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Sarri: “Al Napoli manca cattiveria”

Napoli-Nizza

Deludente pareggio interno contro il Sassuolo

La delusione traspare nel volto di Sarri al termine della partita di ieri sera contro il Sassuolo, troppe le occasioni fallite dai suoi giocatori, tre punti buttati al vento, ed ora la classifica parla chiaro, settimo posto con 25 punti.

Queste le parole del tecnico napoletano rilasciate a Sportmediaset: “Non concediamo quasi niente, ma quel poco basta per prendere gol e quando va così bisogna segnare prima. La partita era in mano nostra, ma il risultato era ancora aperto: il momento è questo. Siamo anche sfortunati a livello di episodi, vedi il palo di Callejon, ma sugli episodi non possiamo influire: possiamo influire sulla rabbia che dobbiamo avere nello sfruttare determinate occasioni. La squadra crea tanto e la sensazione che potrebbe segnare di più è palese: ci sono momenti in cui siamo rabbiosi e altri in cui ci compiacciamo senza affondare il colpo. Su questo aspetto dobbiamo lavorare, perché passiamo per squadra non matura, ancora adolescente”.

L’assenza di Milik sta condizionando non poco la squadra, le occasioni per segnare ci sono ma manca il finalizzatore, quello che Gabbiadini al momento non può dare a questa squadra

Tragedia in Colombia: cade aereo con squadra brasiliana della Chapecoense

A bordo 81 persone, 25 i morti accertati e 10 sopravvissuti

Tragedia in Colombia, un aereo charter con a bordo la squadra della Chapecoense si è schiantato per cause ancora sconosciute. L’aereo era diretto a Medellin, al momento risultano 10  sopravvissuti di cui almeno tre sarebbero giocatori della squadra brasiliana:Danilo, Jackson Follmann, e Alan Ruschel. .Il pilota aveva segnalato problemi all’impianto elettrico, era stato inviato un messaggio di emergenza intorno alle 22,00, subito sono  state attivate le procedure d’emergenza con l’invio sul luogo dello schianto di squadre di soccorso.

Al momento sulla zona ci sono forti piogge, le ricerche dei dispersi sono state al momento sospese.

L’Atalanta sogna il tricolore… la Dea dei miracoli del Gasp

Atalanta-Juventus

La Dea dei miracoli

L’Atalanta non vince a Torino contro la Juventus dall’8 ottobre 1989: da allora solo due pareggi ed una vittoria all'”Atleti azzurri d’Italia” datata 4 febbraio 2001. Se dovesse espugnare lo “Stadium” la Dea compirà un vero miracolo, visto che da quando è stato inaugurato lo stadio della Juventus, solo in cinque occasioni la squadra avversaria si è portata a casa l’intera posta in palio. Ma anche un pareggio per i ragazzi di Gasperini potrebbe essere tanto, visto che i nerazzurri sono la squadra più in forma in campionato (sei vittorie di fila) mentre i bianconeri, una corazzata in strada Altessano (sei vittorie su sei in casa finora), stanno attraversando un brutto momento tra la scottantissima sconfitta di Marassi contro il Genoa ed una moltitudine di infortuni che sta mettendo in crisi Allegri.

E proprio il match di sabato sera è quello di cartello della 15a giornata. E nessuno a Bergamo avrebbe pensato di arrivare a Torino contro i campioni d’Italia da cinque anni di fila e giocarsi il terzo posto in classifica. Terzo posto che significherebbe (anche se si è solo a dicembre) il preliminare di Champions League.

Ed in una città passionale come Bergamo, qualcuno inizia a parlare sia di Europa che di scudetto. Gasperini, allenatore saggio e che fa giocare bene le sue squadre (Inter e Palermo a parte in una carriera ultradecennale), butta acqua sul fuoco anche se in cuor suo spera di continuare in grande spolvero questo campionato che sembra davvero incredibile ed inaspettato. Inaspettato senza ombra di dubbio, visto che nelle prime cinque partite Raimondi e compagni avevano racimolato solo tre punti e si parlava di esonerare il tecnico di Grugliasco. Da allora, la Dea ha fatto tantissima strada e ha battuto (tra le altre) Napoli, Inter e Roma in casa e contro Sassuolo e Bologna fuori. L’Atalanta non perde da nove partite e vince da sei, eguagliando il suo precedente record. I record sono fatti per essere battuti, ma se i nerazzurri dovessero essere corsari a Torino, davvero si parlerebbe di vero miracolo sportivo.

