimista del campione del Mondo di ottimismo: “mah si, c’è tempo per recuperare. Qualche aggiustatina a gennaio e si può fare il miracolo”. Peccato che se ci contano i punti conquistati dalle ultime tre in classifica, non si raggiungono i punti conquistati finora dalla capolista Juventus: 42 punti i campioni d’Italia uscenti, ventotto sommando quelli di Palermo (10), Crotone e Pescara, a pari punti con nove ma con i pitagorici che hanno una partita da recuperare (l’8 febbraio 2017 ci sarà la partita contro la Juventus rinviata per il match di Supercoppa ma, non per essere pessimisti, non si pensa che Palladino e compagni possano fare punti contro i piemontesi).

Se il Crotone è la matricola della stagione e il Palermo vive degli umori del suo presidente, chi desta molte preoccupazioni è il Pescara. Vincitori degli scorsi play off promozione contro il Trapani, gli abruzzesi sono in un vortice di negatività che non trova eguali negli altri campionati europei di massima serie: 9 punti in classifica che senza la vittoria a tavolino dello scorso 30 agosto (partita giocata due giorni prima) contro il Sassuolo sarebbero sei. Il Pescara ha vinto perché i neroverdi fecero scendere in campo, anche se per gli ultimi venticinque minuti, Antonino Ragusa che non solo non doveva giocare ma non doveva neanche essere in panchina a causa della PEC non pervenuta in Federazione del suo passaggio dal Cesena al Sassuolo.

A oggi, la Oddo band ha pareggiato altre cinque volte, perdendo undici incontri: la peggiore sconfitta lo 0 a 4 contro l’Empoli che fino a quella partita aveva segnato solo due reti (ed era la 12a giornata). E nelle ultime quattro partite Memushaj e compagni hanno perso due scontri diretti contro il Bologna (3 a 0) e Crotone (2 a 1 in terra calabra), pareggiandone altri due contro Cagliari e Palermo. Il saldo reti è molto critico: quattordici quelle realizzate (come il Crotone) e ben trentatré subite (come il Sassuolo). In pratica: hanno fatto peggio l’Empoli con dieci reti segnate in diciotto partite mentre il Palermo ed il Cagliari ne hanno incassate trentacinque e quarantadue rispettivamente. Il top scorer dei pescaresi finora è Gianluca Caprari con tre reti, seguito da Hugo Campagnaro e Ray Manaj con due. Insomma, poca roba visto che sono andati in gol solo nove giocatori di tutta la rosa a disposizione di Oddo.

Tra i tifosi pescaresi il morale è sotto i tacchi: c’è lo spettro della retrocessione anticipata. L’8 gennaio ci sarà l’ultima partita del girone di andata (all'”Adriatico-Cornacchia” arriverà la Fiorentina) ed il giorno dopo ci sarà l’ultimo parere del CONI sulla vicenda “Sassuolo-Pescara”, con la speranza che venga convalidato il risultato a tavolino per gli abruzzesi.

Qual è l’errore di questo Pescara che sembra sprofondare sempre più e che ha un cammino addirittura peggiore della sua ultima stagione in massima serie, datata 2012/2013? (Torneo chiuso all’ultimo posto con ventidue punti, a -16 dal quart’ultimo, si aggiunga).

Innanzitutto il mercato estivo: ceduto Lapadula ad una cifra che non si poteva rifiutare (9 milioni cash dal Milan con una super plusvalenza) e non trattenuti i prestiti di Pasquato, Torreira e Verde (tornati alla Juve, alla Samp e alla Roma), non si è preso un “gemello del gol” che potesse combaciare con Caprari e si è voluto puntare sulle scommesse Pepe e Aquilani, senza contare gli arrivi di Cristante, Manaj, Bizzarri e Gyomber che non si sono rivelati all’altezza. In pratica, gli stessi errori dell’estate 2012 quando lasciarono il Pescara mister Zeman, Insigne ed Immobile (tornati alle case-madri Napoli e Genoa), Verratti passò al PSG per 12 milioni e Sansonvini andò allo Spezia, perdendo l’ultimo treno per il suo debutto in massima serie. In quella sessione estiva, il Pescara perse qualcosa come sessantadue reti. Gli arrivi di Pelizzoli e Perin in porta; Terlizzi in difesa; l’idolo Bjarnason e Quintero a centrocampo ed Abbruscato in attacco portarono alla precoce retrocessione in cadetteria. E mai il Pescara nella sua storia ha disputato due tornei di A consecutivi.

