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F1, Rosberg o Hamilton?

L’ULTIMO GP PER MASSA E BUTTON

Con il weekend di Abu Dhabi si chiude ufficialmente la stagione di Formula 1. Alle 12 di oggi 24 Novembre è iniziata la conferenza stampa dei piloti. Ѐ tempo di saluti per due veterani delle monoposto. Jenson Button e Felipe Massa correranno l’ultimo gp. Per il pilota inglese, campione del mondo 2009 con la Brawn si chiude un ciclo iniziato nel 2000. Button si dice soddisfatto della sua carriera soprattutto per esser riuscito a guidare la macchina dei suoi sogni, la McLaren. Dall’altra parte c’è Felipe Massa. Il brasiliano, grande ex della Ferrari, è il secondo pilota dopo Michael Schumacher ad aver disputato più stagioni consecutive con la scuderia di Maranelllo. Massa, amato da tutti, chiude una lunga carriera ricca di trionfi ma senza un titolo mondiale.

LEWIS E NICO: L’ULTIMA BATTAGLIA PER DIVENTARE CAMPIONE DEL MONDO

Abu Dhabi decreterà il campione del mondo 2016. Chi vincerà tra i due piloti della Mercedes? Dal 2014 la sfida è sempre tra i due compagni di squadra. Finora ad avere la meglio è stato Lewis Hamilton, vincitore dei campionati 2014-2015. Quest’anno la battaglia è stata più dura e solo domenica scopriremo chi la spunterà. Nico Rosberg ha 12 punti di vantaggio ma i giochi sono ancora aperti. Entrambi i piloti vogliono vincere per conquistare il titolo: per Nico sarebbe la ciliegina sulla torta di una stagione straordinaria, per Lewis invece, una riconferma. Il pilota inglese, autore di una stagione non al massimo, è riuscito a riprendersi e a mettere sotto pressione il suo compagno di squadra, mangiandogli punti gara dopo gara. Il rapporto tra i due non è mai stato idilliaco e anche per l’ultima gara si prospettano scintille. Buona fortuna ad entrambi e che vinca il migliore!

Non camminerai mai più solo, Steven

Gerrard lascia il calcio

La notizia è arrivata ieri e ha sconvolto tutti gli amanti del calcio, inglese e non: Steven Gerrard ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Una notizia che era nell’aria, visto che il centrocampista di Whiston lo scorso 30 maggio aveva soffiato su trentasei candeline e si stava indirizzando verso un’inesorabile viale del tramonto calcistico. Per i puristi, l’ex numero 8 del Liverpool era già un ex giocatore non appena decise di salutare Anfield Road per andare a giocare nei Los Angeles Galaxy lo scorso anno, lasciando i Reds dopo diciassette stagioni.

Steven Gerrard è stato il Liverpool e il Liverpool è stato Steven Gerrard, un amore nato sin dalla culla che è sfociato in 710 presenze, 186 reti e capitano per dodici stagioni.

Gerrard è stato il protagonista del mitico treble del 2001 (Coppa Uefa, Supercoppa d’Inghilterra, FA Cup, con l’aggiunta sempre in quell’anno solare della Supercoppa europea e del Charity Shield) ma soprattutto colui che ha alzato al cielo la prima Champions League del Liverpool dal 1984: 25 maggio 2005, stadio Atatürk, la celeberrima remuntada contro il Milan da 3 a 0 nel primo tempo a 3 a 3 nella ripresa, con il numero 8 che ha dato il via alla rimonta con il gol del 3 a 1. Steven Gerrard come Graeme Souness, l’ultimo capitano dei Reds ad alzare la coppa più importante. Ironia della sorte, anche quella vittoria arrivò ai rigori contro una squadra italiana, la Roma.

Nonostante una carriera vissuta in prima linea (in mezzo al campo), con un successo personale planetario che lo ha reso uno dei calciatori inglesi più conosciuti ed amati nel Mondo, a Gerrard mancherà sempre nella propria bacheca quella Premier League che il club del Merseyside non vince addirittura dal 1990.

Ma se Steven Gerrard è stato un grande con i Reds, altrettanto importante è stata la sua presenza con la Nazionale inglese, con la quale a oggi è il quarto giocatore con più caps. Ha fatto parte di una generazione d’oro di giocatori inglesi con spiccate doti “centrocampistiche” (Beckham, Lampard, Scholes, McManaman e Cole solo per fare qualche nome), eppure con la Nazionale dei Tre leoni non sono arrivati titoli. Rimane comunque nell’immaginario collettivo il ricordo di un grande uomo e di un grande calciatore amato anche dalle tifoserie avversarie, non solo inglesi.