Anche perché la Dea non era mai stata così in alto a questo punto del campionato e l’aria europea manca da un quarto di secolo sotto le Alpi orobiche. Dire che l’Atalanta vincerà il campionato come fece il Leicester City la scorsa stagione pare un po’ troppo eccessivo, come qualificarsi per la UEFA Europa League, ma da qua a maggio mai dire mai. Servirà costanza, esperienza, fortuna e continuare su questo trend per poi concretizzare i sogni.

E con questa favola Atalanta, si torna a parlare a gran voce del calcio di provincia che, come in passato, torna a fare la voce grossa: dallo scudetto del Verona alla vittoria della Coppa Italia del Vicenza, dalla favola del Sassuolo al Chievo, anche se i clivensi sono una realtà del nostro calcio da oltre quindici anni. Sono trentuno anni che il tricolore non approda più lontano da una grande: il Verona di Bagnoli fece un vero miracolo forse irripetibile nel panorama del nostro calcio.

Da dove arriva questo miracolo atalantino? I “colpevoli” sono tre: la dirigenza, Gasperini, il parco giovani. Se il primo ed il terzo punto vanno a braccetto, un capitolo a parte merita il tecnico piemontese.

Arrivato in estate dopo le belle stagioni genoane (13°, 6°, 11° posto), è partito molto male in campionato tanto che (come detto) si vociferava di un suo possibile esonero. Dalla sconfitta casalinga contro il Palermo (quinta giornata), la sua Atalanta ha “solo” pareggiato con la Fiorentina, vincendo complessivamente nove partite pareggiandone una e perdendone quattro. E la piazza ora è con lui e spera che l’Atalanta possa tornare (almeno) in Europa dopo tantissimi anni.

Ma se è risaputo che “il Gasp” è un ottimo tecnico, ottimi sono anche gli interpreti, coloro che scendono in campo: le fresche convocazioni in Nazionale e in Under21 di Gagliardini, Caldara, Conti e Petagna oltre all’esplosione di Cissé, il talento di Freuler e Spinazzola, unita all’esperienza di Gomez, Raimondi e Kurtic stanno facendo sognare un’intera piazza. Merito quindi della dirigenza, capace nel coltivare i talenti e di non avere pressioni alle spalle, scommettendo anche su qualche giocatore agè. Come dire: salviamoci il prima possibile, quello che verrà poi sarà tutto di guadagnato. E con il parco giovani che ha la Dea, che si dice stimato in oltre 100 milioni di euro, dalle parti della città di sant’Alessandro si sta cementificando un futuro roseo.

La giovane banda Gasperini (su 29 giocatori in rosa, sedici sono nati negli anni Novanta, il 55%) sta aspettando altro che arrivino le 20:45 di sabato per arrivare nello “Juventus Stadium” con le carte in regola per sognare in grande e, perché no?, giocare ad armi pari.

E sognare, del resto, non ha mai fatto male a nessuno.

Inter da tre punti, con la Fiorentina un pazzo 4 a 2

Candreva

I nerazzurri si portano sul 3 a 0 e poi rischiano la clamorosa rimonta

Inter dai due volti, impeccabile nella prima frazione e capace di portarsi sul 3 a 0, e da incubo nel proseguo della gara. Una seconda frazione da dimenticare ed una Fiorentina, in 10 dalla fine del primo tempo, che rischia una clamorosa rimonta. Inter avanti con Brozovic, Candreva e Icardi capace di farsi impaurire alla viola in gol con Ilicic e Kalinic. Inter che impaurita prova a reagire e sfiora la quarta rete, ma Joao Mario sbaglia clamorosamente.

Nel finale arriva il gol che chiude la gara al 91′ con capitan Icardi, doppietta per il capitano interista. Vincono i nerazzurri di Pioli 4 a 2, ma quanta sofferenza con la pazza Inter in campo.