Quindi di primo acchito la colpa principale andrebbe (ancora una volta) alla società che ha puntato su una rosa non all’altezza e che sta facendo molto male. Tanto per intenderci: nei top 5 campionati europei, il Pescara è l’unica squadra a non aver ancora vinto sul campo una partita (hanno almeno una vittoria le spagnole Osasuna, Granada e gli olandesi del Roda JC) ed in Italia l’unica squadra “pro” ad essere ferma a una vittoria, ironia (amara della sorte), è il Trapani.

Il Pescara non vince una partita in Serie A dal 21 dicembre 2012, quando sconfisse in casa il Catania. Allora al giro di boa del girone di andata, Cascione e compagni chiusero a diciassette punti: il Pescara di mister Oddo ha otto punti in meno di allora e, nella migliore delle ipotesi, potrà “chiudere” a – 5.

Molte colpe le ha anche il tecnico Massimo Oddo, dall’ultima giornata del campionato 2014/2015 (con annessi play off acciuffati al volo e finale persa contro il Bologna) alla guida del “delfino”, ma alla prima esperienza in A. Amato e venerato, ora molti supporter vorrebbero il suo allontanamento anche per dare una scossa all’ambiente. E le sue parole dopo il ko di Crotone (“Non siamo all’altezza”) deprimono ancora di più un ambiente già caldo dopo la feroce protesta dei tifosi dello scorso 12 dicembre quando contestarono pesantemente tutta la squadra e la dirigenza durante una cena pre-natalizia cui è stato necessario l’intervento della polizia per sedare gli animi.

Le colpe di Oddo sono quelle di non sapere leggere le partite e di sbagliare squadra da mettere in campo continuamente. Eppure anche lui fa ciò che può: chi pensava che l’arrivo di Aquilani a parametro zero ad agosto, visto come la manna dal cielo, avrebbe portato a nessuno miglioramento in campo? (e il giocatore romano dovrebbe già salutare per passare al Sassuolo, si mormora); chi pensava che gente con esperienza come Pepe, Gyomber, Campagnaro e Memushaj avrebbero giocato sotto le aspettative? Chi pensava ad agosto di conquistare nove punti all’ultima partita del girone di andata?

La squadra, che tutto sommato ha giocato bene e che avrebbe potuto vincere a Palermo, sembra voler rialzare la testa. Il percorso è ancora lungo anche se ci vorrebbe davvero un miracolo. E per prima cosa il presidente Sebastiani dovrà intervenire pesantemente nel mercato di riparazione, al costo di stravolgere la rosa.

Si dice che i miracoli li facciano solo i santi, ma dalle parti dell'”Adriatico-Cornacchia” si spera che la dirigenza possa “attrezzarsi” al più presto. I tifosi pescaresi meritano rispetto e non vogliono più vergognarsi delle prestazioni delle loro squadra

Sebastiani, salvi il soldato Pescara.

Serie B: Frosinone e Verona in testa. L’Avellino stende la Salernitana

Frosinone

Il Frosinone batte 3-2 all’ultimo respiro il Benevento

 

Il Frosinone di Marino batte 3-2 il Benevento e causa pareggio del Verona a Carpi lo raggiunge al primo posto della classifica,  la Spal batte 4-0 la Ternana ed èsolitaria al terzo posto.

Bellissima partita al Matusa, i Ciociari era a cerca di conferme mentre il Benevento era alla ricerca di una vittoria che manca da tre partite. La squadra di Marino si porta in vantaggio al 27′ con Kragl, pari degli ospiti al 52′ ad opera di Lucioni, nuovo vantaggio dei locali con Dionisi al 60′ su assist di Kragl, pareggio delle Streghe ad opera di Ceravolo su rigore al 73′, quando il pari sembrava dovesse essere il risultato finale al 95′  arriva la zampata di Dionisi che regala i tre punti al Frosinone.

