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Inter, Moratti: “Sbagliai a cacciare Simoni”

Moratti
Massimo Moratti ph: Scali/KeyPress

Moratti fa mea culpa su Simoni

Grande festa a Milano per la presentazione del libro di Gigi Simoni, tecnico nerazzurro ai tempi di Ronaldo e dello scudetto contestato alla Juventus nel 98. Alla fine della conferenza l’ex presidente Moratti ha rilasciato qualche dichiarazione alla stampa

Ecco cosa ha detto su Simoni come riportato da sportmediaset: “Simoni? Avevano tutti piacere a giocare per lui. E ottenne anche dei risultati. Non parlo del campionato che fu vinto, naturalmente.Simoni non è rimasto tanto, ma con me è già tanto In quell’anno c’era un clima vincente, allegro, da squadra importante. C’era Ronaldo, che Simoni inserì nel gruppo evitando invidie. Ho fatto lo sbaglio di esonerarlo e ho poi preso altri tre allenatori – ha proseguito – mi è rimasto il dispiacere di non sapere come sarebbe andata se avessi tenuto ancora lui, sono convinto che avremmo avuto altre soddisfazioni e meno polemiche”.

Ecco invece le parole sul presente e futuro: “Non torno all’Inter. Posso dare una risposta secca. Ho già fatto chiarezza di recente. Ora ci sono azionisti, che hanno sinceramente sia la volontà che il futuro a disposizione per fare bene. Può essere importante e necessario l’intervento degli azionisti perché squadra e allenatore possono sentire la resposabilità di rispondere alle esigenze. Steven Zhang può essere vicino. E’ un fatto positivissimo e dà l’idea di una volontà di fare bene. Non è facile avere subito risultati, ma è un’esperienza e se la fanno direttamente conta qualcosa. Se lo fanno da lontano non conta niente.”

F1, la prima volta di Nico Rosberg

F1: ROSBERG VINCE IL SUO PRIMO TITOLO

HAMILTON SI ARRENDE AL SUO COMPAGNO DI SCUDERIA

Ѐ Nico Rosberg il campione del mondo 2016. Il tedesco della Mercedes, grazie al secondo posto conquistato nel Gran Premio di Abu Dhabi, ha vinto il suo primo titolo mondiale conquistando un nuovo record: è il primo pilota tedesco a vincere alla guida di una monoposto tedesca. Lewis Hamilton, nonostante la vittoria in gara, ha dovuto cedere a malincuore lo scettro al suo compagno di squadra. Il Gp di Yas Marina non ci ha regalato molte emozioni in pista: gara ordinaria per Rosberg, attenta, calcolata, studiata per un solo obiettivo, il podio. La stessa cosa non possiamo dirla per Hamilton: l’inglese le ha provate tutte, senza infrangere le regole, per cercare di portarsi a casa questo mondiale. Nonostante un buon passo gara, ha rallentato in modo tale da ricompattare il gruppetto dietro, con la speranza che questo potesse infastidire Rosberg, ma così non è stato.

Cosa può rimproverarsi Lewis Hamilton? Certamente le prime quattro gare, forse quelle che hanno consegnato il titolo a Nico. A causa di problemi con la frizione, Hamilton si è reso protagonista di partenze disastrose, che hanno condizionato il resto della gara mettendolo fuori dai giochi e consegnando così la vittoria al compagno di squadra. Ma, malgrado tutto, Hamilton non si è dato per vinto e ha ricominciato a martellare, vincendo i successivi gran premi. Un continuo botta e risposta tra i due piloti Mercedes almeno fino al Gran Premio della Malesia, dove è arrivata la svolta della stagione, positiva per il tedesco ma negativa per l’inglese. Lewis Hamilton, partito dalla pole, è rimasto al comando per più di metà gara, fino a quando non è stato costretto al ritiro per l’esplosione del motore della sua monoposto. Rosberg, invece, ha conquistato il terzo gradino del podio incrementando i suoi punti nella classifica piloti. Le dieci vittorie di Hamilton contro le nove di Nico non sono bastate all’inglese per confermarsi campione.

La stagione 2016 è stata vinta dalla regolarità e dalla costanza di Nico Rosberg, che non si è fatto travolgere dall’emotività, nonostante alcune sconfitte nei duelli in pista con Hamilton. Entrambi i piloti hanno avuto a disposizione una monoposto più competitiva delle avversarie e il mondiale si è rivelato, quindi, una lotta a due tra le Mercedes.

HAMILTON E ROSBERG, DUE PERSONALITÀ MOLTO DIVERSE

Lewis Hamilton e Nico Rosberg, due poli opposti: l’inglese, irruento, schietto, deciso e super-competitivo; il tedesco, pacato, freddo, ragionevole e di poche parole. Due personalità completamente diverse, che emergono soprattutto dallo stile di guida. Tra Nico e Lewis non c’è mai stato un buon feeling, complice anche il loro essere così distanti caratterialmente oltre che agonisticamente. Un po’ come Rossi e Lorenzo in MotoGp, si sono scontrati dentro e fuori dalla pista, compagni di squadra ma acerrimi rivali.

Ma malgrado questo rapporto burrascoso, a fine gara si sono complimentati l’uno con l’altro per la stagione disputata, e seppur freddo c’è stato anche un abbraccio tra i due compagni di squadra. Quest’anno la battaglia è stata vinta da Nico, ma Hamilton è già pronto per prendersi la rivincita.

ph: Scali/Komunicare

Defrel risponde a Insigne, Napoli e Sassuolo fanno 1 a 1

Lorenzo Insigne

Il Napoli pareggia col Sassuolo

I ragazzi di Sarri non vanno oltre il pari con i neroverdi di Di Francescol La gara la sblocca Insigne al 42′ con un gran gol. Gara in discesa? No, purtroppo per i napoletani. Gli azzurri non riescono a chiudere la gara, e quando ormai la vittoria sembra acquisita ecco la beffa. Un gran gol di Defrel risponde al meglio alla rete di Insigne, è l’1 a 1. Nel finale clamoroso palo di Callejon, termina in parità.