Un ragazzo mai sopra le righe che ha dato anima corpo e cuore al football e per il suo Liverpool. E chi di noi non si è dimenticato della prova monstre che Gerrard ha fatto contro il Milan a Instanbul? Centrocampista, difensore aggiunto, scontri vinti contro tutti i calciatori milanisti, molti tiri in porta ed il gol del 3 a 1 che ha dato il via alla rimonta Reds. Ma siamo sicuri che Steven Gerrard baratterebbe tutto ciò che ha vinto nei suoi anni di Liverpool con la vittoria almeno di una Premier League. E proprio su di lui pesa il fatto che da un suo errore a centrocampo sia iniziata l’azione che ha portato al gol il Chelsea il 26 aprile 2014 nello scontro diretto contro i Blues che vinsero il titolo a scapito proprio dei Reds. Un colpo tremendo visto che la squadra allenata allora da Brendan Rodgers era arrivata ad un soffio dal suo diciannovesimo titolo nazionale.

Il calcio si sa da grandi soddisfazioni e da tante delusioni e Gerrard negli anni ha dovuto sudare per arrivare a diventare ciò che è stato: un grande del calcio inglese, riuscendoci a pieno titolo.

Non si sa cosa farà ora. Molti lo vorrebbero categoricamente su una panchina, ma lui per ora glissa. Lasciamogli godere questi momenti di “pensionamento” dopo anni vissuti a mille all’ora in mezzo ai campi di tantissimi stadi del Mondo.

Tanto lo sappiamo già come andrà a finire: non camminerai mai da solo, Steven Gerrard.

Roma avanti tutta, super Dzeko e magic Perotti

Diego Perotti

I giallorossi vincono 4 a 1 e si qualificano

Vittoria da applausi per la Roma all’Olimpico contro il Viktoria Plzen. Mattarore della serata Edin Dzeko, il bosniaco si conferma in grande spolvero, una tripletta da applausi per l’ex City che permette alla Roma di ipotecare la vittoria e qualificazione al prossimo turno di Europa League. Contro il Viktoria gara a senso unico, Dzeko si conferma bomber di razza ritrovato e si merita gli applausi dell’Olimpico. Quarta rete giallorossa nel segno di Perotti, rabona da rivedere più volte quella dell’argentino, un gol da 10 in pagella quello dell’ex Genoa.

ROMA-VIKTORIA PLZEN 4-1
Roma (4-2-3-1): Alisson; Peres, Rudiger, Fazio, Emerson; Paredes, Strootman (44′ st Gerson); Iturbe (18′ st Perotti), Nainggolan, Salah (38′ st De Rossi); Dzeko.
A disp.: Szczesny, Jesus, Seck, Vermaelen. All.: Spalletti.
Viktoria Plzen (4-2-3-1): Kozacik; Mateju, Hejda, Limbersky, Kovarik; Hrosovsky, Hromada; Petrzela, Kopic (18′ st Duris), Zeman; Krmencik (29′ st Bakos).
A disp.: Bolek, Baranek, Horava, Poznar, Suchan. All.: Roman Pivarnik.
Arbitro: Tobias Stieler (Ger)
Marcatori: 11′ Dzeko (R), 18′ Zeman (V), 16′ st Dzeko (R), 37′ st Perotti (R), 44′ st Dzeko (R)
Ammoniti: Nainggolan (R); Mateju, Zeman, Petrzela (V)

Juve, che succede ad Higuain?

Higuain perde il sorriso?

Attacchi continui a Higuain che non piacciono alla società: prima gli argentini lo prendono in giro per la pancia e non lo vogliono in nazionale, in Italia dicono che non sia contento di vivere a Torino e che vive sotto scorta, cosa subito smentita dal padre di Gonzalo che ha ribadito la felicità del figlio di aver scelto la Juve e di essere agli ottavi di Champions e in testa al campionato.
SARA’ MAZZOLENI L’ARBITRO DI GENOA – JUVE
La figc ha reso noti gli arbitri della prossima giornata di serie A: la partita Genoa-Juve sarà arbitrata da Mazzoleni che, nella sua carriera, è stato designato 4 volte per questa partita.
GENOA-JUVE SI GIOCHERA’ REGOLARMENTE – C’è stato di allerta a Genova in questi giorni per il maltempo che sta affliggendo la Liguria. Proprio oggi sono straripati alcuni fiumi della zona e allagate molte zone della città ma, domenica, il tempo dovrebbe migliorare e al momento la partita non è a rischio.