Il Verona pareggia a Carpi, al 14′ vantaggio degli emiliani ad opera di Lasagna, pari al 47′ del solito Pazzini, l’Hellas mantiene la prima piazza, il Carpi si trova al quinto posto a cinque punti dalla vetta.

La Spal continua a stupire e rifila un poker alla Ternana, il 4-0 è frutto della tripletta di Zigoni e della rete di Beghetto, la squadra di Semplici si trova in terza posizione a tre punti dalla vetta.

Ennesimo pari per il Pisa di Gattuso in casa contro lo Spezia, uno 0-0 che viste l era molte assenze in casa neroazzurra assomiglia ad una vittoria, da segnalare i debutti di Birindelli e Favale nei toscani 35 anni in due ed un futuro che sarà a tinte neroazzurre.

Negli altri match 1-1 tra Ascoli e Bari, 1-1 finisce Perugia-Latina, con i laziali che sono al tredicesimo pari in campionato, il Vicenza batte 2-0 un Cittadella sempre più in crisi, l’Entella torna alla vittoria rifilando un 4-1 al Novara, il Cesena in casa è un rullo compressore 3-1 ad un Trapani sempre più ultimo,  il Brescia batte 2-1 la Pro Vercelli, mentre nel derby campano l’Avellino batte 3-2 la Salernitana.

 

Inter, Pioli: “A gennaio l’obiettivo è rinforzarci”

Fiorentina-Inter

Pioli sogna rinforzi dal mercato

Il tecnico dell’Inter Stefano Pioli parla delle prime settimane in nerazzurro senza dimenticare il mercato in arrivo e gli obiettivi dei nerazzurri. Di seguito le parole come riportate da sportmediaset:

Sono stati giorni intensi quelli del casting: “Ero molto positivo dopo il primo confronto con la proprietà cinese, ero stato chiaro con quelle che erano le mie idee, le mie ambizioni e i miei propositi, anche se ammetto che c’è stata un po’ d’ansia prima della telefonata decisiva. Mio padre tifava per l’Inter, da ragazzino la prima partita che ho visto è stata Bologna-Inter, quindi la mia prima passione è stata quella nerazzurra. L’Inter l’ho sfiorata da calciatore, dovevo andare a giocare all’Inter, tuttavia poi sono finito alla Juventus. Ma adesso il mio desiderio di far parte dell’Inter si è realizzato”.

Pioli sta facendo affidamento su Icardi: “È una bellissima persona, è un esempio per tutti, un grande professionista. La proprietà è molto presente, ci sostiene sempre in ogni sforzo, c’è uno scambio continuo di opinioni e il rapporto si sta consolidando. Uscire dall’Europa League è stata una vera delusione, la situazione era già compromessa, ma in Israele ci abbiamo messo del nostro. Fare bene in Europa è importante per il futuro dell’Inter. Arrivare in Champions? Per riuscirci bisogna pensare una partita alla volta, servono tanti punti per riuscirci, più di 70”.

Banega non sembra essere in partenza: “A me piacciono i giocatori tecnici, lui rientra tra questi, da lui ci aspettiamo molto perché ha qualità, fino ad ora gli è mancata continuità”

Juventus, Higuain: “La Champions è possibile. Su Dybala…”

Higuain vuole la Champions

Ai microfoni di Premium Sport Gonzalo Higuain fa il bilancio del 2016 appena concluso e pone gli obiettivi della Juventus. Di seguito le parole del centravanti come riportate da mediaset:
Sul sogno che aveva da bambino: “La mia famiglia è sempre stata molto calcistica, mio padre e mio fratello hanno sempre giocato e la prima cosa che ho preso in mano è stato un pallone. Il mio sogno era di fare quello ho fatto e spero di migliorare ancora molto”.

Sulla gioia del gol: “La gioia che sento quando faccio gol è immensa. Mi chiedono se dopo una rete urlo così tanto per scaricare la rabbia ma in realtà se osservate i miei gol urlo sempre allo stesso modo. Per me la cosa più bella del calcio è segnare o fare belle giocate, per altri invece è salvare un gol o fare una grande parata. Fin da piccolino volevo sempre fare gol. Sentire uno stadio pieno che urla il tuo nome è magnifico”.

