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Simeone: “Allenerò l’Inter”. Zanetti dice che…

Simeone promesso nerazzurro

Il tecnico dell’Atletico Madrid Diego Pablo Simeone esce allo scoperto e legandosi alle parole del figlio, l’attaccante del Genoa Giovanni Simeone, commenta le voci che lo vorrebbero sulla panchina dell’Inter: “Ormai non è un mistero, tutti sanno che un giorno allenerò l’Inter”. Quando? In molti son pronti a scommettere dal prossimo giugno.

Intanto di presente e futuro dei nerazzurri ha parlato il VicePresidente Javier Zanetti. Queste le parole dell’ex capitano interista come riportate da mediaset:
Il terzo posto è ancora possibile?
“Noi abbiamo l’obbligo di provarci fino alla fine, la società e la maglia che difendiamo vuol dire provarci. Dopodiché valuteremo alla fine, vedremo dove arriveremo. È complicato, non lo nascondiamo, i problemi sono tanti; ma dobbiamo avere la forza di risolvere i problemi”. Yang Yang ha promesso acquisti eccezionali per l’Inter.

Che impatto ha avuto Pioli?
“Un grande impatto, ha detto che ha trovato una società vicina che lo supporta e questo fa piacere. Noi abbiamo trovato un allenatore che vuole mettersi alla prova e che sapeva delle difficoltà ma che tenterà il tutto per tutto per rimediare”.

Qual è la sensazione che hai ricavato parlando coi proprietari? Cosa provano?

“Penso che abbiano il sentimento di tutti, anche di tifosi e giocatori. A nessuno piace questa sensazione. Ma loro hanno tantissima voglia di riportare l’Inter ai livelli del passato e a essere protagonisti. Pensano a lungo termine, non è una cosa che dura poco. Poi mi sono reso conto che hanno un senso della famiglia e una grande sensibilità e rispetto verso l’Inter, ci tengono tanto. Dobbiamo cercare di superare questo momento poi vedremo cosa sarà possibile fare per tornare grandi”.

Simeone junior ha detto che suo padreun giorno allenerà l’Inter e il padre oggi ha confermato, gli darete ragione?

“Domenica saluterò Giovanni, l’ho visto crescere, spero che non faccia scherzi visto che lo affrontiamo. Quello che accadrà in futuro chi lo sa, noi ci concentriamo sul presente, su Pioli, sul rimediare e tentare di arrivare il più in alto possibile. Il futuro nessuno lo sa”.

Basket: Gentile lascia l’Olimpia

Basket

 

Gentile lascia l’Olimpia Milano

Incredibile quanto sta accadendo in questi minuti a Milano, Andrea Gentile ha deciso di lasciare l’Olimpia Milano dopo esserne stato il più giovane capitano, ed aver vinto due scudetti, una Coppa Italia ed una Supercoppa.

Gentile andrà in prestito, con molta probabilità in una squadra di Eurolega, di seguito il comunicato ufficiale:

“In data odierna il Presidente della Pallacanestro Olimpia Milano, Livio Proli ed Alessandro Gentile comunicano di aver concordato una soluzione che a breve consenta al giocatore di concludere la rimanente parte della stagione 2016/17 presso un altro club.

La società Olimpia ringrazia Alessandro per il grande contributo apportato in tutti questi anni, augurandogli di poter trovare un percorso più consono alle sue aspettative ed al suo potenziale”.

Alessandro Gentile a sua volta ringrazia di cuore il sig. Giorgio Armani per l’opportunità ricevuta in questi anni nel suo progetto cestistico di Milano, la società Olimpia per il percorso agonistico fatto insieme e per i successi conseguiti, nonché tutti i tifosi dell’Olimpia per il grande affetto dimostratogli in questi anni.

Il top e flop del campionato

Su Nainggolan, giù Wallace

IL TOP

1. RADJA NAINGGOLAN – E’ il giocatore più in forma del centrocampo della Roma, e lo conferma anche nel derby. Per il “Ninja” la solita prestazione., dove all’ ovvia inesauribile sostanza, aggiunge una qualità sempre crescente. Con Spalletti ha fatto il salto di qualità decisivo, diventando uno dei più completi centrocampisti in circolazione. Il gol è la ciliegina sulla torta in una domenica da ricordare. Travolgente.