INTER-FIORENTINA 4-2
Inter (4-3-3): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Ranocchia, Ansaldi; Banega (24′ st Melo), Kondogbia (1′ st Joao Mario), Brozovic; Candreva (33′ st Eder), Icardi, Perisic.
A disp.: Carrizo, Berni, Miangue, Murillo, Nagatomo, Andreolli, Gnoukouri, Jovetic, Gabigol. All.: Pioli
Fiorentina (4-2-3-1): Tatarusanu; Salcedo, G. Rodriguez, Astori, Milic (1′ st Tomovic); Badelj, Borja Valero; Tello (30′ st Perez), Ilicic, Bernardeschi (20′ st Chiesa); Kalinic.
A disp.: Lezzerini, Dragowski, De Maio, M. Olivera, Cristoforo, Sanchez, Vecino, Zarate, Babacar. All.: Sousa Arbitro: Damato
Marcatori: 3‘ pt Brozovic, 10′ pt Candreva, 19′ pt e 46′ st Icardi (I), 37′ pt Kalinic, 17’ st Ilicic (F)
Ammoniti: Kondogbia, Brozovic, Miranda, Melo (I), Salcedo, Badelj, Borja Valero (F)
Espulsi:
46′ pt Rodriguez (F)

Top & Flop: Applausi per Simeone jr, delude Mandzukic

Simeone

Volano Simeone jr e Dzeko, deludono Mandzukic e Destro

IL TOP
1. GIOVANNI SIMEONE – Sedici anni dopo il padre, un’altro membro della dinastia mette KO la Juve. La sua doppietta proietta in alto un Genoa che aveva bisogno di scrollarsi di dosso le scorie post-derby, non ancora smaltite. Opportunismo e la “garra” ereditata dal padre non gli mancano di certo. Pavoletti può recuperare con tutta calma, perchè Juric ha trovato un autentico gioiello. Rivelazione.

2. EDIN DZEKO – Con altre due reti, si porta a quota 12, staccando Icardi e Belotti in testa alla classifica dei bomber. Dopo l’ hat trick di giovedì, un altra prestazione convincente per un giocatore che potrebbe risultare fondamentale nella lotta per lo scudetto. Poche storie, le speranze di titolo della Roma sono legate ai suoi gol. Ritrovato.

3. GIANLUCA LAPADULA – Con un colpo di tacco velenoso, ha sbancato Palermo. Atteso alla conferma, partendo questa volta dall’inizio al posto dell’infortunato Bacca, l’ex bomber del Pescara scaccia definitivamente l’etichetta di “novello Rebonato”, segnando una doppietta importante per un Milan che si mantiene in orbita. Per Montella un giocatore funzionale, per la Serie A un nuovo, inatteso, protagonista. Affamato.

IL FLOP
1. MARIO MANDZUKIC – Il golletto di Siviglia non inganni, il croato sta attraversando il suo momento peggiore da quando è approdato alla Juve. Assente Higuain, era atteso ad un pronto riscatto, invece finora sta tradendo le attese. La società ha lasciato andare via Morata per tenerlo, solo questo doveva fungere da iniezione di fiducia per un giocatore che sul campo non ha mai difettato in generosità. Oltre al gol, manca anche lo spirito del guerriero. Irriconoscibile.

2. MATTIA DESTRO – Il Bologna “ammirato”, per così dire, con l’Atalanta è apparso una squadra totalmente inerte. Serviva una scossa, ma dal settore attaccanti non si avvertono segnali di ripresa. Per Destro, finora, un campionato sottotono, ma tutta la carriera di questo giocatore inizia ad annacquarsi pericolosamente. Forse all’inizio è stato un po’ troppo pompato, e non gli ha giovato di certo. Scarico.

3. SIMONE PEPE – L’infortunio in avvio di partita di Bahebeck ha costretto Oddo a spostarlo al centro dell’attacco. Mossa infausta, per un giocatore che all’Olimpico, contro la squadra che lo ha svezzato, ha litigato continuamente col pallone e non dando profondità ad un Pescara che gioca bene ma conclude poco. Lui ne è l’esempio più lampante. Fumoso.