NAPOLI-SASSUOLO 1-1
Napoli (4-3-3):
Reina; Hysaj, Chiriches, Koulibaly, Strinic; Allan, Jorginho (33′ st Diawara), Hamsik; Callejon, Gabbiadini (20′ st Mertens), Insigne (41′ st Giaccherini). A disp.: Rafael, Sepe, Ghoulam, Maksimovic, Tonelli, Albiol, Maggio, Zielinski, El Kaddouri. All.: Sarri
Sassuolo (4-3-3): Consigli; Gazzola, Cannavaro, Acerbi, Peluso; Mazzitelli (15′ st Pellegrini), Magnanelli, Missiroli (26′ st Defrel); Politano (38′ Ricci), Matri, Ragusa. A disp.: Pomini, Pegolo, Antei, Lirola, Terranova, Dell’Orco, Adjapong, Iemmello, Pierini. All.: Di Francesco
Arbitro: Valeri
Marcatori: 42′ Insigne (N), 37′ st Defrel (S)
Ammoniti: Strinic, Allan, Mertens (N); Peluso, Mazzitelli, Ricci, Ragusa (S)

Trapani, esonerato Serse Cosmi

Salta la panchina di Cosmi

Il Trapani annuncia l’esonero di Serse Cosmi: “A mister Serse Cosmi va il ringraziamento di tutta la Società per quanto ha fatto e per avere fatto sognare una intera Città, che continuerà a volergli bene”

Dicembre decisivo per la Juve e per le antagoniste

Un mese decisivo per i bianconeri di Allegri

Chi pensava ad un torneo quasi già deciso, deve fortunatamente ricredersi. La Juve, fin qui più vincente che convincente, alla vigilia dell’ultimo turno di campionato, governava tutti dall’alto dei suoi rassicuranti 7 punti di vantaggio.
Con la solita austerità sabauda, ha portato a casa tre punti vitali varcando le rive del Nerviòn martedì sera, e tanti saluti agli esteti dopo una partita memorabile solo per il risultato.

Ma il campionato sa essere spietato, e contro un Genoa sceso in campo con l'”animus pugnandi” del suo mentore, i bianconeri sono usciti cornuti e mazziati, con il tecnico ancora sulla graticola. Scelte sbagliate, mercato incompleto, preparazione atletica da rivedere etc. etc.

Analizziamo brevemente lo stato influenzale della “goeuba” alla vigilia di un trittico niente male, con l’Atalanta yè yè a fare visita allo Stadium il prossimo sabato, poi il derby col Toro del Gallo, e infine la Roma sempre in casa, sperando che i giallorossi abbiano curato parte del loro spleen nei secondi tempi.

Innanzituto, che i terzini costituissero il lato debole della Juve alla vigilia di questa stagione, era lecito prevederlo. E lo si è visto purtroppo più volte, con Dani Alves ed Evra a corto di cavalli, e ci mancherebbe, un Liechtsteiner da ricostruire mentalmente dopo i propositi dì arrivederci, per non parlare di Asamoah ormai desaparecido.

Gli infortuni dello stesso Alves e di Bonucci, uniti a quelli di Barzagli e Chiellini, hanno sguarnito il reparto principe di una squadra che ha fatto della compattezza difensiva la base per i propri successi. Rugani e Benatia sono chiamati al salto di qualità, soprattutto il primo, designato come uno dei difensori del futuro anche in chiave azzurra.

In mediana, invece, mancano i garretti per dare una connotazione di lotta ad un reparto statico come pochissime volte si è visto negli ultimi anni. Marchisio è in fase di recupero, ma Hernanes e Pjanic, al momento di usare la sciabola, prediligono lo stesso il fioretto, spesso con scarsi risultati. Khedira è l’unico a cantare e portare la croce, ma fisicamente inizia a mostrare il fianco. A Siviglia, ma ancor più a Marassi, si è vista una squadra priva di idee, e con troppa frenesia nel giocare il pallone. Sinonimo questo di scarsa coesione fra i reparti, nonchè di poca serenità. Proprio Pjanic, che dovrebbe portarsi sulle spalle la squadra, è apparso spesso molle e inconcludente. Col bosniaco nella forma migliore sarebbe di sicuro un’altra Juve, ma le doti del trascinatore non sembra proprio averle. Il mercato di Gennaio potrebbe essere riparatore in tal senso.

In attacco, infine, l’abulìa di Mandzukic, troppo pigro, e le scelte non ottimali di Allegri – come Cuadrado seconda punta – costringono il Pipita Higuain a trovare presto la forma migliore dopo gli ultimi acciacchi. In attesa di Dybala, apparso ancor più imprescindibile durante la sua assenza forzata.

Con questo, stiamo parlando della squadra più forte del nostro campionato; sappiamo bene tutti che in quanto a risorse caratteriali dispone di un serbatoio senza fondo, e proprio la débacle di Marassi col Genoa deve fungere da avvertimento per la concorrenza. Evidentemente ci voleva uno scossone decisamente più violento, rispetto agli scricchiolii post San Siro. Si può solo migliorare, e farlo dall’alto di un primo posto in entrambi i fronti è lusso non da poco. In attesa che si svuoti l’infermeria e la mente di Allegri dai soliti amletici dubbi.