2. MARIO MANDZUKIC – Dopo Siviglia e Marassi, si sono sprecati gli strali per questo centravanti che sembrava smarritosi. Ma la Juve sa motivare i suoi campioni, e Allegri, dopo la sbornia contro il Genoa, consegna una Juve cannibalesca. Il croato ne incarna lo spirito vincente, segnando una rete e rasentando l’ubiquità. Se continua così, affinando l’intesa coi compagni di reparto, sarà dura acciuffare la Zebra. Ritrovato.

3. SAMPDORIA – Dopo il Settembre Nero, costellato da sconfitte non tutte meritate, la Samp si riprende un ruolo da outsider che, organico alla mano, le spetta sia per la qualità dei suoi interpreti sia per il gioco espresso. Nelle ultime 9 uscite è caduta solo allo Stadium, ma ha vinto il derby e condannato De Boer. Col Toro dell’ex Mihaijlovic, altra ottima prestazione e 2-0 che la proietta verso la zona Europa. Rivelazione.
IL FLOP

1. WALLACE – Fino all’erroraccio che è costato il gol di Strootman, non aveva neanche demeritato. Dzeko ha avuto il suo bel daffare con lui, che dopo la frittata si è spento. Peccato, perchè la partita fin lì è stata tutto sommato equilibrata. Ma si riprenderà, perchè ha dimostrato che in questa Lazio lui può starci alla grande. L’importante è non commettere errori di sufficienza in altre importanti uscite. Nefasto.

2. GEOFFREY KONDOGBIA – Ormai è un caso clinico. A Napoli, Pioli lo toglie dopo neanche un’ora di totale abulìa. Uno dei giocatori più sopravvalutati degli ultimi anni. Incarna perfettamente lo status di una squadra forse troppo quotata all’inizio. In più ci mette quella svogliatezza che giustifica il malumore di una tifoseria che ormai non può più vederlo con quella maglia. Improponibile.

3. LUKASZ SKORUPSKI – Fin qui è stato il migliore degli Azzurri in questo campionato, quindi spiace metterlo dietro la lavagna. Contro il Sassuolo però si rivela decisivo, ma per gli avversari. Regala il rigore dell’1-0, e da una sua respinta goffa Ragusa mette in ghiaccio la partita per i neroverdi. Se molla la presa anche lui, per l’Empoli sarà durissima salvarsi. Disattento.

Juventus: Meret è il dopo Buffon

Calciomercato Juventus

Ai dettagli la trattativa per l’acquisto di Meret

Il calciomercato è in fermento, e anche la Juventus non sta certo a guardare, Marotta è alla ricerca di giovani ed uno di questi sarebbe ad un passo dal vestire la maglia bianconera.

Meret è stato individuato come il successore di Buffon, il giocatore classe 97′ e’ di proprietà dell’Udinese, ma attualmente gioca in prestito alla Spal in serie B. Ad oggi in sette presenze ha incassato nove reti e mantenuto la porta inviolata per ben due volte, la dirigenza bianconera si è convinta delle qualità del ragazzo e la trattativa sarebbe ormai solo una formalità

Il portiere arriualmente alla Spal concluderebbe la stagione in serie B, per poi a Giugno raggiungere Torino.

La corsa scudetto entra nel vivo

Scudetto

Si scalda la corsa scudetto

Hanno vinto tutte e tre, e questo ci consegna una classifica dove le tre battistrada stanno affilando i coltelli per il lauto pasto pre-Natalizio. Altro che notti di magro! Sono stati tre successi diversi nella loro maturazione, ma ugualmente indicativi per lo status psicofisico delle tre reginette del quartierino. Il prossimo turno, allo Stadium e all'”Olimpico”, dovranno confermare le loro legittime velleità di protagonismo, ben sapendo che il vestito di gala presenta ancora delle imperfezioni.