ATP World Tour: bilancio di fine stagione

Djokovic

Osservazioni sul 2016 dei protagonisti del circuito maschile. Murray nuovo leader del ranking.

Domenica 20 novembre Andy Murray si è aggiudicato il Masters ATP Finals alla O2 Arena di Londra.  L’evento conclusivo della stagione tennistica del circuito maschile Association of Tennis Professionals lo ha visto piegare in finale Novak Djokovic in due set con il punteggio di 6-3, 6-4. La vittoria significava automaticamente primo posto nel ranking per chiunque dei due l’avesse spuntata.

La partita, dunque, era di quelle importanti. E in questi casi la racchetta pesa più del solito. I due hanno collezionato molti errori per parte, ma grazie al mantenimento del proprio turno di battuta nel secondo set e ad una serie di parziali a favore, a portare a casa il trofeo, il lauto compenso e la vetta della classifica è stato Murray. Il tutto in un’ora e 44 minuti e nonostante i due match point annullati dal serbo. Spodestando Nole dalla vetta, dopo ben 122 settimane consecutive, lo scozzese ha così coronato un anno splendido, già segnato dal trionfo di Wimbledon e dall’oro olimpico ottenuto a Rio.

E Nole? Djokovic si è complimentato con l’avversario per il suo gioco. È apparso sereno, anche se c’è chi avanza la tesi che per lui si tratti di un periodo di crisi. La conferma sarebbe nel fatto che il tennista serbo si è recentemente rivolto a un guru della meditazione. Ritroverà le giuste motivazioni? La perdita della leadership può essere uno stimolo per una stagione 2017 al top. Quella appena conclusasi lo ha comunque visto trionfare agli Australian Open e al Roland Garros, unico slam che mancava al suo appello, senza contare qualche masters 1000 vinto qua e là durante l’anno. Un bilancio niente male.  Ma il suo mentore, l’ex tennista svedese Boris Becker, in un’intervista rilasciata alla CNN, ha individuato le cause della flessione di Novak nell’assenza dalle maggiori competizioni del circuito dei due pesi massimi Nadal e Federer.

I due per anni hanno monopolizzato la scena del tennis con le loro entusiasmanti e memorabili sfide. La finale di Wimbledon del 2008 è da molti definita la partita più bella di sempre, per capirci. Quest’anno è stato difficile per entrambi. Il maiorchino si ritrova al numero 9 del ranking, ha vinto solamente due tornei sulla sua amata terra battuta (Montecarlo e Barcellona) ed è stato costretto a saltare l’ultima parte di stagione a causa di problemi al polso. Nota positiva l’oro olimpico vinto nel torneo di doppio a Rio.

Lo svizzero, invece, detentetore di 17 titoli del Grande Slam, è sedicesimo e quest’anno la sua bacheca non ha accolto alcun trofeo. Un infortunio al ginocchio in inverno gli ha compromesso il calendario non permettendogli di dare continuità al suo tennis. A luglio la decisione di non prendere parte al resto della stagione. Roger, poi si avvia verso i 35 anni, dovrà centellinare i suoi impegni per presentarsi al top della forma quando conterà davvero. A bassa voce potremmo dire che è sul viale del tramonto, ma siamo davvero pronti a considerarlo fuori dai giochi per un’altra vittoria in uno slam? Io non ci scommetterei. È pur sempre il Re.

Intanto si impongono sulla scena le nuove leve. Il canadese di origine montenegrina Milos Raonic, numero 3 al mondo, Kei Nishikori, numero 5, Dominic Thiem, al numero 8, Nicolas Kyrgios e Lucas Pouille, rispettivamente tredicesimo e quindicesimo, stanno diventando solidi protagonisti del circuito.

Gli italiani? Il 2016 ha visto balzare al primo posto tra i tennisti azzurri Paolo Lorenzi, numero 40 del ranking ATP, vincintore dell’ Austrian Open. Il tennista romano ha anche raggiunto quest’anno per la prima volta il terzo turno di uno slam in occasione degli US Open. Al numero 49 del ranking staziona Fabio Fognini, vincitore del torneo di Umago. Stagione influenzata da numerosi infortuni, dal recente cambio di allenatore e sponsor.
Difficile il 2016 di Andreas Seppi, segnato dal problema all’anca che lo tormenta da anni. L’attuale numero 88 del mondo è riuscito a superare il secondo turno soltanto nel torneo di Nizza.  Il talento ai nazionali italiani non manca, confidiamo in un 2017 migliore. Senza dubbio il circuito ATP ci regalerà sorprese.