Su un modello a cui si è ispirato
: “Da ragazzo guardavo tanto il calcio italiano, dove giocavano grandi attaccanti come Trezeguet, Batistuta, Crespo e Montella. E poi c’era il migliore di tutti i tempi che per me è Ronaldo”.

Su un centravanti completo che ammira: “Suarez è in un momento altissimo ed è migliorato molto rispetto a Liverpool. Anche Lewandowski è forte, così come Aguero. Ma a me piace di più un giocatore che mi fa divertire, rispetto a uno che fa gol”.

Su Dybala e Messi: “Si somigliano molto. Messi è migliore e lo dimostra giorno dopo giorno. Paulo è ancora giovane, ha 23 anni e dipenderà tutto da lui. Ha tutte le caratteristiche per diventare un top player ma dipende solo da lui: dovrà avere una grande forza mentale. Quando arrivi così velocemente ad alti livelli non è facile restarci per molti anni. Ci saranno molti alti e bassi, dovrà sempre mantenere un equilibrio e non ascoltare le critiche e gli elogi. Arrivare nell’elite il prima possibile è un vantaggio perché si impara a crescere velocemente e poi giochi subito con giocatore di grande livello”.

Sull’esperienza al Real Madrid: “Sono arrivato lì a 18 anni e sono cresciuto molto. Avevo dei grandi compagni, Raul, Van Nistelrooy e Roberto Carlos mi hanno aiutato molto a inserirmi. Raul era già una leggenda e mi ha colpito moltissimo perché mi ha aiutato e mi ha dato la possibilità di essere il suo erede”.

Su un vittoria importante conquistata in carriera: “Un trionfo bellissimo è stato il primo campionato a Madrid, con Capello in panchina. Io arrivai a gennaio, eravamo a 14 punti dal Barcellona, non stavamo giocando benissimo ma arrivò il momento che agganciammo il Barca e lì abbiamo capito che avremmo vinto la Liga”.

Sui record personali: “Sono traguardi che alla fine ti fanno piacere ma non sono fondamentali. Preferisco vincere qualcosa di importante a livello di squadra, come la Champions”.

Sulla Champions che manca alla Juventus: “La sensazione che abbiamo è che possiamo farcela. Ma io sono venuto qui anche per vincere il sesto Scudetto perché la gente si ricorda sempre dell’ultimo trionfo. Chi ti ha fatto vincere i primi cinque resterà importante ma sarà più importante chi ti fa vincere il sesto”.

Sulle critiche per la Juventus che non gioca benissimo: “Nel calcio non c’è più pazienza. Si vuole tutto subito, se si prendono tre giocatori di grande qualità tutti si aspettano che si vinca sempre 8-0. Siamo arrivati io Pjanic e Benatia ma siamo giocatori che ci stiamo adattando a un ambiente e a compagni nuovi, non siamo robot. Poi sicuramente possiamo migliorare ma stiamo vincendo: dobbiamo migliorare ma di poco”.

Su un consiglio da dare ai più giovani: “Il consiglio che posso dare è di essere convinti nelle proprie capacità e in quello che si fa. Come diceva mia madre si può fare quello che si vuole ma con un’anima”.

Sul difensore più tosto affrontato: “A parte mi padre il più pesante è stato Puyol. Quando giocavo contro il Barcellona era insopportabile. E’ stato il più tosto che ho affrontato”.

Sul portiere più forte incontrato: “Ho avuto la fortuna di giocare con tre grandi portieri: Casillas, Reina e Buffon. Quando giocavo contro Buffon era una doppia sfida perché riuscire fare un gol a uno come lui era una cosa straordinaria. Ammiro molto Gigi perchè ha la stessa fame di quando era un ragazzino”.

Su un ipotetico figlio che volesse diventare un calciatore: “Io non sono una persona invadente. Lui dovrà fare quello che ama, poi se diventerà un calciatore lo potrò aiutare. Ma sarei orgoglioso di lui qualsiasi cosa decidesse di fare”.

Sul coro dei tifosi juventini: “All’inizio non l’avevo capito ma è bellissimo e mi dà grande carica”.