Vediamo, a una settimana dal grande ballo, cosa si evince dalle tre premiate sartorie:

1. JUVENTUS – Contro la squadra più in forma del campionato, la Juve era attesa ad una prova di carattere che spegnesse tutte le polemiche e i veleni delle ultime settimane. Il bel gioco è ancora una chimera, ma contro l’Atalanta si sono visti già dei confortanti progressi. Logico che tutto è legato allo stato di forma dei singoli, che se girano per la concorrenza si fa notte. Pjanic, nelle vesti a lui congeniali di trequartista scortato da un bel trio di pretoriani, ha dimostrato che in questa Juve non è una comparsa. Forte di un piede baciato dal Signore, ha dipinto calcio come i bei tempi, dando qualità ad una squadra muscolare e aggressiva. Il break che ha chiuso il match già dopo 20 minuti ha stordito i ragazzi di Gasp, vittime del “miedo escenico” dello Stadium. Da lì per la Juve è stato facile giocare al gatto col topo con gli imberbi nerazzurri, bravi a non scomporsi del tutto ma ormai in balìa dell’avversario. Ottime le indicazioni offerte da Alex Sandro, che come quarto di sinistra, ha messo la briglia al bravissimo Conti, senza disdegnare le consuete sortite offensive. I vari Sturaro, Khedira e Marchisio hanno protetto la schiena di Pjanic, ma se si vuole puntare in alto anche in Europa, per la Juve qualche ritocchino in mezzo per Gennaio sarebbe gradito. Ad Allegri, dovesse schierare Dybala, solletica l’idea del tridente; con un Pjanic così, riportarlo sulla trequarti o addirittura metterlo in panchina, sarebbe un rischio non da poco.

2. ROMA – Per i giallorossi il derby vinto, il quarto di fila, regala all’ambiente un’ulteriore iniezione di fiducia. Soprattutto alla luce del fatto che, pur non giocando una grande partita, la Roma è riuscita a regolare una buona Lazio facendo leva su muscoli e carattere. In più, il saper sfruttare gli errori avversari, dà alla creatura di Spalletti quella connotazione predatoria affetta da “killer instinct” che finora nelle occasioni più importanti è mancata. La mossa di spostare Nainggolan a ridosso di Dzeko, mordendo le caviglie a Biglia, è stata fondamentale in una partita dove però, prima dell’errore marchiano di Wallace, i giallorossi avevano comunque faticato a rendersi pericolosi. ma la qualità della rosa a disposizione di Spalletti è elevata, seconda solo alla Juve, e nei match che contano, quando i tre punti hanno un peso specifico superiore, non può questo fattore non fare la differenza. L’importante è non incappare in black-out come a Bergamo; finora soltanto una certa vena di follia ha frenato la Lupa. Il recupero di Strootman, impreziosito da un gol liberatorio per lui, sarà una chiave di volta importante, perchè De Rossi, col sostegno dell’olandese, ha potuto fungere da regista con le spalle coperte, mentre da centrale in una mediana tre ha sofferto il pressing avversario. Ormai il 4-2-3-1 è lo sparttito da seguire. Se gli interpreti non steccano, si può assistere ad un bel concerto.

3. MILAN – Il Milan, da bravi “casciavìt”, incarna una realtà più operaia e di basso proflilo estetico in questa triade di primattori. Ovvio che, rispetto a Juve e Roma, il gap tecnico è evidente. La bravura di Montella, orfano per sua fortuna delle ingerenze dall’alto in materia di moduli e formazioni, sta nell’aver dato un’anima battagliera ad un gruppo giovane e coeso. Soprattutto consapevole di avere meno cavalli nel motore rispetto alle due fuoriserie sopracitate, ma una berlina affidabile nei viaggi lunghi potrebbe dare maggiori garanzie di un bolide d’alta ingegneria che, al primo granello di polvere, potrebbe incepparsi. Lapadula ormai è diventato uomo da copertina in questo Milan, segnando un altra rete decisiva, dopo una partita che si stava avviando verso uno scialbo pareggio pieno di rimpianti. Per lo scbntro diretto contro la Roma, l’Aeroplanino deve ritrovare il miglior Niang, troppo immalinconito nelle ultime uscite, ma soprattutto un centrocampo di maggior qualità. Tradotto, Sosa colga l’attimo, sfruttando le assenze dei vari Bonaventura e Fernandez (più Kucka squalificato). Suso, senza le sue coperture e assistenze, ha sofferto troppo, cantando (suo ruolo ideale) e portando la croce (che non gli garba affatto). Per il closing c’è tempo, Montella continui a impermeabilizzare l’ambiente e per il Milan le fondamenta di un futuro roseo saranno ancor più solide.